Numero unico sulla guerra al terrorismo
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Da qualche mese a questa parte
- ci viene detto -siamo entrati in una nuova era, dove nulla sarà come
prima. Ma questa consapevolezza non è qualcosa che la ragione si è
dimostrata finora in grado di affrontare. In aereo? Ecco, di nuovo quella
fitta. E questa volta non è il portafoglio. No, non è paura dell'euro. È
proprio il cuore. È paura di perdere la vita. Tutto sembra sia cominciato
lo scorso 11 settembre. Fino a quel giorno, potevamo godere in tutta
tranquillità - chi più, chi meno - dei privilegi insiti nell'essere nati e
vissuti nella parte giusta del pianeta, vale a dire in occidente, dove un
tetto sulla testa e un pasto caldo non è negato "quasi" a nessuno. Sì,
avevamo più volte sentito dire che il nostro benessere aveva come
contropartita la miseria di miliardi di altre persone. Ma queste persone -
peraltro tanto diverse da noi - erano altrove, a migliaia di chilometri di
distanza e, come vuole il detto, lontano dagli occhi... Comunque, in questi ultimi anni, malgrado una certa reticenza eravamo tutti a conoscenza dei feroci conflitti che stavano insanguinando la Palestina, il Ruanda, la Somalia, la Bosnia, l'Algeria, il Kosovo... ma a noi, per far regnare la pace almeno in noi stessi, bastava eliminare questi luoghi dalla lista delle possibili località dove trascorrere le prossime vacanze. La guerra - coi suoi bombardamenti, le sue vittime, le sue macerie, i suoi posti di blocco, la sua crudeltà - non era cosa che ci toccasse, non era cosa capace di mettere in dubbio la tranquilla replica quotidiana della nostra esistenza.
Fino allo scorso 11 settembre,
appunto. Fino ad allora pensavamo che la "globalizzazione" comportasse
solamente la crescita e l'espansione degli scambi commerciali, la
penetrazione delle multinazionali nel mondo intero. Ci era stato
assicurato che vivere in un "villaggio globale" prevede solo benefici,
come quello di poter andare a fare la spesa tutti nello stesso
ipermercato, dove è possibile trovare proprio di tutto. Pagato lo
scontrino, ognuno poi se ne doveva tornare a casa propria (chi nella villa
e chi nel tugurio), alla vita di sempre (chi nell'agio e chi nella
sofferenza). Ma qualcuno non è stato d'accordo ed ha ritenuto che, se in
oriente si deve consumare lo stile di vita occidentale, allora anche
l'occidente doveva assaporare lo stile di vita orientale. Ma allora, dov'è la differenza fra i morti di New York e quelli di Baghdad? Dov'è la differenza fra terrorismo e guerra? L'involontaria franchezza delle parole di Bush ha fatto storcere il naso ai sostenitori del formalismo giuridico, ad esempio alla sinistra pacifista che ha sostenuto la necessità di non confondere una guerra - cioè un conflitto che vede impegnate due potenze contrapposte - con una operazione di polizia - cioè con la caccia a semplici delinquenti. Non si può equiparare il criminale che dirotta un aereo col soldato che sgancia le bombe, altrimenti la natura terroristica dello Stato risulterebbe evidente a tutti. È per questo motivo che la sinistra pacifista si è dichiarata contraria ad una guerra condotta dalla Nato, ma favorevole ad una vasta operazione di polizia coordinata dalle Nazioni Unite. In realtà una simile distinzione non ha più ragione di esistere, giacché oramai tutte le guerre sono operazioni di polizia. La guerra non consiste più in
una serie di battaglie volte alla resa o alla distruzione di un nemico che
si trova solo all'esterno dei propri confini, al fine di spogliarlo dei
suoi beni, bensì nel dispiegamento degli strumenti (compresi quelli
mediatici) atti ad estendere il proprio controllo e ad espandere il
proprio potere economico e politico, fuori e dentro i propri confini.
Mentre la lotta rivolta soltanto contro nemici esterni si è sempre
dimostrata un evento sporadico, quella contro nemici interni invece no,
perché è costante. I poliziotti, a differenza dei soldati, sono sempre al
lavoro. È così che la guerra moderna è diventata uno stato di conflitto
permanente dove, spesso e volentieri, la linea di demarcazione fra i
combattenti è sottilissima (in Italia lo Stato e la Mafia si combattono da
anni, senza che si capisca bene dove finisce uno e dove comincia l'altro).
Scopo della guerra non è più conquistare ciò che sta fuori, ma governare
ciò che sta dappertutto. E cos'altro è il terrorismo, se non un metodo di
governo fondato sul terrore? Questo lo sanno bene i terroristi della Casa
Bianca che, per vendicarsi dell'affronto subìto, dopo aver bombardato
l'Afghanistan si apprestano a bombardare la Somalia, l'Iraq e l'Iran - per
il momento -, considerati tutti sobborghi periferici del loro sterminato
impero. E lo sanno anche i terroristi degli altipiani arabi che, dopo aver
progettato gli attentati di settembre, potrebbero tornare a colpire
qualche altro paese occidentale. Il campo di battaglia si è allargato a
dismisura, non ci sono più zone di sicurezza, e nel prossimo futuro la
morte che scende dal cielo per fare strage fra i civili potrebbe colpire
dovunque. In un simile contesto, è
davvero importante sapere se queste offensive terroristiche verranno
battezzate "libertà duratura" oppure "guerra santa"? Molto più importante
è sapere, quanto a noi, da che parte stiamo. McDonald's o Jihad? Finché non saremo in grado di
cogliere la sostanziale unità presente in ogni forma di potere, finché non
capiremo che non c'è nulla da scegliere fra i due versanti di una identica
logica di dominio e sfruttamento, continueremo a dibatterci nella falsa
alternativa fra Hitler e Stalin, fra Bush e Bin Laden. Si può leggere
l'indice di Borsa o il Corano, basta che ci sia un testo sacro da
osservare. La donna deve inginocchiarsi nella sala ovale della Casa Bianca
o indossare il burka per le strade di Kabul, basta che sia umiliata e
sottomessa. I condannati a morte possono venir giustiziati mediante sedia
elettrica o per lapidazione, basta che chi abbia trasgredito la legge
venga punito. I barili di petrolio possono essere comprati oppure venduti,
basta che il loro commercio arricchisca petrolieri come Bush o Bin Laden.
Finché rimarremo intrappolati all'interno di questo dilemma, finché
avvertiremo questa necessità di scegliere fra le due soluzioni imposteci -
anziché andare alla ricerca di una nostra soluzione - non avremo scampo.
Non potremo fare altro che venir mobilitati al grido di "W la
guerra". Ma adesso lo Stato potrà liberarsi di ogni zavorra formale - basta pensare alla ridicola "tutela del diritto alla privacy" - e sguinzagliare i suoi cani da guardia in pieno giorno, non più solo di notte. Giacché da ora in poi i suoi mastini non incuteranno più timore ma saranno visti come difensori del nostro benessere, della nostra ricchezza, della nostra civiltà. Una volta accettata l'immonda idea secondo cui fare la guerra è un mezzo per stabilire la pace, cosa controbattere a chi sostiene che il controllo più è esteso e più è garanzia di libertà? Nulla. E così oggi restiamo indifferenti di fronte alle retate di immigrati che stanno conducendo le "nostre" forze dell'ordine, così come ieri eravamo indifferenti ai massacri che avvenivano nei loro paesi d'origine (nonostante fossero stati pure quei massacri a spingerli fino alle nostre spiagge, nonostante i committenti di quei massacri siedano vicino a noi). Allo stesso modo le migliaia di arresti compiuti negli Stati Uniti dopo l'11 settembre non turbano il nostro sonno, che non verrà scosso nemmeno dalle migliaia di arresti che verranno effettuati qui in Europa, non appena entreranno in vigore le nuove leggi-capestro europee "antiterrorismo". Che importa, purché lo Stato, nostro Signore, ci dia oggi il nostro pane quotidiano e ci liberi dal male. Amen. Conduciamo una vita che non ci appartiene. Non siamo stati noi a scegliere dove e quando nascere. Non siamo stati noi a scegliere la famiglia dove crescere ed abbiamo avuto sovente ben poca voce in capitolo anche per quanto riguarda il nostro aspetto, o la nostra educazione. Nemmeno sulla nostra morte siamo liberi di decidere da soli, vista la pena prevista per chi pratica l'eutanasia e la riprovazione con cui viene condannato il suicidio. Siamo talmente abituati a questo continuo, puntuale, inesauribile spossessamento di noi stessi, che oramai lo percepiamo come normale, addirittura auspicabile. Se vivere è una fatica, allora ben venga lo Stato che ci solleva dal gravoso incarico. Siamo venuti a questo mondo solo per essere messi in gabbia. Ma qualcosa è successo nel frattempo. A quanto pare la storia non è davvero finita. Chi si dichiarava certo che non si potessero più produrre eventi capaci di modificare l'andamento delle cose si è dovuto ricredere. Anche chi aveva giurato sull'assoluta inviolabilità dell'impero statunitense ha conosciuto le sue delusioni. I nostri giorni su questa terra non sono necessariamente condannati ad una noiosa ripetizione seriale. Tutto è ancora possibile, anche di vedere la più grande superpotenza del pianeta colpita a fondo da pochi uomini armati di taglierini. Tutto è ancora possibile, anche di vedere miliardi di individui scendere all'ultimo gradino della servitù volontaria. Malgrado tutto, tutto è ancora possibile. Morire, certo, comodamente seduti sulla poltrona della passività, storditi dallo spettacolo delle vicende umane di cui non si è che attoniti spettatori. Ma anche iniziare, per la prima volta, a determinare il proprio destino, a scegliere, ad essere artefici della propria esistenza. In una parola, a vivere.
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TERRORISTI!!! Appena otto giorni dopo gli attentati contro il Pentagono e il World Trade Center, la Commissione europea ha presentato una PROPOSTA DI DECISIONE QUADRO DEL CONSIGLIO SULLA LOTTA CONTRO IL TERRORISMO, abbinata ad un'altra riguardante il mandato di arresto europeo. Queste disposizioni, che ricordano le leggi scellerate varate nel
1893-1894 per contrastare il dilagare della "propaganda col
fatto" anarchica, consentiranno di qualificare come
"terrorista" qualsiasi atto di contestazione esercitato da
qualsiasi individuo. Esse chiariscono il senso dello stato di guerra
decretato da Bush e avallato dalle istanze europee: la pace dei mercati, è
la guerra sociale! La commissione europea ritiene che, nello spirito delle attuali legislazioni di alcuni paesi (IN GRECIA, IL CODICE PENALE E IL CODICE DI PROCEDURA PENALE SONO STATI SOSTANZIALMENTE RIMANEGGIATI A SEGUITO DELLA RECENTE APPROVAZIONE DELLA LEGGE N. 2928 DEL 27 GIUGNO 2001. IL CODICE PENALE FRANCESE DEFINISCE TERRORISTICI GLI ATTI CHE TURBANO GRAVEMENTE L'ORDINE PUBBLICO CON L'INTIMIDAZIONE O IL TERRORE. IL CODICE PENALE PORTOGHESE PARLA DI PREGIUDIZIO AGLI INTERESSI NAZIONALI, DI ALTERAZIONE O SOVVERTIMENTO DEL FUNZIONAMENTO DELLE ISTITUZIONI DI STATO, DI COSTRIZIONI NEI CONFRONTI DELLE PUBBLICHE AUTORITÀ E DI INTIMIDAZIONI ALLE PERSONE O ALLA POPOLAZIONE. IL CODICE PENALE SPAGNOLO, COME QUELLO FRANCESE E PORTOGHESE, ALLUDE ALLA FINALITÀ DI SOVVERTIRE L'ORDINE COSTITUZIONALE E DI TURBARE GRAVEMENTE LA PACE PUBBLICA. UN'ESPRESSIONE ANALOGA, EVERSIONE DELL'ORDINE DEMOCRATICO, E' CONTENUTA NEL CODICE PENALE ITALIANO), LA MAGGIOR PARTE DEGLI ATTI TERRORISTICI CONSISTE IN REATI ORDINARI CHE DIVENTANO REATI TERRORISTICI PER VIA DELLE MOTIVAZIONI DI CHI LI COMMETTE: SE LA MOTIVAZIONE E' ALTERARE SERIAMENTE O DISTRUGGERE I PILASTRI FONDAMENTALI DELLO STATO, SI TRATTA DI UN REATO TERRORISTICO. Essa si basa in primo luogo sul recente Terrorism Act 2000
britannico (www.uk-legislation.hmso.gov.uk/acts/acts2000/20000011.htm),
che definisce il terrorismo come UN'AZIONE O UNA MINACCIA D'AZIONE MIRATA
A "INFLUIRE SUL GOVERNO O A INTIMIDIRE LA POPOLAZIONE O UNA PARTE DI
ESSA", COME "L'AZIONE O LA MINACCIA D'AZIONE COMPIUTA ALLO SCOPO DI
PROMUOVERE UNA CAUSA POLITICA, RELIGIOSA O IDEOLOGICA". Del resto, è chi detiene il potere a decidere il significato delle
parole. Un TERRORISTA viene definito tale in funzione delle sue
MOTIVAZIONI, ma è chi detiene e gestisce l'autorità a decretare la natura
di queste ultime. Si può capire che simili amanti della semantica abbiano
accolto l'11 settembre, con lacrime di circostanza, come un'autentica
bazza. Accingendosi a stilare l'elenco dei REATI TERRORISTICI PIÙ GRAVI, i
commissari, brave persone, notano che LA MAGGIOR PARTE DI ESSI VIENE
SPESSO CONSIDERATA COME UN REATO COMUNE NEI CODICI PENALI DEGLI STATI
MEMBRI. IN QUEST'ULTIMO PUNTO POTREBBERO RIENTRARE, TRA L'ALTRO, GLI ATTI DI VIOLENZA URBANA. Inoltre, LA DIFFUSIONE DI SOSTANZE CONTAMINANTI O ATTE A PROVOCARE INCENDI, INONDAZIONI O ESPLOSIONI CHE ARRECHI DANNO ALLE PERSONE, AI BENI, AGLI ANIMALI E ALL'AMBIENTE; L'INTRALCIO O L'INTERRUZIONE DELLA FORNITURA DI ACQUA, ENERGIA O ALTRE RISORSE FONDAMENTALI; GLI ATTENTATI MEDIANTE MANOMISSIONE DEI SISTEMI DI INFORMAZIONE; LA MINACCIA DI COMMETTERE UNO DEI REATI DI CUI SOPRA. Infine, BENCHÉ I REATI TERRORISTICI COMMESSI MEDIANTE COMPUTER O DISPOSITIVI ELETTRONICI SIANO APPARENTEMENTE MENO VIOLENTI, POSSONO ESSERE ALTRETTANTO PERICOLOSI DEI REATI SOPRA MENZIONATI E METTERE A RISCHIO NON SOLO LA VITA, LA SALUTE E LA SICUREZZA DELLE PERSONE MA ANCHE L'AMBIENTE. E' facile notare come la ricchezza di questo elenco, che contempla sia gesti tecnologicamente sofisticati sia il semplice lancio di sanpietrini o il più banale dei furti, lasci pochi margini a chiunque sia coinvolto in qualche lotta radicale, persino di tipo rivendicativo. Anzitutto, per quanto riguarda il reato associativo, ormai attribuibile a chiunque: SI PUÒ AFFERMARE CHE UN'ORGANIZZAZIONE TERRORISTICA E' UN'ORGANIZZAZIONE STRUTTURATA, DI PIÙ DI DUE PERSONE, STABILITA DA TEMPO, CHE AGISCE IN MODO CONCERTATO ALLO SCOPO DI COMMETTERE ATTI TERRORISTICI. Ma, se è possibile, c'è anche di peggio. L'esposizione dei motivi, da cui è tratto l'elenco dei reati testé menzionati, non si attarda su altre disposizioni esplicitamente dettagliate negli stessi articoli della legge. E' qui che ritroviamo la scellerata filiazione che ci porta ad evocare le leggi emanate contro gli anarchici alla fine del XIX secolo. Infatti la nuova legge intende reprimere l'istigazione a commettere un atto considerato "terroristico". Detta istigazione, la cui definizione è lasciata beninteso alla creativa valutazione dei magistrati, è messa sullo stesso piano della partecipazione propriamente detta. Questo inedito reato di "terrorismo" sarà punito con una pena minima di sette anni di detenzione. La semplice minaccia (non definita, naturalmente) di commettere uno dei REATI TERRORISTICI vale due anni di prigione come minimo. L'articolo 4 della legge è laconico: GLI STATI MEMBRI PRENDONO LE MISURE OPPORTUNE PER GARANTIRE CHE L'ISTIGAZIONE, L'AIUTO, IL FAVOREGGIAMENTO E IL TENTATIVO DI COMMETTERE REATI TERRORISTICI SIANO PUNIBILI. Durante la seduta della Camera dei deputati francese, tenutasi il 23 luglio 1894, il socialista Charpentier criticava il carattere volontariamente elastico delle nozioni di provocazione e di incitamento: NON C'E' NULLA NEL TERMINE "PROVOCAZIONE" CHE PERMETTA AI MAGISTRATI DI CONDANNARE CON CERTEZZA; SARANNO CONSEGNATI ALL'ARBITRIO DELLA LORO VALUTAZIONE CHE DIPENDERÀ DALLE CIRCOSTANZE; SARANNO LORO A FAR NASCERE LE CIRCOSTANZE... MA COSA SIGNIFICA LA PAROLA "INCITATO"? IL VOCABOLO, IN DIRITTO, E' ASSOLUTAMENTE SCONOSCIUTO.
Istigazione, incitamento: è evidente che simili concetti permetteranno di criminalizzare pesantemente qualsiasi atto di contestazione e di solidarietà sociale, compresi i cosiddetti REATI DI OPINIONE commessi dagli autori di volantini, manifesti, articoli di giornale o di scritti in rete, che esprimeranno giudizi troppo condiscendenti nei confronti di atti "terroristici".
Il mandato europeo di perquisizione e d'arresto Una volta allestiti alla bell'e meglio l'elastica definizione di TERRORISMO e l'arsenale penale deputato a sradicarlo, non restava che dotare l'unione europea di un mezzo d'azione comodo e rapido per assicurare la circolazione controllata e forzata delle persone sospette. E' l'oggetto della proposta che istituisce un mandato europeo di perquisizione e d'arresto, che ogni Stato membro potrà far applicare da qualsiasi altro Stato, anche nei confronti di uno dei suoi cittadini residenti all'estero. Il consiglio europeo, già nell'ottobre 1999, aveva deciso di abolire la procedura formale di estradizione tra gli Stati membri E DI SOSTITUIRLA CON IL SEMPLICE TRASFERIMENTO. Quindi, il 5 settembre 2001, con una risoluzione il Parlamento europeo ha invitato IL CONSIGLIO AD ADOTTARE UNA DECISIONE QUADRO PER L'ABOLIZIONE DELLA PROCEDURA FORMALE DI ESTRADIZIONE, AD ADOTTARE IL PRINCIPIO DI RICONOSCIMENTO RECIPROCO DELLE DECISIONI IN MATERIA PENALE, COMPRESE LE DECISIONI PREPARATORIE IN MATERIA PENALE RELATIVE AI REATI TERRORISTICI, AD ATTUARE IL "MANDATO EUROPEO DI PERQUISIZIONE E DI ARRESTO". Questo nuovo mandato - che colpirà in primo luogo i rifugiati
politici e i clandestini - annulla e sostituisce le vecchie procedure di
estradizione, giudicate lunghe e obsolete, di cui elimina in particolare
il ricorso amministrativo. Facciamo qualche esempio. Un manifestante francese che è stato identificato a Genova potrebbe essere arrestato a Parigi su mandato di un magistrato italiano, senza che le autorità francesi possano opporvisi (supposto che lo desiderino). L'autore di un testo di denuncia dell'assassinio di Carlo Giuliani, diffuso via Internet all'indomani della tragica morte del rivoltoso genovese, può essere convocato da un magistrato che lo potrà incriminare per istigazione alla violenza urbana definita "terrorista". Poco importa se chi non avesse apprezzato l'operato delle forze dell'ordine italiane non ha mai messo piede in Italia. Il magistrato sarà in ogni caso libero di procedere nei suoi confronti, dato che il suo testo era visibile a Genova e che spetta al magistrato competente valutare l'opportunità dell'incriminazione. Naturalmente, le combinazioni sono innumerevoli: potremmo immaginare l'arresto di uno spagnolo a Roma su mandato di un giudice tedesco, e così via. IL MANDATO D'ARRESTO EUROPEO DOVREBBE SOSTITUIRE, NELLE RELAZIONI TRA GLI STATI MEMBRI, TUTTI GLI STRUMENTI ANTERIORI RELATIVI ALL'ESTRADIZIONE, IVI COMPRESE LE DISPOSIZIONI DELLA CONVENZIONE DI APPLICAZIONE DELL'ACCORDO DI SCHENGEN CHE TRATTANO QUESTA MATERIA. Una volta combinati, la ridefinizione di TERRORISMO e la creazione del mandato di arresto europeo non avranno come conseguenza solo di rendere più agevoli le abituali procedure di estradizione, ma aprono un campo interamente nuovo alla repressione, in base alla valutazione e all'iniziativa dei singoli magistrati. Alcuni giuristi democratici non hanno mancato di segnalare che il principio, rivendicato dalla commissione, del riconoscimento da parte di ogni Stato membro della legislazione penale integrale degli altri Stati, potrebbe condurne qualcuno ad applicare delle leggi straniere abbandonate dal proprio codice penale. Gli esempi citati riguardano l'aborto, il consumo di droghe, l'eutanasia. Al fine di prevenire questa critica, è previsto che ogni Stato possa presentare un elenco di eccezioni, cioè di comportamenti depenalizzati in seguito a DIBATTITO DEMOCRATICO. D'altra parte, leggi poco applicate o anche totalmente cadute in disuso proibiscono ad uno Stato, per la loro stessa esistenza, di far figurare i relativi delitti sulla lista delle eccezioni. Vengono le vertigini a pensare che il principio secondo cui SI PRESUME CHE NESSUNO IGNORI LA LEGGE d'ora in poi verrà moltiplicato per quindici legislazioni penali, di cui ignoreremo praticamente tutto. Infine, se è vero che questa nuova configurazione penale farà emergere alcune ambiguità locali, è anche vero che la tendenza del dominio nell'uniformare le varie normative - sociali, commerciali o penali - è di cancellare le specificità locali adottando quello peggiore come modello.
La guerra è la pace La
Casa Bianca l'ha annunciato. L'attuale guerra si distingue da quelle
precedenti per il fatto che si svolge su tutto il pianeta (anche se le
bombe sono per il momento destinate all'Afghanistan) e che indica come
avversari tutti coloro che attaccano "il modo di vita americano".
Questa guerra non avrà fine e utilizzerà dichiaratamente tutti i mezzi,
compresi l'omicidio, la menzogna e la tortura. Viene così decretato lo
stato di guerra permanente. Il "terrorismo criminale" fornisce una
rappresentazione del male (e del peggio) abbastanza credibile per
autorizzare il rilassamento delle precauzioni oratorie democratiche. Si
ucciderà come ieri; si mentirà come sempre; si ricaverà un utile da tutto
più che mai. Ma - ecco ciò che è nuovo - tutto avverrà alla luce del
sole. D'altra parte, se il margine di manovra di una fattiva critica sociale rischia di restringersi notevolmente negli anni a venire, non per questo potrà mai essere ridotto a nulla. Non sono le leggi a determinare i rapporti sociali esistenti: non fanno che esprimerli sotto forma giuridica. Il diritto è là per assicurare la riproduzione dei rapporti sociali e per affermarli, adattandosi ai rapporti di dominio che traduce in forma legale (basta pensare ai governanti italiani che si sono inizialmente allarmati contro il mandato di arresto europeo unicamente per ciò che concerne determinati reati di natura finanziaria, cioè quelli che li potrebbero riguardare da vicino). L'opportunità di una legislazione sociale repressiva, l'opportunità
della sua applicazione o della sua sospensione, dipendono dal rapporto di
forze sociali presenti e non dai mezzi polizieschi chiamati ad applicarla.
E' stato più volte sperimentato che una legislazione repressiva non mira
soltanto a colpire i conflitti sociali in atto, ma ad anticiparli
minacciandone i possibili partecipanti. Ma in presenza di forti tensioni
sociali, in presenza di un movimento sociale in espansione, intenzionato a
battersi senza cedere al ricatto della paura, la legislazione repressiva
viene sospesa per timore di eccitare ulteriormente gli animi. Le nuove
euroleggi scellerate non fanno eccezione. |
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ARTICOLO 6 - CONTENUTO DEL MANDATO D'ARRESTO EUROPEO IL MANDATO D'ARRESTO EUROPEO CONTIENE LE SEGUENTI INFORMAZIONI, PRESENTATE CONFORMEMENTE AL FORMULARIO IN ALLEGATO. A) L'IDENTITÀ DELLA PERSONA RICERCATA, |
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SOVVERSIONE SOCIALE O TERRORISMO? Era inevitabile che gli avvenimenti dello scorso 11
settembre suscitassero reazioni diverse e contrastanti. Ma, per quanto si
possano discutere le cause e soppesare minuziosamente le responsabilità
dei fatti, ci si sarebbe aspettati che la violenza indiscriminata
abbattutasi su New York, Washington e la Pennsylvania avrebbe fatto
inorridire chiunque. Non è stato
così. C'è chi ha esultato alla notizia del crollo delle Torri Gemelle,
simbolo del potere economico statunitense, e della parziale distruzione
del Pentagono, simbolo del potere militare statunitense, non curandosi del
contesto generale dei fatti. La sproporzione numerica tra i primi e i secondi è talmente palese, che ci siamo domandati a chi può mai appartenere il naso che riesce a godere di un così lieve profumo ignorandone contemporaneamente il pesante fetore. Non siamo stati capaci di trovare altri al di fuori dei gesuiti, dei cripto-nazisti e degli esteti. I
primi, si sa, sono
quelli che credono nella logica del fine che giustifica i mezzi. Pur di
fare trionfare ciò che considerano Bene, non esitano a legittimare ciò che
reputano Male. Proprio come il terrorista Bush. Ma si può
scendere ancora più a fondo nell'abiezione. Si può infatti cercare di
confutare il carattere indiscriminato di quegli attentati. È quel che
fanno i cripto-nazisti i quali, credendo evidentemente nel sistema
rappresentativo più di quanto ci credano gli stessi eletti e gli elettori,
ritengono tutti gli americani responsabili per l'operato del loro
governo. Infine, gli
esteti. Essendo tutti artisti, o sottoderivati, gli esteti non hanno idee
da diffondere, valori da mettere in pratica, aspirazioni da
realizzare. Queste
nostre considerazioni non sono originate solo dalla ferocia che ha
caratterizzato quegli attentati, ma anche dalle motivazioni che li hanno
determinati. Bisogna
proprio aver perso ogni speranza in un cambiamento sociale, per ritenere
chiunque non la pensi come noi un nemico da abbattere. Bisogna proprio aver rinunciato ad ogni amore per la vita, per approvare in modo incondizionato la morte. Tramutando così l'utopia in nientismo, l'odio in rancore, la generosità in sacrificio, la sovversione sociale in terrorismo.
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"Oramai è risaputo: allorché si vuole compiere una conquista ed estendere il proprio dominio, si comincia sempre col bandire ai quattro venti che il tale o il tale altro popolo è di razza inferiore, indegno di reggersi da se stesso, ostile ad ogni forma d'incivilimento. Si frugano le storie, la letteratura popolare, i libri di viaggi, la geografia, le statistiche; s'invocano l'antropologia e l'etnografia per dimostrare con matematica certezza che quel popolo è perfido, ingrato, infingardo, vile, assassino, feroce, e che non merita nulla dalla forca e dalla mitraglia in fuori. Si proclama in faccia al mondo che la propria razza è la razza superiore, prediletta da dio, predestinata a portare in giro per i quattro punti cardinali la fiaccola della scienza e del diritto; che la guerra intrapresa è guerra di civiltà e d'umanità, o per lo meno guerra di difesa di libertà (…)" (1912) |
stampato in proprio A.A.A. p.za Statuto, torino, 2/2/2002
Grazie ai compagni di El Paso occupato