AREA PROGRAMMATICA LAVORO SOCIETA' - CAMBIARE ROTTA Il dolore bruciante provocato dalla visione dei volti di quei ragazzi con il viso insanguinato, andati a Genova per gridare il loro dissenso davanti allarroganza politica dei potenti della terra, non potrà cristallizzarsi in un silenzio che non sarebbe comprensibile. Il 20 e 21 luglio 01 a Genova si è consumato un atto feroce di repressione nei confronti di un movimento, la cui nascita stravolge i canoni obsoleti dei vecchi modi di una politica, che si astrae dalla società, ignorando le istanze di chi intende in primo luogo la globalizzazione come fatto di cultura, di solidarietà, duguaglianza tra i popoli, prima ancora che un fatto deconomia cui il potere presta il suo braccio armato. La versione della maggior parte degli organi di stampa, ad eccezione della televisione pubblica e di Mediaset, che stanno già mettendo in atto una pesante controinformazione, concorda sulla brutalità e sulla gratuità degli interventi attuati in modo indiscriminato dalle forze dellordine, sia durante le manifestazioni di venerdì e sabato, che con lirruzione massacro effettuata durante la notte in quella scuola. Il collegamento tra il GSF e le frange violente che non sono state fermate per le strade di Genova, è inaccettabile, ma è anche una svolta politica nei confronti, da domani, di qualsiasi tipo di dissenso e di rivendicazione. La violenza con cui si è espressa la reazione, non era stata vista da molti decenni, ma ben ricorda Santiago e Tien An Men. Inutile dire quanto è stato detto oramai da troppi, sulla necessità di fermare quelle frange violente cui si vuole dare collocazione forzata, ma il cui ambito ideologico trova radici solo in una cultura che non è di sinistra, non è cattolica, non è liberale e ancor meno libertaria, come quella che anche nella nostra storia ha caratterizzato un modello anarchico, che può non appartenerci, ma che è tuttaltra cosa rispetto a quelle persone vestite di nero, portatori di morte, nel mezzo a tanti ragazzi, ed anche a tante donne e uomini non più giovanissimi, che credono nei valori della vita, ma anche in una diversa connotazione della politica e della società. Credo fermamente, assieme agli aderenti allArea Programmatica Lavoro Società, sostenuta dallattuale minoranza della CGIL, che il Sindacato nel suo insieme, e le forze politiche dellintera sinistra, non possano stare alla finestra a guardare lavvento di un processo, che se non tempestivamente arrestato, rischia di affossare i trascorsi di convivenza civile, che hanno consentito al paese di ritrovarsi anche nei momenti più bui della nostra storia.
Luciano Tarì Segreteria Confederale Camera del Lavoro di Siena Coordinatore Provinciale DellArea Programmatica Lavoro- Società
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