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Comunicato N. 3 del 31 Dicembre 2001
Deishah - West Bank
Palestina
Elena e Giovanni:


----- Original Message -----
From: "jehad shmrouk" <
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Sent: Wednesday, January 02, 2002 4:08 PM
Subject: Elena-Giovanni Palestina


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Cari compagni,

Come sapete questa mattina c'e' stata la manifestazione di fine anno organizzata dai capi di tutte le chiese di Gerusalemme, dalle Istituzioni Islamiche, dalle Ong, Municipalita', Consigli locali rurali, gruppi Scout e dalle Commissioni dei Rifugiati nel Governatorato di Betlemme. La Marcia e 'stata guidada dal presidente di Pax
Christi International, Monsignor Michel Sabbah, e' partita verso le ore 10 am dalla piazza ubicata nei pressi dell'Ufficio dell'Istruzione di Betlemme.

Il corteo sarebbe dovuto arrivare a Gerusalemme attraversando il check-point di Betlemme.
Ma cosi' non e' stato .

L'esercito Israeliano ha sbarrato la strada alla marcia gia' all'interno di Betlemme, molto prima del check-point stabile.
A questo primo blocco sono cominciate delle trattative tra i rappresentanti delle organizzazioni e gli ufficiali dell'esercito Israeliano per il quale era chiara la posizione in base agli ordini ricevuti gia' il giorno precedente quando fonti militari avevano fatto sapere che non avrebbero tollerato nessuna forzatura del check-point, cosi' come ci aveva confermato il Sindaco di Betlemme, M. Al Madani, ieri sera, nell'ambito di un incontro, molto toccante, che ha avuto con la nostra delegazione.

Le organizzazioni della Marcia hanno comunicato alle autorita la loro intenzione di voler proseguire la Marcia verso Gerusalemme perche' intendevano recarsi nei rispettivi luoghi religiosi per pregare, ma le autorita' Israeliane hanno risposto: "concediamo tale
possibilita' solo a 30 persone". Chi scrive e' non-credente, forse e' dovuto all'ignoranza in pratiche religiose, ma non riesce a comprendere come si possa delegare a qualcuno la propria preghiera. Naturalmente la richiesta non e' stata accettata.

La delegazione internazionale ha deciso di rispettare qualsiasi decisione che I responsabili della manifestazione avessero preso nella trattativa. Alcune frange della presenza internazionale - francesi ed italiani-, non appartenenti a Action for Peace,
avevano manifestato la loro intenzione a voler comunque forzare il check-point. Tale intenzione non ha avuto seguito.

La mediazione si e' conclusa con l'accordo di far arrivare il corteo fino al check-point dove I credenti delle due grandi religioni avrebbero recitate alcune preghiere, cantato I loro inni religiosi come invocazioni di pace.
Il corteo e' stato scortato dalla delegazione internazionale, (costituita in maggioranza da noi italiani, ma anche da francesi, inglesi, belgi, olandesi,tedeschi, canadesi e statunitensi) che ha fatto da cordone.
La delegazione costituita dagli anglo-statunitensi si e' posta come avanguardia, a "protezione" della testa del corteo, per riconoscerne la maggiore responsabilita' dei rispettivi governi nella Questione Palestinese, mentre quella italiana, e le altre, hanno
fatto da cordone al corteo per riconoscerne la colpevole corresponsabilita' dei loro governi.

Piu' tardi, invitati ad attendere l'arrivo del nuovo anno nella sua casa, un palestinese Khaled Ajamieh ci ha detto che: "la Delegazione Internazionale ha cercato di dare un supporto morale ai palestinesi". Con tale dichiarazione intendeva ringraziare tutti i
rappresentanti internazionali per la loro presenza alla Marcia, ma dissentiva fortemente per la decisione degli organizzatori di non voler forzare il check-point. Tale considerazione e' pienamente condivisa dallo scrivente.

In proposito bisogna osservare, inoltre, che non poche persone fra di noi sono rimaste un po sorprese dalla non numerosa partecipazione della popolazione palestinese alla Marcia. Da un piccola indagine tra la gente locale si dedurrebbe che le organizzazioni promotrici non avrebbero sufficientemente, forse artatamente, fatto molto per invitare I palestinesi alla partecipazione. Sarebbe mancata una adeguata informazione tra la
gente. Sara' stato un caso, ma la mattina, quando alcuni di noi si sono recati al punto di concentramento hanno domandato ad alcune persone le indicazioni per arrivarci -non sapevano nulla della manifestazione.

La Marcia si e' svolta in maniera molto ordinata e tranquilla, I credenti hanno cantato I loro inni e recitato le loro preghiere, cosi' come previsto, mentre I non credenti non hanno mancato di far sentire I loro slogan. Vistosi erano anche I ramoscelli di olivo che sono stati anche attaccati ai mezzi blindati dell'esercito. Al chek-point alcuni bambini palestinesi, che si sono portati in prima fila, inneggiavano ad Hamas di fronte ai soldati. La manifestazione si e' conclusa con il lancio dei palloncini colorati (che sarebbero dovuti essere lanciati, come da programma, alla Porta del Leone della città vecchia di Gerusalemme) a simbolizzare il diritto universale alla liberta'. Conclusa la manifestazione a Betlemme il corteo si e' sciolto in maniera ufficiale. I manifestanti della Delegazione Internazionale si sono diretti a Gerusalemme. Qui' ognuno si e' recato nei luoghi religiosi previsti: la moschea di Al -Aqsa per I musulmani e la chiesa di S.Anna per I cristiani.

Dopo la Marcia con altri compagni sono andata, guidata da Abdi, al campo di Al Asaa, che e' il piu piccolo e il terzo in ordine di tempo in Betlemme.( il primo e'
Dehecha e il secondo Aida). Di fronte all'ingresso del campo, che e' presidiato dai militari Palestinesi, c'e' l'Hotel Paradise sventrato e bruciato ad Ottobre e che e' stato usato come base logistica dai soldati Israeliani. Appena si entra nel campo si vedono tutte le case nelle stesse condizioni dell'hotel, molte talmente distrutte che non e' possible ricostruirle. I muri, le cisterne d'acqua sui tetti ed I pannelli solari sono
crivellati di pallottole. La vigliacca rappresaglia ha lasciato il tracciato dei carri armati.
Al ritorno ho parlato un po' con delle donne del campo, dove siamo, e tutte hanno definito la loro vita miserabile, rinchiuse fra le mura di casa. Molte "sognano" la loro citta' d'origine dove non possonoandare.

La sera, naturalmente, ci siamo "imposti" un po di tranquillita' e di festeggiamenti.
Dopo la cena, nottata "senza fine" a casa di Kaled, dove siamo stati deliziati dai canti di lotta del suocero e della moglie di Amdi. Uno dei tanti doni, che stiamo ricevendo qui', e' stato anche quello di poter festeggiare due volte il nuovo anno inneggiando
tutti (piu' di trenta) " Palestina libera - Palestina rossa ". L'augurio che ci siamo dati e' che questo sia presto realta' e che l'anno prossimo, in questa stessa data, I nostri compagni Palestinesi possano festeggiare in Italia con noi.

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1 Gennaio 2002 - ore 11.30 - Giro per il villaggio Palestinese, a maggioranza cattolico, Bit Jala, vicino a Betlemme con di fronte "l'orrendo " insediamento di Ghilo, in Gerusalemme Ovest, che e' stato continuamente sotto il tiro dell'Intifada. Per questo motivo il villaggio ha subito notevoli rappresaglie. Dappertutto case distrutte, anche il
teatro, sui muri, oltre ai colpi di mitra, tante scritte col simbolo del Fronte Popolare.
II tappa : campo di Aida, bombardato il 10 ottobre scorso, in cui anche la scuola delle Nazioni Unite e' stata colpita. Le azioni militari Israeliane non sono state solo di intimidazioni, ma anche di morte; infatti tutti I muri sono tappezzati dale foto dei
martiri (anche anziani, bambini e donne).

Ore 18,30- Incontro con Abu Kassan, rappresentante ufficiale a Betlemme del Fronte Popolare.
Dell'intervista rilasciata parleremo a voce.

Vi saluto caramente; l'esperienza e' di grande crescita di coscienza e di profondo stimolo a un impegno sempre piu' concreto. A Salerno parleremo a lungo; da oggi non partecipero' a nessuna comunicazione di esperienze gia' ben trasmesse da
Giovanni. Comunque non vi sara' nessuna omissione nell'informazione.



Con tanti auguri di Buon Anno

Elena e Giovanni