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Comunicato
N. 2 del 30 Dicembre 2001
Elena e Giovanni:
Questa mattina c'erano attivita' importanti cui partecipare.
1 La manifestazione ad Hebron organizzata da ACTION FOR PEACE
2 Funerali della donna morta ieri in un villaggio nei pressi del campo.
3 Prima Riunione di Coordinamento delle donne del campo.
GIOVANNI
da HEBRON
Siamo partiti in dieci, un po' piu' tardi rispetto a quello che
avevamo preventivato, ma la stanchezza di molti di noi, accumulata per
il lungo viaggio, ha avuto la meglio.
Dopo il primo check-point abbiamo cambiato mezzo di trasporto e lungo
la strada nazionale abbiamo incontrato tre autobus degli italiani che
si dirigevano ad Hebron per la manifestazione.
Arrivati al check-point successivo il nostro taxi ci ha fermati, come
previsto, un centinaio di metri prima dello sbarramento dei militari.
Ho fatto una corsa per raggiungere gli autobus, che invece si erano
avvicinati al check-point.
La speranza di trovare anche noi un posto sugli autobus e' stata subito
spenta dal fatto che gli autobus erano gia pieni di manifestanti, che
gia' occupavano anche il corridoio.
Dopo aver
salutato gli amici sono subito ritornato indietro per raggiungere i
miei compagni che nel frattempo avevano continuato le solite estenuanti
trattative con
i tassisti che, numerosi si avvicinano a noi ad ogni check-point per
proporre la loro offerta (di solito sempre molto piu' alta rispetto
ai prezzi convenzionali).
Considerata la difficolta' intuita dal fatto che gli autobus degli italiani
erano stati fermati dai militari ai lati della strada, abbiamo chiesto
all'autista del taxi di percorrere una strada alternativa, che non ci
facesse passare per il check-point. Abbiamo cosi cambiato percorso,
un po' piu' lungo, ma molto piu' tortuoso lungo una stretta stradina
attraversando vari villaggi.
Giunti nella cittadina di Kwasibra, abbiamo trovato la strada sbarrata
da lavori in corso. Un grosso mucchio di terreno ostruiva la stradina,
al di la' del quale due camion erano in attesa per essere caricati.
L'autista del nostro taxi e' sceso per informare il
capo squadra del piccolo cantiere delle persone che lui trasportava
a bordo e dello scopo del loro viaggio. Non appena ha capito il motivo
della nostra fretta ha subito dato ordini di liberare la strada per
farci passare.
E' stato un momento particolarmente emozionante. Forse uno dei pochi
che ti hanno fatto sentire che quello che stiamo facendo e' veramente
importante e che quindi vale la pena continuare. Certo siamo pienamente
coscienti che non sara' questa nostra azione a cambiare le cose, ma
il fatto di far sentire che non tutto il mondo e' contro di loro, ci
ha dato la forza di continuare.
Dopo aver superato un'altro check-point finalmente siamo arrivati ad
Hebron. Qui' ci siamo divisi in tre gruppi.
Attraversando il vecchio centro commerciale, Giancarlo ed io siamo stati
fermati da un militare il quale ci ha chiesto di dove eravamo e cosa
stavamo facendo. Noi abbiamo ovviamente risposto: "turisti"
e cosi ci ha lasciati andare.
Arrivati alla moschea di Abramo, gia' zona H2 (zona controllata dalle
truppe Israeliane -circa 2000 soldati in difesa di circa 400 coloni),
che era il punto dove si sarebbe dovuto tenere la manifestazione, ci
siamo uniti ad un altro nostro gruppo, siamo subito stati notati da
militari e poliziotti e, dopo non molto ci hanno fermati, chiesto i
documenti ed intimato di uscire subito dall'area. Abbiamo chiesto di
farci rifare il percorso inverso, ma non hanno voluto, ci hanno accompagnato
fino all'uscita di
quello che considerano il loro territorio, obbligandoci a percorrere
un lunghissimo tratto, tutto in salita, per poi infine ritornare nel
centro della citta'.
Il terzo gruppo, di quattro persone, si recava direttamente verso la
zona H2.
Passato lo sbarramento, dopo trattativa con un militare Israeliano,
sono stati nuovamente fermati dalla polizia che, insistendo nel chiedere
giustificazioni della loro presenza ad Hebron, sequestravano i passaporti
e, non contenti, "pregavano" i quattro di salire sulla loro
camionetta per un'identificazione piu' accurata da fare alla
stazione di polizia. Dopo, con la stessa camionetta, sono stati riportati
di nuovo al punto di partenza e rilasciati con l'obbligo tassativo di
allontanarsi dalla zona da loro controllata.
Piu' tardi, essendo rientrati nella zona proibita, venivano nuovamente
bloccati da un'altra camionetta e scortati di nuovo lungo la via dalla
quale erano stati allontanati la prima volta, qui' sono stati nuovamente
rivisti, con stupore, dalla prima pattuglia che, in maniera poco ortodossa,
li hanno riaccompagnati di nuovo allo stesso punto.
Nel pomeriggio abbiamo incontrato fortuitamente un medico ginecologo
di Hebron, dott.Taisir ZAHDEN, che, ci ha raccontato di aver avuto la
casa confiscata dall' esercito israeliano, data la sua posizione strategica
sulla citta'. Ci ha rilasciato una lunga intervista che spero di mostrarvi
al ritorno in Italia. L'intervista e' di particolare importanza in quanto
il medico parla benissimo l'italiano.
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ELENA
AL KHADER
Stamani alle ore nove in sedici persone ci siamo recati al villaggio
di Al Khader che dista poco dal campo. La giovane donna morta ieri sera
era stata ricoverata in ospedale dieci giorni fa, dopo che i militari
israeliani erano entrati in casa per
arrestare un fratello per la sua partecipazione all' Intifada. Già
un fratello era in carcere per lo stesso motivo e stamattina si e' saputo
che a febbraio ci sarà il processo amministrativo (espediente
molto usato per prolungare gli arresti).
Siamo andati al funerale con Khaled Ajanich, giornalista della TV palestinese.
Ci e' stato possible entrare nella casa, dove la donna, avvolta in una
coperta, e' stata trasportata dall ospedale con un furgoncino aperto.
Nella stanza, piena di donne, ci
hanno permesso di filmare e fotografare, dicendoci poi in molti che
vogliono che portiamo fuori di qui' la testimonianza di cio' che accade.
Il villaggio di Al Khader, ci hanno detto, ha un numero molto alto di
persone imprigionate per l'Intifada, perche', pur essendo Palestinese,
ha vicino un insediamento e, quindi, una forte presenza di soldati Israeliani.
Con Kaled siamo andati in un luogo
vicino ad una scuola femminile da dove i ragazzini, dopo la scuola,
ogni giorno vanno a lanciare pietre sulla strada sottostante riservata
ai soli Israeliani.
Le ragazze e le donne ci hanno detto che spesso i militari Israeliani
vanno all'uscita della scuola per fare loro proposte oscene.
Alle 12, dopo aver seguito il funerale fino al cimitero, siamo tornati
al campo e, in tre donne, abbiamo partecipato alla Prima Riunione
di Coordinamento delle donne del campo.
Essa si e' svolta in modo festoso, con l'esclusione assoluta di uomini,
ed e' iniziata con musiche e danze.
In seguito ci e' stata la riunione di coordinamento in cui in primo
luogo si e' parlato della necessita' di tenere in ordine le strade del
campo, che veramente sono scalcinate e poco pulite. Non si e' trovata
una soluzione definitiva, ma pare che si vuole chiedere all' U.N.R.W.A.
di provvedere a quella che dovrebbe essere una sua competenza.
Domani, comunque, abbiamo chiesto alle donne che si interessano del
Coordinamento, di parlare con loro per essere meglio informati.
Dopo la discussione, di nuovo musica ed attivita' il cui scopo e' quello
di portare le donne ad una maggiore coscienza di se stesse ed indipendenza
rispetto all'uomo.
La canzoncina che le donne hanno vivacemente cantato diceva cosi':
"Il mio corpo e' sopra l'oceano.
Il mio corpo e'sopra il mare.
Portatemi indietro il mio corpo."
Grazie per il messaggio.
Consegnato la Web camera.
Un affettuoso abbraccio
Elena e Giovanni