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SOMMARIO
Il 1997 è il XXX° anniversario dell'assassinio del comandante Ernesto Che Guevara, vogliamo ricordarlo in apertura di questo primo numero del '97 con due scritti di Eduardo Galeano che, pur nella loro sinteticità esprimono l'amarezza e il dolore per la perdita, realizzata da ignobili sicari al soldo dell'imperialismo, di un uomo talmente grande, che diventato medico volle dedicare la sua professionalità ai poveri, ma in quest'ottica le vicissitudini lo portarono a diventare un guerrigliero, erede delle lotte di Bolivar, Sandino, Martí. Fu definito l'eroe della Seconda Indipendenza dell'America Latina, infatti fu l'ideale continuatore di quella prima lotta per l'Indipendenza del continente latino americano contro il colonialismo, l'oppressore che aveva distrutto civiltà e popoli interi, deportati milioni di schiavi per aumentare lo sfruttamento di quel continente, inventato confini per dividere i popoli e spartirsi meglio il bottino. Nella nostra epoca è l'imperialismo che mantiene i popoli latino americani nel sottosviluppo, che li depreda delle loro risorse, che costringe i bambini alla fame e alla violenza. Che Guevara ha combattuto contro queste vergognose ingiustizie nell'unico modo possibile, da comunista, partendo dalla convinzione nell'amore e nella collaborazione fra le persone e i popoli quale primo elemento indispensabile per costruire una nuova società, al quale affiancava l'altrettanto indispensabile scientificità del materialismo dialettico, coerente con ciò che pensava fino all'ultimo momento, un esempio concreto di ciò che deve essere l'uomo nuovo: un uomo con un umanesimo marxisma-leninista. Ci rammarichiamo della sua perdita e del grande contributo ideale che ancora poteva elaborare e trasmetterci, ci rammarichiamo che la sua figura sia molte volte stravolta e utilizzata impropriamente da questa società che prima lo ha ucciso e ora lo banalizza o lo mitizza secondo canoni di convenienza politica, o lo utilizza come un oggetto fonte di utilità economica: Per una società dove tutto viene mercificato e banalizzato anche una persona grande come il Che può essere manipolata ma mai analizzata, studiata e restituita ai popoli per ciò che era: un gigante che ha dato speranza al futuro dell'umanità.
I bambini cubani dicono: vogliamo essere come il Che! Mi auguro
sinceramente (anche se mi è difficile crederlo) che questo
si estenda ai bambini di tutto il mondo come augurio di un cambiamento
che ci porti dalla società del denaro, dell'ingiustizia,
della competizione a una superiore, di giustizia, di collaborazione
e dove finalmente... ci si possa beffare del denaro come faceva
il Che.
1967: Yuro Ravine
La caduta del Che
Pallottole di mitragliatrice gli spezzano le gambe. Seduto, egli combatte finché il fucile non gli viene strappato dalle mani.
I conquistatori si avventano sul suo orologio, sulla sua borraccia, sul suo cinturone, sulla sua pipa. Uno dopo l'altro, parecchi ufficiali lo interrogano. Il Che rimane tranquillo mentre continua a perdere sangue. Il Vice Ammiraglio Ugarteche, audace lupo di terra, comandante della marina di un Paese che l'oceano non bagna, lo insulta e lo minaccia. Il Che gli sputa in faccia.
Da La Paz arriva l'ordine di uccidere il prigioniero. Una fucilata. Il Che muore, ucciso a tradimento da una pallottola pochi giorni prima del suo compleanno, la stessa età in cui anche Zapata e Sandino furono uccisi a tradimento.
Nella cittadina di Higueras, il Generale Barrientos mostra il
suo trofeo ai giornalisti. Il Che giace in una lavanderia. I flash
delle macchine fotografiche lo uccidono per l'ultima volta. La
sua faccia ha occhi che accusano e un malinconico sorriso.
1967: Higueras
Le campane suonano per lui
Morì nel 1967 in Bolivia perché sbagliò le previsioni sul quando, sul dove e sul come? O non morì affatto, in alcun posto, perché non sbagliò su ciò che conta nonostante i quando e i dove e i come?
Egli credeva che ci si doveva difendere dalle trappole dell'avidità senza mai abbassare la guardia. Quando era presidente della Banca Nazionale di Cuba, firmava le banconote con il nome "Che" per prendersi gioco del denaro. Amava le persone e disprezzava le cose. Egli pensava che il mondo in cui non si riusciva a distinguere l'essere dall'avere, era un mondo malato. Non tenne nulla per se stesso e non chiese mai nulla.
Vivere è offrire se stessi, pensava; ed egli offrì
se stesso.
Con uno sforzo di una certa entità siamo riusciti ad entrare
in Internet come ci eravamo prefissi, con un poco di ritardo rispetto
alle previsioni, ma il lavoro è stato superiore ad ogni
immaginazione. Certamente potevamo fare una cosa più modesta
ma la scelta di creare un sito di una certa consistenza non è
stata determinata dal voler apparire i primi della classe ma dalla
constatazione che in Internet, esistendo una moltitudine talmente
grande di cose, è facile sparire come in un pozzo senza
fondo, vanificando le intenzioni iniziali. Un altro aspetto importante
da non dimenticare è che gli utenti di Internet hanno interessi
estremamente variegati e potenzialmente solo una piccola parte
di essi sono interessati alle problematiche riguardanti la solidarietà,
quindi il sito deve assolvere al compito di apparire immediatamente,
al primo sguardo, ricco di informazioni e, cosa più importante,
non deve essere un sito statico ma un "cantiere" in
continua evoluzione dove regolarmente vi si possono trovare cose
nuove. Per queste ragioni, espresse qui in modo sommario (comunque
hanno già fatto parte del dibattito in un Direttivo Nazionale),
pur non avendo la certezza di aver centrato le esigenze reali,
siamo entrati in rete con un sito certamente non banale. All'interno
vi si trova un primo indice generale dal quale si può passare
ai seguenti argomenti:
SOLIDARIETÀ CON CUBA...
Collegamento alle pagine ufficiali di Cuba; alcuni cenni alla
storia cubana e alla Rivoluzione, le conquiste sociali, il blocco
USA, Ernesto Che Guevara, Fidel, la solidarietà verso Cuba...
SOLIDARIETÀ CON I POPOLI...
Collegamenti ai siti che affrontano i problemi legati all'oppressione
imperialista e alla lotta dei popoli per la loro dignità;
Messico, Kurdistan, Salvador, Guatemala, Amazzonia, Sahara, timor,
Nicaragua...
SOLIDARIETÀ CON I PERSEGUITATI POLITICI...
Una società come quella capitalista che vive nutrendosi
della sofferenza della maggioranza dei popoli del mondo deve,
necessariamente, colpire nel modo più brutale chi si ribella.
Come simbolo della volontà di libertà ricordiamo
Silvia Baraldini, Mumia Abu Jamal, Leonard Peltier...
LIBRI, DOCUMENTI, ARTICOLI...
Spazio culturale riservato alla documentazione necessaria per
comprendere la realtà che ci circonda, articoli e recensioni
di libri che allargano la visione della solidarietà...
INTERVENTI, DIBATTITI...
Nell'ambito delle nostre possibilità apriamo questo spazio
riservato ai contributi dialettici, alle domande di interesse
generale e agli eventuali dibattiti che si vogliono aprire...
RICERCA...
Attraverso l'immissione di nomi e parole è possibile trovare
gli argomenti interessati.
INDICE CRONOLOGICO
In questa pagina vengono elencati in ordine di tempo tutti gli
aggiornamenti e le novità da visitare. Ora, per la gravità
e l'urgenza di aiuti che ha imposto l'URAGANO LILI, vi consigliamo
di vedere il relativo sito e vi invitiamo a dare la vostra disponibilità
di aiuto.
Per ogni argomento scelto si entra in un ulteriore indice dal
quale si accede direttamente ai documenti desiderati o ad un ulteriore
indice
Per dare un'idea globale del nostro sito indichiamo alcuni dati:
le dimensioni totali attuali sono 5 Mega circa, composte da 170
documenti, 180 immagini e alcune decine di collegamenti (link)
interni e ad altri siti sparsi per tutto il mondo.
Siamo entrati in Internet grazie alla disponibilità dei compagni di "Isole nella Rete" che ci hanno dato lo spazio gratuitamente nel "server" ECN, quindi un ringraziamento non formale e uno in particolare a Sandro per tutta l'assistenza che ci ha dato nel risolvere i problemi che si sono presentati durante i lavori.
L'indirizzo per vedere le nostre pagine è il seguente:
http://www.ecn.org/asicuba
l'indirizzo di posta elettronica:
asicuba@ecn.org
A questo punto lanciamo un caloroso invito a divulgare i nostri
indirizzi perchè pagine siano viste dal maggior numero
possibile di potenziali interessati, dando loro così la
doppia possibilità di documentarsi ed eventualmente di
entrare nell'ambito della solidarietà.
La fame, inseparabile compagna dei poveri, è figlia della
diseguale distribuzione delle ricchezze e delle ingiustizie di
questo mondo.
I ricchi non conoscono la fame!
Il colonialismo non fu estraneo al sottosviluppo e alla povertà
che oggi gran parte dell'umanità soffre. Neppure sono estranei
l'offensiva opulenza e lo spreco delle società di consumo
delle antiche metropoli che sottomisero allo sfruttamento gran
parte dei Paesi della terra. Per lottare contro la fame e l'ingiustizia
sono morte nel mondo milioni di persone.
Quale cura al mercurio-cromo andremo ad applicare perché
entro venti anni ci siano 400 milioni invece di 800 milioni di
affamati?
Queste mete sono, per la loro modestia, una vergogna!
Se 35 mila persone muoiono di fame ogni giorno, la metà
bambini, perché nei Paesi sviluppati si distruggono gli
ulivi, si sacrificano mandrie e si pagano cospicue somme affinché
la terra non produca?
Se il mondo, giustamente, si commuove quando si verificano disastri,
catastrofi naturali, o sociali che uccidono centinaia o migliaia
di persone, perché non si commuove nello stesso modo di
fronte a questo genocidio che ha luogo ogni giorno davanti ai
nostri occhi?
Si organizzano forze di intervento per prevenire la morte di centinaia
di migliaia di persone nell'est dello Zaire. Cosa faremo per evitare
che muoiano di fame ogni mese un milione di persone nel resto
del mondo?
Sono il capitalismo, il neoliberismo, le leggi di mercato selvaggio,
il debito estero, il sottosviluppo, lo scambio ineguale, che uccidono
tante persone nel mondo.
Perché si investono 700 miliardi di dollari ogni anno per
spese militari e non si investe una parte di queste risorse per
combattere la fame, impedire l'impoverimento del suolo, la desertificazione
e la deforestazione di milioni di ettari ogni anno, il surriscaldamento
dell'atmosfera, l'effetto serra, che incrementa cicloni, scarsezza
o eccesso di pioggia, la distruzione dello strato d'ozono e altri
fenomeni naturali che danneggiano la produzione di alimenti e
la vita dell'uomo sulla terra?
Si contaminano le acque, si avvelena l'atmosfera, si distrugge
la natura. Non è solo la scarsità di investimenti,
la mancanza di educazione e tecnologia, la crescita sostenuta
della popolazione; a provocare il deterioramento dell'ambiente
e a compromettere il futuro ogni giorno di più.
Perché prosegue la produzione di armi sempre più
sofisticate dopo che si è conclusa la guerra fredda? Per
cosa si vogliono produrre queste armi, se non per dominare il
mondo? Perché la feroce concorrenza nel vendere armi a
Paesi sottosviluppati, che non li renderanno più poderosi
nel difendere la loro indipendenza, e dove quello che c'è
da uccidere è la fame? Perché sommare a tutto questo,
politiche criminali, blocchi assurdi che includono alimenti e
medicine per uccidere di fame e malattie popoli interi? Dov'è
l'etica, la giustificazione, il rispetto dei diritti umani più
elementari, qual'è il senso di tali politiche?
Regni la verità e non l'ipocrisia e la menzogna. Prendiamo
coscienza che in questo mondo deve cessare l'egemonismo, l'arroganza
e l'egoismo.
Le campane che oggi suonano per coloro che muoiono di fame ogni
giorno, suoneranno domani per l'umanità intera se non vorrà,
non saprà o non potrà essere sufficientemente saggia
per salvare sé stessa.
"116 delegati e invitati di 26 Paesi e tre rappresentanti di organizzazioni regionali ed internazionali convocati dalla OSPAAAL, si sono incontrati a Cuba, il solidale paese che soffre a causa della legge Helms-Burton e del disumano blocco economico imposto dagli Usa, per ricordare alle umane coscienze che il popolo di Portorico necessita la solidarietà delle donne e degli uomini del mondo, in difesa dei prigionieri politici di Portorico, chiusi nelle prigioni nordamericane e sottoposti a tutto ciò che va contro i diritti dell'uomo". Così leggeva una delegata nicaraguense, emozionata alla fine dei lavori di questo incontro internazionalista, durato tre giorni e svoltosi all'Avana.
Portorico appartiene, ma non è parte degli Stati Uniti, è stato ripetuto più volte: la sterilizzazione di massa delle donne di Portorico, il saccheggio delle risorse, il reclutamento forzato, pena la reclusione, la militarizzazione dell'isola... Questa è la realtà che vive una colonia nordamericana, come hanno confermato anche i rappresentanti di Hawaii, dove la lotta per l'indipendenza non è mai terminata, anche se non se ne parla. Oggi sono 15 i prigionieri politici di Portorico, tutti relegati in 15 prigioni degli Stati Uniti, (non rispettando nemmeno le leggi nordamericane che dicono che un prigioniero deve stare nel carcere più vicino alla sua famiglia), lontani l'uno dall'altro, lontani dalle famiglie, impossibilitati (spesso) di vedere anche il proprio avvocato, Luis Nieves Falcon, il coordinatore della campagna per la liberazione dei patrioti, che ha dedicato la vita a questa causa.
I prigionieri sono sottoposti ad ogni tipo di tortura: dall'ispezione fisica in ogni cavità del corpo fino ad otto volte al giorno, all'isolamento totale, con le luci accese giorno e notte, la mancanza di riposo, di aria, di sole... Silvia Baraldini è stata compagna di carcere di alcuni di loro.
All'incontro erano presenti alcuni ex prigionieri, parenti ed esiliati. Le testimonianze sono state strazianti. Due Commissioni hanno lavorato e stilato un documento finale in cui si chiede una volta di più la liberazione di queste persone, la cui colpa è quella di volere la loro patria libera ed indipendente. Moltissime le adesioni: per la prima volta tutti i rappresentanti politici a Porto Rico hanno richiesto la liberazione dei patrioti. Nove premi Nobel (l'Arcivescovo Desmond Tutu, Tandi Luthuli, Coretta Scott King, George Wald, Rigoberta Menchù, ecc.), prestigiosi intellettuali, artisti, organizzazioni dei diritti umani, sociali e religiose. Insomma si è finalmente costituita una coscienza collettiva. La parola d'ordine è stata: "È già ora di riportarli a casa".
Il documento finale puntualizza la volontà di reclamare di fronte all'ONU che Washington compia le disposizioni del Comitato di Decolonizzazione e del Movimento non allineato sull'indipendenza di Portorico.
Rafael Cancel Miranda, il grande patriota portoricano, ex prigioniero degli Stati Uniti, ha concluso i lavori a cui hanno partecipato anche Richardo Alarcon de Quesada, presidente dell'Assemblea nazionale del Poder Popular di Cuba, in apertura e Josè Ramon Balaguer del Comitato centrale del P.C.C., alla chiusura.
Portorico deve poter realizzare il suo legittimo desiderio di indipendenza ed autodeterminazione si legge nel documento finale, ed è arrivato il momento di porre fine alla dominazione coloniale nordamericana in Portorico.
(articolo tratto da Nuova Unità del dicembre '96)
Si è svolta all'Avana, dal 28 al 30 novembre 1996, la Conferenza
internazionale sulle basi militari straniere con la partecipazione
di delegazioni di 34 paesi, organizzata dal Movimento Cubano
per la Pace e la Sovranità dei Popoli, dal Movimento
Svizzero per la Pace, dal Consiglio Portoghese per la Pace
e la Cooperazione, dal Movimento Messicano per la Pace
e dalla Fondazione Nino Pasti dal cui bollettino sono liberamente
tratte le note che seguono, nonché la risoluzione finale
della Conferenza.
Erano presenti praticamente tutti i paesi interessati alla lotta contro le basi militari all'estero e che comunque sono costretti a fare i conti con la presenza di tali basi: Cuba, Panama, Corea del sud, Turchia, Italia, Cipro, Irlanda, Spagna, Portogallo, Libia, Cina, Portorico.
Il nodo delle basi all'estero è diventata una questione centrale della lotta all'imperialismo oggi. Quando si parla di basi militari, si deve intendere non solo le postazioni fisse dell'imperialismo USA nel mondo, ma quel complesso di basi logistiche che determinano il pronto intervento in tutte le aree di crisi.
Dopo il crollo dell'URSS, la guerra del Golfo e l'intervento NATO nell'ex Jugoslava, ci siamo abituati ad uno scenario alcuni anni fa impensabile. È diventato del tutto naturale, con o senza l'assenso formale dell'ONU, che le truppe americane e NATO siano autorizzate ad intervenire in ogni dove contro paesi e popolazioni che non accettano di piegarsi all'imperialismo USA o che, per la politica che praticano, sfuggono al loro controllo.
Rafforzamento delle basi militari esistenti, costruzione di forze congiunte di pronto intervento, manovre militari a largo raggio contro i paesi considerati "terroristi, si aggiungono agli embarghi e fanno, dell'attuale dispositivo militare USA e occidentale, una morsa che si stringe contro ogni movimento di indipendenza e di trasformazione sociale antimperialista e anticapitalista.
Da Cuba è partito un messaggio chiaro in proposito: affrontare la questione delle basi militari, sviluppando un grande movimento internazionale di massa che si riproponga l'obiettivo della indipendenza nazionale e della sovranità dei popoli individuando nelle basi e nella presenza militare straniera un punto concreto di lotta e di scontro.
In questo contesto l'Italia ha un ruolo importante da giocare. Il nostro paese è di fatto una colonia militare degli USA e svolge un compito di primaria importanza nella strategia militare USA sia ad est che a sud: Aviano e Sigonella in particolare, ma anche le Puglie, la Sardegna, Napoli, la Toscana, tutte regioni che da tempi antichi o recenti sono diventate altrettante basi d'appoggio dell'aggressione militare americana. Lo scontro politico interno non sfiora neppure la questione delle basi NATO in Italia. I governi e le forze politiche sono "abilitate" a discutere di leggi finanziarie, ma, data la sovranità limitata di cui gode l'Italia, non possono certamente sfiorare questioni di politica estera o addirittura mettere in discussione le scelte militari americane.
La Conferenza dell'Avana invita
a riprende il lavoro di orientamento e informazione anche a partire
dalla situazione dell'Italia.
Nell'attuale fase storica in cui la globalizzazione, la multinazionalizzazione, il neocolonialismo e l'egemonismo politico e militare dominano il mondo, le basi militari straniere continuano ad essere una piaga per l'umanità.
Rilevare che nel mondo attuale ci sono circa 2.000 basi militari straniere è già di per sé una cosa significativa e assai grave, ma ancor più grave diventa se si considera che cosa queste basi rappresentano e le dimensioni che hanno raggiunto. Perché si tratta di basi a partire dalle quali vengono organizzate operazioni e manovre dirette a volte contro gli stessi paesi che le ospitano; centri che dispongono di forze di rapido impiego per il coordinamento, il controllo, l'addestramento di unità militari; impianti destinati allo spionaggio e all'ascolto delle trasmissioni radio; complessi di servizi tecnici per l'intercettazione delle radiocomunicazioni segrete di altri paesi, ecc..
In un centro di questo tipo, creato dagli Stati Uniti a Fort Gulick, nella zona del canale di Panama, qualcosa come 300.000 militari sudamericani hanno ricevuto lezioni teorico-pratiche su metodi di tortura, disinformazione, esecuzione extragiudiziali, intimidazioni e assassinii. Le basi hanno anche un ruolo importante per le attività collegate dei servizi segreti, per i traffici di armamenti e per le operazioni di controllo e acquisizione di informazioni, i sistemi di supervisione e rilevamento, le tecnologie convenzionali e nucleari, i centri di spionaggio.
Le basi vanno inquadrate nella loro dimensione storica: esse sono il prodotto del colonialismo passato ed attuale e del neocolonialismo; basta ricordare le leggi obiettive dello sviluppo economico per ritrovare la loro presenza e gli interessi da cui sono generate.
Le basi dipendono sempre da centri di manipolazione superiore. Così gli Stati Uniti dispongono di quella che viene chiamata la Base Militare Principale che è sede di forze ragguardevoli raggruppate in sei comandi unificati: Comando Europeo (Germania), Comando Atlantico (Norfolk, Virginia), Comando Pacifico (Honolulu, Hawaii), Comando Centrale (Stati Uniti), Comando Readiness (Stati Uniti), Comando Sud (Panama).
Le basi militari si sono moltiplicate dappertutto a presidio di un determinato sistema politico mondiale. L'area Asia-Pacifico offre una sintesi dell'ottica nordamericana per il secolo XXI, in cui quest'area è definita "di importanza essenziale". Con la guerra fredda gli Stati Uniti avevano 350.000 soldati in Europa e 140.000 in Asia. Adesso ne hanno 100.000 in Europa e altrettanti in Asia, per la maggior rilevanza dei loro interessi in quella che con il Pacifico considerano l'area più dinamica del mondo. Questa è la ragione di una presenza massiccia che si traduce nelle basi USA in Giappone, Corea del sud, Guam, l'Atollo Johnson, le isole Miwy, le Marshall, l'isola di Wake, la Samoa americana, le Filippine, la Tailandia, l'isola di Diego Garcia.
Con l'accordo del 1996, le forze nordamericane possono utilizzare come basi aeree di manovra per le loro necessità tutte le installazioni e le aree del Giappone. Il Giappone paga per lo stanziamento delle forze statunitensi sul suo territorio 600.000 milioni di Yen (più di 8.000 miliardi di lire) e in base alla Dichiarazione Congiunta sulla Sicurezza si sta realizzando un rafforzamento su vasta scala delle basi in Giappone. Gli Stati Uniti detengono numerose basi militari nell'isola di Okinawa, che in pratica occupano in tutta la sua estensione, dove i militari hanno commesso impunemente brutali violenze contro ragazze dell'isola: a Tsuschima come nella zona di Misawa, Iokote, Itaozuka e altre.
Gli Stati Uniti hanno trasformato l'intera Corea del Sud in una grande base militare aggressiva e dipendente: ci sono 14 basi militari delle truppe di terra e 10 navali e basi nucleari con più di 1.000 armi di sterminio di massa di tutti i tipi che rappresentano il maggior arsenale nucleare dell'Estremo Oriente. E l'alleanza tripartita tra Sudcorea, Giappone e Stati Uniti viene ulteriormente rafforzata.
Va rilevato che un grande paese come la Repubblica Popolare Cinese non ha mai costituito basi militari fuori dai propri confini perché vede in questa pratica una caratteristica del colonialismo e della guerra fredda, dell'egemonismo e della politica di forza.
Le aggressioni militari nordamericane contro la Jamahiria Araba Libica costituiscono una violazione flagrante del diritto internazionale e la lotta di quel popolo per eliminare i trattati con gli inglesi, i nordamericani e i francesi che avevano stabilito basi militari in Libia tra il 1951 e li 1969 e che furono annullati dalla rivoluzione del 1° settembre 1969. In tutta l'Europa occidentale esiste una rete di basi militari USA sotto la copertura NATO. La base di Lajas, nelle Azzorre, ha avuto una funzione importante nella guerra arabo-israeliana del 1948 e altre basi sono servite da trampolino per aggressioni contro altri paesi.
In America Latina esistono più di 50 basi militari, alcune delle quali ospitano anche armi nucleari degli Stati Uniti. Queste basi sono espressione della dottrina Monroe del 1823 e dei suoi figli putativi, come il "destino manifesto", il "destini geografico" e il "panamericanismo made in USA".
A Portorico si trovano basi di tutti i tipi che occupano più del 13% del territorio, a cui vanno aggiunte le basi delle vicine isole di Vieques e Culebra, trasformate in poligoni al servizio esclusivo degli Stati Uniti. Tra le tante risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite si trova quella del Comitato per la Decolonizzazione che in data 24 agosto 1983 esprimeva la preoccupazione per le dichiarazioni e le decisioni statunitensi in merito all'ampliamento e al rafforzamento delle installazioni militari a Portorico a cui vanno aggiunte le basi nelle isole Turcas e Caicos e le Isole Vergini Americane. Nell'America centrale si trovano fra le altre la base di Palmerola in Honduras e nel Pacifico meridionale quella dell'isola cilena di Pasqua.
Nel caso di Panama, l'interesse degli Stati Uniti risale alla metà del secolo scorso fino al trattato Hay-Bunau Varilla del 18 novembre 1903 che eliminava la sovranità panamense nella "Zona del Canale". Ai trattati Torrijos-Carter del 1977, che stabilivano il ritiro totale dei nordamericani entro il 31 dicembre 1999, ha fatto seguito la legge USA 96-70 contenente emendamenti, riserve, condizioni, interpretazioni approvate arbitrariamente da quel paese nel 1977. La tendenza più recente è quella di mascherare la permanenza statunitense a Panama con vari pretesti, ma al fondo rimane l'idea nordamericana che non solo la Zona del Canale, ma tutto Panama appartiene agli Stati Uniti. Fu proprio il senatore Helms, quello stesso che è coautore della legge Helms-Burton, che nel 1978 si fece promotore di un accordo sulle basi a Panama che implicava la non approvazione dei trattati Torrijos-Carter. Nel 1977 gli USA imposero del resto a Panama un trattato di neutralità perpetua che Washington interpreta come giustificazione per futuri interventi in quel paese latinoamericano in aperta violazione del diritto internazionale e della Carta dell'ONU. Gli USA hanno proposto un accordo sulla base aerea di Howard che continuerà ad essere una base militare, ma sarà chiamata eufemisticamente "Centro Antidroga", secondo quello che è un grossolano pretesto per consentire interventi militari in tutti i paesi latinoamericani mascherandoli con la lotta ai trafficanti di droga. Nel caso delle isole Malvine, che appartengono all'Argentina, deve essere condannata la situazione coloniale e la presenza di installazioni militari inglesi. Per quanto riguarda la base navale di Guantanamo a Cuba, si tratta di una enclave militare e di una fonte permanente di tensione, di provocazioni e violazioni, priva di qualsiasi base legale o giustificazione morale. Nella concessione della base di Guantanamo concorrono elementi come l'assenza di capacità giuridica della parte cubana del 1901 rispetto alle concessioni pretese dagli USA, la coazione, il blocco e la corruzione che condussero a quegli accordi sulla base di un consenso inesistente, trattandosi, per la durata nel tempo e l'uso indebito, di un falso contratto d'affitto. L'Iraq, la regione balcanica, l'Afganistan, i popoli del Medio Oriente, il Rwanda, la Palestina ed altre nazioni sono vittime di conflitti cruenti attizzati da enclavi militari straniere installate in paesi terzi. I pretesti per la creazione di basi militari sono molti: dalla "lotta al comunismo", al "mantenimento della libertà", alla "difesa della democrazia e della sovranità", in realtà sempre limitata. Spesso viene invocata la "sicurezza", sia la "sicurezza nazionale" sia la "sicurezza dell'emisfero" o la "sicurezza collettiva". E' proprio in nome della sicurezza degli USA che a Cuba viene imposta la legge Helms-Burton.
Si invocano anche meccanismi di difesa di "interessi nazionali" o "interessi vitali". Gli USA per esempio dichiarano che il Medio Oriente è loro zona di interesse vitale. Le catene delle basi nordamericane in tutto il mondo costituiscono l'infrastruttura di una strategia aggressiva totale in difesa di tali interessi vitali, compresa la questione dei cosiddetti "conflitti di bassa intensità". In Europa ci sono le basi di Adana e di Diyarbakir in Turchia che ufficialmente dovrebbero servire a proteggere i Kurdi dalla aggressioni dell'Iraq, ma in realtà servono all'intervento nel Medio Oriente col pretesto della difesa delle minoranze e delle violazioni dei diritti umani. Con la scusa del segreto militare si sono inoltre create basi all'insaputa dei popoli.
All'Italia, alla Spagna e ad altri paesi dell'area, per la loro eccezionale posizione strategica, crocevia di tre continenti e di un intenso traffico petrolifero internazionale, è stata assegnata una funzione importante nell'Europa occidentale, in contraddizione con l'identità nazionale e la difesa dell'indipendenza dei rispettivi paesi.
A volte le potenze imperialiste che stabiliscono le proprie basi militari cercano di apparire come protettori o benefattori; nel caso dell'Irlanda del Nord la funzione che la Gran Bretagna si arroga, con le basi nella parte dell'isola che mantiene la divisione dell'Irlanda, è quella del "negoziatore onesto" tra "fazioni belligeranti". Nel caso di Okinawa, gli occupanti parlano di basi che servono alla "dissuasione dei conflitti nella regione". L'Assemblea Generale dell'ONU il 15 novembre 1971 adottò la risoluzione 2.832, intitolata "Proclamazione dell'Oceano Indiano come Zona di Pace" e nel 1972 fu costituito un Comitato ad hoc. Gli USA si sono sempre opposti all'idea, sostenendo che ci sarebbe un "clima poco propizio", che non consentirebbe di fare dell'Oceano Indiano una zona di pace.
Dopo la fine della guerra fredda si è parlato di riduzione delle basi militari USA all'estero, come nelle Filippine, in Turchia, in Spagna e in altri paesi. Queste pretese riduzioni sono però in realtà un modo di ingannare l'opinione pubblica mondiale perché quello che gli USA stanno realizzando è una utilizzazione più intensa delle basi nei paesi che affermano di proteggere, concentrando le loro truppe in queste strutture, con considerevole risparmio economico.
I danni e le conseguenze negative della presenza di basi militari straniere sono molti: esse minano la sovranità dei popoli dei paesi ospitanti e dei loro vicini. Ogni limitazione di sovranità è un attentato contro i diritti inalienabili dei popoli, perché porta inesorabilmente alla "sovranità limitata", dato che non ci può essere reciprocità tra lo stato che punta ad installare le proprie basi e quello che concede il proprio territorio. La presenza militare in paesi terzi è una base di aggressione contro altri popoli e di intervento sia nei paesi ospitanti che negli altri. La cosa viene ulteriormente aggravata dalla extraterritorialità che l'installazione delle basi porta con sé, con la limitazione della giurisdizione interna e dell'ambito di validità delle leggi nazionali ai propri popoli e l'attuazione di esenzioni e privilegi agli occupanti. Le basi sono centri di irradiazione di corruzione e colonizzazione politica e culturale; determinano il controllo o il cambiamento dei sistemi politici, tensioni fra gli stati e perdita dell'identità nazionale; sono parte del processo di espansionismo imperiale e della filosofia del saccheggio; rafforzano la politica di egemonia globale, puntano al controllo sul piano politico, economico, storico, giuridico e culturale. Assai grave è la situazione creata dalle basi militari in rapporto ai crimini ecologici che esse comportano. Le basi costituiscono una violazione degli impegni presi dal Vertice della Terra del 1992 a Rio de Janeiro per la preservazione della biodiversità del pianeta e comportano gli esercizi con armi convenzionali, batteriologiche e nucleari che danneggiano l'ambiente. Le basi hanno un costo ambientale enorme per i rischi derivanti alla salute umana a causa della presenza in esse di residui tossici e sostanze nocive che hanno causato molti e gravi danni alle risorse di flora e fauna. Esse comportano insomma un impatto ambientale che costituisce un rischio grave per l'umanità.. I potenti non lesinano gli argomenti capziosi sulla convenienza e i benefici economici e le possibilità occupazionali garantite dalle basi, ma, una volta disattivate, quelle stesse strutture potrebbero essere utilizzate con funzioni economiche, industriali, turistiche e le aree espropriate per le installazioni potrebbero trarne benefici apprezzabili.
La Conferenza Internazionale sulle Basi Militari Straniere adotta una serie di conclusioni di rilevante importanza.
La fine della guerra fredda ha portato con sé l'aumento delle basi, ma i mezzi di diffusione imperialisti non ne parlano quando le loro dimensioni politiche e sociali superano il valore strettamente militare. La strategia militare viene dopo la strategia politica.
La Conferenza pone l'accento sul gigantesco complesso di basi oggi esistente nel mondo e sulla necessità urgente di prendere coscienza del significato di questo fatto, del fenomeno che rappresenta, della violazione della sovranità e dell'indipendenza dei popoli e delle violazioni del diritto internazionale che comporta.
Al prezioso patrimonio di informazione, di esperienza, di riflessione che la Conferenza ha accumulato deve corrispondere la lotta per l'eliminazione delle basi in tutti i loro aspetti e per l'affermazione della volontà di vera libertà dei popoli, coscienti dei condizionamenti che le basi esercitano su tutti gli aspetti essenziali della loro vita. Indubbiamente questa Conferenza rappresenta un passo positivo per la conoscenza dell'esistenza delle basi e del loro significato, dei meccanismi che esse attivano a ogni livello e del ruolo che svolgono nel mondo attuale. Organizzare dibattiti, conferenze, manifestazioni per far conoscere i lavori e le decisioni di questa Conferenza e promuovere la mobilitazione popolare su questo terreno e per il disarmo e la pace, serrare i ranghi e formare un solido fronte di tutte le persone e le organizzazioni progressiste e oneste è una pietra angolare nella lotta dei popoli contro l'imperialismo e la globalizzazione economica.
I partecipanti alla Conferenza, considerando il ruolo assai grave che le basi militari svolgono nelle varie parti del mondo, ritengono necessario favorire un'azione continuativa contro questa presenza militare in tutto il mondo, promuovendo iniziative di lotta, di informazione e di denuncia da tenersi con forza in ogni continente e in ogni paese.
I partecipanti alla Conferenza si impegnano a promuovere periodicamente altri incontri sullo stesso tema, così essenziale per la pace nel mondo, e ritengono importante che si dia vita a un Centro di Informazione e Ricerca sul tema delle basi militari, per la pace, per la sovranità dei popoli, contro l'imperialismo. La Conferenza intende proporre la istituzione di una Giornata Internazionale contro le Basi Militari Straniere da celebrarsi tutti gli anni.
L'eliminazione delle basi militari straniere in tutti i paesi è una rivendicazione dell'umanità intera, che viene fatta propria da molti organismi regionali e internazionali, compreso il Movimento dei Paesi Non Allineati e altri paesi neutrali della nostra epoca.
Come ha detto un poeta :"Niente è più difficile
che liberare gli schiavi che si credono liberi". Questa Conferenza
dell'Avana deve essere il punto di partenza perché si realizzino
periodicamente incontri di questa natura, che consentano di liberare
l'umanità dal flagello della corsa agli armamenti, delle
basi militari straniere, della povertà e della diseguaglianza,
alla ricerca della pace giusta e onorevole che i popoli rivendicano.
Nei giorni dal 28 luglio al 5 agosto 1997 si svolgerà a Cuba il 14° Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti.
Questo evento sarà aperto alla partecipazione di giovani e studenti, organizzazioni, associazioni, istituzioni locali, regionali, nazionali e internazionali, che siano interessati ad assistere senza distinzione di razze, sesso, religione o ideologica.
In molti Paesi si sono già creati comitati nazionali composti da diversi tipi di associazioni per promuovere il Festival e facilitare gli aspetti organizzativi del viaggio.
I partecipanti che arriveranno dai vari Paesi dovranno pagarsi il trasporto internazionale e il soggiorno durante il Festival.
La quota di partecipazione sarà di 250 USD per 9 notti e 10 giorni, compreso: alloggio in case di famiglie cubane, trasporti, alimenti, assicurazione, diritto di partecipazione a tutte le attività dell'evento.
Saranno offerti dei pacchetti, sia prima che dopo gli eventi, di differenti prezzi, secondo le scelte fatte.
Tra le scelte ci saranno centri di educazione, campeggi, accampamenti agricoli, alberghi.
Il giorno 28 luglio avrà luogo l'inaugurazione nella città dell'Avana. Durante i giorni 29, 30 e 31 si terranno i seguenti dibattiti:
pace, sicurezza, mondo libero da armi nucleari e cooperazione internazionale;
lotta antimperialista, solidarietà, liberazione nazionale, sovranità e autodeterminazione;
diritti umani e diritti dei popoli;
democrazia e partecipazione;
salute;
educazione, scienza e tecnologia;
occupazione;
donna, giovani;
infanzia;
cultura e comunicazione sociale;
discriminazione, razzismo e neofascismo;
movimento giovanile e studentesco internazionale.
Durante i giorni 1, 2 e3 di agosto, diverse provincie cubane accoglieranno i delegati con un anpio programma di attività e di visite nei luoghi di interesse storico, economico e sociale.
La città giovanile sarà scenario fra l'altro delle seguenti attività: Fiera dell'amicizia, presentazione di libri e riviste, atti di solidarietà, festival culturali e sportivi, mostre del cinema, plastica, fotografia, manifesti ecc...
La città dell'Avana sarà sede il giorno 4 di agosto di incontri fra:
giovani sindacalisti;
giovani giornalisti e artisti;
giovani agricoltori;
giovani religiosi;
giovani parlamentari;
giovani imprenditori e professionisti.
Il XIV Festival Mondiale della Gioventù e degli Studenti
si concluderà il giorno 5 agosto '97 con una marcia di
solidarietà e un carnevale nella città dell'Avana.
La prossima estate '97 si terrà all'Avana il 14°
festival mondiale della gioventù e degli studenti, per
la pace, la solidarietà antimperialista e l'amicizia tra
i popoli
Amici della Rivoluzione cubana leggete queste righe! Poi prendete
subito nota e quindi iniziate a fare cassetta per risparmiare
i soldini che serviranno per partecipare, a Cuba, al 14°
Festival mondiale della gioventù e degli studenti, che
si terrà la prossima estate, nei giorni a cavallo del Primo
Agosto 1997. I compagni più adulti senza dubbio ricordano
con nostalgia la nobile storia di questo movimento dei festival
internazionalisti; invece i compagni più giovani, quasi
certamente, non la conoscono. Quindi desideriamo ripercorrerla,
in sintesi.
1945, Londra.
Nella capitale inglese i rappresentanti delle organizzazioni giovanili
antifasciste di 63 Nazioni si riuniscono in una conferenza internazionale
e decidono di organizzare (ogni due o tre anni in una capitale
diversa) un festival mondiale della gioventù che abbia
come scopo l'educazione alla pace e alla lotta contro la guerra.
Il documento votato all'unanimità afferma che tale festival
dovrà esprimere le aspirazioni e la volontà della
gioventù di tutti i Continenti a consolidare l'unità
forgiata nella lotta contro il nazi-fascismo e di conservare sempre
gli ideali vittoriosi della pace, dell'amicizia e della solidarietà
internazionalista. A questa grandiosa manifestazione dovranno
partecipare i giovani rappresentanti di tutta la terra, di tutte
le razze, di diverse credenze religiose e politiche. Nel quadro
del festival dovranno effettuarsi scambi di vedute sui problemi
dei giovani del mondo intero e sui metodi migliori per le loro
soluzioni.
Si dovrà provvedere alla organizzazione di seminari, forum,
tavole rotonde, manifestazioni politico sociali, incontri di amicizia,
esposizioni artistiche, film, concerti, rassegne di canzoni popolari-politiche,
balli folcloristici, manifestazioni sportive e altre iniziative
che dovranno esprimere gli interessi dei giovani...
E così che, nella capitale inglese, alla fine della guerra
nacquero le basi (tuttora validissime) di una grandiosa attività
antifascista, antirazzista, antimperialista, che oggi ha una tradizione
di mezzo secolo: infatti la prossima estate a Cuba si festeggeranno
i 50 dal Primo festival che si tenne nel 1947.
1947, Praga
Il 1° Festival con 17 mila delegati provenienti da 71 Paesi
fu tenuto in Cecoslovacchia dal 25 luglio al 17 agosto. Leggete
questa curiosità. Pochi lo sanno ma la canzone partigiana
italiana più famosa, cioè "Bella ciao"
(che in Italia, durante la Resistenza, fu cantata solo da pochi
patrioti operanti nelle montagne modenesi e reggiane) ebbe il
suo "lancio" in occasione di questo Primo festival.
Alcuni giovani partigiani emiliani, che la conoscevano, la cantarono
sul treno speciale, durante il lungo e lento viaggio verso la
capitale cecoslovacca. Grazie alla. facile orecchiabilità
delle strofe i mille delegati italiani la impararono subito e
al festival venne cantata in ogni occasione di incontro... E così
Bella ciao fu tradotta e cantata in tutte le lingue del pianeta,
ed ora è la canzone partigiana più conosciuta nel
mondo. Ad esempio, a Cuba, "Bella ciao" viene insegnata
ai bambini in tutti i circoli infantili, in lingua spagnola e
col classico battimani.
1949/1997
1949,. Budapest, Ungheria, 2° Festival dal 14 al
28 agosto, con 11 mila delegati di 82 paesi;
1951, Berlino, Germania Democratica, 3° Festival dal
5 al 19 agosto, con 26 mila delegati di 104 paesi;
1953, Bucarest, Romania, 4° Festival dal 2 al 16 agosto,
con 30 mila delegati di 111 paesi;
1955, Varsavia, Polonia, 5° Festival dal 31 luglio
al 15 agosto, con 31 mila delegati di 114 paesi;
1957, Mosca, Unione Sovietica, 6° Festival dal 28
luglio all'11 agosto, con 34 mila delegati di 131 paesi;
1959, Vienna, Austria, 7° Festival dal 26 luglio al
4 agosto, con 18 mila delegati di 137 paesi;
1962, Helsinki, Finlandia, 8° Festival dal 28 luglio
al 6 agosto, con 20 mila delegati di 137 paesi;
1968, Sofia, Bulgaria, 9° Festival dal 28 luglio al
6 agosto, con 20 mila delegati di 138 paesi;
1973, Berlino, Germania Democratica, 10° Festival
dal 28 luglio al 5 agosto, con 30 mila delegati di 160 paesi;
1978, Avana Cuba, 11° Festival dal 28 luglio al 5
agosto, con 18 mila delegati di 145 paesi;
1985, Mosca, Unione Sovietica, 12° Festival dal 27
luglio al 3 agosto, con 20 mila delegati di 157 paesi;
1991, Pong Yang, Nord Corea, 13° Festival dal 27 luglio
al 3 agosto, con 20 mila delegati di 160 paesi;
1997, Avana, Cuba, 14° Festival (pre-festival giovedì
24 luglio '97; post-festival martedì 5 agosto '97), con
volo linea "Cubana de Aviación" da Roma: partenza
mercoledì 23 luglio '97, ritorno mercoledì 6 agosto
'97..
Testo di Gianfranco Ginestri per Nuova Unità.
vogliamo sottoporvi una proposta che scaturisce da un incontro, tenutosi il 7 novembre 1996 a Milano, fra la nostra Associazione e la redazione della rivista" Guerre & Pace" (per l'A.S.I.CUBA erano presenti Zanetti, Gusmaroli, Degli Esposti), promosso dalla stessa redazione per l'avvio di una cooperativa editoriale (erano presenti altre Associazioni che operano nel campo della solidarietà o del pacifismo).
Vi chiediamo di discutere con gli iscritti la possibilità di rinnovare la tessera per il 1997 accompagnandola con l'abbonamento a "Guerre & Pace"; il pacchetto sarebbe : £ 20.000 per la tessera + £ 35.000 per l'abbonamento, in totale £ 55.000. Attualmente l'abbonamento alla rivista, che esce mensilmente, costa £ 50.000 ed è chiaro che la riduzione di £ 15.000 viene operata solo per i nostri circoli.
Riteniamo che la rivista, che si occupa di politica internazionale, sia un ottimo strumento di informazione critica ed alternativa, di discussione, e quindi di crescita culturale per i nostri iscritti.
La solidarietà sia politica sia materiale che indirizziamo a Cuba non può infatti prescindere dalla conoscenza del contesto internazionale e dall'appoggio ideale a tutti i popoli ed i movimenti che lottano contro il neoliberismo e l'imperialismo.
La redazione di G&P offre, nell'ambito di questo accordo, la possibilità di una collaborazione redazionale che si concretizza nella pubblicazione di articoli o di notizie sulle nostre iniziative, da inviare entro il 5/10 di ogni mese, che saranno ospitate nelle pagine "pace/lavori in corso" e nella possibilità di un inserimento, nella rivista, due volte all'anno di un nostro stampato o giornale. Attualmente la rivista G&P conta 1500 abbonati, quindi 1500 persone con cui potremmo comunicare attraverso le nostre pagine due volte all'anno.
Affinché gli iscritti possano meglio valutare la possibilità
loro offerta, la redazione di G&P invierà ai circoli
l'ultimo numero della rivista; vi invitiamo pertanto a comunicare
con sollecitudine alla redazione di G&P (tel. e fax. 039/322693)
l'indirizzo del circolo e di qualche compagno interessato.
Nei giorni scorsi abbiamo avuto un primo costruttivo incontro
con alcuni compagni della rivista politico- culturale Nuova Unità
per sondare la possibilità di una collaborazione, nell'incontro,
che ha avuto un carattere fraterno, sono state esposte con identità
di vedute le preoccupazioni per il continuo degrado che avviene
nel mondo a causa della ideologia imperiale del libero mercato.
Ci siamo lasciati nella convinzione di rivederci presto e di poter
iniziare una proficua collaborazione
| Cupet, Impresa Gas, Ass. Naz. Ciechi, Ass. Disabili fisico-motori | 32 disabili | 1.422.000 |
| Direz.C.Sanchez, Ospedale Tararà, ICAP | Dotazione di materiale idraulico per riparazioni interne della scuola per asmatici e diabetici | 76 bambini | ||
| Direz.C.Sanchez, Ospedale Tararà, ICAP | Creazione di una cucina per asmatici e diabetici | 76 bambini | ||
| Consiglio Popolare, Municipio Cotorro, ICAP | Sistemazione Parco giochi "Parque Infantil del Rep.to Cuatro Vias" | 997 bambini, 2 scuole prim., 1 materna 6 Centr ass.Med |
||
| Dir. Munic. Educ., Cons. Pop. Miramar, Cons. Genit., Playa |
Dotazione di frullatori per alimenti a bambini con difficoltà masticatorie, Circolo infantile "Zun Zun" | 84 bambini | ||
| Munic. Vedado, Cons. Pop., Cons.Gen., ICAP | Miglioramento igienico della scuola "G. Pozo" e del materiale didattico | 312 bambini | ||
| Cons.Gen., Pensionati, Cons.Quartiere, Federaz. Donne, Cons. Pop.7, Playa | Revisione impianto luce del laboratorio della scuola secondaria "Juan N. Vasquez" | scuole della zona | ||
| Cons. Pop. Alberro, Munic. Cotorro, ICAP | Ristrutturazione parco infantile | 423 bambini | ||
| Cons. Pop. 7, Playa, CAM Playa | Riparazione 3 bagni scuola primaria "Juan A. Triana" | 360 alunni
48 lavoratori |
| Municipio Las Tunas | tutela maternità e infanzia | 61.000 donne
2.500 neonati |
| Provincia Avana | Produzione tessere scolastiche | 400.000 studenti | ||
| Cons. Pop., Munic. Cerro | Dotazione attrezzi per falegnameria | industria locale |
| Municipio Playa | Miglioramento condizioni del Circolo "2 de diciembre" e suoi anziani | 105 anziani | ||
| Cons. Pop. Palmar, ICAP
Grup. Lavoro Marianao | Supporto ad anziani disabili e disagiati | 120 anziani | ||
| ICAP di Sancti Spiritus | Riparazioni e mantenimento casa anziano "De Zaza del Medio" | ospiti del centro |
| Direz. Munic. Alimenti,
Direz. Munic. Lavoro, Cons. Pop. Ceiba | Miglioramento condizioni di abitabilità delle strutture abitative precarie | 8 famiglie | ||
| Direz. Munic. Alimenti,
Direz. Munic. Lavoro, Cons. Pop. Ceiba | Miglioramento condizioni di abitabilità delle strutture abitative precarie | 10 famiglie |