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Elena Carella
e Giovanni Esposito
dal Centro Culturale IBDAA
campo profughi di DHEISHEH
Betlemme - West Bank
PALESTINA
Comunicato
N.1
29 Dicembre 2001
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Siamo
arrivati a Tel Aviv alle 3.30 del 28 Dicembre un piccolo gruppo di 8
persone.
Tre di noi sono stati fermati dalla polizia dell'aereoporto per interrogatori
miranti a sapere i motivi del viaggio e per un severo controllo dei
documenti e dei bagagli.
Tranquillo il percorso per Gerusalemme dove siamo arrivati alle 7.00
del mattino.
Alle 11.00 c,e' stata una manifestazione organizzata da ACTION FOR PEACE
costituita da numerose associazioni europee e non.
C'erano circa 220 italiani, 130 francesi, 40 inglesi, decine di belgi,
olandesi e statunitensi, oltre, ovviamente, ai gruppi pacifisti israeliani
e palestinesi.
Tra gli italiani c'erano: l'europarlamentare Luisa Morgantini(PRC),
Giovanni Russo Spena(PRC), Silvana Pisa (DS),il Presidente della Regione
Campania Antonio Bassolino (DS), Gianfranco Bensi(CGIL), Alessandra
Macozzi (FIOM).
Numerosa e' stata anche la partecipazione di varie personalita' sia
palestinesi che israeliane: OLP, FATAH, ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE
PALESTINESE, MERETZ, PARTITO DEI LAVORATORI, DONNE IN NERO, PEACE NOW,
vari movimenti studenteschi.
Ci scusiamo se abbiamo omesso anche altri movimenti che in questo ci
possono sfuggire.
Il corteo e' partito dalla storica piazza AZARA, in Gerusalemme Ovest,
per concludersi alla Porta di Giaffa in Gerusalemme Est. In tutte le
lingue si poteva leggere sugli striscioni "STOP ALL'OCCUPAZIONE"
e "STATO PALESTINESE AUTONOMO".
La manifestazione si e' svolta in maniera pacifica e serena.
Solo alla fine si e' registrata la protesta di alcuni gruppi israeliani
che hanno manifestato, con striscioni e slogans,il loro dissenso, fortunatamente
senza conseguenze.
Questa mattina, dopo essere stati raggiunti da altre 18 persone dall'Italia,
ci siamo spostati, con un autobus di linea, verso Betlemme per raggiungere
il campo di Dheisheh.
Prima del check-point, che blocca la strada che porta a Betlemme, abbiamo
dovuto lasciare l'autobus per evitare un'ora di attesa per il controllo
dei documenti. Attraversato a piedi il check-point, abbiamo continuato
il viaggio con dei taxi raggiungendo finalmente il campo.
Nel centro culturale IBDAA (che in lingua araba significa: "creare
qualcosa dal niente") abbiamo trovato un luogo confortewvole, pulito,
organizzato.
Ibdaa e' stato fondato nel 1955, cura piu' di 800 bambini e adolescenti
attraverso vari attivita', provvedendo, inoltre, alla ricerca di lavoro
per piu' di 25 famiglie.
Le attivita' per i bambini e gli adolescenti sono tese a sviluppare
la loro abilita', creativita' e capacita' organizzativa.
Ibdaa intende rinforzare e sviluppare nei bambini l'autostima affinche'
possano affrontare le difficolta' future a cui inevitabilmente dovranno
fare fronte, e promuovere, inoltre, un'armoniosa integrazione uomo-donna.
Forte
si sente la volonta' e la determinazione di questo popolo nel fare e
nel costruire nonostante la volonta' di distruggerli (case bombardate,
mancanza di lavoro ecc.).
Le persone ci hanno raccontato che non possono piu' lavorare in quanto
il loro lavoro e'a Gerusalemme e che, per raggiungerla, o devono sottostare
alla volonta' arbitraria dei militari (i quali decidono di farli passare
un giorno si ed otto no) o devono impiegare il triplo del tempo, passando
per strade sui monti.
Tragico e grottesco e' il fatto che vanno a lavorare per gli israeliani
in particolare nei cantieri edilizi degli insediamenti.
Il campo di DHEISHEH e' il piu' grande e politicizzato della Palestina
ed ha circa 11000 rifugiati.
E' nato nel 1949 quando, dopo la costituzione dello stato di Israele,
vi trovarono rifugio molti palestinesi espulsi dal loro territorio.
All'inizio vi erano tende, come ricorda uno dei bellissimi murales che
decorano le pareti del centro culturale.
In seguito sono state costruite case ad un piano ed ora,per mancanza
di spazio e per l'aumento della popolazione, si stanno realizzando delle
sopraelevazioni. A questo proposito, un giovane, sorridendo, ci dice:"noi
costruiamo sempre" e aggiunge " dove c'e'stata distruzione
noi subito ricostruiamo" mostrandoci le case abbattute.
In quest'ultimo periodo, pero', il campo e'stato l'unico luogo, in tutta
la zona di Betlemme, a non essere attaccato (infatti in esso si sono
rifugiati-durante i momenti di maggiore tensione-moltissimi combattenti).
Comunque e' circondato, in alto, sulle colline, da militari israeliani.
Concludiamo con un frettoloso ma caloroso saluto.
Elena e Giovanni.