| FUORI DALLA GUERRA E DALLA MORTE!
Non cè misura per esprimere lorrore per le molte migliaia di vite spezzate dagli attacchi aerei suicidi contro le World Trade Center di Manhattan a New York e il Pentagono a Washington. Si è trattato, dopo Hiroshima, di una delle più spaventose concentrazioni di morte e guerra che la storia ricordi. Ci si domanda a che valga battersi con grande generosità e determinazione per tentare di realizzare quei cambiamenti quotidiani che possano far avanzare verso una società di liberi e di eguali, verso un nuovo mondo possibile, se basta che uno spietato gruppo di ben addestrati kamikaze produca unecatombe di simili dimensioni che lascia annichiliti anche a distanza di migliaia di chilometri milioni e milioni di esseri umani. Eppure, oltre lorrore che serra la gola, bisogna cercare di ragionare. Siamo di fronte alla rappresentazione della guerra totale, con il suo tremendo carico di morti drammaticamente veri; il messaggio che viene inviato è crudelmente nitido: tutti coloro che, in ogni parte del mondo, in maniera collettiva cercano faticosamente di cambiare lo stato di cose presenti, si devono fare da parte: restano sulla scena gli specialisti del terrore e della guerra. Miliardi di esseri umani devono rimanere inerti e tuttal più sono chiamati a fare il tifo per uno dei due apparati bellici in campo. Solo che non siamo al cinema, è la vita che ci vogliono imporre. Vogliono quindi che ci schieriamo come soldatini di piombo. E allora non basta essere contro il massacro, bisogna anche sostenere la logica di chi sta già preparando la rappresaglia. Ma la rappresaglia contro chi? Tutti i media parlano di Osama bin Laden e dei suoi protettori, i Taliban afgani; pochi ricordano che Bin Laden viene dallArabia saudita, paese strettamente alleato agli Usa, quasi nessuno poi si sofferma sullappoggio militare e politico che gli oscurantisti Taliban hanno avuto dagli Usa per arrivare al potere. Questi sono dati reali. Come è un dato reale mentre gli Usa con lappoggio entusiastico di Blair e Berlusconi progettano lo scudo stellare- che le più potenti polizie e i più potenti servizi segreti del mondo si siano fatti passare sotto il naso aerei di linea americani dirottati dai kamikaze del terrore. Altrettanto reali sono le intensificazioni dei controlli su aeroporti, ambasciate, basi militari e basi Nato, obiettivi politici e strategici, non solo negli Usa, ma anche in tutto lOccidente Già ci dicono che bisogna schierarsi con lOccidente e i suoi valori, che sono inevitabilmente di democrazia e di libertà, nessuno sembra più ricordare tutto quello che i popoli del terzo mondo hanno vissuto e vivono in termini di espropriazione di risorse, di diritti, di speranze, di vita, da parte delle classi dirigenti dellOccidente capitalistico. Tutti sono rimasti disgustati per le sciagurate scene di giubilo "andate in onda" in qualche campo profugo palestinese; pochi riflettono sugli orrori quotidiani che quel popolo vive sulla propria pelle, per cui la morte, in oltre 50 anni di occupazione israeliana, è uno "spettacolo quotidiano"; quasi nessuno vuole riconoscere che, oggi, dopo la strage di Manhattan, i palestinesi rischiano la cancellazione in quanto popolo, poiché Sharon adesso si sente definitivamente autorizzato ad usare la carta militare della soluzione finale contro lIntifada. Intanto, mentre Bush minaccia di punire i colpevoli, lineffabile ministro Scajola ci ricorda la lungimiranza della sua decisione di mettere in campo a Genova la copertura missilistica per difendere Bush e gli altri potenti della terra ed auspica nuove misure antiterrorismo; il vecchio Kossiga invece non si esime dalladditare alla pubblica esecrazione chiunque abbia rivolto critiche alla politica americana. Anche il governo Berlusconi ha deciso lo stato dallerta, ha richiamato dalle licenze tutti i membri delle forze dellordine, rafforzato ed esteso la vigilanza e i pattugliamenti a tutti gli obiettivi passibili di attentati compresi i Mc Donald. Si punta quindi ad un clima blindato, a restringere ogni spazio al dissenso e al conflitto sociale; si vuole mettere sotto accusa il movimento antiliberista che, dopo Genova, si sta rilanciando a livello territoriale; la Nato ormai viene presentata come il baluardo della democrazia occidentale, guai a chi osa criticarla! Impossibile in una situazione in cui il Paese sta andando in guerra. E se si va in guerra, bisogna rafforzare lunità nazionale contro il nemico esterno e fare piazza pulita dei possibili traditori interni, che sono identificabili non solo nel movimento antiliberista, ma anche nei lavoratori e nelle lavoratrici e in tutti quei soggetti sociali che non hanno nessuna voglia di subire passivamente il programma di restaurazione sociale di Berlusconi, Agnelli e Fazio, così spavaldamente sposato dallamico dei carabinieri, il fascista Fini. E quando si è in guerra è più facile far passare di tutto: dal taglio delle pensioni alla libertà di licenziamento, dai contratti a termine alle nuova legge schiavista sullimmigrazione, dalla limitazione del diritto di aborto allestinzione del diritto di sciopero, dalla privatizzazione della scuola a quella della sanità. Ecco perché la logica della guerra non può appartenerci. Non possiamo rassegnarci di fronte al tentativo di azzeramento delle coscienze, della ragione, della vita, che si profila dalle macerie fumanti della strage dell11 settembre. Continuiamo a restare dalla parte degli oppressi, continuiamo testardamente a rivendicare le nobili ragioni e la pratica concreta del conflitto sociale contro i potenti della terra, contro i signori della guerra e del terrore. Continuiamo a ritenere che un nuovo mondo è possibile e indispensabile.
Confederazione Cobas
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