| Canfora insegue Cossutta sugli specchi di Antonio Moscato Dopo le penose affermazioni fatte a caldo da Armando Cossutta (che di tutti i responsabili della pesante sconfitta del centrosinistra è quello che ha imparato meno dallesperienza) arriva di rinforzo sul "Corriere della sera", di cui è collaboratore abituale, Luciano Canfora. Egli si presenta come storico (e lo è, speriamo con maggior rigore, per lantichità) ma in questo caso interviene come nostalgico del "socialismo reale", rivendendosi sul maggior organo della borghesia italiana molti luoghi comuni dello stalinismo. Come storico contemporaneo vale proprio poco: si vede che non ha letto molto oltre ai manuali sovietici. I cenni biografici su Trotskij rivelano una grossolana ignoranza: si parla di "conflitto di Trotskij contro lURSS", ignorando che il grande rivoluzionario ha tenuto ferma fino alla fine la parola dordine della "difesa dellURSS", anche a costo di perdere parecchi sostenitori. Tale parola dordine infatti a molti compagni appariva ormai assurda nel 1939, dopo lalleanza insensata (al tempo stesso criminale e suicida) con Hitler, la spartizione della Polonia, le annessioni degli Stati baltici e della Moldavia, la consegna ai nazisti di migliaia di comunisti tedeschi e austriaci rifugiati in URSS (in molti casi ebrei), lo sterminio dellintelligencija polacca e baltica, gli elogi di Molotov alla "politica di pace del nazismo", ecc. Ma Canfora non lo sa o finge di non saperlo, e ripete abitualmente laccusa a Trotskij di aver combattuto lURSS, come non ha esitato a insistere sulle calunnie staliniane contro il POUM e gli anarchici assassinati dalla GPU sotto la guida di Togliatti in Spagna. Lo ha fatto in molte occasioni e soprattutto per stroncare (sempre sul Corriere) il bel film Terra e libertà di Ken Loach, a cui contrappose meschine storielle pescate qui e là con la superficialità dilettantesca che lo contraddistingue quando fa incursioni nella storia del movimento operaio. E non ha mai tenuto conto delle documentate risposte che ha ricevuto. Canfora ridicolizza i trotskisti: naturalmente ignora o finge di ignorare che anche prima del 1968 avevano avuto un peso in vari paesi oltre agli Usa e al Brasile di cui egli parla. Erano forti in Cina (aveva aderito alle posizioni di Trotskij Chen Tu Tsiu, che fu il primo segretario del PCC), in Vietnam (dove nelle elezioni del 1936 a Saigon i trotskisti avevano avuto più deputati del partito comunista filosovietico), in Grecia, in Argentina, in Bolivia, in Messico, in Indonesia, a Cuba, in Spagna. Molti di loro furono assassinati dai fascisti, ad esempio Pantelis Poliopoulos, che era stato segretario del partito e fu fucilato durante loccupazione italiana di Atene (ma Canfora insinua invece che ci fu sempre una benevolenza del fascismo verso Trotskij e i trotskisti); altri, tanti, furono uccisi dagli amici politici di Canfora. Ad esempio tutti i deputati trotskisti vietnamiti, a partire dal loro leader Tha Thu Thau. Alcuni dei fondatori del PC cinese hanno passato la maggior parte della loro vita in carcere, prima sotto il Kuo Min Tang, poi sotto Mao. Canfora ammette comunque che "nel sessantotto" ci fu una ripresa del trotskismo, soprattutto in Francia, ma la attribuisce allingenuità di "neofiti" che ignoravano la storia, ed erano convinti solo che non bisognasse "sporcarsi le mani" con la realtà come Stalin e i suoi eredi avevano fatto. Canfora è tanto convinto di questo che ha aderito al PdCI che si è appunto "sporcato le mani" appoggiando la guerra nei Balcani. Tra gli esempi di questa presunta ignoranza dei "neofiti" Canfora mette quella che chiama la "repressione trotskista a Kronstadt", ignorando che quella repressione fu decisa dallintero congresso del PC sovietico, e quindi condivisa anche da Trotskij, che tuttavia non vi partecipò in alcuna maniera. Si tratta di una vecchia calunnia rimbalzata dagli ambienti anarchici a quelli staliniani (da quale pulpito, poi!), e ripetuta stupidamente da gran parte della sinistra vecchia e nuova (la ha ripresa recentemente anche Claudio Grassi in sede di discussione delle Tesi congressuali), che attribuisce con dovizia di particolari alla persona di Trotskij la "feroce repressione" a Kronstadt. Io ho scritto più volte che lattacco alla fortezza fu un gravissimo errore basato sulla convinzione che ci fosse un legame organico tra gli insorti e i controrivoluzionari della Finlandia (che rivendicavano tale legame, ma probabilmente vendevano fumo), e che quello che accadde dopo (le fucilazioni dei prigionieri) fu un crimine della Ceka che anticipò il terrore degli anni Trenta. Lenin e Trotskij, che allora erano in totale sintonia, ignorarono o comunque sottovalutarono quei crimini (ben diversi dallattacco alla fortezza, a mio parere basato su una valutazione sbagliata dellinsurrezione, ma che rientrava pur sempre nella logica di una guerra). Ne ho scritto più volte, anche rispondendo al mito che quegli insorti fossero gli eroici protagonisti dellOttobre, mentre quei marinai dellAurora invece erano diventati i quadri essenziali dellArmata rossa, ed erano stati sostituiti da reclute inesperte che non avevano mai combattuto. Canfora conosce questi scritti, che gli avevo fatto avere quando credevo che le sue inesattezze fossero dovute a scarsa conoscenza e non a faziosità e partito preso, ma preferisce continuare a rimestare nel torbido in compagnia di quegli stessi anarchici che poi non rinuncia a denigrare quando parla di Spagna. Nel suo articolo Canfora dice poi di Arlette Laguiller che "assomiglia a Trotskij solo nella sicurezza di sé e nella certezza di avere ragione, nellabitudine a non criticare mai sé stessi ma la «cattiva realtà»." Questa frase rivela ancora una volta che Canfora non ha mai provato a leggere Trotskij, che in realtà ha messo in discussione sempre tutto di sé stesso, senza avere certezze immutabili. Ha perfino detto che se dalla catastrofe imminente negli anni Trenta (che altri volutamente ignoravano) il proletariato non fosse riuscito a risollevarsi e a riconquistare la sua autonomia, sarebbe stato necessario fare un bilancio della validità della stessa teoria marxista. Trotskij ha fatto una severa autocritica sulle sue posizioni giovanili, analoghe a quelle di Rosa Luxemburg, che pure contenevano alcune intuizioni sui pericoli insiti nelle concezioni organizzative del primo bolscevismo, che non emersero finché Lenin fu vivo, ma consentirono poi allo stalinismo di fondare su di esse la sua opera devastante. Negli ultimi anni della sua vita Trotskij riflettuto sul pericolo del partito unico, che era stato imposto dalla dura realtà della guerra civile, e che lui aveva accettato al seguito di Lenin, di cui era diventato il miglior discepolo (e che Canfora e quelli come lui hanno giustificato fino al "crollo" dellURSS, e anche dopo). Ed era la "cattiva realtà" che per amor di purezza Trotskij criticava quando insisteva dal 1929 al 1933 che era una follia imporre ai partiti comunisti il rifiuto del fronte unico con i socialisti contro lascesa del nazismo? Era una critica "ideologica" o la lucida previsione che la politica imposta da Stalin e zelantemente applicata da Togliatti portava a una catastrofe? Canfora ripete su Trotskij vecchie frasi fatte, ma evidentemente non ha mai neppure sfogliato i suoi libri. Canfora accusa poi di "settarismo" Trotskij e i suoi seguaci, commentando che "non a caso i movimenti trotskisti avventuratisi nelle elezioni francesi sono addirittura tre". A quanto pare Canfora, una volta passato ai giudizi politici, non è più lucido che come "storico". Perché infatti non rimprovera al PCF, che pure stava al governo con Jospin, di essersi presentato separatamente contribuendo alla sua disfatta non meno degli astensionisti? Lo stesso vale per i Verdi, e ancor più per Chevenement, staccatosi dal PS per non affondare insieme ad esso. Se avevano la stessa politica, perché non si sono presentati insieme? Evidentemente per cercare con un po di demagogia di recuperare i consensi perduti, come fece la ministra del PCF che andò a Porto Alegre per avere una patente di "no global" e ha rimediato una torta in faccia da giovani iscritti al suo stesso partito! E visto che è tanto "unitario" come spiega la sua entusiastica adesione alla scissione di Cossutta, che esaltò con maramaldesche esternazioni antitrotskiste sul solito "Corriere della sera"? Canfora non rimprovera la presentazione separata a quelli che avevano lo stesso programma di governo, ma solo ai trotskisti, che la politica di Jospin avevano sempre criticato non perché non fosse "pura", ma perché era apertamente concertata con il padronato (compreso il modo con cui le 35 ore, accettate per la forte campagna in loro favore, sono state poi vincolate a flessibilità e intensificazione dello sfruttamento, riducendone leffetto sulloccupazione). Quanto al fatto che le liste "trotskiste" o sedicenti tali fossero tre, la spiegazione è semplice: i "lambertisti", che hanno avuto lo 0,5 %, sono il residuato di una formazione che ha avuto in passato un notevole peso, e che si è ridotta a mano a mano perché dogmatica e settaria, ma anche opportunista. Ha praticato ad esempio un discutibile "entrismo" nei sindacati socialdemocratici ma anche nello stesso PS (ironia della Storia, Jospin era un loro militante infiltrato nel partito socialista!). Come parecchi altri residuati del genere, a me è sempre parso un gruppo strutturato sul modello staliniano, con sovrapposto un riferimento ideologico (ovviamente rigido e dogmatico") a Trotskij, con la più totale incomprensione di quel che è accaduto nel mondo dopo la sua morte (si staccarono infatti dalla Quarta Internazionale proprio per il loro giudizio negativo sulla rivoluzione cinese, vietnamita, cubana, ecc.). Con un gruppo del genere nessuno poteva e può fare un alleanza. Altra cosa sono la LCR e Lutte Ouvrière, gruppi ben radicati socialmente, anche se con metodologie diverse nello stesso lavoro sindacale e nelle presentazioni elettorali. Quando è stato possibile (nelle elezioni europee, ad esempio, grazie al diverso sistema elettorale) si sono presentate insieme. In questo caso non era possibile, perché la LCR, pur condividendo le critiche di Arlette alla politica del governo Jospin, non poteva accettare di considerare uguali destra e sinistra, rifiutando quindi di dare in qualunque circostanza indicazione di voto per il secondo turno. O per quellamore di unità e quel rifiuto delle divisioni predicati da Canfora la LCR doveva accodarsi a una posizione ritenuta profondamente sbagliata? È vero che la posizione di Arlette è condivisa anche da settori di massa (che dalla loro esperienza hanno tratto appunto la conclusione che non cera differenza tra Jospin e Chirac), ma tra i punti che differenziano la Ligue da LO, cè appunto una diversa concezione della stessa propaganda, che secondo la LCR non può e non deve adattarsi passivamente ai livelli di coscienza delle masse. Per un certo periodo la propaganda abbastanza semplicistica di LO ha funzionato meglio, ma ora le distanze si sono ridotte, e probabilmente sarà possibile aprire una discussione proficua per sormontare le altre divergenze (ad esempio sui movimenti "di Porto Alegre", sulla questione palestinese, ecc.). Perché polemizzare con Canfora? Ma lasciamo da parte le faziosità di Canfora, che si arrampica sugli specchi come e peggio di Cossutta. Perdiamo tempo a polemizzare con lui solo perché ha goduto per molto tempo di grande e immeritata fama anche allinterno del PRC perché diceva molto efficacemente proprio le cose che i "nostalgici del socialismo reale" volevano sentirsi dire, e perché riproponeva una visione del mondo radicatissima in tutta la sinistra: quella che sostiene che tutto quel che accade è inevitabile, sicché la realtà, anche se "cattiva", come la definisce lui, va comunque accettata. Per questo Canfora può irridere a Trotskij che criticava la "cattiva realtà" (come ad esempio la rinuncia stalinista a lottare contro il nazismo nel 1929-1933...). Forse questa concezione Luciano Canfora la ha presa dal padre, coautore con De Ruggiero di un famoso manuale di filosofia di impostazione crociana, ma è in sintonia profonda con la lettura che fu dominante nel PCI per decenni, e con cui ha polemizzato duramente Bertinotti, prima nel gennaio 2001 a Livorno e poi nelle conclusioni del congresso, quando ha ribadito che la storia si fa anche con i "se," e che non tutto quel che è accaduto doveva accadere. Esattamente il contrario di quel che pensava Togliatti nel 1926, quando bloccò la famosa lettera di Gramsci al comitato centrale del PCUS. Vale la pena di ricordare come Gramsci rispose, amareggiato e sdegnato, a Togliatti: "Saremmo dei rivoluzionari ben pietosi e irresponsabili se lasciassimo passivamente compiersi i fatti compiuti, giustificandone a priori la necessità". Perché si rafforza Le Pen Ma rimane unaltra questione: Jospin e il PCF hanno perso milioni di voti verso lastensione, e solo una parte di essi è stata recuperata dalle liste che proponevano unalternativa rivoluzionaria. Ma Le Pen ha avuto il successo che ha avuto (pur non eccezionale in termini di voti assoluti) anche pescando tra gli strati ossessionati dalla "sicurezza" (in nome della quale anche Jospin chiedeva voti, ma con minore efficacia), e soprattutto approfittando del malcontento generale per la politica sociale del governo Jospin-Chirac (già, perché "coabitavano" e concordavano quasi tutto). E ha pescato, è stato provato, proprio nellelettorato del PCF! Le Pen infatti ha tuonato contro gli immigrati (pescando perfino i voti di qualche ebreo benestante, come segnala il Corriere della sera del 24 aprile), ma anche "contro la mondializzazione liberista", linvadenza dei mercati finanziari nelle questioni nazionali, e ha promesso pensioni e salari più elevati, mentre centrodestra e pseudo-sinistra facevano a gara nel teorizzare lausterità. Il problema è dunque più grave e inquietante, e non si risolve chiedendo alla sinistra francese di suicidarsi appoggiando Chirac (come la socialdemocrazia tedesca nel 1932 appoggiò, "contro Hitler", quellHindenburg che lanno dopo chiamò Hitler al potere). Sarà possibile battere, e definitivamente Le Pen solo ricostruendo una sinistra degna di questo nome, che sappia trovare lunità sulla base di interessi comuni di classe, anziché inseguire tematiche e concezioni dellavversario. (24.04.02) |