Danimarca / I risultati di una ricerca 
Scoperto collegamento tra cancro 
al seno e lavoro notturno
di Davide Orecchio
Una ricerca danese dimostrerebbe l'esistenza di un collegamento tra i rischi di insorgenza di tumori al seno e gli orari di lavoro notturni. L'indagine (di prossima pubblicazione sulla rivista specializzata «Epidemiology», gennaio 2001, vol. 12, n. 1, pp. 74-77) è stata presentata lo scorso 4 gennaio in una conferenza congiunta dalla Danish cancer society, dall'Unione delle lavoratrici danesi (Kad) e dall'Unione generale dei lavoratori danesi (SiD).

Stando alla ricerca, nelle donne tra i 30 e i 54 anni che svolgono orari di lavoro notturno in determinati settori per almeno sei mesi il rischio di ammalarsi di cancro al seno è il 50% più alto della media. Come ha spiegato il ricercatore Johnni Hansen durante la conferenza, nelle lavoratrici notturne di lungo periodo (con alle spalle oltre sei anni di impieghi svolti in prevalenza durante la notte) il rischio aumenterebbe, arrivando al 70% in più rispetto alle colleghe occupate nelle ore diurne.

Hansen è un ricercatore dell'Istituto di epidemiologia tumorale di Copenhagen. La sua indagine, pur essendo stata preceduta da altre ricerche sui nessi tra cancro al seno e lavoro notturno, è la prima basata su dati nazionali. E' stata infatti condotta su 7.035 donne danesi che soddisfano un campione definito: hanno contratto un cancro mammario al primo stadio, sono nate tra il 1935 e il 1959, all'epoca della diagnosi avevano tra i 30 e i 54 anni ed erano occupate.

Lo studio ha tenuto conto di diversi fattori che potevano influire sui risultati: l'estrazione sociale, il numero di figli partoriti e l'età delle madri al momento del parto, e soprattutto il consumo di alcolici, tra le prime cause di insorgenza tumorale al seno e molto diffuso tra i lavoratori notturni. Sono fattori (specie quest'ultimo) che tuttavia non bastano a spiegare le elevate percentuali di neoplasie contratte dalle lavoratrici notturne.

In realtà la causa degli aumenti di tumoralità, secondo Hansen, è la mancanza di melatonina, una sostanza naturale, prodotta dal corpo umano durante le ore del sonno, della quale sono stati dimostrati gli effetti inibitori sulla crescita di cellule tumorali e, nelle donne, sulla iperproduzione di estrogeni. La produzione di melatonina è regolata, attraverso la retina dell'occhio, dai cicli quotidiani di luce e oscurità. La sostanza si forma durante la notte, ma il processo si blocca nelle persone che rimangono sveglie e sono esposte alla luce artificiale. Questo significa anche che per produrla non basta dormire, ma bisogna dormire durante la notte, osservando l'alternanza naturale di veglia e riposo. Neanche il sonno durante le ore di luce, in pratica, scatena la generazione di melatonina da parte del corpo. 

Gli esiti della ricerca, se confermati, aprirebbero più di una questione nel mondo sindacale. Nella battaglia per i pari diritti e le opportunità, infatti, le organizzazioni del lavoro hanno sempre incluso l'eguaglianza nell'accesso agli orari notturni per uomini e donne. La possibilità di lavorare la notte, fondamentale per molte donne, è considerata una conquista dai sindacati: un fattore di avanzamento economico e professionale. Tuttavia le conseguenze del deficit di melatonina (fra l'altro effettive anche per gli uomini, non solo per le donne) rischiano di stravolgere l'approccio alle pari opportunità e al diritto del lavoro. 

«Mi sono sempre battuta perché le donne potessero lavorare con gli stessi diritti degli uomini - ha dichiarato Lillian Knudsen, presidente dell'Unione delle lavoratrici danesi -, ma questa nuova indagine senza dubbio mi inquieta, se sarà davvero confermato che il sonno notturno sviluppa nelle donne un ormone che ci protegge dal cancro al seno. Ma non siamo stupide. Sappiamo benissimo che in certi settori, come gli ospedali o le case di cura, si deve lavorare per tutto l'arco della giornata. Quindi non bisogna creare allarmismi, occorrono altre ricerche che approfondiscano gli effetti di questo meccanismo e, in seguito, bisognerà organizzare meglio i lavori, così da ridurre al minimo i rischi di cancro al seno».


(15 gennaio 2001
)