La sentenza del processo a
Porto Marghera, emessa nei primi giorni di novembre,
afferma che al petrolchimico non e successo niente.
Tutto si è svolto nella legalità.. Le leggi non
esistevano ed allora tutto era permesso: inquinare,
avvelenare, assassinare lentamente i lavoratori.
Ripercorriamo i punti salienti di questa vicenda che
ha dell'incredibile.
La strage
Al petrolchimico di Marghera ci sono stati 157
lavoratori morti per tumore a causa della nocività
del lavoro e delle materie chimiche trattate e 103
lavoratori ammalati delle stesse patologie tra gli
operai addetti alle lavorazioni del PVC.
Queste le dichiarazioni di
Francesco Ferrante, direttore generale di Legambiente
:
.... A Marghera un numero altissimo di lavoratori
è stato colpito da diverse patologie. Gli operai dei
reparti CVM-PVC corrono un rischio 7,5 volte maggiore
del normale di contrarre un tumore al fegato e 600
volte più alto di contrarre una rara forma di tumore
epatico - l'angiosarcoma del fegato. Un alto rischio
sanitario per la popolazione che vive a ridosso
dell'area industriale: a Mestre ad esempio si
registra un'incidenza di malattie respiratorie di 2/3
volte superiore rispetto a quella di altre zone
campione.....
Il disastro ambientale
A Marghera ci sono forti forme di
inquinamento ambientale dovute agli scarichi
industriali nella laguna veneta: sono avvelenati
aria, suolo, sottosuolo, acqua; è compromessa
l'esistenza della stessa fauna acquatica della
laguna.
Ma che cos'è successo?
Scrive Greenpeace in un suo
report :
.. Negli anni '70 venivano rilasciate annualmente
242.000 tonnellate di fumi tossici. Ogni giorno
venivano emesse in atmosfera 4,6 tonnellate di CVM,
3,5 di dicloroetano, 800 chili di acido
nitrilacrilico. Attraverso le acque venivano
scaricate 22.000 tonnellate annue di composti
tossici, molti dei quali cancerogeni, comprese 45
tonnellate di metalli pesanti.
80 milioni di tonnellate di fanghi tossici sono state
scaricate prima in laguna e successivamente in Alto
Adriatico.
4.000 tonnellate di scarti di produzione dell'acido
fluoridrico e fosforico venivano scaricate
quotidianamente in laguna fino alla fine del 1988.
Nel Petrolchimico solo negli ultimi dieci anni si
sono contati 113 incidenti.
Nel 1988, al principale scarico del Petrolchimico
SM15 sono state quantificate 17 tonnellate annue di
bromoformio, 47 tonnellate di fanghi, 65 chili di
idrocarburi policiclici aromatici in grado di
contaminare da soli oltre 260 tonnellate di fondali
lagunari.
Nel 1994 il Magistrato alle acque stimava per lo
stesso scarico l'immissione di 70 tonnellate di
solventi organici aromatici, 220 chili di
cloroformio, 2 chili di tetracloruro di carbonio,
oltre 2 tonnellate di dicloroetano, 320 chili di
tricloroetilene, 400 di percloroetilene, oltre 22
tonnellate di bromoformio, 920 chili di
dibromoclorometano e 90 chili di bromodiclorometano.
Nel 1998 nell'area del Petrolchimico sono stati
censiti 1498 camini da cui vengono immesse
annualmente in aria 53.000 tonnellate di 120 diverse
sostanze tossiche e nocive:
550 tonnellate di composti cancerogeni di cui 98
tonnellate di acido cloridrico, 66 di acido
solforico, 7,7 di CVM, 9 di cloroetano, 1.500 di
idrocarburi policiclici aromatici, 5 milioni di
ossido di carbonio e 2 milioni di polveri.
Infine sono state localizzate 120 discariche abusive
di rifiuti tossici nocivi per complessivi 5
milioni di metri cubi. .....
Non vogliamo dilungarci ulteriormente, si vedano in
proposito le inchieste fatte negli ultimi anni, sia
da Greenpeace (
www.greenpeace.it/local/venezia/one.html )
che da Legambiente
(www.legambientedoc.it/centro/documenti/2001/marghera.htm
).
I costi del
disinquinamento
Per il disastro ambientale provocato dal
petrolchimico di Porto Marghera
furono chiesti a Montedison ed Enichem un
risarcimento di 71 mila miliardi.
Il capitale reagì come se la richiesta, avanzata
dopo tre anni di dibattimento processuale, lo scorso
giugno, fosse uno scherzo. Successivamente, a pochi
giorni dalla sentenza il Ministero dell'Ambiente e la
Montedison si sono accordati su un rimborso di 525
miliardi per la bonifica di nove aree del
petrolchimico. Questo non ripristinerà minimamente
le condizioni preesistenti della laguna. E' la solita
storia, i profitti sono sempre privati mentre i costi
sono a carico di tutta la collettività.
...."Siccome non è
mai successo, si pensa che non succederà neppure
questa volta. Si confida nell'appello, nella
Cassazione, in qualche transazione.
Il mio modesto consiglio agli operatori, compresi
quelli che stanno cercando di scalare Montedison, è
che farebbero bene a mettere in conto che alla fine
una cifra consistente dovrà essere pagata. Magari
non saranno 71mila miliardi, ma solo 11 mila,
l'indebito profitto conseguito dalle aziende non
realizzando gli interventi che avrebbero mitigato il
danno
ambientale. Poiché il danno è dimostrato,
Montedison ed Enichem dovranno sborsare molti
soldi.".
Questa la dichiarazione è di Paolo Leon, docente
di economia pubblica all'università
di Roma 3, amministratore delegato della Cles, la
società di ricerca che ha calcolato l'importo del
danno dei 71 mila miliardi, naturalmente fatta senza
fare i conti con la politica confindustriale dei
governi passati e presenti.
Ed è molto probabile,
infine, che l'accordo citato prima, abbia influito
non poco sulla decisione finale dei giudici del
processo, unitamente al vento della restaurazione che
soffia in Italia dall'avvento del governo di destra
del Cavaliere.
Non ci sono colpevoli ?
Le responsabilità di tutto ciò, come abbiamo
visto, secondo i giudici, non esistono.
Nella nostra società nulla viene prima del profitto.
Cosa vale la vita di centinaia di lavoratori, la loro
salute, l'equilibrio ecologico di vastissime aree a
fronte di un bilancio aziendale? Nulla.
Sono stati tutti assolti i 28 imputati del processo
sulle morti che aleggiavano sul petrolchimico di
Marghera. Ma l'aspetto che a prima vista appare più
indegno è che loro, i dirigenti
(www.petrolchimico.it/Petrolchimico/imputati.htm ),
sapevano.
Sapevano come emerge
chiaramente da brani di questa intervista al Pubblico
Ministero Casson
... Dottor Casson, come iniziò la sua indagine
?
"Sulla base di un esposto presentato
da un ex dipendente del Petrolchimico, Gabriele
Bortolozzo, che metteva in relazione una serie di
decessi con la lavorazione di sostanze cancerogene
come il cloruro di vinile".
Come si è mosso ?
"Ho preso in esame settemila casi di operai
che negli ultimi trent'anni avevano lavorato a
contatto con i reparti nocivi. Sono partito da
un'esame della documentazione clinica delle loro
malattie, poi ho ristretto il campo di indagine a
1600 casi, analizzandoli uno per uno e disponendo una
serie di consulenze e di perizie".
E i risultati ?
"Sono emerse responsabilità precise.
La Montedison era a conoscenza da tempo della
cancerogenità del cloruro di vinile, lo aveva saputo
prima degli americani, prima del caso della Goodrich,
nel '73. La pericolosità del Cvm l'aveva sostenuta
nel '69 il professor Pierluigi Viola della Solvay di
Rosignano, e ne aveva scritto nel '72, alla stessa
Montedison, il professor Cesare Maltoni di Bologna.
Alle stesse conclusioni giunse nel '75 l'università
di Padova. Ciò nonostante la Montedison non ha mai
detto nulla a nessuno e non ha fatto alcun intervento
per tutelare la salute dei lavoratori".
I vertici della Montedison conoscevano questi
fatti?
"Emerge dagli atti del processo. C'era
consapevolezza a vari livelli, dai direttori di
stabilimento a quelli delle divisioni competenti, dal
responsabile dello staff sanitario a quelli del
personale, dagli amministratori delegati ai
presidenti delle società".
Lo sapevano anche i vertici dell'Enichem che
subentrò alla Montedison?
"Ne erano tutti ben a conoscenza, ma
non fecero nulla per risanare gli impianti nè per
eliminare i gravi rischi di inquinamento
ambientale".
Si trattò di un problema economico?
"Quando si trattava di spese per garantire
la sicurezza degli operai e della popolazione, i
cordoni della borsa sono sempre rimasti ben stretti.
Non altrettanto quando si è trattato di gestire
fondi societari in nero o per tangenti, come emerge
dagli atti acquisiti presso l'autorità giudiziaria
di Milano". ...
Sapevano che lavorare in
quella maniera quelle sostanze, avrebbe portato gli
operai a contrarre malattie irreversibili, ma non
hanno detto nulla, perché la verità avrebbe portato
proteste e rivendicazioni e quindi perdite, derivate
dai blocchi alla produzione. Hanno taciuto perché la
logica del capitalismo è solo questa: sfruttamento
di persone su altre persone, che risponde a una
specifica logica e una specifica funzione: il
profitto, il profitto sopra tutto ed a qualsiasi
costo.
Quei 28 dirigenti non sono
solo i complici di questa strage, ma servi fedeli
degli interessi padronali che andavano difesi e
salvati e così è stato. In questi ultimi anni il
lavoro è stato reso precario, frazionato, reso
invivibile e pericoloso da una politica padronale che
da un lato intendeva frammentare la classe, per poter
meglio dominare i lavoratori. Da un altro, ridurre ai
minimi termini il costo del lavoro: condizioni
lavorative che modellano la vita dell'operaio sulle
esigenze padronali e senza alcuna garanzia di
sicurezza (in Italia muoiono di lavoro 4 operai al
giorno).
E centrosinistra e
sindacato ?
Dobbiamo domandarci che ruolo ha avuto il
sindacato in questa vicenda ? Ha difeso la salute dei
lavoratori, o forse l'ha svenduta per il
"mantenimento dei posti di lavoro". Si è
passati dalla monetizzazione della salute alla
monetizzazione della vita. Decisioni come queste
possono passare sulla pelle dei lavoratori?
Come non essere d'accordo con
Paolo Cacciari che in un suo articolo pubblicato sul
numero 1 dell'aprile 2000 della rivista Capitalismo
Natura Socialismo (http://www.quipo.it/ecologiapolitica/4/articoli/cacciari.htm ) scriveva:
.... Come si è potuta verificare, tra la metà
degli anni 70 e la metà del decennio successivo, una
progressiva e completa rimozione dei temi ambientali
e persino della tutela della salute all'interno di
luoghi di lavoro? Peggio. Una parte della sinistra
quella maggioritaria nel sindacato e nelle
amministrazioni - rimane prigioniera della cultura
produttivistica che manteneva verso l'ecologia quel
pregiudizio così bene descritto da Giorgio Nebbia
"... l'ecologia era uno strumento della
borghesia e dei padroni per tenere i lavoratori nella
povertà e nell'arretratezza". Ancor oggi questo
è l'armamentario che un sindacato come la Fulc di
Venezia usa contro Rifondazione, gli ambientalisti e
tutti coloro che osano mettere in discussione
processi e prodotti. Vale la pena ricordare che uno
dei motivi della rimozione del segretario della
Camera del Lavoro di Venezia, Alessandro Sabiucciu,
è stata la presa di posizione di pubblica
autocritica ("chiediamo scusa alla città")
tenuta all'inizio del processo Montedison a
motivazione della costituzione della Cgil parte
civile.
E' una storia già vista in molti altri siti
industriali (Val Bormida, Massa Carrara) dove la
forza dell'impresa (in questo caso Montedison prima,
Eni poi) si esprime come lobby sulle amministrazioni
locali e sui sindacati, oltre che sui ministeri;
agisce in modo da piegare qualsiasi forma di
controllo pubblico e resistenza operaia. ....
A tutto ciò, si è arrivati
anche a causa di chi, nella sinistra, continua a
vedere volti umani nel capitalismo: non c'è
capitalismo buono o cattivo, è un sistema economico
che produce solo sfruttamento o miseria, crea sacche
crescenti di povertà nel pianeta e ricchezze sempre
più incalcolabili per pochi eletti che detengono il
dominio.
Qualche considerazione
La sola libertà vera, è la libertà dallo
sfruttamento dell'uomo sull'uomo, questo è parte
integrante della sua natura e non ci sarà nessuna
libertà finché non ci sarà liberazione totale
dalle logiche del capitale in qualsiasi angolo del
pianeta.
Per questo motivo è
importante ricomporre dalla base una unità di classe
ripartendo dalle lotte per i diritti, perché il
capitalismo, mai come oggi, può permettersi di
imporre la propria organizzazione produttiva, in
tutto il mondo, con la cosiddetta globalizzazione, in
termini di sfruttamento sempre più devastanti su
tutto e sulla vita di tutti.
Deve essere chiaro a tutti
che:
- è necessario lottare con decisione e
complessivamente contro ogni forma di sfruttamento e
prevaricazione.
- è necessario far ripartire
le mobilitazioni contro ogni guerra e contro i poli
imperialisti nel mondo, contro il neoliberismo,
contro ogni forma di fascismo di razzismo e di
sfruttamento.
- è necessario far
riprendere coscienza di se stesso e dei propri
diritti a tutti i lavoratori.
E questo orizzonte può
avvicinarsi, se tutti, ricominciamo a partecipare, a
fare qualcosa, anche minima.
Per esempio sostenere e
divulgare l'appello promosso dal Comitato per la
giustizia e la verità su Marghera ( http://web.tiscali.it/medicinademocratica/Appello.rtf
)
Per esempio sostenere e far
conoscere il ricorso al Tribunale Internazionale da
parte di Medicina Democratica ( http://web.tiscali.it/medicinademocratica/bollettino2/tribunale.htm
)
Per esempio sottoscrivere e
pubblicizzare l'appello sul "rischio di
incidente rilevante nel polo chimico di
Marghera" redatto da SOS. Marghera (http://digilander.iol.it/sosmarghera/ ) composto da numerose associazioni
Per esempio lanciando
l'obiettivo della costruzione di una manifestazione
nazionale
a difesa della salute e dell'ambiente dentro i posti
di lavoro e sul territorio.
Togliendo ognuno un sasso si
possono anche spostare le montagne.