Direttivo ATTAC-Italia

Relazione all’assemblea di Bologna 23 e 24 giugno

L’associazione ATTAC ITALIA nasce come parte della rete europea e mondiale di ATTAC.

I suoi scopi e la sua identità sono ben delineati dal programma internazionale: Attac vuole essere "un movimento di autoeducazione popolare orientato all’azione", diffuso nel territorio attraverso i comitati locali e con l’obiettivo di mettere granelli di sabbia negli ingranaggi che tengono insieme l’impalcatura del dominio dell’economia neoliberista e di ricostruire uno spazio pubblico e i meccanismi della partecipazione democratica.

La globalizzazione neoliberista ha sconvolto i processi di produzione, lo stato sociale e gli stili di vita. La competizione ed il profitto sono diventati, sempre più, i valori fondanti della società, a scapito della solidarietà, dell’eguaglianza, della libertà, della cultura e della democrazia.

La mercificazione si è estesa ad ogni ambito investendo tutta l’umanità, la natura,l’aria, l’acqua, la salute, l’istruzione.

Al mercato e alle sue leggi vengono sempre più sottomessi l’ambiente e gli esseri umani.

Gli interessi delle imprese multinazionali, della grande finanza e degli organismi sovranazionali (FMI, BM, WTO) prevalgono su quelli degli stati nazionali, a scapito delle conquiste sociali dei lavoratori.

Di contro a questo scenario, nella società civile mondiale si sono manifestati da Seattle in poi segni evidenti di ripresa dell’opposizione al neoliberismo e di ricerca di soluzioni alternative.

La rete internazionale di Attac è stata ed è parte fondamentale di questo movimento che ha saputo delegittimare i potenti ogniqualvolta hanno tentato di riunirsi, contestandone alle radici il mandato, le politiche, la legittimità.

Con il Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre, nel gennaio scorso, questo movimento si è posto come antagonista al pensiero unico del mercato, ha mostrato a tutti che un altro mondo è possibile, che è tempo di costruire un’alternativa capace di comporre l’universalità dei diritti e la diversità delle culture.

Siamo di fronte ad una radicalizzazione sociale e politica unita ad un desiderio di partecipazione che proviene da gran parte della società italiana ed internazionale.

Si tratta di una ricostruzione dal basso della politica alimentata dal fallimento del liberismo e del pensiero unico nel loro tentativo di stabilizzare un mondo ineguale e, insieme, dell' affacciarsi alla socialità, al desiderio di un mondo diverso, alla resistenza e alla lotta politica da parte di nuove soggettività, che oggi trovano nuove speranze, nuova voglia di fare, nuovi motivi di interesse e d’impegno.

Attac può essere utile perché può intercettare queste disponibilità, aiutando ad innescare, anche grazie alla sua forma di associazione orizzontale nuove forme di partecipazione diretta, mettendo a disposizione luoghi di formazione e di confronto, promuovendo azione sociale e politica.

La tassazione delle transizioni finanziarie, meglio conosciuta come Tobin Tax,; la lotta contro i paradisi fiscali e la criminalità finanziaria; la difesa del lavoro dipendente in tutte le sue forme contro la precarizzazione; l’insicurezza e la flessibilità totale imposte dal liberismo;l’opposizione alla generale privatizzazione dei beni e dei servizi pubblici; la battaglia per un’istruzione pubblica ed un sapere non mercificato; le lotte per l’ambiente e i diritti sono solo alcune delle battaglie condivise dalla rete internazionale di Attac e nelle quali Attac Italia si ritiene pienamente coinvolta.

Ma costruire Attac in Italia obbliga altresì a comprendere lo specifico della nostra situazione, nella quale, dopo le elezioni del 13 maggio, abbiamo avuto l' insediamento a capo del governo di un signore che rappresenta, nel modo più diretto ed in un certo senso più puro, il dominio dell’economia sulla politica e sulla società.

Con Berlusconi al governo, si intensificherà ulteriormente la competizione individuale e di gruppo nei mercati e si imporrà ancor di più un modello sociale in cui il lavoro è una variabile dipendente dell’impresa; il cittadino diviene "cliente" e si cancella il concetto di bene comune e di diritto collettivo.

A questo negativo risultato, molto hanno concorso le esperienze di governo del centrosinistra, dalla scelta per il presidenzialismo a quello per il sistema elettorale uninominale, dal perseguimento di politiche economiche pienamente liberiste, totalmente allineate a Mastricht, fino alla gravissima partecipazione alla guerra della Nato contro la Jugoslavia.

Gli scenari che oggi si prospettano, non sono dunque quelli di una frattura della vita democratica del paese, quanto quelli di un’accelerazione di derive già avviate dalle politiche del centrosinistra al governo: dalla restrizione degli spazi di rappresentanza istituzionale, all’aumento dell’intolleranza nei confronti del dissenso (si vedano le repressioni avvenute a Napoli in occasione del Global Forum e non solo) e dell’arbitrio nei confronti dei migranti.

La politica in questi anni si è avviata a grandi passi a separarsi dalla società per divenire l’agente di scelte economiche elaborate altrove (a Bruxelles, al Fmi, al Wto, etc.), comportando una annullamento delle funzioni degli Stati nazionali, smantellando sistematicamente ciò che resta dello Stato sociale. Con un solo, probabile, correttivo: un nuovo paradigma statalista, dovuto a tre specificità italiane.

La prima, la criminalità mafiosa organizzata, con la quale, con tutta evidenza, il nuovo potere è sceso a patti: in una divisione dei compiti, nel controllo sociale, che ricorda il passato democristiano.

La seconda, la predisposizione - in ampie zone del nostro paese - di un nuovo clientelismo parastatale.

La terza, la politica delle "grandi opere" pubbliche, richiesta dai grandi potentati locali, dalle lobbies dell’industria delle costruzioni e dal modello dilagante del decentramento produttivo.

Di fronte a questo scenario, non bastano purtroppo le energie sociali e le soluzioni politiche proponibili dalle sinistre antiliberiste variamente collocate, perchè, nonostante i tentativi di innovazione che noi dovremmo incoraggiare, esse non riescono ancora a porsi come polo aggregante per vasti settori di società civile critica, ma anche e in generale perché non sono immediatamente il luogo in cui possa raccogliersi e organizzarsi una più ampia partecipazione popolare.

Viceversa, noi riteniamo che l’autoeducazione popolare a smontare il "pensiero unico" liberista, a riconoscere gli inganni ed i beneficiari di determinate politiche possa e debba arrivare a strati molto ampi della popolazione, nei quali crescenti pericoli per l’ambiente e l’alimentazione, la destrutturazione degli stili di vita e dei legami sociali, la sottrazione di democrazia, la precarietà del lavoro e l’incertezza dei diritti hanno già inoculato seminato una inquietudine profonda.

Attac è sentita da molte e da molti che la animano come luogo delle politiche "tout court", con un campo d’azione non costringibile ad un’unica "issue".

Attac è l’associazione dove la necessità d’impegno in prima persona e di nuovo protagonismo democratico può incontrare il bisogno di agire per cambiare le cose, ora che, da Seattle in avanti, si è compreso che è possibile osare, che non siamo alla fine della storia e che un altro mondo è possibile.

Attac deve essere l’associazione che compone il locale con il globale, che unisce queste due dimensioni nell’elaborazione e nell’iniziativa, portando a comprendere come determinate questioni quotidiane "locali" (la disoccupazione e la precarietà, la pensione e l’istruzione, la salute e l’informazione, etc.) dipendano oggi più che mai dalle politiche globali decise nei vertici internazionali e negli intrecci tra i diversi stati. Ed è in questo senso che noi ci facciamo promotori, ovunque possibile, della sperimentazione di quella democrazia municipale e partecipazione cittadina di cui la città di Porto Alegre, non per caso sede del primo Forum Sociale Mondiale , è un esempio.

Sappiamo allo stesso tempo che non sono possibili adeguate iniziative di lotta ed adeguate soluzioni a problemi come quello della precarietà del lavoro lavoro/non lavoro, dell’ambiente e delle risorse, dei diritti dei migranti senza il collegamento tra la dimensione locale e quella globale.

Ma la battaglia contro il pensiero unico liberista, la stessa impostazione complessiva che vuole caratterizzare l'attività di Attac Italia, ci impongono di approfondire e valorizzare due questioni che, ai fini di una trasformazione del mondo, assumono un ruolo dirimente.

La prima riguarda la ri/valorizzazione del ruolo del sociale e del pubblico sopra quello del privato, il primato del controllo sociale sull'economia e sulla proprietà, la predominanza dei bisogni sociali diffusi e degli spazi pubblici di protezione sociale sulla prepotenza delle multinazionali e della speculazione finanziaria.

Questa aspirazione non può ripercorrere le forme che ha assunto il potere pubblico nel secolo appena trascorso - dallo statalismo socialista alla burocrazia ministeriale dei paesi occidentali - ma deve inventarne di nuove. L'esperienza della democrazia partecipativa può essere una delle strade che riaffermano la trasparenza della vita politica, il coinvolgimento e il controllo dal basso, la possibilità di partecipare democraticamente alla formazione delle decisioni.

Attac può divenire la congiunzione tra figure sociali diverse, consentendo al "movimento di Seattle" di saldarsi a movimenti e battaglie concrete e di lungo corso, nel nostro paese e non solo. A partire dal movimento dei lavoratori e dalle profonde modificazioni che lo investono, al movimento giovanile, che incrocia la precarietà quale costante dell’accesso al mondo professionale. O ancora dal movimento degli studenti, che si troverà nei prossimi anni a dover affrontare un modello formativo totalmente determinato dall’impresa, ai movimenti ecologisti, che pongono con radicalità una ridefinizione non economicista dei livelli di benessere di ciascuna popolazione, fino al movimento solidale che in molti modi lavora attorno all'insopportabile disparità tra nord e sud del mondo.

I soggetti che hanno promosso ATTAC in Italia sono molti e diversi tra di loro per formazione, cultura e prospettive politiche. Noi consideriamo questa pluralità di voci una risorsa e non un limite. Di più, Attac può e vuole dare il suo contributo di intelligenza e di partecipazione all’interno di un movimento internazionale che sta crescendo e prendendo consapevolezza di sé.

Da questo punto di vista, consideriamo un passaggio di grandissima importanza la mobilitazione che tutti insieme stiamo preparando in occasione del vertice dei G8 che si terrà a Genova in luglio, che sarà e, l’occasione per verificare la maturità e la forza del movimento antiliberista e, il momento in cui le scelte liberiste dei Potenti della Terra si raccorderanno al disegno di destra economica e sociale dell’attuale governo italiano.

A saldare queste due facce della medesima lotta lavoreremo, cercando di assicurare la presenza più ampia e forte di Attac Italia ai Forum, alle manifestazioni e alle azioni dirette di disobbedienza civile che saranno promosse a Genova dal 16 al 22 luglio. Le giornate di Genova saranno, fra l’altro, l’occasione per la prima comune manifestazione della rete internazionale di ATTAC.

Come "movimento di autoeducazione popolare orientato all’azione" siamo convinti dell’importanza delle azioni e della forme di lotta. Il fatto stesso che per svolgere i loro summit i Potenti cerchino luoghi sempre più impervi e difficili da raggiungere e facciano di tutto per impedire le manifestazioni di protesta è una dimostrazione dell’efficacia di queste manifestazioni. Per questa ragione aderiamo con piena convinzione al Genoa Social Forum. Siamo però anche convinti che il valore aggiunto di ATTAC sia la necessaria ed indispensabile azione locale. Infatti, un obiettivo politico è certamente l’assedio di questa fantomatica zona rossa in cui si chiuderanno i violenti del G8 a Genova dal 20 al 22 di luglio, ma ATTAC ha anche il compito di sfondare le tante zone rosse che esistono nelle nostre realtà locali, attraverso una pratica quotidiana fatta di analisi e di ascolto del territorio che solo i Comitati Locali, con un impegno dal basso possono garantire. Solo il lavoro costante di questi potrà fare di ATTAC Italia un nuovo modello di partecipazione democratica ed un importante pezzo del movimento antiliberista italiano e poi, internazionale, convinti che le manifestazioni siano e debbano essere lo sbocco di un’attività politica costante, frutto di una partecipazione quotidiana. Solo così si può dare un "senso" alla protesta e agli stessi controvertici.

E’ con questo spirito che noi, la nuova associazione Attac Italia, le sue persone e i suoi comitati locali, i suoi gruppi di lavoro, giovandoci della stretta relazione con la rete internazionale, vogliamo contribuire alle fortune e alla crescita dei movimenti che si oppongono al neoliberismo.

Quello che ci proponiamo, tutti assieme, è un compito molto grande. Ma dopo Porto Alegre e, mentre ci prepariamo insieme a decine di migliaia di (persone) altri ad andare a Genova, una parola può rappresentare, qui, oggi, il nostro stato d’animo. Quella parola è: fiducia.

Si tratta semplicemente di riappropriarci del nostro mondo.