| Preparativi per la guerra in Iraq di Antonio Moscato Molti candidati ai Premi Oscar per la menzogna I candidati più quotati al premio Oscar per la bugia sono ovviamente il presidente George W. Bush e i suoi più stretti collaboratori. In questi giorni, mentre intensificavano i bombardamenti sul territorio dellIraq, alla faccia di tutte le convenzioni internazionali, hanno ripetuto di "avere le prove" dei legami di Saddam Hussein e Bin Laden, e inoltre di avere la certezza che entro sei mesi lIraq sarebbe in grado di avere armi atomiche. Le prove, naturalmente, "non possono essere rese pubbliche per ragioni di sicurezza". Ma i governi alleati o clienti, a cui ovviamente potevano essere benissimo fornite, sostengono che non ci sono. Anche quasi tutti i consiglieri del padre di Bush hanno espresso forti dubbi (e certo, se hanno affiancato quello che era il presidente degli Stati Uniti al momento delle guerra del Golfo del 1991, non dovrebbero essere stati oggi tenuti alloscuro per "motivi di sicurezza"). Le "prove" sui tentativi iracheni di dotarsi di armi atomiche sono assolutamente risibili: i satelliti spia avrebbero rilevato attività edilizie in zone dove in precedenza cerano impianti militari smantellati. Anche il superfalco Cheney sostiene che Saddam "cerca attivamente e aggressivamente armi atomiche". Cerca: ma dove? Al supermercato? Tutti gli esperti sanno bene che il reattore nucleare (sperimentale) di Tamuz, distrutto con un azione di pirateria aerea israeliana nellaprile 1981, era stato allestito da tecnici francesi, e aveva bisogno di una costante assistenza esterna. Anche se Saddam Hussein volesse veramente predisporre le strutture edilizie per accoglierne uno nuovo, la messa in opera di un simile impianto dipenderebbe da fornitori occidentali da cui sarebbe semplice ottenere informazioni. Ammesso che qualche impresa statale francese o russa o tedesca avesse stabilito accordi per fornire impianti di questo genere (cosa inverosimile in questo contesto) intervenire per bloccare tutto sarebbe facilissimo, senza infliggere nuove sofferenze allo sventurato popolo iracheno. E poi, ammesso che riesca a trasformare un reattore sperimentale in un impianto capace di produrre unatomica, come la invierebbe? Per posta prioritaria? Nel 1990-1991, molti imbecilli ripetevano che Saddam era il nuovo Hitler e lIraq la nuova Germania con il quarto esercito mondiale. Era una balla grottesca, data larretratezza di partenza del paese, interamente dipendente dalle forniture militari di paesi più sviluppati, tra cui gli stessi Stati Uniti, la Germania e anche lItalia. Pierre Salinger ha documentato che alla vigilia della Guerra del Golfo 207 ditte avevano fornito a Saddam "materiale bellico non convenzionale": di queste 86 erano tedesche, 18 statunitensi, altrettate britanniche, 16 francesi. 12 italiane. Tra queste ultime spiccava la SNIA Tecnint (FIAT) che aveva fornito un "laboratorio di armi chimiche per SAAD16, la SAIA BPD che ha offerto carburante per razzi, la Technipetrole tecnologia per gas nervino, la HP Usa calcolatori per missili e il "Center for Disease Control", sempre statunitense, "il virus della febbre del Nilo". Ovviamente ciò si spiega col fatto che fino a pochi giorni prima di diventare "il nuovo Hitler" Saddam era un amico degli occidentali e soprattutto un buon cliente. E questo spiega come sia stato facile smantellare quegli impianti, che erano stati allestiti proprio da ditte dei paesi che hanno invaso lIraq nel 1991! Al momento delloccupazione del Kuweit sarebbe stato facilissimo intervenire su Saddam sospendendo forniture e assistenza. Per giunta, lIraq era dipendente dagli Stati Uniti anche sul piano alimentare (era il primo degli acquirenti di riso dagli Stati Uniti, e lottavo per il grano), sicché i mezzi per una pressione non mancavano. Ma quello che serviva non era "fermare Saddam Hussein", bensì dare una dimostrazione al mondo di cosa poteva aspettarsi chi veniva prescelto come bersaglio dallimperialismo. Le vere colpe di Saddam e quelle attribuitegli dagli ex complici Lunico dei collaboratori dellex presidente Bush e di Reagan che oggi si è schierato con gli interventisti, Caspar Weinberger, in unintervista apparsa sul "Corriere della Sera" del 7 settembre 2002, alla domanda: "Esistono prove sufficienti dei legami tra Iraq, Osama e Al Quaeda?", ha risposto testualmente: "Certo. Basti pensare al tipo di uomo che è Saddam, al brutale attacco che perpetrò contro il vicino Kuweit, alluso del gas per sopprimere la sua stessa popolazione, a tutte le promesse che aveva fatto allONU per le ispezioni e che non ha mai mantenuto. Siamo in possesso di tutte le prove che ci occorrono." Incredibile: nessuna di queste "prove" ha qualcosa a che fare con gli ipotetici legami di Saddam col presunto centro del terrorismo mondiale (e che questo sia rappresentato da Bin Laden, è stato messo fortemente in dubbio da persone che se ne intendono, come i presidenti di due paesi alleati degli Stati Uniti, Egitto e Pakistan!). Partiamo a ritroso dallultimo argomento per smontarli a uno a uno: Saddam Hussein in realtà ha accettato per anni gli osservatori delle Nazioni Unite, fino a quando furono sostituiti da noti agenti della CIA. Lo hanno confermato con le loro dimissioni i principali rappresentanti dellONU a Baghdad come lo svedese Rolf Ekeus, lassistente di Kofi Annan Denis Halliday, il suo successore Hans von Sponeck, e lo stesso Scott Ritter, capo degli ispettori per il disarmo, che dimettendosi ha ammesso che una parte dei suoi uomini lavoravano apertamente ed esclusivamente per i servizi segreti statunitensi, in aperto spregio di quanto prescritto dai regolamenti dellONU. L ultimo capo degli ispettori, Richard Butler, è stato denunciato dal suo stesso predecessore: quando lasciò Baghdad nel dicembre 1998, presentò il suo rapporto non allONU, come avrebbe dovuto fare, ma direttamente agli Stati Uniti, per consentire linizio di una nuova serie di bombardamenti prima che Kofi Annan potesse recarsi nel paese. Quanto alla "prova" rappresentata per Weinberger dal "tipo di uomo che è Saddam", varrebbe anche per decine di fedeli alleati di Washington nel Medio Oriente, in Africa, in America Latina, di cui molti hanno al loro attivo aggressioni a paesi vicini, e tutti sono esperti in uso di gas e altre armi letali contro la loro stessa popolazione. Parlare dellaggressione al Kuweit è poi incredibile da parte di un esponente degli Stati Uniti: Saddam fornì infatti la prova (un video) dellincontro in cui allinizio dellagosto 1990 lambasciatrice degli Stati Uniti, April Glaspie, gli assicurava che il suo paese non era interessato alle rivendicazioni irachene sul Kuweit (che era in origine un pezzo della provincia irachena di Bassora trasformato dalla Gran Bretagna in uno staterello vassallo ed era stato rivendicato più volte anche dai governi iracheni precedenti al regime di Saddam). E come poteva dubitare di quelle rassicurazioni Saddam, che dagli Stati Uniti e dai suoi fantocci nel Golfo (Arabia Saudita, Emirati, e lo stesso Kuweit) era stato incoraggiato, finanziato e armato contro lIran degli ayatollah, di cui nel 1980 si temeva la capacità di proselitismo? Saddam e Bin Laden Indicare come "complice di Saddam" il fantomatico Bin Laden (sempre che esista ancora) è due volte grottesco, sia perché costui è stato a lungo alleato degli Stati Uniti contro lURSS e socio in affari della famiglia Bush, sia perché il suo integralismo non ha nessun punto di contatto col laicismo del Baath iracheno. Gli stessi argomenti di Weinberger sono stati usati (sul "Corriere della sera" dell8/9/2002) dalla Consigliera per la Sicurezza nazionale Condoleezza Rice, che allude ancor più spudoratamente non solo allinvasione del Kuweit, ma anche alla guerra con lIran (Saddam "ha attaccato due volte i suoi vicini"). Per giunta, secondo la Rice, Saddam avrebbe "pagato 25.000 dollari ai kamikaze palestinesi" (chi glielo ha detto? Qualche cinico giornalista convinto che solo per denaro qualcuno può dare la vita per una causa? O linventore delle "prove" basate sul video con lesecuzione di un cagnolino in un laboratorio di chissà quale parte del mondo?). Saddam poi secondo la Rice avrebbe "cercato di assassinare un ex Presidente degli Stati Uniti". Quale? E che "prove" ci sarebbero? Mentre lei stessa, come Bush o Weinberger, parla apertamente di uccidere Saddam! E quanti attentati contro Castro sono stati ammessi dalla stessa stampa statunitense? La Rice dice tranquillamente poi che "lassenza di risoluzioni dellONU non è il cuore del problema. Su questo punto ci si permetta di essere realistici". Ed aggiunge che, visto che Saddam avrebbe ignorato moltissime risoluzioni dellONU (ma abbiamo visto che ciò è falso!), "vedremo se è il caso di tornare allONU"! Un altro candidato al Premio Oscar per la menzogna e lipocrisia, è Tony Blair, che ha il coraggio di chiamare "ispezioni coercitive" un piano che prevede "linvio di 20-50 mila soldati alleati ai confini iracheni con lincarico di aprire la strada e di proteggere gli ispettori internazionali"! E intanto, nonostante lopposizione di molti ministri, ha già inviato i suoi bombardieri a fianco di quelli USA a scaricare armi micidiali sul territorio iracheno (ma il Pentagono precisa che "i suoi top guns erano stati aggrediti e si sono difesi"). Gli Stati Uniti infatti sostengono che quando i loro piloti "hanno la sensazione" di essere inquadrati dai radar, devono reagire alla inequivocabile "aggressione irachena". Il più ipocrita di tutti: Shimon Peres Ma forse il massimo "alloro" per lipocrisia va assegnato al "Premio Nobel per la pace" Shimon Peres. Al meeting di Cernobbio del 6 settembre Peres ha dichiarato testualmente che "le colpe di Saddam Hussein sono moltissime: la guerra con lIran, costata 7 milioni di morti e linvasione del Kuwait, che provocò un altro conflitto con trecentomila morti". Nel primo caso, in realtà, la stima massima ha parlato di due milioni di morti (che non sono pochi, ma vanno divisi comunque in parti eguali tra Iran e Iraq, come le responsabilità per la guerra, che se era stata iniziata da Saddam su istigazione occidentale, è stata protratta poi testardamente da Komeini anche dopo che aveva costretto le truppe irachene a ritirarsi dal territorio iraniano, nel tentativo di privare lIraq dello sbocco sul Golfo). Nel secondo caso, Peres parla come se il 95% delle vittime (forse molto più di 300.000, e quasi tutti civili) non fossero state irachene, in conseguenza della enorme sproporzione tecnologica e anche numerica tra le forze occidentali e lo scalcagnato esercito iracheno, che era stato grottescamente presentato come quello della quarta potenza mondiale, in procinto di invadere lArabia Saudita (mentre la foto dei satelliti sovietici accertarono che linvasione del Kuweit era stata compiuta da un contingente ridotto, circa 10.000 uomini, con cui sarebbe stato impensabile un attacco allarmatissimo regime saudita). Quanto alle altre colpe di Saddam, si attagliano perfettamente anche al criminale Sharon, di cui Peres è completamente complice. Il colmo dellipocrisia è stato manifestato da Peres in unintervista rilasciata il giorno successivo al giornale cattolico "Avvenire": dopo aver caldeggiato lattacco allIraq, Peres si è affrettato a dichiarare che "quella irachena e quella israelo-palestinese sono due questioni separate, che è fondamentale tenere separate". Paura di ritorsioni irachene? Difficile, dato che gli israeliani sanno bene, come sapevano benissimo nel 1991, quanto la tanto paventata "potenza militare" dellIraq sia un bluff (altra cosa, ma riguarda gli eserciti di terra, che uninvasione possa trovare una resistenza ben diversa da quella dello sventurato Afghanistan, prostrato da oltre un ventennio di guerre combattute sulla sua terra). E comunque, se ci fossero problemi, Sharon ha già dichiarato di essere pronto a intervenire con ogni mezzo, compresa qualcuna delle 200 atomiche che Israele ha costruito fin dagli anni Settanta in collaborazione col Sudafrica allora razzista. A tutti quelli che ripetono in buona fede le bugie di Bush e soci su Saddam che avrebbe rifiutato gli osservatori dellONU (mentre ha rifiutato solo quelli della CIA), chiediamo perché non si ricordano mai di Israele, che ha sempre rifiutato ogni ispezione internazionale sui suoi arsenali atomici, e perfino su "normali" crimini di guerra come il massacro di Jenin? Sicché i mancati "osservatori" si sono limitati, a distanza, a ripetere i dati forniti dallesercito sionista, che negavano semplicemente il fatto. Ultimo episodio, luccisione di altri bambini e donne sicuramente estranei al "terrorismo", su cui, dopo che era stata sollevata da autorevoli commentatori israeliani qualche perplessità, si è fatto il "bel gesto" di annunciare uninchiesta dellesercito. Naturalmente linchiesta ha concluso scagionando ogni militare israeliano (erano stati imprevedibili "effetti collaterali). Ancora una volta Israele segue lesempio degli Stati Uniti, che si sono autoassolti per il bombardamento di una festa di nozze in Afghanistan, come per tanti altri massacri di civili che non avevano neppure lidea di cosa fosse un grattacielo. Veramente un record di ipocrisia. Purtroppo Peres continua a godere di tanta benevolenza nella sinistra italiana, che perfino su "Liberazione" la dichiarazione allAvvenire che abbiamo citato è stata scambiata per una dissociazione dalla posizione di Bush, mentre invece si tratta di un atteggiamento classico in Peres: fanno bene gli Stati Uniti ad affrontare il "pericolo Saddam", ma la questione palestinese ce la vediamo da soli. Il tutto condito da una dichiarazione di buoni sentimenti: "se il primo problema per noi, ora, è quello della sicurezza, è anche perché desideriamo tornare a una situazione di libertà: il conflitto è anche per noi una prigione, dalla quale desideriamo uscire con tutto il cuore". Anche questa frase è stata segnalata positivamente su "Liberazione dal commentatore che firma "lo spettatore", che a quanto pare non ne ha colto il senso, che è questo: vogliamo tornare alla "libertà" che avevamo prima della rinascita della resistenza palestinese con lIntifada Allora assolviamo Saddam? Lungi da noi lintenzione di assolvere Saddam, che abbiamo condannato quando massacrava i curdi e aggrediva lIran col plauso di tutto loccidente. Ma come dimenticare che le colpe di cui si è macchiato, oltre ad aver avuto come complici quelli che ora lo additano come incarnazione del male, non sono uneccezione ma la regola in gran parte del mondo? Basta pensare alla Turchia, a cui nessuno ha fatto pagare loccupazione di un terzo di Cipro e il massacro - che continua - non solo dei curdi, ma anche di moltissimi turchi democratici? E per quanti anni lIndonesia è stata libera di massacrare il popolo di Timor Est, prima che la crisi del regime militare istallato nel 1965 con uno spaventoso bagno di sangue spingesse lONU a intervenire tardivamente? E non occupa ancora la parte occidentale della Papuasia-Nuova Guinea, annessa col nome di Irian? E il Marocco non è stato lasciato libero di occupare la Repubblica Saharawi? E che dire dei governanti di Cile, Guatemala, Bolivia, Argentina, Brasile, Salvador, Colombia, Messico, ecc., che hanno massacrato i loro popoli con armi e consigli degli Stati Uniti? Non parliamo dei crimini compiuti prima dai regimi coloniali in Africa, e poi portati avanti dopo lindipendenza formale - da governanti infami sotto la guida di paesi imperialisti. Basta ricordare il ruolo della Francia nei massacri nel Ruanda e Burundi. E poiché non siamo né siamo mai stati "campisti", come si definivano quelli che vedevano solo le colpe dei paesi imperialisti (o almeno di quelli che in quel momento non erano alleati dellURSS o della Cina), nellelenco dei crimini impuniti mettiamo anche loppressione del popolo ceceno iniziata dagli zar, proseguita dallURSS staliniana e perpetuata oggi da Putin in nome della "lotta al terrorismo islamico", come la Cina usa lo stesso pretesto per continuare a opprimere le minoranze nel Tibet e nel Xinjang, e lIndia per combattere il separatismo nel Kashmir. Naturalmente se la Russia o la Cina, dopo aver tratto il massimo vantaggio dalladesione alla "crociata contro lintegralismo", riterranno troppo pericolosa la politica di Bush e si dissoceranno da essa facendo davvero uso (per la prima volta dopo decenni) del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza, invece di assentarsi o astenersi, (o magari, anche se è più improbabile ancora, se lo farà la Francia), saluteremo positivamente questo gesto, senza per questo dimenticare i diritti delle minoranze oppresse da quei governi, e senza illudersi che con quel gesto quei paesi diventino baluardi delle lotte di liberazione Consigli di lettura Ho accennato finora a molte delle situazioni tragiche nel mondo. Tra laltro ho dedicato articoli e libri alla questione palestinese (su cui ricordo il recentissimo "Israele sullorlo dellabisso" di A. Moscato e Cinzia Nachira, ediz. Sapere 2000, Roma 2002). Ma oggi la priorità assoluta è fermare i preparativi di aggressione allIraq, e per questo raccomando a tutti i compagni la lettura di un ben documentato libro di padre Jean-Marie Benjamin, "Obiettivo Iraq. Nel mirino di Washington", Editori Riuniti, Roma, 2002, molto utile per smantellare la campagna di intossicazione dei mass media. Sulla guerra precedente, e in particolare sulle "bugie di guerra" che la prepararono e giustificarono, può ancora servire un libro scritto a caldo, ma che mantiene una certa attualità: Antonio Moscato "Israele, Palestina e la guerra del golfo", Sapere 2000, Roma, 1991. |