COMUNICATO SINDACALE

Siamo contro ogni tipo di violenza, da qualsiasi parte provenga, in qualsiasi modo si eserciti. I fatti di Genova – fatti che non avremmo mai voluto vedere – sono tristemente noti a tutti.

Ma ci sono altri fatti, molto gravi, che i mezzi di comunicazione tradizionali non dicono, o tutt’al più sussurrano. Noi questi fatti li vogliamo gridare, diffondere, ricordare.

A Genova non c’erano solo i "black block". C’erano centinaia di persone pacifiche, giovani, anziani, bambini. Associazioni pacifiste, sindacali, ambientaliste. C’era un movimento che voleva, che vuole, tutelare i diritti fondamentali di ognuno di noi, bianco, nero, giallo che sia. Un movimento che non accetta che i rappresentanti degli otto Paesi più ricchi della terra possano decidere le sorti delle popolazioni di tutto il resto del mondo. Questo voleva essere Genova, questo doveva essere Genova. Ma sappiamo bene che un movimento può essere più incisivo e determinante di qualsiasi atto politico, può condizionare i palazzi del potere, può spostare le correnti.

Abbiamo perso il conto del numero delle persone arrestate, ma abbiamo sentito le loro testimonianze. Decine di ragazzi (che manifestavano pacificamente!) portati in questura, picchiati, minacciati. Ragazzi pacifici la cui unica colpa è stata essere presenti al corteo. Giornalisti con tanto di cartellino di riconoscimento rincorsi e manganellati. Lacrimogeni sparati ad altezza d’uomo.

Genova come Beirut, come il Cile, come l’Argentina.

La brutale incursione notturna nelle scuole adibite a dormitorio è stata la ciliegina sulla torta. Hanno detto di averlo fatto per arrestare gruppi di black block e requisire le loro armi. Non ci hanno però spiegato le manganellate contro chiunque si trovasse lì dentro, non ci hanno spiegato le razzie a danno di computer, radio, apparecchiature digitali, la sottrazione indebita degli hard disk.

Ci sono tanti perché che non troveranno mai risposta. Come hanno potuto entrare in città centinaia di vandali armati di spranghe e di molotov, quando da oltre un mese si mettevano a punto strategie di difesa e di controllo del territorio? Che credibilità hanno dimostrato, ci viene spontaneo domandarcelo, i servizi segreti, se non sono stati capaci di fermare per tempo queste bande violente e sanguinarie? Come hanno potuto, questi vandali, spaccare tutto quello che gli veniva a tiro nella maniera più indisturbata possibile? Non ci vogliono pochi secondi per ridurre a pezzi le vetrine dei negozi, delle auto in sosta e quelle blindate delle banche. Ci vogliono parecchi minuti, un tempo sufficiente per intervenire prontamente, sedare ogni tipo di violenza e arrestarne i responsabili.

E ancora: come è stato possibile mandare allo sbaraglio ventenni di leva, senza alcuna esperienza, e metterli nella condizione di dover affrontare, da soli, un gruppo – isolato - di persone inferocite?

Se avessero valutato meglio il rischio, Carlo Giuliani sarebbe ancora vivo.

La democrazia è stata sospesa. Ma il movimento pacifico vive ancora. Perché tutti coloro che hanno tentato di distruggerlo, in realtà hanno piantato un seme.

R.S.U. Young & Rubicam

 

Milano, 25 luglio 2001