A kragujevac (diario di Ezio, della delegazione torinese)
Il viaggio
Siamo partiti in 11 da Torino, la mattina di venerdì 27, con due furgoni messi a disposizione dal Comune di Torino che si è fatto carico anche delle spese di carburante e autostradali. Il giorno precedente era stato portato a Lecco il materiale scolastico raccolto con la sottoscrizione "5000 lire per 5 quaderni, 5 matite .", medicinali e capi di vestiario: il tutto era stato caricato su un Tir che avrebbe portato a Kragujevac anche un impianto di radiologia e altri medicinali. Il convoglio è stato organizzato grazie all'impegno di delegati e dirigenti sindacali della CGIL della Lombardia, di Brescia, Lodi, Torino, Bologna, Massa Carrara, dal Comune di Rho, dal Comune di Carrara , da Emergency e dall'azienda di trasporti di Lecco.
Dopo 1300 Km. e una notte di viaggio nelle nebbie delle pianure della Slovenia e della Croazia, le colline di Kragujevac ci hanno accolto con un pallido sole e una temperatura rigida. Il camion, partito anch'esso venerdì mattina è arrivato soltanto nel pomeriggio della domenica, dopo un'interminabile attesa di 12 ore alla frontiera serba: centinaia di tir controllati minuziosamente con una lentezza esasperante.
La delegazione La delegazione di Torino era composta da 11 persone. Decisamente ampia (nelle precedenti occasioni soltanto due o tre), ma giustificata credo dall'esigenza di rappresentare ai lavoratori della Zastava la grande attenzione con cui guardiamo oggi agli sviluppi della situazione in Serbia per i riflessi che avrà nelle loro condizioni di vita già duramente colpite: dall'embargo prima, poi dalla guerra e dai bombardamenti, infine dalla crisi economica. Credo che l'ampiezza della delegazione rispondesse anche a una domanda di partecipazione diretta da parte di numerosi gruppi che avevano aderito al progetto di adozioni a distanza.
Della delegazione torinese facevano parte due delegati della Fiat Iveco, un rappresentante del Coordinamento per la Jugoslavia, un delegato della AEM, due volontari delle ACLI, tre dirigenti della CGIL, un delegato del Politecnico (ed io, del gruppo CSELT).
La città
Kragujevac si trova 150 Km circa a sud di Belgrado e si estende dalla pianura verso le colline adiacenti. In una di queste colline c'è un grande parco, percorso da una strada ai cui lati si incontrano alcuni monumenti: sono il ricordo di una strage nazista in cui per rappresaglia furono uccisi 7000 bambini.
La città conta 250.000 abitanti. Ho visto pochissimo della città, e posso proporvi solo alcuni flash. L'area della Zastava è tutta "dentro" alla città, separata dal centro vero e proprio da un lungo canale attraversato da numerosi ponti. Su un binario ferroviario che costeggia il canale dal lato fabbrica raramente passa un convoglio merci. Nel centro c'è un piccolo, povero mercato; ai bordi del mercato, tra le aiuole di un piccolo giardino ai lati della strada principale numerose persone vendono poche cose: non ci sono banchetti, ma per terra, sopra alcuni fogli di giornale o alcuni sacchi di nylon viene esposta la merce: alcuni offrono 4-5 scope e un dozzina di spugne per lavare i piatti, altri qualche dozzina di candele e alcune buste di estratto vegetale; altri ancora alcuni pacchi di pasta (non molti: tre, massimo quattro). Ai bordi di altre strade stazionano uomini con una tanica di benzina ed una bottiglia. Per le strade circolano poche auto, alcune di grossa cilindrata. Passa un autobus, piegato pericolosamente su un lato, e mi sembra impossibile che possa arrivare al prossimo capolinea.
Nel parco (quello della strage nazista) c'è il complesso alberghiero in cui alloggiamo: costruito negli anni '70, non nasconde l'ambizione di presentarsi più che dignitoso, elegante, quasi di lusso; ampi saloni, confortevoli camere e un ristorante con una cucina tutt'altro che spartana ed un servizio con non poche pretese. Un contrasto che non passa inosservato, rispetto quanto visto nella città bassa. Mentre arriviamo, tra le numerose auto di media e grossa cilindrata parcheggiate nel piazzale, si fa strada un piccolo gruppo di suonatori: con una musica che ricorda Goran Bregovic e una scenografia che sembra tratta da un film di Kusturica accoglie una coppia di sposi. La festa proseguirà poi nel salone fino a notte inoltrata, anche nelle ore in cui mancherà l'energia elettrica: nell'albergo non manca certo un generatore, anche se è in grado di illuminare solo gli spazi comuni e non le camere (in tutta la città l'energia elettrica viene erogata ogni giorno per quattro ore, alternate ad altre quattro in cui viene sospesa).
Albergo e matrimoni a parte, le condizioni di vita nella città sono di giorno in giorno più difficili. Al generale aumento dei prezzi dei generi di prima necessità, non più sottoposti a regime di prezzi amministrati, si somma il peggioramento e l'aumento del costo dei servizi: in particolare luce ed acqua il cui prezzo è aumentato rispettivamente del 45% e 70%. E' stato annullato anche il regime di assistenza che fino ad ieri, per via dell'embargo e della guerra, dell'alto tasso di disoccupazione e povertà, garantiva il congelamento del pagamento delle bollette.
Il sindacato alla Zastava
Arrivati a Kragujevac siamo stati accolti dal gruppo dirigente del sindacato della Zastava, che è stato fino ad oggi il nostro riferimento concreto a Kragujevac per la gestione delle adozioni a distanza e di altre iniziative di solidarietà con i lavoratori della fabbrica e le loro famiglie. Insieme a questo sindacato erano stati definiti all'inizio i criteri di assegnazione delle adozioni, verificando che le priorità fossero riferite alle reali condizioni economiche delle famiglie e non fossero condizionate alla loro appartenenza politica e sindacale. Un rapporto diretto con le famiglie (ogni gruppo di adozione è stato invitato a mettersi in contatto diretto con la famiglia del ragazzo/ragazza che aveva adottato) ha consentito di esercitare un controllo sulla trasparenza; una distribuzione delle quote trimestrali direttamente alle famiglie ha rafforzato questo controllo ed eliminato inutili e consistenti costi di mediazione delle banche.
Il sindacato della Zastava, il sindacato "ufficiale" Samostalnih (che vuol dire "autonomo", anche se per noi il termine suona poco appropriato) raccoglie oggi il consenso del 92% dei lavoratori. Pur essendo politicamente vicino alle posizioni del precedente governo Milosevic, fin dai giorni dei bombardamenti umanitari che hanno raso al suolo una parte della fabbrica ha assunto una posizione autonoma sia da Belgrado che dall'opposizione.
Il gruppo dirigente sindacale si è fatto carico del rapporto con i sindacati e il volontariato italiani ed europei ed ha garantito in questi mesi un piccolo welfare a tutti i dipendenti, distribuendo gli aiuti senza discriminazioni politiche o sindacali. Le adozioni a distanza dei figli dei lavoratori "licenziati" dalle bombe della Nato, hanno aiutato una comunità operaia sotto embargo a tirare avanti, in qualche modo.
La presidentessa di questo sindacato, la signora Rusika, ci ha parlato dei problemi della fabbrica, dell'opera di ricostruzione degli impianti distrutti dai bombardamenti e dei consistenti aiuti concessi in quella fase dal governo; ci ha parlato delle precarie condizioni di vita dei lavoratori e delle preoccupanti prospettive per la fabbrica: al disimpegno progressivo e ormai totale della Fiat Iveco (proprietaria del 47% del settore camion) e alle distruzioni dei bombardamenti seguiranno credibilmente a breve le iniziative di privatizzazione secondo le note ricette liberiste del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale rispetto alle quali il nuovo governo sembra essere tutt'altro che insensibile. Una ulteriore caduta della produzione è nell'aria e la disoccupazione è destinata ad aumentare.
La signora Rusika ci ha anche parlato del clima pesante che si è venuto a creare dopo la svolta del 27 settembre scorso: i dirigenti sindacali del sindacato Samostalnih vengono messi alla gogna da chi in passato non ha fatto nulla per difendere la comunità operaia di Kragujevac: accusati di non aver preso abbastanza le distanze da Milosevic per aver accettato i sussidi disoccupazione del governo ("e cosa avremmo dovuto fare, rifiutarli e far morire di fame i nostri lavoratori?"), alcuni di loro sono stati sequestrati da esponenti delle ex-opposizioni; all'interno della coalizione DOS non sono pochi quelli che fremono per conquistare in fretta e con ogni mezzo una legittimazione: forti pressioni vengono fatte nei confronti dei lavoratori affinché aderiscano ai "nuovi" sindacati, e spesso le adesioni vengono comprate a poco prezzo: a volte basta un pacco di detersivo.
In questa situazione il "vecchio" sindacato si è rifiutato di farsi da parte di fronte alle aggressioni, ma si è fatto promotore di una prima verifica: il prossimo 24 novembre si terranno tra gli iscritti le elezioni dei rappresentanti ad ogni livello del settore auto (elezione saltata per colpa dei sostenitori della politica di Governo, ndr). Il sindacato che ha la maggioranza effettua le contrattazioni: se di quel 92% risponderanno in tanti ne risulterà una conferma, altrimenti . I dirigenti sembrano guardare con realismo ad un probabile e consistente ridimensionamento: c'è da chiedersi se, comunque vadano le cose, saranno in grado di sciogliere i legami con la vecchia nomenklatura e continuare a difendere gli interessi dei lavoratori in un sistema in cui le nuove regole del "mercato" richiederanno senz'altro un ruolo più antagonista.
L'incontro con le famiglie Sabato pomeriggio, nel salone di un edificio Zastava-Iveco abbiamo incontrato le famiglie dei ragazzi "adottati". Una bandiera multicolore portata da Torino con scritto in grande la parola "PACE" (che tante volte abbiamo visto nelle nostre strade durante le numerose manifestazioni pacifiste) faceva da sfondo dietro un grande tavolo al centro della sala.
C'è stato prima un saluto della signora Rusika (al termine del quale c'è stata una breve contestazione da parte di un signore che, accusando l'oratrice di fare propaganda politica, ha abbandonato la sala seguito dalle due figlie). E' seguito un saluto da parte della nostra delegazione in cui sono stati richiamati i valori della solidarietà e confermato l'impegno a continuare nel sostegno alle famiglie anche in un futuro che si prospetta ancora più difficile del presente. Si è passati quindi alla distribuzione, famiglia per famiglia, delle quote di questo trimestre (50 marchi al mese), mentre la consegna dei regali è stata rimandata alla fine della cerimonia per limitare l'imbarazzo nei confronti dei bambini che non ne avevano ricevuti.
Sono state consegnate 183 buste, tante quante sono le adozioni che fanno capo a Torino (in tutta Italia sono 1300).
Personalmente ho vissuto la fase della consegna con un certo imbarazzo, chiedendomi se non c'era modo di evitare il probabile disagio di una madre o di un padre che, accompagnato dal proprio figlio, riceveva una busta contenente denaro. Certo è difficile mettermi nei panni di chi, avendo un così grande bisogno di aiuto, riesce forse a mettere in secondo piano altri sentimenti e non provare un senso di mortificazione. D'altra parte queste modalità di consegna, richieste proprio dai rappresentanti sindacali della Zastava, garantiscono la massima trasparenza: e la trasparenza è una garanzia di una corretta gestione di questo progetto di solidarietà, rispetto alla quale altre considerazioni passano in secondo piano (compresa quella sul recupero di un consenso anche in termini di immagine da parte di chi rischia di perderne).
Cinquanta marchi sono più di tre volte il sussidio di disoccupazione: questo forse taglia la testa al toro. Forse, non so: ma il mio disagio è rimasto.
La visita alla fabbrica
Domenica mattina siamo entrati in fabbrica.
La centrale di energia (completamente distrutta dai bombardamenti) è stata ricostruita con il sostegno del governo; la centrale fornisce l'energia elettrica alla fabbrica e il riscaldamento a tutta la città. Le linee di montaggio delle auto sono state parzialmente riattivate, mentre nel reparto verniciatura (completamente distrutto) si lavora oggi come da noi trent'anni fa. Il capannone in cui ufficialmente venivano prodotti fucili da caccia (credibilmente armi leggere, completamente svuotato prima del bombardamento) è rimasto così come lo avevano ridotto le bombe.
Chi tra noi era già stato qui pochi giorni dopo i bombardamenti ci racconta della distruzione che aveva incontrato: oggi è diverso, e un visitatore è forse più colpito dall'obsolescenza degli impianti. Ho già accennato al disimpegno della Fiat durante i dieci anni di embargo, che peraltro riusciva facilmente ad aggirare facendo pervenire i motori attraverso società "di comodo". Le linee di montaggio delle auto sono quelle della Fiat 128, dismesse da noi una ventina di anni fa.
Alcuni dati raccolti qua e là: La Zastava conta oggi 33.000 dipendenti (36.000 prima della guerra), di cui 24.000 a Kragujevac. A dicembre del '99 (alla ripresa della produzione dopo le prime ricostruzioni) sono stati prodotti 100 camion e 500 auto. Le previsioni per il 2000 erano di 720 camion e 18.000 auto. Fino a settembre sono state prodotti 500 camion (mi manca il dato relativo alle auto). Poi tutto si è fermato: dal 27 settembre è uscito dalla Zastava di Kragujevac un solo camion e 3 auto. Mancanza di finanziamenti, scioperi, mancato arrivo dei motori, clima politico arroventato, ricatti, boicottaggi, ecc.: non sono riuscito a capire in quale misura i diversi fattori sono responsabili di questo crollo. E domani, che fine farà la Zastava?
Le adozioni (e non solo)
A Kragujevac ho avuto la conferma della grande utilità del progetto di adozioni a distanza per i figli dei lavoratori della Zastava: oltre che un atto di grande solidarietà che vede coinvolti migliaia di lavoratori italiani e che testimonia il desiderio di pace e di equità, conta il valore concreto di un aiuto che per molti è oggi più vitale di ieri. Questo dato, unito al positivo riscontro di una gestione corretta e trasparente, porta a
riconfermare un impegno che dovrà essere in grado di seguire con attenzione l'evolversi della situazione politica-economica, confermando la fiducia nei referenti locali del progetto o ricercando nuovi referenti; ma che dovrà sempre avere come unico riferimento i bisogni dei lavoratori e delle loro famiglie.
A Kragujevac sono in corso anche altri progetti di solidarietà; negli stessi giorni erano presenti altre delegazioni: Milano, Lecco, Bologna (per citarne solo alcune) per seguire le "loro" adozioni. Altre delegazioni seguivano altri progetti: Carrara ad esempio ospita bambini di una scuola, e alcuni della nostra stessa delegazione di Torino stanno avviando un programma di formazione professionale per i ragazzi più grandi di un orfanotrofio.
Ho visto il quartiere dove abitano i ROM: quelli che da noi vivono vicino alle discariche, nei campi nomadi qualche volta spianati dalle ruspe e in cui capita che una "zingarella" sia spazzata via dal fiume in piena. Sono entrato in una casa: una stanza, meno di tre metri per tre, forse dietro c'era un'altra stanza più piccola: ma era una casa, vera. Qualcuno della nostra delegazione ha portato alla donna che vi abita una busta: piccole rimesse del figlio emigrante che abita e lavora a Torino.
La solidarietà non ha confini.
(Ezio Bertok)
3 novembre 2000
(Chi volesse aderire al Progetto Zastava con una Donazione o una Adozione può contattare il numero telefonico 011-2442234 e chiedere di Fulvio Perini oppure si può fare un bonifico:
per il contributo per Zastava il n° conto è: 101023 intestato a Fulvio Perini
Ist. Bancario San Paolo IMI di Torino - AG. 29
ABI 1025 CAB 1029 Via Perugia 29 - 10152 Torino
Indicare la motivazione : contributo per adozione a distanza bambini Zastava)
Empoli, 16-11-2000
Sabato 28 ottobre 2000 arriviamo a Kragujevac, 250.000 abitanti, in Jugoslavia o Serbia. In questa città c'è la fabbrica della Zastava, 36.000 dipendenti, di questi ad oggi ne lavorano circa 6.000, gli altri ricevono un sussidio di circa 20.000 lire al mese. Lo stipendio si aggira mediamente sulle 150.000 lire mensili. Non è difficile immaginare le condizioni di vita di chi ha perso il lavoro a causa dei bombardamenti del '99 e dell'embargo.
Malgrado la situazione si stia normalizzando con le avvenute elezioni e quindi della susseguente democrazia, i prezzi aumentano vertiginosamente, questo uno degli effetti di cui siamo venuti a conoscenza. Per di più, per chi si è trovato improvvisamente senza un reddito, luce e acqua che fino a poco tempo fa venivano erogate a tutte le case, con il congelamento del pagamento delle bollette, adesso vengono tolti a chi non può pagarseli. Vengono richiesti anche gli arretrati. E sta arrivando l'inverno.
Appena arrivati in hotel, che mostra passati ben più luminosi, dobbiamo appunto cercare nelle valigie la pila tascabile, come ci avevano avvertito gli organizzatori del viaggio, perché la luce in quel momento manca. Ritornerà, al termine delle 4 ore di black-out del quartiere, per un determinato numero di ore e quindi nuovo black-out. L'intera città subisce quotidianamente queste interruzioni a causa della centrale elettrica che viene alimentata a gas e per via dell'embargo e della crisi economica vi è un uso attento del combustibile. Sono circa le 13:00 e splende un pallido sole, ma vi sono zone oscure nella camera da letto e buio completo nel bagno.
Niente da fare con la doccia, nonnostante i 1.300 km di viaggio appena fatti, perché l'acqua è fredda. Una piccola toilette di fortuna e subito al pranzo con la delegazione della Zastava nei locali dell'hotel. Ci viene subito servito un bicchiere con del tè caldissimo con insieme una doppia quantità, rispetto al tè, di grappa. La delegazione di Torino che è arrivata in mattinata ci avverte di far attenzione alle verdure, qualcuno di loro ha comprato del miele locale e, dopo che si è sparsa la voce fra di noi dell'inquinamento dovuto alla fuoriuscita di sostanze simili alla diossina e presenza di radioattività causati dai bombardamenti del '99, non è più sicuro di aver fatto un buon acquisto.
Mangiamo di tutto quanto ci viene servito.
Abbiamo tirato in lungo con il pranzo, di corsa alla Zastava dove più di 150 famiglie stanno aspettando la consegna delle adozioni e dei doni portati a mano - il TIR con il materiale sanitario, scolastico, indumenti nuovi, scarpe ed altro, anche per i bimbi degli orfanatrofi di Kragujevac e Belgrado, arriverà alla frontiera serba nello stesso pomeriggio ma riuscirà ad arrivare alla dogana di Kragujevac solo 24 ore dopo. La frontiera dista poco meno di 300 km da Kragujevac, abbiamo visto anche noi la fila interminabile di camion alla frontiera croato/serba.
In un salone adibito a riunioni in un edificio della Zastava ci sono molti bambini e ragazzi con i loro genitori. Al tavolo della direzione siedono i rappresentanti del comitato lavoratori della Zastava e parte della delegazione di Torino. Una tv locale o forse nazionale riprende il tutto. Da Torino sono state fatte 156 adozioni a distanza tra le varie Rsu della zona, Politecnico di Torino, Cgil Torino, lavoratori Iveco, lavoratori centro studi Telecom Torino o CSELT, Azienda Municipalizzata di Torino che ha anche messo a disposizione della delegazione torinese, comprendente rappresentanti luoghi di lavoro e sindacalisti citati prima, due furgoni: trasporto persone uno e trasporto materiale l'altro.
Vengono chiamati ad uno ad uno i bimbi a cui sono state assegnate le adozioni. Accompagnati dai loro genitori ricevono dalle mani di un rappresentante della delegazione torinese la busta con i marchi tedeschi, la valuta straniera più pregiata in Serbia, raccolti fin'ora dal progetto di adozioni a distanza.
foto - Sabato 28 ottobre 2000, una bambina serba parla con il tavolo a cui sono seduti rappresentanti del Comitato Lavoratori Zastava e rappresentanti della delegazione torinese dopo aver ricevuto la busta con i marchi tedeschi dell'adozione a distanza (da sinistra Rusika del Sindacato Autonomo Zastava, il funzionario Cgil Torino Fulvio Perini, Rayka del Comitato Lavoratori Zastava e Pippo Elia delegato RSU Iveco).

Alla fine della consegna delle Adozioni quei delegati torinesi lì per la prima volta cercano la bimba o il bimbo che hanno adottato per consegnare personalmente dei regali portati a mano. Qualcuno dei bimbi è già andato via alla fine della cerimonia ufficiale e i regali gli verranno consegnati personalmente alla loro casa.
La domenica seguente proseguono nuove consegne in denaro del Progetto. La mattina da parte della delegazione di Lecco. Nel pomeriggio da parte della delegazione di Bologna. Sono arrivati la domenica stessa. Non conosco i dati di queste adozioni perché la nostra delegazione in quella mattinata è in visita alla fabbrica della Zastava, il pomeriggio stavamo già preparandoci per il ritorno. E' presente anche la delegazione lombarda (Brescia era stata a Kragujevac qualche settimana prima) che ha seguito il TIR e si è adoperata molto per fargli passare tutte le frontiere, quella italo-slovena, quella sloveno-croata e quella croato-serba e durante la sosta forzata in quest'ultima ha fatto numerosi viaggi tra la frontiera e Kragujevac tanto che un aderente lombardo al Progetto solo prima di ripartire per l'Italia, la domenica sera - la bimba da lui adottata era stata presente alle consegne del sabato e della domenica ma non vi era mai stato modo di incontrarsi - dicevo solo prima di ripartire si è presentato a casa della bimba con dei regali e parte dei soldi versati. L'aderente al progetto sapeva già delle condizioni di salute della madre, ma trovarci il medico che le praticava un soccorso d'emergenza al lume di candela per via del taglio di luce e acqua è stato per lui un duro colpo. Insieme agli altri occupanti della vettura non ha potuto far altro che prendere in consegna i due bimbi e portarli in centro città a mangiare qualcosa, dopodiché ha riportato i due bimbi a casa lasciandogli mestamente i regali per poi ripartire alla volta dell'Italia.
Domenica mattina subito alla Zastava per la visita alla fabbrica. La produzione è bassissima, non ho dati ufficiali. Basti pensare che molte lavorazioni adesso si fanno a mano e non con i macchinari che la FIAT gli ha ceduto dopo aver rinnovato tutte le proprie linee di produzione. La FIAT ha una piccola percentuale della Zastava-Auto dove la forza lavoro è di circa 12.000 addetti e da tempo non collabora più. Per quanto le riguarda la Zastava-Auto può essere acquisita da chiunque si faccia avanti. Ha invece il 47% della Zastava-Iveco dove si produce la linea del Daily. Qui sono impiegati i restanti lavoratori per un totale di addetti nel gruppo Zastava di 36.000 unità. Ma la recente realizzazione da parte FIAT di nuovi impianti di produzione presenti anche in Italia ha il sapore di abbandono per la Zastava-Iveco.
Troviamo segni dei bombardamenti dell'anno passato e c'è un luogo che possiamo vedere solo da lontano. Su camion per il trasporto di auto e veicoli industriali ormai fermi da tempo vi sono bidoni contenenti materiale radioattivo e inquinante. Hanno dovuto raschiare parte del cemento per toglierlo nei luoghi di quella che dovrebbe essere una fabbrica pienamente attiva. Nessuno sa adesso come smartirlo.
Non c'è molto altro da dire se non che, sia per la carenza di gas alla centrale elettrica (benché la sera di sabato mentre eravamo nei locali della Zastava ci è stato tradotto un servizio del tg serbo in cui il nuovo Presidente Kostunica annunciava l'accordo per la fornitura di gas dalla Russia di Putin, i contatti telefonici di questi ultimi giorni ci informano però che ancora niente è cambiato per quanto riguarda l'erogazione di corrente elettrica a Kragujevac) che per la obsolesità degli impianti ed anche per la precarietà delle commesse, non si sa per quanto ancora questa fabbrica potrà ancora produrre automobili.
Di tutto questo e in particolare per quanto riguarda i ragazzi del Progetto di Adozioni a Distanza sento di concludere: chi ha la possibilità di conoscerli nelle loro città e nelle loro case sarà bene che abbia un grande cuore perché una parte di questo ce lo lascia.
Pierluigi Ferrara
Delegato R.S.U. Sammontana Empoli