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BRIGATA INTERNAZIONALISTA DI LAVORO VOLONTARIO
"GIOVANNI ARDIZZONE"


La Brigata internazionalista di lavoro volontario "Giovanni Ardizzone", presente all'Avana per la ristrutturazione del Policlinico "26 de Julio" nella Municipalità di Playa, coglie questa occasione per esprimere la propria solidarietà con ogni popolo che soffre l'oppressione dell'imperialismo, ma fra tutti, e prima di tutti, il nostro riconoscimento più grande, per gratitudine, per debito, lo dobbiamo al rivoluzionario popolo cubano maestro di internazionalismo, al quale tutti riconosciamo il merito di tenere aperta la speranza di libertà e dignità per tutti i popoli.
Noi veniamo dal cosidetto "mondo ricco", che è tale solo per il continuo e brutale sfruttamento dei popoli e delle risorse del cosidetto "Terzo Mondo".
Il capitalismo ritiene di essere libero e democratico, di rappresentare il meglio che l'uomo sia riuscito ad esprimere ma, così come non è possibile valutare una persona partendo dal concetto che ella ha di sè stessa, il capitalismo non è quello che appare, ma ciò che realmente è. La cultura dominante, che si impone ad ogni livello attraverso la struttura educativa e i mezzi di comunicazione di massa, non rivela la realtà: la maschera. Non stimola la partecipazione democratica: induce alla passività; ricompensa chi ruba molto e condanna chi ruba poco. Invoca la pace e pratica la violenza; predica l'amore verso il prossimo ma ti obbliga a divorarlo per sopravvivere. La follia liberista confonde la libertà del denaro con la libertà delle persone ma, in realtà, l'una e l'altra sono incompatibili.
Il Nord consumista si comporta come se avesse vinto alla lotteria, ma la sua ricchezza non è il risultato della fortuna, bensì un lungo, molto lungo processo storico di usurpazione, che ha origine nel periodo coloniale e si moltiplica nell'epoca attuale. Quanto più, negli organismi internazionali, risuonano i discorsi esaltanti l'equità e la giustizia, tanto più crollano, sui mercati internazionali, i prezzi dei prodotti del Sud. I meccanismi di rapina obbligano il Sud a pagare il conto di ciò che il Nord consuma.
Di fatto, il capitalismo è insieme economia empirica e criminalità scientifica.

L'economia concorrenziale e il libero mercato, sono gli strumenti per la corsa alla ricchezza illimitata e al potere personale, potenzialmente offerti a tutti, ma nella realtà destinati a pochi, per gli altri, il rischio è di diventare totalmente poveri. Come economia, il capitalismo non è abilitato a risolvere alcun problema sociale in termini universali. Per esempio, non può dare lavoro a tutti, non può garantire niente a nessuno, nemmeno il diritto alla proprietà privata, su cui dice di basare la sua dottrina. Infatti, di proprietà c'è chi ne ha a dismisura, e c'è chi non ne ha alcuna.

Stato sociale e democrazia sono totalmente incompatibili con il capitalismo. Il primo, per la detta inabilità alla soluzione universale dei problemi sociali; la seconda, perché presuppone l'uguaglianza economica: ove manca questa, il voto non può essere libero. Il potente ha molti modi e mezzi per prevalere sul nullatenente. Per la stessa ragione "la legge non è uguale per tutti": c'è chi può essere assistito da un collegio di buoni avvocati, c'è chi deve accontentarsi del gratuito patrocinio d'ufficio. L'unico principio cònsono al capitalismo è quello della concorrenza ma il capitalismo non può garantire nemmeno pari diritto alla concorrenza. Infatti il ricco ha più mezzi per concorrere. A parità di capacità intellettuali e professionali, ha più probabilità di vincere chi è più ricco. La libertà economica capitalista è concorrenza economica e la democrazia politica capitalista è concorrenza elettorale alla conquista del potere.
Tutta la retorica sprecata a questo punto è semplicemente bugiarda e grottesca. Qualunque azienda capitalista, industriale o commerciale, è anzitutto un'azienda produttrice di profitti.

Un'azienda privata, motivata dal bene sociale, è una contraddizione in termini. È a tale azienda che si chiede la soluzione universale di problemi sociali come: lavoro per tutti, giustizia economica, diritto alla sanità, ecc... che essa non può dare. Essa semplicemente prende i problemi sociali come pretesto della propria ragion d'essere, mentre nella realtà tende solo a moltiplicare i propri profitti in concorrenza con tutte le altre aziende.

I meccanismi dell'economia capitalista sono perversi per se stessi indipendentemente dall'eventuale onestà degli operatori. Ciò che si raccomanda agli operatori, specie da parte delle autorità politiche e finanziarie e soprattutto nelle crisi, è la competitività. Competitività sta per guerra economica e significa, in altre parole, fare in modo di vendere i propri prodotti o servizi al posto di quelli di altri (che, per conseguenza, hanno la peggio). Come tutte le guerre, la competitività ha vinti e vincitori e siccome nessuno vuol perdere, non c'è guerra che rispetti le proprie stesse regole e nessun protocollo può evitare che la guerra sia guerra. L'unico modo di moralizzare la guerra è quello di non farla. La stessa cosa può dirsi del capitalismo, che riproduce in negativo le leggi della giungla, quindi amorale per definizione e che si risolve necessariamente in criminalità.
Non c'è alcuna forzatura in queste considerazioni e quindi l'equazione capitalismo-criminalità non è una battuta né un'opinione ma una constatazione di fatto.

Quando si afferma che un'azienda capitalistica dà lavoro, si dice solo una grossa calunnia, giocando con le parole e con l'apparenza dei fatti. L'azienda capitalistica non ha alcun compito di dare lavoro, ma ha bisogno di lavoro per l'unico fine che le è naturale: la produzione di profitti. Quando il costo del lavoro (che considera una merce!) è incompatibile con la produzione dei profitti, essa riduce il costo o il lavoro a favore dei profitti. L'affermazione contenuta nella nostra Costituzione che "l'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro" è semplicemente priva di senso, perché il lavoro si può averlo o non averlo, perciò è normale dover vivere mendicando e perfino vivere bene senza lavoro, cioè da legale parassita.
In un contesto capitalista lo Stato di Diritto è tanto assurdo quanto quello sociale. Lo Stato di Diritto vuole che tutti godano degli stessi diritti e nella stessa misura, ma ciò è possibile solo nell'ambito di uno Stato sociale che garantisca a tutti la sufficienza e l'uguaglianza economica.
In una società capitalista la democrazia è pura parvenza spettacolare. Il potere, di fatto, è di chi possiede il maggiore potere economico, cioè della grossa industria, o meglio della grande finanza, che lo esercita tenendo ben lontani i lavoratori da quei "consigli di amministrazione" dove si decidono le reali scelte economiche del Paese. Il potere ufficiale è solo un potere vassallo rispetto a quello dei prìncipi dell'economia. Se le nostre strade scoppiano di mezzi privati e mancano di sufficienti ed efficienti mezzi pubblici, lo si deve al potere criminale dei grossi capitalisti che hanno imposto una politica del mezzo privato contro quella (razionale e morale) del mezzo pubblico.

Se per il potere industriale il cittadino è visto nella sola veste di consumatore, per il potere politico è visto nella sola veste di contribuente. Lo Stato:
- attraverso le imposte indirette colpisce indifferentemente ricchi e poveri, benestanti e nullatenenti;
- attraverso le imposte dirette riduce il necessario dei poveri, mentre sfiora appena il superfluo dei ricchi;
- attraverso la somma dei prelievi fiscali lascia i ricchi ricchi, mentre rende i poveri più poveri.
Per contro, il cittadino ha l'assistenza quando è possibile: nella misura in cui essa nuoce ai conti dello stato, subentra lo stato di abbandono.

Lo Stato capitalista, non gestisce in proprio i lavori di sua specifica competenza, come sarebbe ovvio fare, ma, con il pretesto di incentivare la libera iniziativa e la concorrenza, si avviluppa in una maglia di appalti, concessioni e finanziamenti. Insomma, crea istituzionalmente i presupposti della corruzione e dello sperpero ovvero del "mercanteggiamento" tra dare ed avere, che porta inevitabilmente allo scambio di favori, alle corruzioni, alle tangenti.

Il capitalismo è strutturalmente criminogeno non solo perché produce sperequazioni abissali e quindi conflittualità, propositi di rivalsa e occasioni di complicità, ma anche perché aggredisce la natura e mette a repentaglio la stessa vivibilità del pianeta.

Con tutta tranquillità si può affermare con la poesia di Felipe Leon "L'uomo nuovo", scritta in onore all'omonima elaborazione di Ernesto Che Guevara, la quale recita:

senti, sentite tutti, ancora una volta:
la coscienza dell'uomo nuovo esige
ormai un altro mondo
diverso da quello del topo e della volpe.
O il mondo si organizza
su basi di giustizia e dignità umane,
in cui non c'entrino i mercanti
o non si organizza in nessun modo.

Purtroppo stiamo vivendo un periodo nel quale prevale la logica del topo e della volpe, l'unica anomalia, Cuba, è assediata, mentre in Paesi come il Salvador, il Guatemala, l'Onduras, il Brasile ed altri, all'ombra di finte democrazie si uccidono i contadini a decine o a centinaia, si fa commercio di bambini: interi o a pezzi, senza che nessuno batta ciglio, . Noi non vediamo a Cuba nulla che possa assomigliare al clima generalizzato di violenza che caratterizza quei Paesi.
In America Latina muoiono ogni anno 800 mila bambini che potrebbero salvarsi. Nessuno di quei bambini che potrebbero essere salvati muore a Cuba.
Non si vede per le strade delle città un solo bambino abbandonato, che cerchi di sopravvivere in qualche modo, assente dalla scuola, senza alcuna protezione; non si vedono mendicanti che vivono di elemosina, tantomeno le situazioni di estrema miseria che si possono vedere con grande evidenza nelle opulente capitali di molti Paesi sviluppati. In America Latina i bambini abbandonati sono 30 milioni e negli Stati Uniti, malgrado la loro immensa e favolosa ricchezza, i diseredati e i senza tetto si contano ancora a milioni.
A Cuba non si rileva l'uso e il commercio della droga, della delinquenza organizzata definita impropriamente mafia per nasconderne la reale connotazione capitalistica, tantomeno si vede il doloroso spettacolo del popolo represso con la forza.

Come può essere perseguita una società nella quale ogni cittadino ha assicurata l'assistenza sanitaria, qualificata e gratuita, a qualsiasi costo; una società dove non ci sono analfabeti, che offre a tutti l'opportunità di studiare e di accedere alla cultura, la possibilità di sviluppare e mettere in pratica l'intelligenza e la capacità creativa di ogni cittadino; una società che ha formato i propri cittadini sui principi della solidarietà e del non interesse privato, dalla quale centinaia di migliaia dei suoi figli sono partiti per aiutare altri popoli, nonostante le condizioni difficili nelle quali questo aiuto veniva offerto?
In realtà Cuba viene perseguita proprio per questi traguardi raggiunti, che sono la dimostrazione pratica ed inequivocabile della possibilità di riscatto per tutti i popoli oppressi dall'imperialismo capitalista e per gli stati Uniti, abituati come se si fossero comprati l'America Latina in un supermercato, questo è semplicemente inaccettabile.