-----Messaggio originale-----
Da: Luigi ...................
Inviato: lunedì 23 luglio 2001 10.37
Oggetto: Io ero a Genova: è stato allucinante.


Ciao a tutti. Ho partecipato alle manifestazioni di Genova di venerdì e
sabato, quelle degli scontri. Quello a cui ho assistito e quello che ho
vissuto è difficile da raccontare, ancora più difficile forse da credere,
per chi non c'era.
Vi prego solo di leggere per intero questa email e di credermi quando vi
dico che ciò che vi racconterò è tutto vero. Sono cose a cui io stesso ho
assistito o cose che mi sono state raccontate da amici carissimi.
L'informazione, in special modo quella televisiva, sta tentando di
stravolgere la realtà in un modo allucinante.

Non trovo le parole adatte a descrivere lo stato emotivo in cui mi trovo, e
in cui si trovano tutte le persone che erano a Genova con cui ho parlato
oggi. Per tre giorni siamo stati privati dei diritti elementari, siamo
stati braccati da Polizia e Carabinieri, molti sono stati picchiati,
insultati, minacciati. Un ragazzo è stato ucciso. Le forze dell'ordine
dovrebbero servire a permettere lo svolgimento delle manifestazione,
dovrebbero difendere chi manifesta democraticamente. A Genova, invece, i
manifestanti sono stati carne da macello.

Sequenza 1. Già alla partenza da Milano, capiamo che da quel momento non
siamo più cittadini a tutti gli effetti. Prima di salire sul treno veniamo
perquisiti come criminali, uno ad uno. Fin qui va bene, è per la sicurezza.
Il treno impiega 8 ore per arrivare a Genova, quando normalmente ne servono
due. Nessuno ci avvisa, nessuno ci spiega.
Arrivati a Genova (alle cinque del mattino), una delle poche note positive.
Troviamo una sistemazione per dormire in un campo sportivo trasformato in
campeggio. Il clima è bellissimo. Migliaia di persone dormono fianco a
fianco, nei sacchi a pelo, con negli occhi ancora le immagini della
manifestazione pacifica di giovedì 19. C'è voglia di condividere
un'esperienza importante e un'attesa piena di speranza per il giorno
seguente.

Sequenza 2. La mattina dopo, il brusco risveglio. Venerdì le varie
associazioni si troveranno sparse nella citta' per fare un assedio festoso
con danze, performance e slogan alla famosa zona rossa.
Nella piazza in cui ero io, il corteo è pacifico, si canta e si balla
accanto alle barriere di metallo innalzate a difesa degli otto grandi. Si
batte il ritmo sulle inferiate e si gridano slogan contro i G8 e la
blindatura della città. Di colpo la Polizia apre gli idranti con acqua al
peperoncino che brucia gli occhi. Lo fa una, due volte, ma nessuno perde la
calma.

Sequenza 3. La calma è invece cessata in altri punti della città. Sul lungo
mare arriva il famoso black block, alcuni di loro vengono visti parlare con
la polizia, altri direttamente escono dalle loro fila.
Iniziano a sfasciare tutto. Polizia e carabinieri stanno fermi. I Black
block cercano di infilarsi nel corteo dei lavoratori aderenti ai COBAS e
altri sindacati, di cui picchiano uno dei leader, vengono respinti a fatica.
Poi i black blok puntano sulla prima piazza tematica (centri sociali),
piombano armati fino ai denti.
La polizia li insegue, i manifestanti si trovano attaccati prima dai black
e poi dalla polizia che a quel punto inzia le cariche violentissime. I
Black se ne vanno e piombano sulla piazza dove c'era la rete di Lilliput
(commercio equo, gruppi cattolici di base, Mani Tese, pacifisti, ecc.). La
gente facendo resistenza pacifica cerca di  allontanarli. La polizia
insegue: carica la piazza. La gente alza le mani grida pace! Volano
lacrimogeni e manganellate. Ci sono feriti. I Black se ne vanno e
continuano a distruggere la città...
300-400 del Black Bloc vagano per Genova, chi li guida conosce
perfetttamente la citta': il loro percorso di distruzione punta a
raggiungere tutte le piazze tematiche dove ci sono le iniziative del
movimento.. E' impressionante.
Si muovono militarmente, si infiltrano, i capi gridano ordini, gli altri
agiscono. E a ruota arrivano polizia e carabinieri che caricano
indiscriminatamente, mentre i Black si dileguano.

Sequenza 4. E' arrivata la sera, saranno le sei. Dei balck block non si ha
più notizia. Si diffonde la voce che i Carabinieri hanno ucciso un
manifestante. Ci raduniamo nella cittadella del Genoa Social Forum, sul
lungo mare, siamo circa diecimila. Siamo tutti esausti, arrivano voci di
decine di feriti ricoverati negli ospedali e almeno il doppio che hanno
preferito non farsi ricoverare per evitare la schedatura. Arriva Bertinotti
(unico politico che ha avuto il coraggio di presentarsi) che riesce a
calmare un po' gli animi. Vorremmo tornare ognuno al proprio campeggio, ma
i responsabili del GSF, dal palco, continuano ad implorarci di non uscire
dalla cittadella: la polizia è impazzita e ha iniziato a picchiare chiunque
abbia l'aspetto di un manifestante. Ogni cinque minuti la voce dal
microfono grida: "Non uscite, è pericoloso! Stiamo trattando con il sindaco
per avere degli autobus che vi accompagnino ai campeggi. Ripeto è
pericoloso camminare per Genova, la polizia è fuori controllo". La tensione
è alle stelle.
C'è paura, i racconti di pestaggi violentissimi si moltiplicano. Ragazzi e
suore che piangono. C'e' un sacco di gente ferita. Un anziano che piange
con una benda in testa, è un pensionato metalmeccanico.
Il senatore Malabarba racconta che è stato in questura. Ha trovato strani
personaggi vestiti da manifestanti, parlano tedesco ed altre lingue
straniere. Confabulano con la polizia e poi escono dalla questura.
La tensione aumenta ogni volta che gli elicotteri sorvolano la cittadella
illuminandoci con un enorme faro. Restiamo letteralmente imprigionati per
oltre quattro ore, finchè non arrivano gli autobus che ci riportano ai
campeggi, sfiniti.
Di notte uno dei campi dove i manifestanti dormono, il Carlini, viene
circondato dalla polizia. Entrate a perquisire, fate quello che volete,
dicono i manifestanti. La gente piange: implorano di non essere ancora
caricati. La polizia entra: nel campo non trova niente.
Nel nostro campeggio la gente discute, ma i sentimenti più diffusi sono la
paura e lo sconcerto per quanto sta succedendo. Ci addormentiamo inquieti e
preoccupati per quanto potrebbe accadere l'indomani.

Sequenza 5. Sabato mattina, parte la grande manifestazione. Siamo
tantissimi, 300 mila. L'inizio è tranquillo, canti, balli, centinaia di
bandiere, colori, lingue diverse. Ci sono ambientalisti, contadini,
associazioni dei diritti civili, gente comune, anziani, genitori con i
propri figli. Ad un certo punto, senza ragione, la polizia spezza il corteo
in due, in piazzale Kennedy. Dal nulla, sbucano fuori i soliti del black
block: scoppia l'inferno. La polizia inizia a caricare tutti e due gli
spezzoni del corteo. La testa riesce ad andare avanti, lo spezzone di coda
rimarrà immobile sotto il sole fino a sera. Iniziano inseguimenti per tutta
genova, la polizia picchia indiscriminatamente. Lo spezzone di coda del
corteo è stretto da un lato da un muro altissimo, dall'altro c'è il mare.
Davanti c'è il blocco della polizia, dietro c'è la massa di persone. Di
colpo la polizia inizia a lanciare lacrimogeni contro il corteo: sono tutti
seduti con le mani alzate, inermi. Il gas dei lacrimogeni è orticante,
brucia gli occhi e non fa respirare. L'unica via di fuga è buttarsi nel
mare. Cinquecento persone si ritrovano a mollo, per trovare riparo dal gas.
Anche gli elicotteri sparano lacrimogeni dall'alto, dal mare arrivano altri
carabinieri.
Intanto i black block scorrazzano ovunque, nessuno li ferma. Picchiano un
ragazzo di Rifondazione, prendono a sassate i portavoce del Genoa Social
Forum, incendiano, spaccano tutto.
Io sono alla testa del corteo, dove la situazione è tranquilla. Quelli del
Genoa Social Forum ci invitano a defluire: bisogna liberare la piazza dove
finisce il corteo per permettere a chi sta dietro di fuggire dalle cariche
della polizia e dai lacrimogeni che vengono sparati senza sosta. Arriviamo
al Marassi, dove ci sono i pulmann per chi deve ripartire. Dobbiamo stare
fermi lì, nel resto della città è guerra. Anche lì, dal nulla, cominciano
ad arrivare i lacrimogeni e c'è un accenno di carica: contro gente ferma o
sdraiata ad aspettare che partano i pullman, la gente comincia a correre,
raggruppandosi il più lontano possibile da fumo, ma tutte le vie di fuga
sono bloccate.
Da qui, dopo aver trovato altre persone con cui attraversare a ritroso la
città, partiamo: dobbiamo tornare alla cittadella del GSF, sul lungo mare,
per recuperare gli zaini e capire quando e come poter tornare a casa. Ci
dicono di stare attenti: nella città la polizia ha scatenato una vera e
propria caccia all'uomo. Incrociamo alcune camionette della polizia da cui
ci urlano "vi ammazzeremo tutti!" o da cui i poliziotti con la mano mimano
una pistola che spara verso di noi, ridendo.

Sequenza 6. La manifestazione è finita da alcune ore. A mezzzanotte la
polizia irrompe nel centro stampa del GSF. Massacrano di botte tutti quelli
che si trovano dentro, tra cui gli avvocati dell'ufficio legale del GSF di
cui arrestano il responsabile. C'è sangue ovunque: sui muri, sugli oggetti,
sul pavimento, in pozze. Distruggono tutti i computer dell'ufficio legale
con dentro decine e decine di testimonianze raccolte durante gli scontri.
Requisiscono o distruggono tutti i documenti con le testimonianze e tutte
le videocassette con i filmati che provano le violenze gratuite della
polizia durante le manifestazioni di venerdì e sabato. Durante la
perquisizione, ad avvocati, giornalisti, parlamentari, medici e registi
presenti è impedito di entrare. Vittorio Agnoletto e alcuni parlamentari
vengono picchiati. Le famose armi comparse in conferenza stampa, sabato
notte non si erano viste, e comunque sarebbero state trovate nell'altra
scuola perquisita, che fungeva solo da dormitorio per i manifestanti.

Questi tre giorni sono stati un incubo, e l'incubo è proseguito oggi quando
ho visto i telegiornali. A parte il tg3 e un po' il tg2, tutti gli altri
danno notizie completamente manipolate: è allucinante. Vi prego, non
prendete sul serio quello che dicono i media. Stanno stravolgendo la realtà.
Sono atterrito. Ho paura. Comincio a rendermi conto di quello che è
successo a Genova e ho dentro una rabbia che mi fa piangere. I diritti più
elementari sono stati sospesi, l'informazione è completamente sotto il
controllo di chi ha voluto e perpetrato questo massacro. Riflettete su
questo: prima che venissero fuori le immagini della sparatoria in cui è
morto il manifestante, la versione della polizia era che il ragazzo era
stato ucciso da un sasso tirato da un altro manifestante. Dato che molta
della documentazione raccolta dal GSF è stata distrutta o requisita dalla
polizia, rimangono le versioni di governo e forze dell'ordine...
E' importante che il maggior numero di persone sappia la verità. Fate
girare questa email, parlate con i vostri conoscenti.

Lunedì 23 ci sarà una manifestazione in piazza San Babila a Milano alle 18.00:
venite, è importante non isolare questo movimento nel momento in cui
qualcuno sta cercando di annientarlo con ogni mezzo.

Vi saluto tutti,
Luigi