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Una incresciosa vicenda che rischia di interrompere una collaborazione utile
Antonio Moscato (31 agosto 2002) "La rinascita del sindacalismo nel secondo dopoguerra" (parte I e parte II) è il testo di una relazione commissionatami da Luciano Vasapollo per i seminari di formazione sindacale delle RdB. Avevo lavorato in giugno, inviando il lavoro a mano a mano che procedeva (il grosso era finito a metà del mese, e il 26 sarebbe stato finito, se non mi fosse stato suggerito di completare il testo integrando una parte che avevo inviato come appendice, e che arrivava dal 1960 fino alle premesse della crisi del 1980). Il 2 luglio avevo inviato tutto. Avevo segnalato nel frattempo a Vasapollo una compagna di notevoli capacità, Ilaria Del Biondo, ricercatrice di Storia del movimento sindacale, che ha lavorato a tambur battente per scrivere la parte dalle origini del sindacalismo alla seconda guerra mondiale. A metà agosto ho cominciato a ricevere telefonate che SENZA PROPORRE MAI DI TAGLIARE QUALCOSA mi chiedevano di separare il lavoro in due parti, per mettere lultima in appendice, e "concentrarmi sul periodo dalla fine degli anni Quaranta alla fine dei Cinquanta, che a Vasapollo appariva fondamentale. Avrei dovuto valorizzare soprattutto il ruolo di Di Vittorio (cosa che avevo già fatto per lautocritica sulla sconfitta nelle elezioni sindacali alla FIAT del 1955, ma che avrei dovuto sottolineare ulteriormente). Avevo espresso qualche dubbio, ma poiché mi si assicurava che non sarebbe stato tagliato nulla, non mi sono preoccupato molto. Il 23 agosto ricevevo una e.mail (speditami già il 20 ma arrivata illeggibile) in cui venivano espresse divergenze politiche mai manifestate prima e mi si accusava di "ideologismo". "A me sembra scriveva Vasapollo - che per il lavoro che stiamo svolgendo per corsi prettamente di formazione sindacale non siano certo queste diversità che se vuoi sono più di origine politica che possano prevalere. Penso che le eventuali differenze dell'analisi politica, se ci sono, possono essere discusse al momento giusto e in una opportuna sede; nell'ambito invece di questi articoli per il quaderno di formazione sindacale noi reputiamo necessario e funzionale alla formazione stessa una ricostruzione in chiave storica di alcuni passaggi fondamentali del movimento sindacale italiano dove maggiormente si è espressa l'autonomia di classe e l'indipendenza. Non è certo un corso di formazione sindacale, almeno per come noi lo interpretiamo e (non) lo vogliamo fare la sede per le polemiche politiche legate a posizioni politiche attuali o a polemiche sullo stalinismo, il leninismo, il trotskijsmo ecc." (23 agosto). La conclusione era sorprendente: " il cuore del tuo lavoro deve riguardare gli anni che vanno dal '48 al '58-'59 mettendo in risalto il ruolo di indipendenza e autonomia che la CGIL ha saputo esprimere in quegli anni (quindi gli anni dal '43 al '48 devono essere accorciati e costituire al massimo una pagina e la parte che va dal '48 al '58, cioè il cuore del tuo contributo deve essere eventualmente arricchito e sfoltito da un po di considerazioni prettamente politiche mentre la parte da fine anni '50 a fine anni '60 può rimanere più o meno la stessa ma va a costituire un'appendice". Vasapollo cominciava a precisare la natura politica delle sue riserve: "La parte relativa al periodo della guerra andrebbe ristretta al massimo anche perchè purtroppo la guerra è guerra e come dice un antico detto "in guerra e in amore tutto è permesso" per cui non possiamo accollare al sindacato colpe in una situazione contingente così drammatica. Per il periodo invece dal 1947-48 a fine anni '50 sarebbe molto importante rafforzare il quadro che evidenzia la forte autonomia e indipendenza della CGIL dal sistema dei partiti quindi evidenziare le grandi battaglie della CGIL in quel periodo per la costruzione della democrazia nel nostro Paese rafforzando al contempo la bella parte che già hai scritto; evidenziare un ruolo molto positivo della CGIL in quella fase significa per noi del sindacalismo di base inchiodare la CGIL alle sue responsabilità storiche richiamandola forse all'unico periodo in cui hanno in qualche modo assecondato l'autonomia di classe, caratteristiche che poi man mano hanno sempre più abbandonato nel tempo." Quanto al "periodo invece che va da inizio degli anni '60 a inizio degli anni '70 rivisitato e un po aggiustato potrebbe sempre rappresentare un tuo contributo, però da mettere in Appendice". Ovviamente rispondevo spiegando che "le polemiche sullo stalinismo e il trotskismo" non cerano e non centravano "con i fatti segnalati nel mio articolo, cioè la subordinazione del sindacato a una politica di collaborazione di classe che ha consentito la ricostruzione del potere borghese in unItalia dove cera una profonda crisi rivoluzionaria apertasi con gli scioperi del marzo 1944", e che non riuscivo a chiamare "costruzione della democrazia nel nostro paese" quella politica che ha consentito cinquanta anni di strapotere capitalistico e di regime democristiano. Né a scambiare per "forte autonomia e indipendenza della CGIL dal sistema dei partiti" (!?!) la fase dellindurimento (tardivo) delle lotte, decisa dal PCI (come dal PCF, ecc.) nel quadro della guerra fredda, quando la pressione dellURSS sui partiti comunisti occidentali non era più dettata dalla collaborazione con limperialismo, e al contrario puntava a esercitare una pressione sui governi dei paesi capitalisti europei. Il ché non toglie che, quando la crisi del sistema sovietico e gli effetti delle sconfitte precedenti si sono fatti più evidenti, uomini intelligenti e capaci come Di Vittorio abbiano cominciato (ma nel 1955-1956!) alcune correzioni di linea e alcune differenziazioni anche su eventi significativi come la crisi ungherese. E lho sottolineato." Come estrema disponibilità alla collaborazione mi dichiaravo disposto ad accettare perfino che effettuassero loro stessi i tagli, che non potevo fare né in due ore, come mi scriveva Vasapollo, né in sette giorni, dato che non ne condividevo la ragione politica. Ridurre le molte pagine dedicate alle vicende della CGIL tra il 1943 e il 1958 (sono quelle che invio come "Prima parte") a una sola ("al massimo"!) significava omettere la documentazione e far apparire la mia argomentazione davvero "ideologica". Daltra parte mancavano tre giorni alla scadenza fissatami. Fino alle ultime due lettere, quella di pochi giorni prima ma arrivata praticamente illeggibile, e poi rispedita insieme a quella più esplicita del 23 agosto, si parlava solo di tagliare in due per esigenze redazionali larticolo, mettendone una parte in appendice, e non potevo capire cosa veramente volevano. Aggiungevo anche che gli "aggiustamenti" della parte da mettere in appendice, comunque, "è meglio che li facciano i compagni che ne sentono lesigenza". Chiedevo solo che in tal caso le parti tagliate fossero indicate con puntini. Precisavo poi che "se potrò fare ugualmente una relazione nei seminari di formazione, come mi auguro, mi concentrerò, anche per evidenti ragioni di tempo, sulle parti che mi assegnate", ma chiedevo che, proprio per la formazione degli "iscritti senza partito" in nome dei quali si parlava, mi sembrava giusto che essi potessero "conoscere anche quella interpretazione della sconfitta che è stata messa per decenni al bando dalla maggioranza della sinistra anche quando gli effetti della politica adottata in quegli anni cruciali erano diventati più che evidenti." La risposta, preannunciata con un duro messaggio lasciato nella segreteria telefonica (che contro ogni evidenza mi attribuiva la responsabilità della rottura alludendo a mie presunte "ragioni politiche o sindacali per non collaborare"), concludeva che " ci sembra che tu non reputi che ci siano i presupposti per continuare la collaborazione su questo tema e così com'è, poiché tu non vuoi apportare i minimi aggiustamenti che ti avevamo richiesto, non pubblicheremo il tuo articolo sul quaderno per la formazione sindacale della RdB. Sappi comunque che noi abbiamo finito di giocare da tempo e ci assumiamo sempre l'intera responsabilità per tutto ciò che facciamo nell'ambito politico, sindacale e culturale; tu ovviamente sei libero di fare tutto ciò che vuoi, noi continueremo modestamente per la nostra strada. Cari saluti, Luciano" (28 8 2002) A questo punto non mi rimane che mettere in circolazione il mio testo, sia perché possa essere utilizzato dai compagni che lo ritengono utile (siano essi della RdB o di altri sindacati autorganizzati, o della sinistra CGJL), sia perché sia possibile capire le ragioni di questa rottura, di cui non porto nessuna responsabilità "per ragioni politiche o sindacali". Politicamente sono stato sempre fautore della collaborazione di tutti i compagni comunisti con diversa collocazione. Tanto meno volevo interrompere una collaborazione con le RdB iniziata in un seminario regionale pugliese, dove Vasapollo mi conobbe, e mi propose di collaborare, e proseguita scrivendo per le compagne delle RdB un testo sulla Palestina (che dopo qualche esitazione di alcuni dirigenti è stato stampato e largamente diffuso). Uno degli obiettivi che mi propongo informando il maggior numero di compagne/i delle RDB con cui ho già collaborato è proprio un loro intervento per rimuovere gli ostacoli a una collaborazione: il mio risentimento per la scorrettezza di chi ha cercato di attribuirmi la responsabilità di una rottura voluta invece da altri in base a pregiudiziali ideologiche, è di gran lunga minore del mio interesse a collaborare con una delle più importanti organizzazioni del sindacalismo di base. Ai compagni delle RdB che me lo richiedessero, comunque, sono disposto a inviare per conoscenza lintero carteggio. |