Per la democrazia e la pace - contro l'embargo

In solidarietà con i lavoratori e le lavoratrici della Jugoslavia

messaggio della fiom nazionale all'Assemblea 15 luglio 2000

Mi dispiace di non aver potuto essere presente a questo evento di solidarietà, con la partecipazione di Rajka e Ruzica, che ho già avuto modo di conoscere e incontrare sia alla Zastava che in Italia e a cui mando un grande e speciale abbraccio.

Cerco di rimediare almeno in parte a questa assenza con un breve messaggio, basato su alcune parole che prendo dall'appello.

In primo luogo democrazia e pace: realtà e valori fondamentali, senza i quali il sindacato, come organizzazione autonoma di lavoratrici e lavoratori, non può esistere in nessun paese del mondo.

Embargo: se non cessa, tutti gli esseri umani che ne subiscono le conseguenze, rischiano la sopravvivenza, come dimostra tragicamente l'esempio di altri paesi (Iraq).

La democrazia è una costruzione difficile, ce lo dice anche la storia e la realtà del nostro paese, e ci dice anche che i lavoratori ne sono un soggetto essenziale, la loro unità in questa costruzione è decisiva: per questo abbiamo praticato la nostra solidarietà attiva nei confronti di tutti i sindacati in Serbia, prima, durante e dopo la guerra Nato.

La guerra di fine secolo, che solo l'ipocrisia e il cinismo dei potenti poteva definire umanitaria, non ha risolto i problemi della convivenza tra popoli di etnie diverse né certo ha favorito un processo di democratizzazione in Serbia. Ha prodotto effetti esattamente contrari: ha fomentato ulteriormente nazionalismi contrapposti e altre persecuzioni etniche, dopo quella contro i kosovari, (circa 150.000 profughi serbi), ha favorito la repressione di Stato nei confronti di quella società civile serba che, messa a tacere dallo stato di guerra, cerca di nuovo di farsi sentire.

Oggi, il mantenimento dell'embargo consolida questi disastri: distruzione e povertà, odii e divisioni. Per questo pensiamo, sulla base della nostra esperienza, che l'iniziativa del sindacato italiano debba avere tre dimensioni: urgente sostegno materiale anche alla popolazione serba, in particolare quella più colpita dalla guerra (i profughi), nonché ai lavoratori e lavoratrici in situazioni più difficili, stabilendo rapporti diretti con i posti di lavoro, come si è cominciato a fare alla Zastava e in altre fabbriche; conoscenza migliore della situazione nel paese, anche attraverso rapporti e scambi con tutti i sindacati lì presenti; iniziativa politica, nei confronti del Governo nazionale e del Sindacato e Istituzioni Europee perché venga messo fine all' embargo

Ci impegnamo a proseguire su questa strada e auguriamo di cuore a questa Assemblea di fare un altro passo avanti in questa direzione!

 

Alessandra Mecozzi

Ufficio Internazionale - FIOM NAZIONALE