| L'asilo nido è un diritto del coordinamento lombardo per una proposta di legge. Il nido è un servizio costoso per la collettività ma soluzioni alternative non ne esistono. L'assegno alle famiglie affinché gestiscano individualmente o insieme l'assistenza ai loro bambini è una soluzione altrettanto costosa e non viene incontro alle esigenze dei più piccoli i quali hanno bisogno di state con i loro coetanei, di ricevere stimoli, di crescere in un ambiente adeguato, con personale motivato e qualificato che segue programmi educativi garantiti centralmente. I bambini, infatti, hanno bisogno come tutti i soggetti deboli (malati, anziani, ecc.) di assistenza, di socialità, di stimoli cioè hanno bisogno di servizi e non di soldi. per i più piccoli questo servizio è il Nido. Esso si può articolare in diverse forme: nido a pieno tempo, nido part time (7.30-13.30), micro-nido, cioè una piccola struttura che ospita non più di trenta bambini oppure nido interno alla struttura della scuola materna e che accoglie bambini da 2 a 3 anni, spazio gioco (8-12) che pur non corrispondendo alle esigenze dei genitori che lavorano viene incontro al bisogno di socialità dei bambini. Il nido, inoltre, è una struttura di supporto notevole per i genitori che lavorano i quali vi apprendono cose utili per l'educazione del loro piccolo superando l'isolamento della famiglia moderna. proporre, in alternativa agli asili nido, una gestione del bambino organizza dagli stessi genitori a livello di condominio o di quartiere, magari con il supporto di una baby sitter pagata dal Comune, significa creare confusione prospettando soluzioni che forse possono andare bene per una piccola minoranza la quale per cultura, disponibilità di tempo, e particolarissime condizioni, è in grado di far fare un'esperienza positiva ai propri figli. Oggi però gli asili nido coprono soltanto il 5% della fascia d'età da 0 a 3 anni e sono inaccessibili per la maggioranza delle famiglie. È dunque un servizio che prima di tutto va sostenuto e ampliato! Per quanto bella possa essere poi un'esperienza organizzata dai genitori, arrivati i loro bambini all'età di 3 anni tutto termina: l'esperienza non si accumula, non si trasmette, non viene teorizzata e generalizzata come avviene in una istituzione. Il governo, alcune amministrazioni locali, la stessa Regione Lombardia stanno decidendo l'erogazione di denaro alle famiglie povere con figli piccoli, a genitori che rinunciando sia al nido sia al lavoro rimangono a casa ad accudire il figlio, a gruppi di genitori disposti ad organizzare in qualche modo la gestione dei bambini. Ma non esiste in misura significativa il problema di famiglie che non riescono a sfamare o vestire i propri figli o piuttosto il problema non è quello di famiglie che non riescono a offrire un ambiente adatto alla loro crescita? In questo caso l'assegno non risolve nessun problema. Arretrato è l'assegno per i poveri. reazionario è spingere le donne a rinunciare al lavoro. demagogico è proporre o meglio far credere all'opinione pubblica che i genitori possono organizzarsi a livello di quartiere (in quali spazi, con quali garanzie di igiene, di sicurezza e educative!) per gestire l'assistenza ai bambini. Chi poi garantisce che i soldi così distribuiti non vengano da un momento all'altro più dati? i pretesti non mancheranno: si scoprirà con grande indignazione della stampa che una famiglia povera secondo le tabelle Istat e che riceve l'assegno per i figli minori, possiede beni costosi, frutto di attività non chiare. Le famiglie, atomizzate per effetto della stessa legge, non potranno opporre resistenza. Queste proposte infatti sono elargizioni e non garantiscono diritti. In termini economici, i soldi distribuiti alle famiglie sono una spesa, mentre quelli per gli asili nido sono un investimento. Un investimento per la qualità della vita, per la prevenzione, per il progresso della società. |