L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

 

Siamo pienamente concordi nell’affermare che chiunque si renda responsabile di atti terroristici debba essere perseguito e consegnato alla giustizia. I responsabili dei vili attentati dell’11 settembre non possono restare impuniti, vanno scovati, arrestati e sottoposti al giudizio di un tribunale internazionale.

Il popolo Afgano vive da decenni l’oppressione dei talebani, subendo ogni tipo di angherìa, in condizioni di miseria, paura e assoluta ignoranza. Le donne, in particolar modo, sono ridotte in schiavitù, non hanno alcun diritto, valgono meno di niente. Sono a migliaia ormai i profughi stremati che lasciano il poco che hanno per fuggire dall’orrore della guerra e della dittatura.

E’ un popolo che ha bisogno di pace e aiuto umanitario.

La guerra non risolve nulla. La guerra innesca una spirale di violenza incontrollabile, provoca vittime inermi e innocenti, destabilizza pace e armonia tra i popoli, non piega il terrorismo, lo alimenta.

I bombardamenti a tappeto sul territorio afgano stanno mietendo vittime tra i civili dimostrando, ancora una volta, che le bombe non sono affatto intelligenti (la stessa Croce Rossa è stata colpita più volte).

Non possiamo fare distinzione tra vittime civili occidentali e orientali, il diritto alla vita riguarda tutte le razze, tutte le religioni, tutti i popoli. Se accettiamo il principio del fine che giustifica i mezzi, ci mettiamo allo stesso livello dei terroristi che hanno ucciso migliaia di vittime cadute a New York e Washington.

Non possiamo usare due pesi e due misure, saremmo quaqquaraquà se lo facessimo.

Dobbiamo, invece, comportarci da uomini. Dobbiamo sensibilizzare le coscienze e riportare la politica al ruolo che le compete, garantendo fermezza e risolutezza contro ogni violenza, senza il minimo dubbio, ma non con le armi della guerra, bensì attraverso la diplomazia internazionale, in nome della libertà e della pace nel mondo.

Questa è la vera distinzione tra civiltà e barbarie.

R.S.U. Young & Rubicam

Milano, 6 novembre 2001