CGIL

Confederazione Generale Italiana del Lavoro Camera del Lavoro di Siena

Siena 22 luglio ’01

AREA PROGRAMMATICA LAVORO SOCIETA' - CAMBIARE ROTTA

Il dolore bruciante provocato dalla visione dei volti di quei ragazzi con il viso insanguinato, andati a Genova per gridare il loro dissenso davanti all’arroganza politica dei potenti della terra, non potrà cristallizzarsi in un silenzio che non sarebbe comprensibile.

Il 20 e 21 luglio ’01 a Genova si è consumato un atto feroce di repressione nei confronti di un movimento, la cui nascita stravolge i canoni obsoleti dei vecchi modi di una politica, che si astrae dalla società, ignorando le istanze di chi intende in primo luogo la globalizzazione come fatto di cultura, di solidarietà, d’uguaglianza tra i popoli, prima ancora che un fatto d’economia cui il potere presta il suo braccio armato.

La versione della maggior parte degli organi di stampa, ad eccezione della televisione pubblica e di Mediaset, che stanno già mettendo in atto una pesante controinformazione, concorda sulla brutalità e sulla gratuità degli interventi attuati in modo indiscriminato dalle forze dell’ordine, sia durante le manifestazioni di venerdì e sabato, che con l’irruzione massacro effettuata durante la notte in quella scuola.

Il collegamento tra il GSF e le frange violente che non sono state fermate per le strade di Genova, è inaccettabile, ma è anche una svolta politica nei confronti, da domani, di qualsiasi tipo di dissenso e di rivendicazione.

La violenza con cui si è espressa la reazione, non era stata vista da molti decenni, ma ben ricorda Santiago e Tien An Men.

Inutile dire quanto è stato detto oramai da troppi, sulla necessità di fermare quelle frange violente cui si vuole dare collocazione forzata, ma il cui ambito ideologico trova radici solo in una cultura che non è di sinistra, non è cattolica, non è liberale e ancor meno libertaria, come quella che anche nella nostra storia ha caratterizzato un modello anarchico, che può non appartenerci, ma che è tutt’altra cosa rispetto a quelle persone vestite di nero, portatori di morte, nel mezzo a tanti ragazzi, ed anche a tante donne e uomini non più giovanissimi, che credono nei valori della vita, ma anche in una diversa connotazione della politica e della società.

Credo fermamente, assieme agli aderenti all’Area Programmatica Lavoro Società, sostenuta dall’attuale minoranza della CGIL, che il Sindacato nel suo insieme, e le forze politiche dell’intera sinistra, non possano stare alla finestra a guardare l’avvento di un processo, che se non tempestivamente arrestato, rischia di affossare i trascorsi di convivenza civile, che hanno consentito al paese di ritrovarsi anche nei momenti più bui della nostra storia.

 

Luciano Tarì

Segreteria Confederale Camera del Lavoro di Siena Coordinatore Provinciale

Dell’Area Programmatica Lavoro- Società