Dopo Genova - SVILUPPARE LUNITA E LA VIGILANZA DEMOCRATICA A Genova è stata messa in atto una vera è propria premeditata aggressione alle libertà democratiche e costituzionali. Per combattere non la violenza (come i fatti hanno dimostrato) ma la libera espressione democratica è stata blindata e posta in stato dassedio una città togliendo per molte ore al giorno persino i rifornimenti di servizi essenziali quali il gas. Si dice cera il pericolo di attentati e di violenza da parte dei manifestanti. Oggi tutti hanno potuto vedere da quale parte veniva il pericolo: non certo dai 300.000 manifestanti delle associazioni cattoliche e laiche, dalla grande moltitudine dei lavoratori della CGIL, o della CISL e UIL (anchessi presenti con le loro bandiere), dai comunisti che più di altri hanno pagato per fare lItalia libera e democratica, non da altre sigle o dai centri sociali. Nonostante le terribili violenze subite, questo popolo ha deciso di sfilare lo stesso, sfidando a mani nude comè suo costume, le imboscate delle "tute nere" in perfetta sincronia con la polizia di stato. Era forte in tutti noi il sentire che lì era attaccata la Democrazia, le libertà democratiche e costituzionali del paese. Dovevamo ancora una volta difenderle, andare , nonostante tutto, avanti, non perdere la testa. Era chiaro che lo stato dassedio della città e la sua programmata distruzione, le aggressioni e le violenze atroci che la città e noi subivamo facevano parte di un disegno: provocare una nostra reazione incontrollata per motivare la strage. Si, volevano la strage. Quanti morti avevano programmato? Noi dovevamo impedirlo. Sabato, nonostante tutto, li abbiamo sconfitti. La democrazia ha vinto. La loro furia distruttiva non ha fermato quella moltitudine di popolo che sa che la libertà si difende estendendola a tutti i popoli, che bisogna riconoscere a tutta lumanità il diritto a decidere del proprio destino, a produrre e godere liberamente e collettivamente il frutto del proprio lavoro. Hanno impedito a migliaia di ragazzi di giungere a Genova, ma non hanno né impedito prima, né voluto fermare dopo, un manipolo di provocatori fascisti anche se perfettamente addestrati (dove? Da chi?) che hanno messo a ferro e fuoco la città. Chi erano quelle cosiddette "tute nere" ? Perché erano intoccabili? Chi le guidava? 400 o 1000 che fossero non avrebbero certo potuto distruggere una città senza alte protezioni. Chi ha obbligato la polizia di stato a tendere quelle vere e proprie imboscate piombando allimprovviso qua e là contro un corteo inerme e festoso, bastonando migliaia di persone? Chi spiegherà mai perché e di chi sono le responsabilità della morte di Giuliani? E chi spiegherà mai perché, dagli elicotteri sopra la testa, si sparavano improvvisamente lacrimogeni senza motivo alcuno sul corteo pacifico? Voglio solo ricordare due anziani compagni che mentre dallalto piovevano lacrimogeni sulle loro teste esprimevano parole di pietà nei confronti di quei nostri ragazzi della polizia di stato comandati e costretti a tradire il loro giuramento di fedeltà alla Costituzione Democratica Antifascista della Repubblica. Anche se qualcuno faceva loro rilevare che non sempre lobbedienza è una virtù. Dopo Genova, questo nostro paese non può più essere lo stesso di prima. Il governo di centro destra ha gettato la maschera e dimostrato tutta la propria intollerabilità verso il sistema democratico. Occorre ora, prima che altra violenza esploda, che le forze democratiche e popolari trovino almeno su questo terreno una forte unità ed iniziativa comune. Certo, occorre assumere i bisogni, a partire dalla questione centrale, vitale per la difesa democratica, che è la questione del lavoro, la sua dignità oggi offesa, le condizioni di lavoro e di vita dentro e fuori il luogo di lavoro.. Il lavoro come creatività umana, professione di vita e garanzia sociale insieme ai diritti di cittadinanza sociale. Simpone oggi una forte iniziativa democratica. Così come occorre che le Istituzioni Democratiche a partire dalle Amministrazioni Comunali facciano sentire la propria voce Così si difendono e si consolidano le libertà democratiche e Costituzionali e si battano le forze reazionarie ed eversive che tendono allo stato autoritario. Lassenza ufficiale alla manifestazione di Genova di una parte delle forze democratiche e di sinistra e ancora più grave del sindacato e della CGIL è stato errore imperdonabile. Come hanno potuto non capire quale era la posta in gioco? Che Genova era in stato dassedio e che quella manifestazione popolare soprattutto dopo luccisione di Giuliani -simponeva a difesa dello Stato Democratico? Perché quindi togliere copertura politica in quella situazione? Per fortuna quando è in pericolo la Democrazia il nostro popolo lavverte prima dei suoi dirigenti. A Genova cerano i centri sociali e i Cobas, ma anche tutta la CGIL, cerano le bandiere della CISL e della UIL insieme al popolo di tutta la sinistra politica, dellulivo, e a tante, tantissime associazioni cattoliche e sacerdoti. E stato il segno di una ritrovata nuova grande unità popolare rafforzata ancora di più dai lacrimogeni e dalle botte che ci cadevano addosso. Infine una profonda ammirazione per la città di Genova, così duramente offesa : in tanti si sono prodigati a rifornire i nostri ragazzi di acqua e cure. Grazie. Fucecchio, 23 luglio 2001. Francesco Taddei - membro della Segreteria FILCAMS/CGIL di PISA |