Le dichiarazioni di voto
PRESIDENTE. Chiedo al ministro della difesa,
onorevole Martino, di esprimere il parere sulle risoluzioni presentate.
ANTONIO MARTINO, Ministro della difesa. Sulla
risoluzione Elio Vito ed altri n. 1 il parere è favorevole. Per quanto riguarda la
risoluzione Rutelli ed altri n. 2, se posso, la considererei divisa in tre parti. Per
quanto concerne il dispositivo il parere è favorevole. Per quanto riguarda, viceversa, le
prime due parti...
PRESIDENTE. Mi scusi, onorevole Martino, possiamo considerare la risoluzione divisa in
quattro parti. La parte motiva va dalla parola: "Considerate" alla parola
"Conflitto". Su tale parte qual è il parere del Governo?
ANTONIO MARTINO, Ministro della difesa. Il Governo
si astiene.
RAMON MANTOVANI. Si rimette all'Assemblea, non si
astiene!
PRESIDENTE. Sì, astensione vuol dire che si rimette
all'Assemblea.
RAMON MANTOVANI. No, non è la stessa cosa!
PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo sul
dispositivo, per la parte che va dalle parole: "La Camera" alla parola:
"Israele"?
ANTONIO MARTINO, Ministro della difesa. Il Governo
si rimette all'Assemblea.
PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo sulla
parte del dispositivo che va dalle parole: "A coordinare le iniziative politiche,
diplomatiche e militari..." alle parole: "Istituzionali dell'UE"?
ANTONIO MARTINO, Ministro della difesa. Il parere
del Governo è favorevole.
PRESIDENTE. Qual è il parere del Governo sulla
parte del dispositivo che va dalla parola: "La Camera" alla parola:
"Conflitto"?
ANTONIO MARTINO, Ministro della difesa. Il parere
del Governo è favorevole.
DICHIARAZIONI DI VOTO
PRESIDENTE. Passiamo alle dichiarazioni di voto
sulle risoluzioni presentate.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l'onorevole Craxi. Ne ha facoltà.
BOBO CRAXI. Signor Presidente, signor Presidente del
Consiglio, onorevoli colleghi, non è senza preoccupazione che ci accingiamo ad assumere
una decisione delicata e difficile; questa volta non si tratta solo di enunciare una pur
sentita solidarietà al popolo e al Governo degli Stati Uniti, bensì di schierarsi
partecipando alla guerra contro il terrorismo. I nostri soldati sono chiamati a difendere
i valori di libertà, i diritti umani, i principi della convivenza civile. La guerra,
anche quando è combattuta con mezzi tecnologicamente avanzati, anche quando è
legittimata dall'offesa arrecata l'11 settembre, essa è di per sé sempre un'incognita e
dietro l'angolo esiste sempre il rischio dell'avventura. L'Italia non poteva sottrarsi
dall'opera di contrasto nella lotta contro i terrorismi: è così ha fatto. L'Italia deve
spendere tutto il suo prestigio internazionale innanzitutto concorrendo alle soluzioni
pacifiche dei conflitti nel Medio Oriente; il Governo, ed anche il Parlamento della
Repubblica vanno apprezzati per gli sforzi che sono stati operati in questi mesi; ora ci
compete un di più, e non ci potrà essere il piano Mashall della Palestina se non ci
sarà prima una conferenza di pace per il Medio Oriente, e il nostro paese dovrà farsene
promotore. Per noi è fondamentale il mantenimento di un saldo equilibrio politico ed
economico in tutta l'area medio orientale nel rispetto delle sovranità nazionali, delle
culture e di tutte le religioni. Mi auguro che questo intervento militare rimanga ispirato
alla ragione di giustizia che lo presiede e che l'Italia si contraddistingua, come
d'altronde è avvenuto nel passato, anche per il suo contenuto umanitario.
PRESIDENTE. Onorevole Craxi, si avvii a concludere.
BOBO CRAXI. Presidente, sto concludendo. Onorevoli
colleghi, l'Italia non è all'anno zero della politica estera, e se essa è rispettata nel
mondo lo si deve innanzitutto ai partiti che per un lungo periodo l'hanno governata, in
una fase diversa della storia politica italiana che non fu proprio tutta da buttare.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Zeller. Ne ha facoltà.
KARL ZELLER. Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, il
gruppo della Sudtiroler Volkspartei voterà a favore delle risoluzioni che sostengono la
missione militare italiana in Afghanistan. Riteniamo infatti che non possiamo far mancare
il nostro consenso su una decisione che impegna non solo l'Italia ma tutti gli altri paesi
NATO, pur essendo consapevoli della delicatezza di questa impresa.
Il fenomeno Bin Laden non è, infatti, passeggero. L'operazione militare sarà lunga e
rischiosa e non potranno essere escluse dolorose perdite anche di soldati italiani.
Per tale motivo l'azione deve essere mirata e ben ponderata; non chiediamo, infatti, che
bombardamenti a tappeto, di un paese già distrutto dalle precedenti guerre, con centinaia
di vittime tra la popolazione civile, portino al desiderato successo.
È, tuttavia, evidente che l'Italia non può chiedere di essere coinvolta in decisioni
militari se non è disposta a svolgere la sua parte. Siamo convinti che l'Italia non possa
sottrarsi all'assunzione di responsabilità nella lotta contro il terrorismo
internazionale.
Di fronte all'attacco terroristico agli Stati Uniti, non possiamo restare indifferenti, in
quanto è stata aggredita anche la nostra civiltà, il nostro sistema democratico e, in
particolare, la nostra libertà.
Non vi può essere alcun dubbio che, anche a voler prescindere dagli obblighi scaturenti
dal Patto atlantico, gli Stati Uniti meritino il nostro appoggio e la nostra piena
solidarietà. Sia, però, chiaro che si tratta di una lotta contro dittature sanguinose,
che fungono da base per cellule terroristiche e non di operazioni belliche contro un
paese, una popolazione o una comunità religiosa straniera.
Proprio per evitare qualsivoglia impressione di una guerra tra culture, quella occidentale
e quella araba, riteniamo fondamentale il dialogo con gli esponenti dell'islam, il
coinvolgimento dei paesi arabi moderati, il rilancio del processo di pace in Medio Oriente
e un forte e massiccio impegno sul fronte degli aiuti umanitari.
Il vero obiettivo dell'azione terroristica è, infatti, la destabilizzazione del mondo
arabo e il sovvertimento dei Governi islamici moderati.
Consideriamo positivo anche l'allargamento della coalizione alla Russia e alla Cina, anche
se abbiamo l'impressione che tale sostegno non sia sempre fine a se stesso, ma persegua
ben altri scopi, vale a dire avere la mano libera per l'oppressione, all'interno dei
propri confini, di minoranze etniche o religiose che lottano per i loro sacrosanti
diritti.
Tuttavia, comprendiamo anche il disagio e le perplessità di chi non condivide l'azione
militare, ma crediamo non sussista un'alternativa valida e concreta.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Pecoraro Scanio. Ne ha facoltà.
ALFONSO PECORARO SCANIO. Signor Presidente,
esponenti del Governo, colleghi, è evidente che una decisione importante e impegnativa
come quella che oggi viene sottoposta al Parlamento, vale a dire quella dell'invio delle
truppe italiane in operazioni di guerra, sia una scelta che nessuno può ritenere di poter
prendere a cuor leggero.
Credo, soprattutto - rispondendo anche al ministro Martino, il quale evidenziava
l'importanza della maggioranza e dell'opposizione e quindi del Parlamento - che il
Parlamento abbia un dovere supremo nei confronti del paese, quello di saper rappresentare
gli italiani e noi sappiamo, signor Presidente, che gli italiani non sono unanimi
nell'usare la guerra e le bombe come strumento contro il terrorismo.
L'Italia è unanime nel condannare Bin Laden, il terrorismo, il barbaro attentato delle
Twin Towers. Sappiamo che l'alleanza internazionale è amplissima, di tanti paesi, alcuni
dei quali collaborano con operazioni di intelligence e iniziative diplomatiche, altri
compiono i bombardamenti e altri ancora, come il nostro, si apprestano a dare un
contributo di tipo militare.
È ormai trascorso un mese dall'inizio dei bombardamenti in Afghanistan; in un mese ci
sono state centinaia di vittime civili e le organizzazioni internazionali e l'ONU parlano
di circa 6 milioni di profughi. In quei paesi sta iniziando l'inverno e per gli aiuti
umanitari forse ci sono solo altre due settimane. Ciò è stato confermato dalle donne che
sono andate in Pakistan a parlare con le donne afghane, che rappresentano l'unica vera
opposizione ai vari sistemi integralisti che rischiano di essere presenti in Afghanistan.
I Verdi ritengono sia un dovere non solo della nostra coscienza, ma anche del nostro
compito di rappresentare tutti gli italiani, rappresentare in un Parlamento democratico
anche i tantissimi italiani che dicono "no" al terrorismo e che, tuttavia, non
ritengono la guerra e le bombe strumenti adatti a contrastarlo.
E lo dicono dopo un mese, dopo un mese di bombardamenti in cui non abbiamo visto alcun
terrorista catturato: nessuno dei 3 mila uomini di Bin Laden è stato sottoposto, in
realtà, ad un valido intervento internazionale. E continuiamo ad assistere, da un mese,
alla propaganda di Bin Laden che istiga gli islamici del mondo, su tutte le televisioni
del pianeta, facendo vedere bambini ammazzati in Afghanistan. Si tratta di appelli
all'omicidio: stranamente, nessuno pensa che sia possibile, perlomeno, disturbare queste
trasmissioni, che non sono interviste giornalistiche, ma appelli all'omicidio a livello
internazionale. Non capiamo come mai ci sia tanta disponibilità a bombardare e nessun
intervento di intelligence, nemmeno per limitare la vera arma usata da Bin Laden e dal
terrorismo: la propaganda a livello internazionale. Questi sono i temi che noi riteniamo
centrali, signor Presidente.
Poco fa, qualche minuto fa, il presidente del Pakistan Musharraf ha rivolto un appello
agli Stati Uniti ed a tutti i paesi occidentali perché sospendano i bombardamenti durante
il Ramadan. E Musharraf è un componente di quest'alleanza contro il terrorismo. Eppure,
ritiene drammatico e molto pericoloso continuare i bombardamenti durante un mese sacro
agli islamici di tutto il mondo. Vi invitiamo soltanto a riflettere su questi aspetti. Noi
non possiamo che confermare la nostra scelta, come Verdi e come parte dell'Ulivo, che
sappiamo su posizioni diverse; tuttavia, la confermiamo, in rappresentanza dei tantissimi
italiani che la pensano esattamente come noi. In un Parlamento democratico, dove tutti
hanno diritto ad essere rappresentati, anche gli italiani che sono contro l'uso delle
bombe e della guerra, noi non possiamo che votare contro la risoluzione del centrodestra
che chiede l'invio delle truppe e contro la parte dell'altra risoluzione che fa esplicito
riferimento a ciò. Ma poiché l'importante risoluzione dell'Ulivo sarà posta in
votazione per parti separate, noi voteremo a favore della parte in cui si chiede, anche in
modo rilevante, di evitare conflitti di civiltà, di dare aiuti umanitari e di lavorare
per uno Stato indipendente della Palestina. Riteniamo, infatti, che il nostro paese debba
fare tutto il possibile per la pace e per la democrazia nel pianeta, anche con l'uso della
forza quando essa serve a prendere i criminali, ma senza provocare vittime innocenti e
profughi. Noi lo faremo con coscienza. Riteniamo che questo sia un tema di grande rilievo
e che siamo tenuti a rispondere all'esigenza di un vero dibattito.
Ad oggi, i bombardamenti non hanno determinato una soluzione dei problemi. Noi temiamo che
si rischi di fare un regalo ai terroristi, provocando ulteriori kamikaze in tutto il mondo
e, quindi, una sorta di guerriglia planetaria. Oggi rischiamo di rispondere ad un fenomeno
nuovo come il terrorismo internazionale con uno strumento vecchio come la guerra, con uno
strumento generico che non è intelligence, non è attività per la cattura dei
terroristi. Si rischia seriamente di non avere alcuna capacità di risposta al problema.
Quindi, voteremo "no" alla guerra, voteremo "no" al lancio delle
bombe. Saremo favorevoli, signor Presidente, a tutte le iniziative umanitarie di pace e
riteniamo che, da questa parte, molti degli italiani abbiano la stessa opinione (Applausi
dei deputati dei gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Boselli. Ne ha facoltà.
ENRICO BOSELLI. Signor Presidente della Camera,
signor Presidente del Consiglio, colleghi, anche noi siamo perfettamente consapevoli del
ruolo cui è chiamata l'Italia, insieme ai principali paesi europei, nel confronto
politico e militare in atto contro le reti del terrorismo internazionale. Come hanno detto
in questo dibattito altri colleghi e lo stesso ministro della difesa, si tratta di un
compito del quale non dobbiamo nasconderci difficoltà e pericoli - come dimostrano anche
le tragiche e ripetute esperienze del passato per gli inglesi e, per ultimo, per i russi
-, ma al quale dobbiamo adempiere nella consapevolezza che non vi sono alternative. Lo
scopo delle azioni militari alle quali stiamo per partecipare non ha mire colonialiste,
né imperialiste. Per noi, sono eroi coloro i quali sono caduti nel contrasto militare di
polizia contro il terrorismo, coloro che, come i pompieri di New York, hanno dato la vita
nel tentativo di salvare altre vite ed anche coloro che, in Pakistan ed in Afghanistan,
rischiano ogni sorta di pericolo per cercare di alleviare gravissime sofferenze con aiuti
umanitari.
Ma il terrorismo che ha colpito le torri di New York e il Pentagono capisce solo le
ragioni della forza. Non dobbiamo però mai dimenticare che la lotta al terrorismo si fa
più fronti: quelli politici, diplomatici, di intelligenza, di polizia, militari e
finanziari. In primo luogo, nell'agenda internazionale deve restare, come fondamentale, la
pace in medio oriente, con la creazione di uno Stato palestinese che conviva pacificamente
con lo Stato di Israele in condizioni di reciproca sicurezza. L'azione militare in corso
è solo un aspetto di una più generale strategia politica contro il terrorismo, che
l'Italia e l'Europa devono sviluppare insieme agli Stati Uniti. La guerra che si sta
sviluppando con i bombardamenti in Afghanistan è rivolta solo contro il regime dei
Talebani, che hanno dato e continuano a dare coperture, aiuti e sostegni a Bin Laden e al
suo stato maggiore terroristico. Noi dobbiamo riconfermare la nostra amicizia verso il
popolo afgano, verso tutto il mondo arabo che si oppone al terrorismo e verso tutti i
musulmani, che sono la stragrande maggioranza e che praticano la propria religione con uno
spirito di pace. Tutto ciò è possibile e deve essere fatto per evitare che sul popolo
afgano ricadano le gravissime colpe del regime che lo governa dispoticamente: è nostra
convinzione che la caduta dei Talebani, come è sperabile, sarebbe già per sé stessa un
grande contributo affinché uomini e donne afgane, composti da tante e diverse etnie,
possano finalmente avere una vita migliore.
Signor Presidente, il compito che attende le nostre forze armate è impegnativo e
rischioso. Lo scopo è chiaro: sconfiggere il terrorismo e i suoi patrocinatori. In questo
senso, noi del gruppo Misto-Socialisti democratici italiani approviamo le comunicazioni
rese oggi dal Governo. In questo momento, importante e grave, alle Camere non si chiede
solo di dare l'assenso ad una missione militare, ma occorre soprattutto far sentire il
pieno sostegno del Parlamento e dei cittadini che rappresentiamo alle nostre forze armate,
che saranno impegnate in un teatro di guerra. Per soddisfare questo dovere noi del gruppo
Misto-Socialisti democratici italiani abbiamo auspicato in questi giorni la più larga
convergenza tra maggioranza e opposizione su un comune testo da approvare e, quindi, ci
comporteremo di conseguenza con il nostro voto sulle due risoluzioni. Signor Presidente,
è nel nome dell'unità nazionale, più volte e giustamente esaltata come valore
essenziale dal Capo dello Stato, che confidiamo in un pronunciamento largo, comune e
convinto di tutti i deputati (Applausi dei deputati del gruppo Misto-Socialisti
democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Boato. Ne ha facoltà.
MARCO BOATO. Signor Presidente, il 9 ottobre scorso
ho votato a favore della mozione presentata dalla maggior parte dell'Ulivo e di quella,
della parte residua dell'Ulivo, presentata dai gruppi Misto-Verdi-l'Ulivo e
Misto-Comunisti italiani, mentre mi sono astenuto sulla mozione della Casa delle libertà.
Questa mia scelta, coerente con quelle che avevo già fatto per la Bosnia e il Kosovo, non
ha provocato rotture o lacerazioni, come qualcuno temeva. Tra posizioni diverse c'è stato
il pieno rispetto reciproco, un dialogo serrato, un confronto aperto, che dura tuttora nel
rispetto delle differenti posizioni e delle diverse sensibilità. La cultura delle
differenze, il pluralismo politico e culturale non è un limite ma una ricchezza della
coalizione dell'Ulivo e anche dell'intero Parlamento, che non è una caserma disciplinata,
ma l'espressione piena della sovranità popolare in tutta la sua complessità. Anche nel
popolo italiano e in tutti gli altri popoli democratici vi è un pluralismo di posizioni,
ansie e sensibilità diverse, desiderio di pace nella giustizia e interrogativi ricorrenti
su come si possa, nel migliore dei modi, costruire e mantenere la pace nella giustizia.
Dobbiamo rispettare questo pluralismo, riconoscerlo e valorizzarlo, ma dobbiamo anche
saper assumere le nostre responsabilità politiche nel contesto internazionale.
L'attacco terroristico dell'11 settembre a New York e Washington, sia pure tardivamente e
con giganteschi errori precedenti, ha messo tutto il mondo di fronte alla necessità di
riconoscere la minaccia del terrorismo internazionale e di combatterla in modo coerente e
determinato fino a sconfiggerla. La lotta contro il terrorismo internazionale deve essere
condotta sul piano politico, diplomatico, economico-finanziario, culturale, sociale, con
gli aiuti umanitari, ma anche attraverso l'uso legittimo della forza. Oggi, in coerenza,
con il voto del 9 ottobre, siamo chiamati ad autorizzare - anche da parte dell'Italia -
l'uso legittimo della forza nel contesto delle alleanze internazionali, ma sarebbe un
gravissimo errore non affrontare contestualmente - e non successivamente, ministro Martino
- anche l'iniziativa politica e diplomatica per la pace in Medio Oriente, ed un'iniziativa
assai più forte ed ampia per gli aiuti umanitari alla popolazione civile
dell'Afghanistan.
Voterò a favore della risoluzione dell'Ulivo che prevede, giustamente, sia
l'autorizzazione all'uso legittimo della forza, l'impegno del Governo al dialogo con i
paesi arabi ed islamici, una rapida soluzione della situazione in Medio Oriente - con la
sicurezza per Israele al riconoscimento dello Stato palestinese - sia l'impegno per una
più intensa azione umanitaria a favore della popolazione civile e dei profughi
dell'Afghanistan.
Mentre sono in corso azioni militari, ma anche politiche e diplomatiche, bisogna costruire
una soluzione politica per l'Afghanistan del dopo talebani e nessuna soluzione politica
sarà possibile se non sarà riconosciuto il ruolo delle donne afgane e delle loro
organizzazioni. La misura del totalitarismo del regime dei talebani sta prima di tutto - e
soprattutto - nella totale oppressione della donna, di tutte le donne. Sarà la condizione
umana e civile delle donne la misura della civiltà e della democrazia per qualunque
soluzione politica nell'Afghanistan del dopo talebani.
Oggi il Parlamento autorizzerà l'Italia all'uso legittimo della forza, ma dobbiamo essere
tutti consapevoli che senza l'azione politica, diplomatica, economica ed umanitaria, l'uso
della forza non potrà risultare vincente e le conseguenze negative potrebbero essere
incalcolabili.
Per questo, nel votare a favore, riconosco e rispetto le posizioni diverse che sono
presenti sia in Parlamento sia nel paese. Posizioni che dobbiamo rispettare, con cui
dobbiamo dialogare e confrontarci affinché l'Italia possa far fronte alle proprie
responsabilità internazionali nella pienezza della sua civiltà e della sua democrazia,
nella solidarietà europea ed internazionale (Applausi dei deputati dei gruppi
Misto-Verdi-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti democratici
italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Diliberto. Ne ha facoltà.
OLIVIERO DILIBERTO. Signor Presidente, colleghi, il
Parlamento vota oggi l'entrata in guerra dell'Italia e sembra quasi che stiamo ratificando
una sorta di atto dovuto, quasi fosse ordinaria amministrazione ed invece è un evento
enorme: temo che ci stiamo abituando alla guerra.
Dal 1991 - sono passati ormai dieci anni - la politica estera sembra si possa esercitare
quasi solo con le armi, ma proprio questi dieci anni ci avrebbero dovuto insegnare che le
guerre sono inefficaci a risolvere i problemi del mondo che restano infatti inalterati,
quando non peggiorano.
Le guerre sono inefficaci, controproducenti proprio per debellare il terrorismo che si
diffonde e trova il suo alimento, i suoi proseliti grazie alle tragedie, ai massacri, ai
profughi, alla fame, alla disperazione.
In questi giorni migliaia di volontari vanno ad arruolarsi nelle armate dei talebani: ciò
non ci suggerisce nulla? L'idea di una guerra santa prende corpo e si diffonde in tutto il
mondo islamico, destabilizza governi, rende il mondo intero una polveriera.
Noi non vogliamo abituarci alla guerra e tantomeno all'idea che per contare su scala
internazionale vi si debba partecipare. Questa è una guerra in cui non si prevedono
confini, limiti temporali, obiettivi realistici: una catastrofe umanitaria - come tutti
sappiamo - è alle porte.
Noi comunisti siamo contro la guerra e chiediamo l'uso della forza per prelevare e punire
i terroristi, ma siamo - lo ripeto - contro la guerra.
In fondo - sembra quasi blasfemo ricordarlo in questo strano clima consociativo - lo dice
la Costituzione repubblicana.
L'Italia, quell'Italia uscita stremata proprio da
una guerra, quell'Italia che scrisse la Costituzione antifascista era un'Italia che
ripudia la guerra.
Noi crediamo di rappresentare con questa posizione - certo di minoranza nell'Ulivo - un
sentimento diffuso nel popolo italiano, diffuso soprattutto nel popolo dell'Ulivo; un
popolo dunque molto più grande di quello rappresentato da noi Comunisti italiani e dai
Verdi, attraversato da dubbi, da angosce quando non da aperta contrarietà rispetto alla
guerra.
Donne e uomini della sinistra come del mondo cattolico, la tavola della pace, l'ARCI, gli
organizzatori della Perugia-Assisi, non dei pericolosi estremisti, chiedono la sospensione
dei bombardamenti; Giulio Andreotti ha chiesto la sospensione dei bombardamenti almeno per
il mese del ramadan.
È così stravagante che lo chiediamo noi, Comunisti italiani ed i colleghi verdi?
L'Ulivo, la coalizione di cui facciamo parte, ha assunto un diverso orientamento dal
nostro che rispettiamo, ma chiediamo che sia rispettato anche il nostro orientamento che
ha altrettanta legittimità. Con la nostra presa di posizione, con il nostro voto
parlamentare che sarà contrario alla partecipazione dell'Italia alla guerra,
coerentemente alla nostra contrarietà alla guerra sin dal suo inizio, daremo voce ai
tanti che si riconoscono nell'Ulivo ma sono contro la guerra, molto più di quelli
rappresentati dai nostri due partiti.
Noi continueremo a batterci, signor Presidente e colleghi, per la pace e contro il
terrorismo e a chiedere che vengano risolti i problemi del mondo che alimentano il
terrorismo, offrendo argomenti di strumentale propaganda proprio a Bin Laden, dalla
Palestina all'Iraq; occorre prosciugare i serbatoi dell'odio e ristabilire i diritti umani
calpestati.
Voglio dirvi un'ultima cosa alla quale tengo molto. Occorre anche evitare tra noi un
fondamentalismo occidentale simmetrico a quello islamico. Non siamo i depositari della
tolleranza e della civiltà. Ad Occidente non ci sono stati soltanto Voltaire e la
dichiarazione universale dei diritti dell'uomo; ad Occidente vi è stato anche Auschwitz!
Vorrei che discutessimo e ci interrogassimo su questi temi con serietà, iniziando dalla
nostra coalizione, all'interno dell'Ulivo, per noi strategico sistema di alleanze.
Vorremmo che se ne discutesse pacatamente, senza anatemi e che ci ricordassimo tutti che
proprio l'Ulivo è simbolo di pace.
Oggi, signor Presidente, l'Italia entra in guerra ed è, dunque, un giorno molto triste
per il nostro paese. Vorremmo che tutti evitassimo una insopportabile retorica bellicista
(Applausi dei deputati dei gruppi Misto-Comunisti italiani e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Bertinotti. Ne ha facoltà.
FAUSTO BERTINOTTI. Signor Presidente, signore
deputate e signori deputati, oggi con questo voto della Camera l'Italia entra in guerra.
Ieri un'autorevole editorialista di uno dei più importanti giornali italiani ha scritto:
"l'Italia è impegnata in una guerra senza quartiere quale non abbiamo più
combattuto dopo il 1945". Penso che si fatica persino ad accettare questo dato di
novità, forse proprio perché è così inquietante.
Il terrorismo è morte, il terrorismo è un crimine contro l'umanità.
Questo terrorismo, che l'umanità dovrebbe fronteggiare efficacemente, è un disegno
politico pericoloso, drammatico ed inquietante. Bisogna essere avversi a questo disegno
politico non solo per i mezzi inumani che usa, ma per i fini di società che persegue che,
qualora risultassero vincenti, darebbero luogo a forme di oppressione sconosciute. Ma la
guerra è una risposta ingiusta ed inefficace e se ingiusto può essere considerato il
prevalere delle ragioni etico morali sulla politica, a cui la politica potrebbe volersi
ribellare in nome del realismo, inefficace è la categoria principale della politica.
Questa guerra è ingiusta ed inefficace. Ingiusta, come testimoniano i morti incolpevoli,
le popolazioni afghane che fuggono la morte, i talebani, ed ora anche le bombe; come
testimonia chi, di questa nostra società, tende a testimoniare la sua umanità in
Afghanistan, come le donne e gli uomini di Emergency.
Questa guerra è ingiusta ma è inefficace. Ormai è più di un mese: tutti gli obiettivi
dichiarati sono stati falliti, falsificati, contraddetti. Non un solo terrorista è stato
preso; al contrario, il fondamentalismo e il fanatismo sono cresciuti in aree a rischio
nel mondo.
Paesi il cui Governo è indispensabile nella lotta al terrorismo rischiano di essere
pesantemente destabilizzati. Persino le parole giuste e buone rischiano di suonare
ipocrite. E molti che, negli scorsi anni, non sapevano neppure trovare una parola di
solidarietà con il popolo palestinese, hanno scoperto, dopo la guerra, le sue ragioni e
ci hanno proposto una soluzione giusta: due popoli, due Stati. Sennonché, nessuno ferma
la macchina da guerra di Israele e persino le proposte di un aiuto a quel popolo e a quei
territori vengono smentiti da una spirale di guerra. Addirittura prendono un suono
sinistro le parole che vorrebbero, con gli interventi economici, costringere i palestinesi
ad accettare ciò che hanno rifiutato, perché ieri, come domani, inaccettabile.
È cominciata la guerra: dopo mesi di fallimento è cominciato l'ingresso dell'Italia
nella guerra, a segnare una escalation ed un protagonismo incomprensibili. È cominciata
così la notte della nostra politica, la morte della politica ridotta alla sua protesi
militare.
Si è detto che la guerra è cosa troppo seria perché la possano fare i generali; ora, la
politica viene fatto dai generali. Tuttavia, questa scelta di guerra non è neppure una
scelta innocente: dal momento che, con tutta evidenza, essa non riesce a combattere il
terrorismo, di cui naturalmente non nego esserci una motivazione soggettiva in chi la
promuove, vanno ricercate anche altrove le ragioni di questa guerra. E sono ragioni
inquietanti. Esse riguardano la geopolitica, l'ordine mondiale. Risparmiateci davvero la
vostra ipocrisia!
L'ONU è distrutta da quello che ha generato questa guerre. L'Europa è spiantata da
questa guerra, ridotta ad una pallida comparsa. Persino la NATO, di cui certo non saremo
noi a piangere la fine, è sostanzialmente cancellata, come qualsiasi forma di alleanza
stabile, sostituita da un'alleanza a geometria variabile, decisa dal governo della
globalizzazione e dal suo pivot.
Siamo ormai entrati nella seconda globalizzazione, quella che ha sostituito la presunzione
della globalizzazione allo stato nascente con la globalizzazione dello stato di crisi, di
cui il terrorismo e la guerra sono le manifestazioni più drammaticamente evidenti.
Siamo entrati in una condizione di instabilità assoluta e di incertezza, in cui questa
seconda globalizzazione, che produce nuove ingiustizie ed incertezza, calamita un nuovo
ordine delle grandi alleanze triangolari tra gli Stati Uniti d'America, la Russia e la
Cina. Questo determina una gara per entrare in guerra, quasi a guadagnarsi uno status -
vorrei sottolineare il cinismo di questa gara : l'entrata in guerra per paesi, nazioni e
Stati sembra essere l'acquisizione di uno status-symbol di potenza, la fissazione di una
sorta di gerarchia mondiale, sotto la quale rimane l'incertezza, la crisi, l'ingiustizia,
che rappresentano il male principale del mondo.
E così la guerra lavora anche rispetto alla crisi economica, che si era manifestata prima
della guerra e che è stata accentuata dalla guerra: 450 mila licenziati negli Stati Uniti
d'America nel mese di ottobre. Di questo non si parla, come non si parla del diffondere
della crisi, mentre gli stessi Stati Uniti d'America cambiano le loro forme di governo
dell'economia - con i sussidi, con un nuovo intervento pubblico, alla faccia delle
politiche neoliberiste - e dovunque si cercano delle risposte che, però, non si trovano.
Non è alle porte il New Deal del post-Pearl Harbour; è alle porte una richiesta di union
sacrée, dentro alla quale, anche nei paesi europei e nordamericani, vengono calpestate le
istanze di giustizia sociale e, in particolare, di quelle del mondo del lavoro.
E la politica tace sul rapporto tra petrolio e sviluppo, tace per pudore o per ipocrisia.
Il 65-70 per cento delle risorse petrolifere del mondo stanno tra il Kazakistan e il Mar
rosso. Bin Laden, con il suo partito del terrore, punta a diventare il signore di questa
rendita petrolifera. Ma quanto conta questa risorsa nella guerra e nella scelta di guerra?
Qui c'è il silenzio della politica, qui c'è la parola alla guerra che, anche per questa
ragione, non è in grado di dire quando e dove finirà, e c'è il rischio, signore e
signori, che si vada verso un conflitto di civiltà.
Non ho alcuna avversione per le manifestazioni, anzi. E neanche giudico le manifestazioni
per chi le convoca. Partecipo o mi oppongo a seconda della loro natura e della loro
piattaforma. La manifestazione indetta in Italia, a favore degli Stati Uniti d'America,
riecheggia il "con me o contro di me", e questo allude - che lo si voglia o no -
ad una gerarchia delle civiltà: se ce ne è una che viene per prima, ce ne è un'altra
che viene per ultima, e questo è inaccettabile. È inaccettabile mettere una cultura
sopra le altre; siamo americani come siamo arabi, siamo europei come mediterranei, siamo
bianchi come siamo neri, siamo portatori di ogni diversità. Senza questa accettazione, la
guerra rischia di diventare infinita. Perciò, manifestiamo per la pace, per fermare la
guerra.
Vorrei dire, concludendo, che io sento come "notte della politica" la grande
alleanza, che si determinerà con il voto sul dispositivo di ingresso dell'Italia nella
guerra, tra il Governo di centrodestra e la sua maggioranza, da un lato, e la parte
prevalente del centrosinistra, dall'altro. Lo sento come la notte della politica, perché
penso che la politica sia "grandi scelte": pace contro guerra, un modello di
sviluppo rispetto ad un altro. Per questo possiede una forza così grande il popolo di
Seattle, che parla di un altro mondo possibile. Quando le grandi differenze si occultano,
non c'è l'unione del popolo e della patria, c'è l'esclusione dalla politica di tanta
parte del popolo, di questo popolo italiano, che ha una vocazione di pace, che, oggi,
questo voto tradisce. Per questo noi ci opponiamo.
E per questo vorremmo dire, senza polemiche interne, che si capisce per quali ragioni da
questo voto esca così unito e forte il centrodestra, che ha nel suo DNA anche la guerra
(Commenti di deputati di Alleanza nazionale), mentre invece il centrosinistra esce diviso
e lacerato, perché è esposto alla crisi. La guerra sempre ha diviso la sinistra, e la
sinistra è ricominciata dall'opposizione alla guerra (Applausi dei deputati dei gruppi di
Rifondazione comunista e Misto-Verdi-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Cè. Ne ha facoltà.
ALESSANDRO CÈ. Onorevole Presidente, onorevoli
rappresentanti del Governo, onorevoli deputati, siamo chiamati oggi a confermare e a
rafforzare un indirizzo al Governo già ampiamente espresso, e condiviso dalla quasi
totalità di questo ramo del Parlamento, il 9 ottobre scorso. Si tratta di un passaggio
formalmente non indispensabile, ma sostanzialmente doveroso.
Riconosciamo al Governo di agire con grande correttezza e trasparenza. Il ruolo assunto
dall'Italia in questa crisi internazionale, nel rispetto dell'articolo 11 della nostra
Costituzione, del Patto atlantico e delle risoluzioni ONU, si distingue per la
discontinuità con il passato. Lungi da atteggiamenti di attivismo ingiustificato ed
esibizionista - che qualche detrattore vorrebbe attribuire al Governo -, finalmente ci
stiamo assumendo fino in fondo le responsabilità che ci derivano dal vincolo di
appartenenza all'alleanza atlantica, lasciandoci alle spalle le ambivalenze del passato.
Fra Gand e Londra, c'è tutto l'orgoglio e la maturità di un paese che non accetta più
un ruolo di secondo piano. Gli obiettivi della centrale terroristica che fa capo a Bin
Laden appaiono sempre più chiari. L'attacco devastante dell'11 settembre non è stato
sferrato solo alla civiltà occidentale - come apparve inizialmente - bensì a tutte le
civiltà. L'insistenza del richiamo alla guerra santa, la denuncia degli Stati islamici
definiti collaborazionisti dell'occidente, delineano sempre di più con nitidezza il
disegno del terrorismo: la creazione di un impero fondamentalista islamico panarabo. È un
progetto di impero oscurantista e fanatico che calpesta i diritti fondamentali della
persona e vuole cancellare ogni diversità ed ipotesi riformista all'interno del mondo
islamico; un impero che si finanzia con la droga e le più moderne tecniche finanziarie.
Guai a cadere nella trappola tesa da Bin Laden, ossia far diventare questo conflitto una
guerra fra religioni!
La lotta al terrorismo deve essere spietata ma congiunta ad uno sforzo imponente per
rafforzare il dialogo, la collaborazione e la ricerca di intese con tutti i paesi a
prevalenza islamica, sia con quelli già da tempo incamminati sul sentiero della
democrazia e della libertà sia, soprattutto, con quelli che stentatamente si stanno
avviando verso le riforme.
Il travaglio del mondo islamico riformista - Katami, in Iran, n'è un esempio - va
compreso per le difficoltà di contemperare la loro religione alla modernità del mondo
occidentale, che essi sentono come pervasiva, e sostenuto proprio per isolare le frange
estremiste che utilizzano un'interpretazione strumentale dei testi religiosi - vale la
pena ripeterlo - per conculcare i diritti fondamentali della persona e perpetrare i propri
disegni criminosi di dominio.
Fortunatamente, gli appelli di Bin Laden sono stati respinti unanimemente dai paesi della
Lega araba e questo rappresenta un segnale positivo per l'occidente. Nell'impegno al
dialogo abbiamo apprezzato l'impegno esplicito del Presidente del Consiglio a svolgere un
ruolo di primo piano nella soluzione della crisi tra Israele e palestinesi, vera spina
irritativa di ogni conflitto mediorientale.
In questi giorni di intensi bombardamenti, anche se avvengono in un paese tanto lontano,
sentiamo angoscia per le popolazioni civili dell'Afghanistan, ostaggio del regime
dispotico talebano. Anche noi vorremmo idealmente che i bombardamenti cessassero, ma quale
sarebbe la conseguenza? Se fosse possibile un margine di mediazione con
terroristi del calibro di Bin Laden, non crediamo che la cessazione dell'intervento
militare sia realisticamente possibile. Questo non significa che non si debba, nel limite
delle umane possibilità, ridurre al massimo le sofferenze dei civili e che, appena
possibile, si debbano prestare i soccorsi sanitari ed alimentari necessari.
La sospensione dei bombardamenti suonerebbe come una sconfitta del fronte alleato e
allontanerebbe nel tempo la cattura dei terroristi, esponendo la comunità internazionale,
ancora per molto tempo, ad un'insicurezza che sta diventando, di giorno in giorno, sempre
più intollerabile.
In questa cornice, pur non volendo, nella gravità del momento, dare troppo spazio alle
polemiche di politica interna, è difficile non rilevare l'irresponsabilità che rasenta
l'incoscienza di parte dell'opposizione. Prescindendo dal pacifismo apodittico ed
oltranzista della sinistra radicale, dei Verdi e dei Comunisti italiani, non comprendiamo
la sostenibilità delle posizioni differenziate espresse dai deputati dei Democratici di
sinistra e da autorevoli esponenti della Margherita. La coerenza per un parlamentare,
signori, non dovrebbe costituire un accessorio (Applausi dei deputati del gruppo della
Lega nord Padania): o si è contro l'impegno militare - e, allora, già il 9 ottobre si
doveva avere il coraggio di prendere una posizione pacifista sostenendone le ragioni -
oppure si devono assumere comportamenti conseguenti rispetto alle posizioni prese il 9
ottobre da questi stessi parlamentari.
Il vostro atteggiamento ambiguo ed ingiustificabile,
al grido di Armiamoci e partite!, danneggia l'immagine del paese e mette una pietra
tombale sulle vostre ambizioni di costituire un'alternativa di governo credibile per
l'Italia.
Caro D'Alema, è questa la classe politica che ha governato il paese per cinque anni? È
questa la vostra credibilità internazionale?
Onorevole Rutelli, lo spirito ecumenico da lei evocato in questi giorni come collante
della Margherita non può certo nascondere la profonda frattura originatasi ad opera di
autorevoli esponenti della sua coalizione sui temi di politica internazionale. È questa
la maturità del partito che lei voleva ispirato ai democratici di clintoniana memoria? E
poi, onorevole Rutelli - siamo seri! - ma davvero si può arrivare, come lei ha fatto, a
chiedere di barattare un voto unanime sulla missione militare con la cancellazione della
manifestazione in programma per il 10 novembre a Roma (Applausi dei deputati del gruppo
della Lega nord Padania)? Quella, onorevole Rutelli, non è né una manifestazione a
favore della guerra nè un atto di vassallaggio nei confronti degli Stati Uniti, ma è un
segno di solidarietà alle vittime del terrorismo e di concordia di tutta la comunità
internazionale (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza
nazionale): è aperta a tutti e dovrebbe rappresentare un momento di unione, non di
divisione, se è vero che ci riconosciamo in quei valori comuni che sono alla base della
nostra civiltà. Ma - forse lo dimenticavo - avete paura di inimicarvi i bravi ragazzi del
Genoa social forum.
I guasti causati dal Governo di centrosinistra sul piano della sicurezza interna del
nostro paese sono evidenti a tutti: le continue segnalazioni relative alla presenza sul
nostro territorio di terroristi islamici ed alcuni arresti ne sono la prova. L'assenza di
un sia pur minimo controllo delle nostre frontiere e la demenziale politica a favore
dell'immigrazione extracomunitaria hanno creato condizioni che stanno mettendo seriamente
a rischio la nostra sicurezza e, ancor di più, quella dei nostri figli. Si colgono con
nettezza i primi segni di intransigenza del fondamentalismo islamico: le dichiarazioni
televisive dell'iman di Torino e del presidente dell'Unione musulmani d'Italia ne sono una
testimonianza illuminante.
Questa nuova cultura, assecondata da una parte della sinistra, sta ponendo le basi per una
cancellazione dei riferimenti fondanti della nostra civiltà, che ha le sue radici
nell'Umanesimo e nel Cristianesimo, come ebbe a riconoscere anche Benedetto Croce, un
filosofo che non poteva essere sospettato di avere riferimenti confessionali. Onorevole
Turco, se il crocifisso nelle scuole le sembra offensivo verso i non cristiani, vuol dire
che lei rinnega la storia e la civiltà europee (Applausi dei deputati dei gruppi della
Lega nord Padania, di Forza Italia e di Alleanza nazionale). La sua non è tolleranza
verso gli stranieri, è solo un connubio di materialismo e di nichilismo (Commenti dei
deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo - Applausi dei deputati del gruppo
della Lega nord Padania); in ogni caso, noi non siamo d'accordo (Applausi dei deputati del
gruppo della Lega nord Padania) e difenderemo con forza le nostre radici e i nostri
valori!
La Lega nord Padania ha un rispetto assoluto delle altre culture e civiltà, ma rimarca
l'assoluta intransigenza verso chi vuole venire a dettare legge a casa nostra (Applausi
dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale)! Il nostro
ordinamento giuridico, i nostri usi, i nostri costumi e le nostre tradizioni sono il
riflesso...
PRESIDENTE. Onorevole Cè...
ALESSANDRO CÈ. ...di migliaia di anni di storia e
di spiritualità; chi viene nel nostro paese deve imparare a rispettarli! E sarà bene che
anche gli iman più intolleranti tengano conto di ciò (Applausi dei deputati dei gruppi
della Lega nord Padania e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Onorevole Cè, adesso deve proprio
concludere.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, voglio soltanto
inviare un augurio ed un saluto affettuosi ai giovani chiamati a servire il nostro paese
in questo difficile momento. Il compito che li attende è molto complesso (Commenti di
deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo)...
Ma state zitti! Vergognatevi!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vi prego. Onorevole
Cè, io le sto usando un trattamento del tutto inusuale.
ALESSANDRO CÈ. Ma signor Presidente, hanno
disturbato a lungo.
PRESIDENTE. Non direi. A parte adesso, non ha mai
disturbato nessuno. Hanno ascoltato in religioso silenzio.
ALESSANDRO CÈ. Signor Presidente, lo sforzo di
questi ragazzi sembrerà tanto più accettabile quanto più sarà chiara l'importanza
della posta in gioco. E la posta in gioco, signor Presidente, è la conservazione e la
crescita di valori che danno senso alla nostra vita e alla nostra civiltà: la libertà,
la democrazia e la sicurezza (Applausi dei deputati dei gruppi della Lega nord Padania, di
Forza Italia e di Alleanza nazionale).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Follini. Ne ha facoltà.
MARCO FOLLINI. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, siamo chiamati a decidere con il voto del Parlamento l'impegno anche militare
del nostro paese nella guerra contro il terrorismo. Si tratta di un voto che diamo con
piena convinzione, ma anche con sentimento di gravità. Nessuno credo che possa prendere
una decisione così forte con animo leggero e senza essersi interrogato fino in fondo
sulle ragioni che la rendono doverosa.
Sappiamo bene qual è oggi la posta in palio. Sappiamo che una grande rete terroristica
sta cercando di colpire al cuore la nostra civiltà, la nostra libertà, la nostra
vocazione alla pace, la nostra idea della convivenza, che è un'idea - lo dico al collega
della Lega nord Padania - di apertura della nostra società (Applausi dei deputati del
gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo). Dobbiamo sapere che difendere tutto questo costa e
costerà fatica, tenacia e dolore. Noi facciamo parte della generazione di un paese che ha
potuto dare per scontata la sua libertà e la sua pace. Quello che avviene oggi nel mondo
ci ricorda invece quanto siano precari questi valori, quanto siano minacciati, quanto
impegno occorra per presidiarli.
Contro il terrorismo si è organizzata in queste
poche settimane una grande coalizione di paesi e di popoli, una coalizione che ha negli
Stati Uniti il suo perno fondamentale e che coinvolge, a pieno titolo, l'Europa, la
Russia, la Cina e la gran parte dei paesi arabi. Stare dentro a questa coalizione
significa inevitabilmente assumere le responsabilità e condividere i rischi di una scelta
di campo. Credo sia giusto che questa scelta l'Italia la faccia fino in fondo senza remore
e senza incertezze, sapendo che in quella scelta stanno insieme la nostra sicurezza
nazionale e il nostro sentimento di quello che è giusto. L'ancoraggio dell'Italia a
questa vasta coalizione è il punto fondamentale, oggi come ieri, della nostra politica
internazionale. Passano anche di qui il prestigio e la credibilità del nostro paese. Va
dato pieno merito al Governo di avere sempre tenuto fermo questo punto, anche quando
poteva riuscire più difficile e più scomodo.
Quasi due mesi fa, nell'attentato a Manhattan, abbiamo visto all'opera la follia e abbiamo
sentito dentro di noi il dolore. Quelle bandiere bianche che sventolavano disperate dalle
torri, quelle figure, che sembravano quasi irreali, di donne e di uomini che si lanciamo
nel vuoto per cercare una morte meno atroce resteranno - credo - nella memoria di tutti
noi, così come vi resterà lo strazio di tante donne, vecchi, bambini, in fuga dalla
disperazione afghana e dal fanatismo talebano, vittime anche loro, come gli altri, dello
stesso delirio terrorista.
Quello che è successo e quello che ancora può succedere pone interrogativi profondi.
All'indomani del 1989, caduto il muro di Berlino, ci illudemmo in tanti che la storia
avesse preso una piega più favorevole e più confortevole. Non era così. È passato poco
più di un decennio e tutti sentiamo come le nostre certezze fatichino a tenere il passo
delle nuove domande e delle nuove angosce che ci sono di fronte.
È stato detto che affrontiamo un nemico senza volto
e senza territorio, un nemico tanto lontano da noi da non riuscire quasi ad identificarlo!
Tanto più dobbiamo avere chiaro quello che siamo noi, l'idea che abbiamo del mondo, di
come si possa cercare di organizzarlo un po' meglio, l'idea che abbiamo di noi stessi, del
nostro paese e del compito che ci siamo assegnati.
Sconfiggere il terrorismo significa, inevitabilmente, mettere in campo quella capacità
strategica, quella forza militare senza di cui la rete di Al Qaeda avrebbe facilmente,
troppo facilmente, ragione di noi, ma sconfiggere il terrorismo significa, altrettanto, e
forse di più, mettere in campo le armi della politica: la capacità di persuasione,
l'iniziativa diplomatica, il dialogo tra i popoli e tra le culture, in una parola tutto
quello che fa da mastice di una coalizione variegata come quella che, in questa occasione,
ha preso forma, e tutto quello che assicura a questa coalizione la possibilità di
continuare a fare la sua parte nel nuovo ordine mondiale.
Siamo chiamati a difendere, con le unghie e con i denti, la nostra libertà, a difenderla
dalla violenza che la minaccia da fuori, a difenderla dalla paura che la minaccia da
dentro. Il terrorismo ci vorrebbe sfigurare e paralizzare, ci vorrebbe assimilare a sé o,
almeno, ci vorrebbe trasformare in una fortezza assediata. Continuare ad essere quello che
siamo, una società aperta, lo ripeto, aperta e movimentata è parte anche questo, della
guerra che siamo costretti a combattere. Così come ne è parte quel dovere di
solidarietà, di generosità, di cura verso tanti popoli che guardano con invidia, e
spesso con rancore, a quello che siamo, e che ci chiedono di accorciare la distanza che
separa il nostro benessere dalla loro fame. La consapevolezza che il mondo e uno e uno
solo e che non si può dividere lungo la linea della disperazione, è parte della pace che
dovrà segnare, prima o poi (più prima che poi) la fine di questa guerra.
Su questi argomenti non credo ci sia, in questo Parlamento una lacerazione. Ho colto
nell'azione del Governo, in queste settimane, la piena consapevolezza di questa sfida; ho
apprezzato nelle parole del ministro Martino, e in quelle di replica del Presidente
Berlusconi, la linearità del nostro impegno, della nostra collocazione dalla parte dei
popoli liberi e pacifici e sono d'accordo con l'onorevole Rutelli che, ancora ieri, ha
ricordato come tra democrazia e terrorismo non vi sia, non vi possa essere, nessuna via di
mezzo. La divisione, se c'è, non passa tra noi e voi, non passa tra il centrodestra e il
centrosinistra, passa piuttosto, se così posso dire, tra voi e voi - lo dico senza
spirito polemico - passa tra quanti di voi riconoscono nell'impegno militare uno dei
doveri imprescindibili dell'azione contro il terrorismo e quanti si illudono che di quel
dovere si possa, in qualche modo, fare a meno. Non sta a noi, oggi, criticare quelle
opinioni che sono sempre state assai diverse da quelle che abbiamo professato. Sta a noi,
piuttosto, sottolineare, con pieno apprezzamento, il punto di convergenza che si realizza
in nome della lotta al terrorismo e del modo di condurre questa lotta. È una novità
importante e positiva di cui diamo atto a larga parte dell'opposizione. Siamo stati, e non
solo da oggi, tra quanti hanno sperato e si sono adoperati perché l'ampia maggioranza,
che in questo Parlamento condivide la strategia contro il terrorismo, si esprimesse con
una sola voce, votasse una sola mozione. Riteniamo fondamentale e di grande valore il
fatto che su questo punto decisivo, comune alle due mozioni che sono state presentate, si
voti insieme e continueremo a ripetere che, per quanto aspre possano essere le nostre
controversie, è compito della politica cucire il legame che consente ad un paese di
riconoscere quello che ha in comune, quando i suoi valori fondamentali, il suo stesso modo
di essere e di convivere vengono messi in discussione.
Al Governo va il nostro pieno riconoscimento; all'opposizione va il nostro rispetto, ed
oggi, il nostro apprezzamento; ai soldati che partiranno va, tutta intera, la nostra
solidarietà e la nostra gratitudine
(Applausi dei deputati dei gruppi del CCD-CDU Biancofiore, di Forza Italia, di Alleanza
nazionale, della Lega nord Padania e della Margherita, DL-l'Ulivo - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Rutelli. Ne ha facoltà.
FRANCESCO RUTELLI. Signor Presidente, signor
Presidente del Consiglio, i momenti più alti della vita parlamentare sono quelli in cui
si discute e si decide della politica estera, specialmente di ciò che la nostra nazione
è chiamata a fare accanto ai suoi alleati e di fronte ai suoi avversari. Sappiamo che in
queste ore gli italiani si interrogano, si chiedono se sia giusto, se sia necessario
intervenire, anche con i nostri uomini e mezzi militari, nell'area del conflitto; si
chiedono se il modo di intervenire sia quello più efficace; si chiedono se l'Italia stia
facendo quello che deve per farsi rispettare e contribuire al successo di una missione
così difficile, lunga e pericolosa; si chiedono quali rischi corriamo e, soprattutto,
cosa accadrà in futuro. Il compito della politica, signor Presidente, è quello di
ascoltare questi interrogativi e rispondere. Non è però soltanto di porre interrogativi,
è di decidere, e oggi siamo chiamati a farlo per una semplice ragione: non può esistere
il ritiro di fronte alla minaccia del terrorismo internazionale.
Ricordiamoci di Simone Veil, che abbandonò il suo pacifismo integrale, il suo rifiuto
assoluto della violenza quando aprì gli occhi ed il cuore di fronte alla minaccia e alla
realtà della guerra nazista. Discutiamo certamente sul come, ma non scegliamo di non
scegliere, oppure la comoda, troppo comoda risposta del non rispondere. La minaccia del
terrorismo è forte, è organizzata, è diffusa. La comunità internazionale deve togliere
al terrorismo le basi territoriali, operative, logistiche, finanziarie, che gli permettono
di minacciare il mondo, le nostre società, i paesi arabi e musulmani che rigettano il
fondamentalismo ed il fanatismo.
Noi, signor Presidente, voteremo oggi la risoluzione presentata dall'Ulivo, e voteremo,
assieme con la maggioranza, un testo comune, che approva le comunicazioni del ministro
della difesa ed impegna il Governo in continuità con le nostre responsabilità nazionali
ed internazionali. Si tratta di una scelta importante e credo sia una scelta giusta. La
assumiamo con coscienza limpida e dicendo alcuni "si" ed alcuni "no".
Innanzitutto, diciamo che siamo accanto ai nostri militari che si accingono a partecipare
alla missione Enduring freedom. Sappiano che hanno dietro di loro il sostegno di
larghissima parte del Parlamento; hanno dato buone prove in passato e sono certo che
sapranno farlo anche in quest'occasione. Diciamo "sì" a tre obiettivi
prioritari contenuti nella risoluzione che abbiamo presentato: agire energicamente perché
l'Europa sia unita e conti (senza l'Europa, l'Italia semplicemente si illuderebbe di
contare nel mondo); forzare l'impegno europeo e della comunità internazionale per la
soluzione del conflitto israelo-palestinese. Lo ripetiamo da decenni in ogni dibattito:
uno stato per i palestinesi, libertà e sicurezza per Israele. Ma se non maturerà una
soluzione per il medio oriente, nel contesto di questo conflitto avremo più sangue, più
terrorismo, più insicurezza in tutto il mondo. Poiché i due attori non sono in grado di
risolvere il conflitto in sede bilaterale, li dobbiamo energicamente sospinge a farlo come
comunità internazionale. Terzo obiettivo: sostenere le Nazioni unite per l'effettivo
arrivo degli aiuti umanitari in Afghanistan e a favore degli sfollati. Debbo dire quanto
non condivida l'umanitarismo che, come un rubinetto, si apre e si chiude a seconda delle
stagioni politiche.
Noi siamo per un'azione umanitaria che resta identica quando l'Afghanistan è stato invaso
dalle truppe sovietiche, quando l'Afghanistan ha subito l'odiosa dittatura dei talebani ed
oggi che gli sfollati tentano la strada della sopravvivenza e della vita. È un fattore
umanitario e chi agisce strumentalmente sul piano politico non rende un buon servizio ai
valori umanitari (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo e di
deputati di Forza Italia, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di Alleanza nazionale).
Signor Presidente, siamo pronti ad accrescere i finanziamenti alle organizzazioni delle
Nazioni Unite che sorreggono questo sforzo umanitario; signor ministro della difesa, con
la stessa trasparenza diciamo che noi dell'Ulivo e della Margherita, appartenenti alle
forze del centrosinistra, siamo e saremo pronti ad assumerci le responsabilità necessarie
per far fronte agli sforzi finanziari connessi a questa azione internazionale.
Tuttavia, diciamo anche tre "no". No alla trasformazione del conflitto in uno
scontro generalizzato tra occidente ed Islam in una inconcepibile guerra tra religioni.
No alle estensioni immotivate del conflitto; si partecipa in base ad obiettivi precisi per
ottenere risultati precisi e condivisi.
No ad un'azione solo militare. L'azione militare è indispensabile, ma se non
funzionassero le azioni politiche e diplomatiche di intelligence contro il terrorismo e di
mantenimento dell'unità dell'alleanza internazionale non ci sarebbero speranze di
vittoria.
Non è un caso se in Gran Bretagna, nel paese più impegnato nell'azione militare, i
sondaggi ci dicono che l'opinione pubblica chiede esattamente questo e cioè che l'azione
militare sia solo una parte dell'iniziativa, che l'azione diplomatica e le sanzioni
economiche funzionino e che si punti all'efficacia di questo campo complessivo che impegna
la comunità internazionale.
Infine, veniamo al mandato che noi dell'Ulivo assegnamo al Governo italiano. È un mandato
di unità della nazione in questa sfida difficile. Non è un mandato in bianco.
Signor Presidente del Consiglio, togliamo di mezzo - e non glielo dico polemicamente -
l'idea che l'opposizione non possa rivolgere delle critiche a un Governo che compie
degli errori. Lei deve conquistare la fiducia degli italiani nella conduzione di questa
crisi ed ottenere la fiducia del Parlamento esattamente come il Presidente americano Bush
ha fatto in una diversa situazione: con pazienza e fatica, informando e consultando anche
l'opposizione ed accettando le critiche costruttive.
Vorrei non sentire l'idea che un'opposizione che esprime le sue critiche sia
antipatriottica (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei
Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani), così come i Governi del
centrosinistra avevano il dovere di sentire le sue critiche, che non mancarono, e di
accogliere, tutte le volte che vi furono, i contributi positivi, i voti favorevoli, le
prove di responsabilità nazionale che vennero dall'opposizione.
L'Italia ha bisogno di italiani con la testa sulle spalle e non di interventisti. La
nostra storia ha già conosciuto i frutti velenosi dell'interventismo (Commenti dei
deputati del gruppo di Alleanza nazionale).
Colleghi deputati, questo non è il momento delle fanfare, delle adunate di piazza o delle
bandiere al vento (Applausi dei deputati dei gruppi della Margherita, DL-l'Ulivo, dei
Democratici di sinistra-l'Ulivo e Misto-Comunisti italiani). È il momento della
responsabilità e l'Ulivo intende condividerla con il Governo, perché non possiamo
chiedere ad altri di difendere la nostra società libera dalla minaccia del terrorismo. È
il momento della serietà, una serietà rispettosa dei tanti dubbi che affiorano nelle
famiglie italiane e delle molte incertezze sugli obiettivi delle azioni militari in corso.
Guai a un Parlamento paralizzato nelle decisioni da queste incertezze, ma guai anche a un
Parlamento che non le voglia conoscere o che finga di ignorarle.
Signor Presidente, è soprattutto il momento della politica. Mentre diciamo
"sì" alla nostra parte di responsabilità nella coalizione internazionale
contro il terrorismo, diciamo con ancora maggior forza che l'Italia deve avere un ruolo
più attivo e più ambizioso nel nuovo scenario mondiale.
Il mondo cambia, la geografia dei poteri e dei rapporti internazionali sta cambiando
velocemente. L'Italia non può partecipare ad un atlantismo distaccato dall'Europa, essere
inadeguata nel dialogo nord-sud, non rigorosa contro le campagne anti islamiche.
Signori del Governo, signor Presidente del Consiglio, vi chiediamo di riconquistare al
paese, nelle nuove e drammatiche condizioni, un ruolo che sia e rimanga all'altezza della
nostra tradizione di civiltà e cultura. Ecco il terreno, questa politica all'altezza
dell'Italia, nel quale è possibile un impegno unitario, al di sopra delle parti. Sono
convinto che l'Ulivo, su queste basi, non solo vedrà l'impegno della grande parte dei
suoi parlamentari, ma recupererà anche i dubbiosi ed i dissenzienti.
PRESIDENTE. Onorevole Rutelli...
FRANCESCO RUTELLI. Terremo salda la barra di questa
politica.
Agli uomini che partono diciamo che siamo loro vicini. Cercheremo di dimostrare che dove
ha voce la politica, il Parlamento, vi è capacità di prendere le decisioni difficili e
di assistere la nostra Italia nel cammino che la attende (Applausi dei deputati dei gruppi
della Margherita, DL-l'Ulivo, dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, Misto-Comunisti
italiani, Misto-Socialisti democratici italiani e del deputato La Malfa -
Congratulazioni).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole La Russa. Ne ha facoltà.
IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, ha fatto bene il Governo - il nostro gruppo gliene dà atto pienamente - a
decidere di non fare soltanto una comunicazione, come sarebbe stato necessario ma
sufficiente dopo il precedente dibattito, ma volere un voto dai parlamentari che
rappresentano oggi l'Italia, un voto per la nuova fase della guerra al terrorismo che ci
apprestiamo a combattere più in prima linea di ieri.
PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE FABIO
MUSSI (ore 14,09)
IGNAZIO LA RUSSA. Ha fatto bene perché c'è
bisogno, innanzitutto, di assumere personalmente e come classe politica la responsabilità
di un atto che non è secondario e che non abbiamo visto, per nostra fortuna, negli anni
passati, da molti anni.
Immediatamente dopo viene in considerazione la necessità di chiarire le ragioni della
nostra partecipazione all'operazione "libertà duratura", perché, pur essendo
semplice e chiaro, sembra che su questo non vi sia totale chiarezza. Certo, qualcuno
potrebbe riduttivamente pensare che le ragioni della nostra partecipazione risiedano nella
pedissequa applicazione dei trattati, delle convenzioni, dell'articolo 5 del Trattato
dell'Alleanza atlantica, ed è vero, ciò ha un significato. Qualcuno potrebbe anche
pensare che si faccia questo ulteriore passo per un debito morale - che esiste - nei
confronti del paese amico, degli Stati Uniti d'America che, soprattutto negli anni della
guerra fredda, hanno molto contribuito a conservare la libertà di tutta l'Europa,
minacciata dalla dittatura comunista alle nostre frontiere. O, ancora, si potrebbe pensare
- e sarebbe pur giusto - che le ragioni del nostro intervento risiedano nella necessaria
reazione alla morte di numerosi italiani che sono caduti insieme al crollo delle torri,
uniti nella tragedia a cittadini di 60 e più paesi, non solo americani. Sono tutte
ragioni giuste della nostra necessità di intervento, ma non sono la ragione principale,
non sono il vero motivo.
PRESIDENZA DEL PRESIDENTE PIER
FERDINANDO CASINI (ore 14,11)
IGNAZIO LA RUSSA. Abbiamo la necessità - e
ringrazio il Presidente del Consiglio e gli onorevoli ministri di averlo rappresentato
egregiamente al Presidente degli Stati Uniti d'America - di compiere questo passo perché
dobbiamo tutelare un interesse nazionale. Non è un atto dovuto, deve essere un atto
voluto. Si tratta di un interesse nazionale ben preciso, quello della lotta al terrorismo
per la tutela della nostra integrità nazionale, dei nostri cittadini, delle nostre leggi
e della nostra cultura.
Dunque, si tratta di una lotta al terrorismo che facciamo innanzitutto nel nostro diretto
interesse, nel nome dei valori di civiltà e convivenza ai quali apparteniamo come nazione
e che ci siamo scelti come principi regolatori della nostra esistenza (Applausi dei
deputati del gruppo di Alleanza nazionale). Si tratta di una lotta che facciamo a difesa
del nostro futuro e della sicurezza dei nostri cittadini; ha ragione Panebianco quando
ieri sul Corriere della sera scriveva che occorreva questo voto come assunzione di
responsabilità; difatti, in quest'aula un voto può e deve far sentire che il Governo e
l'opposizione, nella forma più unita possibile, dovranno chiarire a tutti che quando si
mandano, dice testualmente Panebianco: "Uomini e donne a combattere, e forse anche a
morire, bisogna stringersi intorno a loro, sorreggerli, dimostrando che nelle retrovie
c'è un paese capace di compattezza morale e di compostezza politica chiusa ".
Allora, grazie onorevole Rutelli per le sue parole pacate; ma vede, noi abbiamo paura di
una cosa sola, che qualche legittima contraddizione, esistente all'interno dell'Ulivo, vi
costringa a dire sì, e così lo avete fatto. Dobbiamo avere capacità di ascolto, di
comprensione e di unità, nel votare sì la parte finale della nostra risoluzione, anzi,
della risoluzione comune (così va correttamente definita); ma poi tanti ma, perdonatemi
colleghi, ovvi e banali: chi non vuole che gli obiettivi siano delimitati? Chi non vuole
che non ci sia un'estensione della guerra? Chi non vuole che ci sia una soluzione della
questione medio orientale? Allora, i ma detti in maniera enfatica, sembrano voler far
diminuire quella pur importantissima adesione ad un comune compatto senso unitario a
tutela degli interessi nazionali, che pur con tanti sforzi una parte dell'Ulivo oggi
riesce a fare. Se così è; ce la possiamo fare a dare per una volta l'impressione di una
larga maggioranza anche se, purtroppo, non dell'unità. Rimane ancora legittimamente una
voce critica in questo Parlamento - Bertinotti, Diliberto - hanno detto che non bisogna
parlare di retorica bellicista ma ci hanno ammannito un'insulsa retorica pacifista che non
vogliamo più sopportare (Applausi dei deputati dei gruppi di Alleanza nazionale, Forza
Italia, CCD- CDU Biancofiore, Lega nord Padania). Essi ci hanno ricordato che
bisognerebbe sospendere i bombardamenti durante il ramadam dimenticando che ha
legittimità di porsi tale questione solo chi i bombardamenti li ha in qualche modo
condivisi e non chi è sempre stato contro sin dall'inizio. (Commenti del depuato Maura
Cossutta). Si sono dimenticati che nel recente passato ci hanno riservato le stesse
argomentazioni quando si trattava di discutere dell'efficacia - onorevole Bertinotti -
della guerra a Milosevic, della guerra nei Balcani, poi dimostratasi necessaria per
ristabilire libertà e diritti umani in quella parte del mondo (Applausi dei deputati del
gruppo di Alleanza nazionale); pertanto, non venirci a dire - onorevole Bertinotti - che
450 mila disoccupati li ha provocati la guerra: li ha provocati il terrorismo di Bin
Laden! Li ha provocati l'insulsa forma finto unilateralmente pacifista che ha in Italia,
in questo momento, il suo vertice, forse mondiale, nell'occidente.
C'è una nota che voglio rivolgere al Governo, noi fra tre giorni abbiamo indetto una
manifestazione che potrebbe - lo dico assumendomene la responsabilità - erroneamente, ma
potrebbe essere intesa come manifestazione di parte. Dopo lo sforzo che riconosco di una
parte seria dell'Ulivo, credo che si debba in maniera chiara dire che questa
manifestazione, non rinviabile senza crearne un caso politico, debba essere veramente
aperta a tutti, senza insegne di partito, senza nessun atteggiamento di distinguo e di
divisione: verranno o non verranno, il nostro invito è totale, è sincero e da parte di
Alleanza nazionale non giunge all'ultimo minuto.
Caro Presidente, se mi concedi un minuto...
PRESIDENTE. Onorevole La Russa, non l'avevo
interrotta.
IGNAZIO LA RUSSA. Signor Presidente, se ho ancora un
minuto a disposizione, credo di poter concludere con un argomento che può unirci tutti -
parlo della manifestazione -, che può contrapporre a chi, proprio il 10 novembre, ha la
pretesa di rappresentare i giovani unilateralmente pacifisti e - li voglio vedere - in
realtà, ideologicamente armati, altri giovani. Mi riferisco a quei giovani che - e questa
non è retorica, altrimenti sarebbe retorica l'altra - sono in divisa, che stanno
partendo, ai carabinieri paracadutisti del battaglione Tuscania, ai marinai della
Garibaldi e delle altre unità del nostro gruppo navale, ai piloti e agli avieri dei
Tornado, ai fanti autotrasportati, ai carristi dei Centauro, agli altri militari, ai
genieri e a tutti i militari delle forze di terra (Applausi dei deputati dei gruppi di
Alleanza nazionale, di Forza Italia, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).
Questi ragazzi in divisa...
RAMON MANTOVANI. E agli imboscati come te!
VINCENZO ZACCHEO. Stai zitto cretino!
IGNAZIO LA RUSSA. Stai buono tu!
...che partono volontari, che partono per tutti noi e con il nostro mandato, non vanno lì
a fare la guerra, perché la guerra ce l'ha già dichiarata il terrorismo. Questi giovani
ragazzi vanno a difendere la nostra libertà, la nostra integrità nazionale, il nostro
futuro e quello dei nostri figli, ricordiamocelo (Applausi dei deputati dei gruppi di
Alleanza nazionale, di Forza Italia, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania -
Congratulazioni)!
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Fassino. Ne ha facoltà.
PIERO FASSINO. Signor Presidente, signor ministro,
siamo tutti consapevoli delle decisioni particolarmente delicate e impegnative che stiamo
per assumere. Si tratta di decisioni che sono gravide di rischi per il nostro paese e, in
primo luogo, per i militari che saranno impegnati e dalle quali discendono responsabilità
politiche di fronte al paese e alla comunità internazionale.
Per tale motivo, va guardata con rispetto la posizione di chi esprime dubbi e di chi, da
questi dubbi, trae la scelta di non sostenere le decisioni che stiamo per assumere.
Tutti noi abbiamo il dovere del rispetto e non possiamo non vedere che chi esprime
dissenso da queste decisioni lo fa sulla base di motivazioni e di ideali non meno nobili
di quelle di chi, invece, convinto dell'ineluttabilità di queste scelte, sta per
sostenerle.
Chi, come noi, è convinto che sia ineludibile l'assunzione di responsabilità non lo fa
certo a cuor leggero. Chiunque di noi - e sarebbe strano non fosse così - è mosso da
sentimenti di inquietudine e di angoscia; tuttavia, l'angoscia non può oscurare la
consapevolezza delle sfide che il terrorismo ci ha posto.
L'11 settembre è successo davvero qualcosa e non soltanto una spaventosa ecatombe, nella
quale sono periti migliaia e migliaia di cittadini, americani inermi; l'11 settembre
abbiamo assistito ad un salto di qualità, alla rottura di ogni limite nell'offensiva
terroristica; dopo l'11 settembre ogni uomo e ogni donna di questo pianeta avverte che, se
non c'è una risposta adeguata, qualsiasi rischio può accadere. È per questo che la
lotta al terrorismo, oggi, è una priorità. È una priorità contro chi ha ideato o
intende ideare attentati; è una priorità lottare contro chi li organizza, chi li
sostiene finanziariamente, chi ne è complice come il regime talebano dell'Afghanistan.
Insomma, ad un salto di qualità dell'offensiva del terrorismo, siamo tutti consapevoli
debba corrispondere una capacità di risposta della comunità internazionale, che abbia
una forza in grado di dissuadere e sconfiggere la furia distruttiva di quel terrorismo. È
questo che rende necessario e legittimo l'uso della forza.
Non si tratta di dividerci, qui, tra chi sarebbe per la pace e chi per la guerra. Credo
che tutti noi vogliamo la pace. Ma la pace non è soltanto l'assenza di conflitto armato:
la pace è il regime che garantisce la democrazia, la pace è il regime che garantisce la
libertà, la tutela dei diritti collettivi ed individuali ed il rispetto della persona
umana. Ed ogni qual volta democrazia, libertà, diritto, rispetto della persona umana sono
negati, lì si nega la pace. Se così non fosse, dovremmo riscrivere alcune pagine della
storia.
Quando ritornò da Monaco, Neville Chamberlain, scendendo dalla scaletta dell'aereo,
pronunciò come prime parole: abbiamo salvato la pace. Tutti abbiamo giudicato che quel
patto fu un atto scellerato che aprì le porte dell'Europa ad Hitler, a Mussolini ed
all'avventura della guerra. Dovremmo allora chiederci perché, più di cinquant'anni fa,
uomini e donne democratici di tutto il mondo accorsero in Spagna, per prendere le armi e
fare una guerra in difesa di una Repubblica che stava per essere soffocata
(Applausi dei deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo e di deputati del
gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
FRANCESCO GIORDANO. La guerra in Spagna!
PIERO FASSINO. Dovremmo chiederci perché una
generazione, cinquant'anni fa, prese le armi per fare una guerra finalizzata a far finire
prima una guerra. Dovremmo, quindi, riscrivere pagine che hanno segnato l'avvento, il
radicamento e la diffusione della democrazia in tutto il mondo.
È con questa consapevolezza che noi ci accingiamo a sostenere l'impegno italiano in
un'azione che vede mobilitata tutta la comunità internazionale, un'azione che ha la
legittimazione delle Nazioni unite, un'azione cui ha dato il suo consenso, in modo
convinto ed unitario, l'Unione europea, un'azione che ha visto insieme i grandi del mondo.
Basterebbe pensare al carattere simbolico del vertice di Shanghai: trovare un punto di
intesa e di unità per una grande coalizione contro il terrorismo. Si tratta di un impegno
che si è allargato ai paesi arabi moderati e che tende ad unire la comunità
internazionale nella lotta al terrorismo, in nome della tutela di quel bene individuale e
collettivo che è la sicurezza di ciascuno di noi.
Naturalmente, non ci sfugge affatto che la dimensione militare non è sufficiente; non ci
sfugge affatto che, anzi, la dimensione militare è esattamente la scelta del terrorismo.
E noi, oggi, siamo costretti ad un intervento militare per sconfiggere chi, anziché lo
strumento della politica, ha scelto quello della violenza e della morte. Scegliamo la
dimensione militare per restituire parola alla politica, per sconfiggere chi, con la
violenza, vorrebbe negare alla politica la capacità di affrontare e di risolvere le
contraddizioni ed i problemi del mondo.
Proprio per questo, nel momento in cui condividiamo la decisione che si sta per assumere,
poniamo, come è già stato detto, l'esigenza del rilancio forte di un'azione
politico-diplomatica che non è altra cosa, ma che è, anzi, dimensione complementare alla
partecipazione ad un'azione militare. Poniamo l'esigenza di rilanciare con forza un
dialogo con i paesi islamici e con i paesi arabi, perché la scelta del nostro paese non
venga vissuta come ostile verso questi paesi e non dia luogo ad una terribile lotta fra
civiltà o fra religioni. Poniamo il problema di affrontare la tragedia umanitaria e di
alleviare le molte sofferenze che il popolo afghano patisce, non da oggi. A questo
proposito, ritengo significativo che il ministro Martino abbia voluto sottolineare qui che
l'eventuale impegno di soldati italiani in impieghi di terra è finalizzato, in primo
luogo, ad accompagnare ed a sostenere l'inoltro e la distribuzione dei soccorsi umanitari.
Chiediamo che vi sia un'azione risoluta - ed abbiamo apprezzato le parole del Presidente
del Consiglio su questo punto - per fermare il conflitto in Medio oriente, per riaprire la
strada del negoziato, per costruire una soluzione fondata sul riconoscimento della
sicurezza di Israele, che ha diritto di vivere in confini certi, riconosciuti e sicuri, e
sulla costituzione, finalmente, di uno Stato palestinese per dare soggettività
all'aspirazione di un popolo che da cinquant'anni aspetta di veder riconosciuti i propri
diritti nazionali.
Chiediamo - ed è questo motivo non secondario della condivisione di questo impegno - che
l'Italia si batta perché ci sia un ruolo attivo dell'Unione europea in quanto tale.
Signor Presidente del Consiglio, la cena di Londra ha costituito sicuramente un aspetto
positivo se ha rappresentato il superamento della tendenza a un superdirettorio ristretto
della politica europea. La tendenza di Francia, Gran Bretagna e Germania a costituirsi in
direttorio europeo non è di questa crisi: è ricorrente. Il fatto che anche questa volta
questo tentativo non abbia potuto radicarsi è sicuramente positivo. Tuttavia, non può
sfuggire a nessuno che quella cena aveva un formato inedito e, per alcuni aspetti,
sconcertante. Il problema non è di sostituire a un direttorio una informe aggregazione di
paesi, ma di riconquistare per l'Unione europea, in quanto tale, un protagonismo e un
ruolo nella definizione degli assetti internazionali (Applausi dei deputati dei gruppi dei
Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo e Misto-Socialisti
democratici italiani) e chiediamo che l'Italia agisca per questo fine.
Sono queste le molte ragioni della nostra decisione. Si tratta di una decisione che non
cambia la collocazione che noi abbiamo nella politica italiana: voi siete il Governo, voi
siete la maggioranza di centrodestra; noi siamo l'opposizione. Non muta neanche il
giudizio che noi abbiamo dato e diamo sulla condotta del Governo in questa crisi nelle
settimane scorse, che spesso ci è apparsa incerta e confusa, più mossa da un'ansia di
legittimazione, di cui un grande paese non ha davvero bisogno, che non dalla
consapevolezza delle effettive responsabilità che comporta l'essere un grande paese.
Così come non ci appare manifestazione di sensibilità aver voluto confermare
l'iniziativa di sabato prossimo. Non è in causa il diritto di organizzare una
manifestazione, non è neanche in causa il diritto di manifestare la solidarietà agli
Stati Uniti, che, peraltro, in Italia è manifestata non soltanto da coloro che
parteciperanno a quella manifestazione, ma anche da tanti altri cittadini, tra cui coloro
che qui sono seduti e che non parteciperanno alla manifestazione di sabato. È questione
di opportunità e di sensibilità, che lasciamo a voi valutare, se sia utile promuovere
una manifestazione di parte, nel momento in cui il Parlamento, di fronte ad una decisione
così impegnativa, tende ad unirsi.
Tuttavia, questo giudizio severo sulla vostra inadeguatezza non ci porta certo a ritrarci
dall'assumerci le responsabilità di fronte al paese. Per questo, voteremo un dispositivo
che impegna l'Italia nell'azione militare contro il terrorismo e, nel farlo, manifestiamo
solidarietà ai nostri militari che saranno chiamati ad assolvere a questo delicatissimo
impegno. Lo facciamo come una forza di pace che sa, come ci ha ricordato ieri il
Presidente Ciampi, che la pace non basta evocarla, ma bisogna conquistarla quando non c'è
e difenderla quando è in pericolo. Lo facciamo come una forza, il centrosinistra, come ha
ricordato Rutelli, consapevole delle responsabilità che competono ad una forza di
opposizione che, senza rinunciare ad essere tale, sa far fronte anche a scelte difficili
quando corrispondono agli interessi del paese. Lo facciamo come una forza di sinistra che
sa bene cosa sia la lotta al terrorismo, che sa bene quanto sangue - da Aldo Moro a Guido
Rossa - sia costato sconfiggere il terrorismo qui in Italia, di una sinistra che, proprio
nella lotta al terrorismo qui in Italia, ha saputo dimostrare e ulteriormente riconfermare
la nostra funzione insostituibile nella storia della democrazia e dell'Italia (Applausi
dei deputati dei gruppi dei Democratici di sinistra-l'Ulivo, della Margherita, DL-l'Ulivo
e Misto-Socialisti democratici italiani).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto l'onorevole Adornato. Ne ha facoltà.
FERDINANDO ADORNATO. Signor Presidente, signor
Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, mentre ci apprestiamo a decidere l'invio
delle nostre truppe nel teatro bellico dell'operazione Libertà duratura, sentiamo di
corrispondere appieno sia ai valori della nostra storia nazionale, sia alle necessità
dell'odierna, drammatica crisi internazionale, sia alla difesa della sicurezza del nostro
paese.
Il voto di oggi è per tutti un importante momento di responsabilità e di chiarezza dopo
che, negli scorsi giorni, strumentalità politiche e provincialismi culturali avevano
inquinato la scena.
"L'Italia è retrocessa nella serie B del mondo a causa del suo Governo"; quante
grida politiche e mediatiche a sinistra si sono levate in questa direzione, sorde persino
ai saggi avvertimenti di Giuliano Amato. Alla fine, come era evidente, il tutto si è
rivelato per ciò che era; onorevole Rutelli, non si è trattato di critiche che, tra
l'altro, non avremmo difficoltà ad accettare, ma di un puro esercizio di propaganda
antigovernativa che in quel momento danneggiava l'immagine del paese (Applausi dei
deputati del gruppo di Forza Italia ).
Il nostro non è un Premier dimezzato, i nostri ministri Ruggiero e Martino non sono
ministri sopportati; ancora più forti invece sono oggi i nostri rapporti - e i rapporti
personali del nostro Premier - con Bush, Blair, Putin e con tutti gli altri partner della
coalizione.
È perfino un po' grottesco vedere alcuni di coloro - per fortuna pochi - che tiravano il
sasso lamentando indignati l'emarginazione italiana, nascondere oggi la mano e non volere
che il paese assuma le responsabilità che gli competono per il suo ruolo nel mondo. No!
Mentre mandiamo i nostri ragazzi...
ALFONSO GIANNI. Non chiamarli ragazzi, chiamali
soldati!
FERDINANDO ADORNATO. ...sul fronte delle operazioni,
noi abbiamo il dovere politico e morale di dare l'esempio...
PRESIDENTE. Scusi onorevole Adornato, il mio
intervento è solo a tutela sua e di un minimo di decoro. Onorevoli colleghi, non mi
sembra che l'onorevole Adornato svolga considerazioni che non siano del tutto legittime.
ALFONSO GIANNI. Ma si con questa retorica, basta!
PRESIDENTE. Onorevoli colleghi vi prego e prego lei
onorevole Alfonso Gianni di tenere il contegno di grande sobrietà e consapevolezza
istituzionale che si è avuto durante tutta la giornata. Prego onorevole Adornato.
FERDINANDO ADORNATO. Grazie signor Presidente, dicevo che, mentre mandiamo i nostri
ragazzi sul fronte delle operazioni - questa osservazione capita a proposito, signor
Presidente - abbiamo il dovere politico e morale di dare l'esempio, di aprire una pagina
nuova, pulita della politica e del Parlamento. Evitiamo allora nel futuro di farci tirare
al guinzaglio dai corsivi di un qualsiasi giornale straniero o di farci dividere dalla
prima esternazione di un mediocre politico belga
(Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, Alleanza nazionale, CCD-CDU
Biancofiore e Lega nord Padania ).
Noi, tutti insieme, rappresentiamo un grande paese
perciò non mi sembra affatto retorico ringraziare qui, a nome di Forza Italia, il
Presidente Prodi per come sta lavorando - anche lui spesso con mille ostacoli come il
presidente Berlusconi - al fine di tenere alto il prestigio internazionale del nostro
paese (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, Alleanza nazionale, CCD-CDU
Biancofiore, Lega nord Padania, Misto-Nuovo PSI e di deputati della Margherita,
DL-l'Ulivo).
Non sempre l'Europa nel passato ha saputo recitare da protagonista sulla scena mondiale;
ora dobbiamo invertire tale rotta e costruire una nuova identità del continente basata
sulla forza di un'unione tra i popoli e non su un superdirettorio di alcuni, cosiddetti,
Stati forti. Dobbiamo costruire ciò che definirei un nuovo patriottismo europeo. Ma come
possiamo noi italiani aiutare questo progetto se non saremo fino in fondo capaci di vivere
un coerente patriottismo italiano? Perciò abbiamo insistito perché si realizzassero le
più ampie convergenze in tutto il Parlamento, ed è molto positivo esserci riusciti,
almeno in parte.
Questa maggioranza, lungo il tempo di un conflitto che non sarà breve, continuerà a
lavorare per raggiungere una maggioranza ed un'unità ancora più ampia, incoraggiata in
questo dal severo e sereno conforto del Presidente Ciampi.
Signor Presidente, non si sa se i nostri militari saranno chiamati a combattere, ma oggi
intorno a loro deve stringersi unito tutto il paese; non si sa se saranno chiamati a
combattere, ma è legittima la preoccupazione delle nostre famiglie. Di fronte a questa
preoccupazione sentiamo che bisogna essere capaci di richiamare in campo i grandi valori
di fondazione della nostra comunità, cominciando dalle immagini di quei ragazzi americani
che nel secolo scorso attraversavano l'oceano per aiutarci a riconquistare la libertà.
Molti di essi per noi persero la vita; dobbiamo ricordarlo agli italiani. A quei marines e
ai nostri padri che seppero organizzare la resistenza al fascismo e al nazismo dobbiamo
tutto quello che oggi abbiamo (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia e del
CCD-CDU Biancofiore).
Quanti dei nostri ragazzi lo sanno? Quanti sanno davvero che per questa nostra grande
libertà, che oggi sembra loro naturale, molti dei nostri padri hanno sacrificato la vita?
A quanti dei nostri figli abbiamo saputo ricordare che nulla nella storia è conquistato
una volte per tutte?
Insomma, se abbiano insegnato loro quanto vale un golfino Armani o il piede di un
calciatore, abbiamo saputo anche insegnare quanto costa la libertà?
Ma c'è da chiedersi anche qualcosa di più. C'è da chiedersi quanto un assurdo, ma assai
esteso antiamericanismo abbia finito per colpire al cuore proprio i valori di fondazione
della civiltà liberale.
Non basta allora un voto in Parlamento! C'è una grande opera di educazione culturale che
le classi dirigenti debbono intraprendere. Quanta confusione c'è ancora, ad esempio, sui
concetti di pace e di pacifismo. Ricordiamo tutti come negli anni '80 vaste correnti di
pacifismo, di fronte alla minaccia di missili sovietici, coniarono con macabro successo lo
slogan "meglio rossi che morti": quattro parole che rovesciavano secoli di
pensiero liberale e anche di pensiero della sinistra, che avevano insegnato a tutti che è
meglio morire piuttosto che vivere in schiavitù (Applausi dei deputati dei gruppi di
Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania). I
nostri padri, infatti, sono morti per non vivere in schiavitù.
Sono d'accordo con lei, onorevole Fassino, la pace è un valore supremo, ma essa non può
vivere disgiunta dal più prezioso dei beni dell'uomo, la libertà!
La totale assenza di conflitto, infatti, può essere garantita anche da una dittatura
universale. Del resto, se l'umanità non avesse reagito ad Hitler - già lei lo ricordava
- i morti sarebbero stati molti, molti di meno, ma le nostre terre, sotto il dominio
nazista, sarebbero state popolate solo da morti viventi e secoli della nostra storia
sarebbero crollati in un attimo proprio come le torri gemelle.
Per questi stessi principi, per la nostra sicurezza personale e di nazione, in nome dei
grandi ideali che hanno costruito la nostra civiltà, per quella stessa libertà che ha
fondato la nostra Repubblica, noi oggi scendiamo in campo a fianco degli Stati Uniti,
sotto le bandiere di una coalizione dell'umanità che combatte i terribili crimini che
contro di essa si rivolgono, che si rivolgono contro l'Occidente, come contro l'Islam.
È ora di fare chiarezza, forse, anche sul nostro rapporto con le altre civiltà.
Tra noi non c'è alcuna divisione in ordine all'esigenza di rispettare l'altro, di
dialogare con tutti e con tutti di essere ospitali. Non è questo il punto!
La verità è che, negli ultimi decenni, la cultura occidentale ha lavorato molto su una
delle due facce della nostra medaglie di valori, l'esaltazione del dialogo, della
tolleranza, del rispetto per tutte le culture e le religioni e ha fatto bene! Ma ha
colpevolmente trascurato, per un immotivato senso di colpa, l'altra faccia, l'affermazione
della propria identità, la passione per la propria cultura e per le proprie
tradizioni
(Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU
Biancofiore, della Lega nord Padania e del deputato Milioto)!
Noi, onorevole Bertinotti, non possiamo far finta di essere arabi. Una faccia della
medaglia che ricordavo senza l'altra non regge perché senza amore per la propria
identità non è possibile alcun vero dialogo.
Ama il prossimo tuo come te stesso; se anche Gesù non ha detto più di te stesso, qualche
ragione dovrà pur esserci (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza
nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania).
Guardiamoci allo specchio, cari colleghi; di fronte alla grande capacità di credere,
esibita dalla nazione americana, pure colpita da un'incredibile dolore, nelle terre
d'Europa più facilmente oggi si avverte paura, scetticismo. Sono le conseguenze di un
nichilismo strisciante che, sfruttando la diffusione del benessere ci suggerisce che per
nulla vale la pena di battersi e di rischiare se non per se stessi, che in alcun Dio vale
la pena di credere, che perfino la nostra coscienza è il nulla, fino all'algida scelta di
non fare più figli, la più grande testimonianza della caduta dell'amore e della
speranza. Se questa malattia, che ha già in parte corroso l'Europa, si estendesse ancora
di più davvero gli uomini che hanno colpito le Twin Towers avrebbero vinto e a poco
servirebbero, a quel punto, i nostri golfini griffati (Commenti di deputati del gruppo di
Rifondazione comunista).
PRESIDENTE. Non capisco onestamente l'intolleranza
davanti ad un discorso che non merita di essere interrotto in questo modo (Vivi Applausi
dei deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore e
della Lega nord Padania e del deputato Milioto).
Non capisco! Nessuno è stato interrotto. Prego i colleghi, alla mia sinistra, del gruppo
di Rifondazione comunista di stare tranquilli. Ci sono ancora due o tre minuti; ascoltino,
pertanto, con pazienza come hanno fatto per tutto il dibattito. Prego onorevole Adornato.
FERDINANDO ADORNATO. È un'intolleranza che conosco,
ma credo che bisogna reagire con la tolleranza e con l'amicizia.
Ecco perché ci sono sembrate assai ambigue le parole d'ordine della marcia
Perugia-Assisi. Non si può proprio dire: né con Bush né con Bin Laden. Abbiamo
condiviso lo stupore di Massimo D'Alema quando ha osservato che in quel corteo non si
sentivano slogan contro il terrorismo. Ma allora perché andare a quella marcia? Per gli
stessi motivi non comprendiamo fino in fondo le polemiche sulla manifestazione del 10
novembre. Si è detto che dividerebbe il paese: e perché mai? È la sinistra, purtroppo,
ad essere divisa su questo argomento, non l'Italia, che, nella sua stragrande maggioranza,
è solidale con gli Stati Uniti d'America.
Noi saremo a Roma a due mesi da quell'orrore, che abbiamo ancora negli occhi, per
ricordare e per testimoniare, anche in pubblico, la fede negli ideali della democrazia e
non per sostenere le bombe, onorevole D'Alema. Saremo lì, ad esempio, anche per dire che
le armi non bastano, che questo è anche il momento della grande politica, nel quale, ad
esempio, bisogna imporre quel piano Marshall per la Palestina lanciato dal Presidente del
Consiglio Berlusconi e sul quale l'Italia incontra grandi consensi (Applausi dei deputati
del gruppo di Forza Italia, Alleanza nazionale e del CCD-CDU Biancofiore).
Certo, sarà una manifestazione di parte: dalla parte del popolo americano. Essa non è
fin dall'inizio una chiusa manifestazione di partito: del resto, non è stata lanciata dal
Governo, né da qualche partito, bensì da un giornale. Si tratta quindi di un'iniziativa
che proviene dalla società civile.
Vi è allora soltanto un modo per superare ogni polemica, e lo dico sinceramente: aderite
anche voi, con le vostre bandiere. Venite a rappresentare l'unità del popolo italiano
intorno agli Stati Uniti d'America (Applausi dei deputati dei gruppi di Forza Italia,
Alleanza nazionale, CCD-CDU Biancofiore e della Lega nord Padania). È la semplicità che
è difficile a farsi, come diceva Brecht; tuttavia, è la semplicità che ci chiede il
paese. Clinton e Gore, nonostante le feroci polemiche elettorali, non hanno esitato nel
dire: oggi siamo tutti insieme con Bush! È quello che dobbiamo fare anche noi, a partire
da oggi: anteporre a tutto l'interesse nazionale. Fare politica significa sapersi
dividere, ma significa anche sapersi unire sui valori di fondo di una comunità! Significa
anche patriottismo, quel nuovo patriottismo che l'Italia pretende e per il quale noi non
smetteremo di batterci in questa Aula e nel paese (Applausi dei deputati dei gruppi di
Forza Italia, Alleanza nazionale, CCD-CDU Biancofiore, Lega nord Padania e Misto-Nuovo PSI
cui si associano i membri del Governo - Congratulazioni).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di
voto. Dobbiamo ora passare alle dichiarazioni di voto a titolo personale per le quali vi
sono cinque iscritti. Ai fini di una maggior consapevolezza della programmazione dei
lavori, ricordo che, esauriti gli interventi a titolo personale, vi sarà il voto sulle
risoluzioni e, successivamente, si passerà all'esame della nota di aggiornamento al
documento di promozione economico finanziaria. Tra mezz'ora quindi vi sarà un'altra
votazione. Questo quindi è il quadro di quello che accadrà nelle prossime due ore.
Concederò a ciascuno dei deputati che interverranno a titolo personale 2 minuti.
Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto a titolo personale l'onorevole Grandi. Ne
ha facoltà.
ALFIERO GRANDI. Signor Presidente, la tragedia
dell'11 settembre ha colpito ciascuno di noi e le immagini di quel giorno ci
accompagneranno per tutta la vita. I sentimenti provati di fronte a migliaia di vittime
innocenti non potevano e non possono che essere di solidarietà verso le vittime, le
famiglie, il popolo americano e le istituzioni di quel paese.
Gli autori degli attentati devono essere chiamati a rispondere dei loro atti; vanno messi
in condizioni di sicurezza con quella che è stata definita un'azione di polizia
internazionale, anche con strumenti militari. Da un'azione di polizia contro i terroristi,
non debbono però derivare conflitti religiosi, etnici, economici e politici che nulla
hanno a che vedere con l'obiettivo. Occorre evitare vittime innocenti nell'azione di
polizia internazionale. Le caratteristiche della attuale azione militare hanno assunto
caratteri che non rispondono a questi criteri.
Il crescente numero di vittime civili e l'impossibilità, a causa dei bombardamenti, di
continuare ad assistere milioni di persone, che erano già profughi, e centinaia di
migliaia che si sono aggiunti dall'inizio di ottobre, rischiano di schiantare lo
schieramento contro il terrorismo, oltre che di fare milioni di vittime, schieramento che
ha coinvolto la parte maggioritaria del mondo islamico.
Il problema è garantire la ripresa dell'azione umanitaria, alle soglie dell'inverno, con
la creazione di corridoi e la sospensione dei bombardamenti, per creare le condizioni atte
a rinsaldare uno schieramento contro il terrorismo, fortemente scosso, e per sviluppare
un'azione finalizzata a ricondurre le decisioni in sede ONU: troppe sono le sedi
internazionali - ONU, NATO, Europa - che rischiano di essere escluse da ogni ruolo.
Occorre impedire che un'azione di polizia internazionale diventi ciò che non si vuole,
vale a dire il deflagrare di conflitti più ampi, di un'escalation di prospettive
terribili per il futuro di tutti noi, compresi gli Stati Uniti.
La decisione proposta oggi dal Governo è un errore, voluto fermamente da un Governo
screditato a livello internazionale, al quale gli Stati Uniti chiedono di applicare le
norme del GAFI, ma che norme recentemente approvate non consentiranno di applicare. Senza
dimenticare la manifestazione di parte, con carattere chiaramente provocatorio, di sabato
prossimo. La richiesta del Governo, in queste condizioni, non può, a mio parere, avere il
consenso. Per questa ragione esprimerò voto contrario - e mi auguro che altri facciano
altrettanto - sul dispositivo proposto dal Governo e non parteciperò al voto sugli altri
atti, se non votando a favore del secondo punto della risoluzione dell'Ulivo, che verrà
posto in votazione.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Rocchi. Ne ha facoltà.
CARLA ROCCHI. Signor Presidente, quello che ho in
mano è un chador; anzi, potrebbe sembrare un chador, ma è un burka, un burka vero, preso
a Kabul vent'anni fa, quando per le donne era un optional e non una gabbia in cui essere
rinchiuse. Fino a che non si fa l'esperienza di incapsulamento in questa pezza, non si
capisce fino in fondo cosa è stata la vita di queste persone in questi anni.
Nell'annunciare il mio voto conforme al gruppo politico a cui appartengo, mi permetto di
richiamare l'attenzione di quest'Assemblea sull'inadeguatezza totale delle premesse della
risoluzione del Governo alle decisioni che ne scaturiscono. Ci siamo accorti di tutto
questo come se la storia fosse cominciata l'11 settembre del 2001, ed erano trent'anni che
questa situazione era in piedi. Non c'è stato e non c'è esercizio critico - la dote
principale dell'Europa, della nostra cultura - sulle motivazioni. Scopriamo adesso una
situazione che ci inquieta, perché ci ha colpito direttamente. Voglio credere che
l'intervento a cui siamo chiamati possa essere, anche per noi europei, un elemento di
riflessione e di maturazione sulle cause che hanno portato a tutto questo. Se non faremo
questa riflessione, sarà una piccola Italia ad andare in guerra e sarà una piccola
Italia a seguire uno spirito degli Stati Uniti che non può avere, per la diversità della
sua storia, la capacità critica che noi europei siamo obbligati ad avere.
Per questo non voterò, anzi voterò contro la parte della risoluzione di maggioranza. Non
mi asterrò, voterò contro, per segnalare questa mia totale contrarietà, mentre, invece,
voglio sperare che la decisione che verrà presa oggi, da quest'Assemblea, possa essere
oltre che risolutiva nei confronti del terrorismo, anche momento di maturazione delle
nostre stesse motivazioni (Applausi di deputati del gruppo della Margherita, DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Kessler. Ne ha facoltà.
GIOVANNI KESSLER. Signor Presidente, insieme ad
alcuni colleghi dell'opposizione, non esprimerò voto favorevole sul dispositivo della
risoluzione proposta dal gruppo cui appartengo, per tre ragioni fondamentali. In primo
luogo, non è chiaro e definito l'obiettivo dell'intervento militare (non basta dire che
siamo contro il terrorismo). Nell'azione militare in corso, non vediamo una risposta
adeguata ad un terrorismo internazionale che non è legato ad un territorio in particolare
e nemmeno ad una sola persona. Abbiamo ben chiaro, invece, il rischio che un intervento
come quello in Afghanistan rafforzi e compatti l'integralismo islamico, facendo,
paradossalmente, il gioco degli stessi terroristi.
In secondo luogo, quella del Governo a noi pare un'offerta incondizionata di supporto
militare ad un'altra nazione che decide, di volta in volta, obiettivi, strategie, tempi,
ambiti territoriali, regole d'ingaggio e temi su cui poco o nulla sappiamo e su cui non
abbiamo alcuna possibilità di codecisione, diversamente da interventi militari decisi e
condotti dalla Nato o dalle Nazioni Unite.
Infine, temiamo che l'adesione, come quella proposta dal Governo, di singole nazioni che
fanno la fila per offrire la loro partecipazione militare ad una nazione alleata,
indebolisca la capacità dell'Unione europea e delle Nazioni Unite di agire come soggetti
internazionali.
Non siamo, quindi, contrari all'uso dello strumento militare in se, né pensiamo che ci si
possa sottrarre alle responsabilità e ai doveri di solidarietà contro la minaccia del
terrorismo, i quali, tuttavia, non si possono ridurre solamente all'impiego delle Forze
armate. Siamo contrari a questo intervento militare e ad una nostra partecipazione ad esso
così come ci è stata presentata, oggi, dal Governo.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Ostillio. Ne ha facoltà.
MASSIMO OSTILLIO. Signor Presidente, onorevoli
colleghi, intervengo per dichiarare che voterò - come altri parlamentari - a favore di
entrambe le risoluzioni, sia quella presentata dalla maggioranza sia quella presentata
dall'Ulivo.
Poco fa, gli onorevoli Intini e Boselli e ieri Mastella hanno fatto presente come sia
difficile per il paese comprendere le ragioni in base alle quali il Parlamento possa
dividersi, quando tutti, o quasi, abbiamo dichiarato che ciò non era opportuno e che,
anzi, occorreva dare dimostrazione di serietà in politica estera e sul piano
internazionale. Probabilmente, non siamo stati compresi. Ecco perché ritengo importante
questo segnale: fa comprendere all'opinione pubblica che si vuole ragionare senza
pregiudizi e nel solo interesse del paese. Questo nella fedeltà - per quanto mi riguarda
- all'alleanza politica che ho scelto e di cui faccio parte assieme ad altri colleghi che
hanno preso, come me, questa decisione.
Tale posizione non si deve ritenere erroneamente a favore del Governo. Non votiamo per il
Governo Berlusconi, ma per l'unità nazionale, per il prestigio del paese e per la sua
credibilità sul piano internazionale. Anzi, con l'occasione lancio un appello forte
affinché tutti noi prestiamo la massima attenzione nei confronti delle nostre Forze
armate, di coloro che andranno in missione o che resteranno a presidiare il territorio
nazionale. Tutto ciò per rendere centrale la risorsa umana in un'organizzazione così
complessa come quella della difesa (Applausi di deputati del gruppo della Margherita,
DL-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione
di voto, a titolo personale, l'onorevole Soda. Ne ha facoltà.
ANTONIO SODA. Signor Presidente, Presidente del
Consiglio, onorevoli colleghi, la questione relativa al contributo italiano all'operazione
"Libertà duratura" lacera le coscienze di molti italiani.
Rinnovo, senza strumentalismi di parte, la solidarietà al popolo americano. Ribadisco,
come dovere inderogabile, la necessità della ferma ed inflessibile azione di contrasto al
terrorismo nell'ambito della Carta delle Nazioni Unite e dei trattati internazionali.
Interpretando, penso, i sentimenti e le regioni di altri parlamentari del gruppo dei
Democratici di sinistra, sottolineo l'obbligo di continuare ad interrogarci sull'utilità,
sui limiti, sull'efficacia e sul tempo di questo intervento. Segnalo la necessità che si
scongiuri, comunque, l'estensione del conflitto, che si privilegi il programma di
protezione umanitaria, che si affidi alla politica e alla sua capacità di mediazione la
soluzione dei conflitti, primo fra tutti quello tra Israele ed i palestinesi e che,
infine, si avvii sul pianeta un processo di riequilibrio e di superamento delle
disuguaglianze delle ingiustizie nel mondo.
I dubbi e le contrarietà sono perciò forti; tuttavia, per senso di responsabilità verso
il gruppo dei Democratici di sinistra e verso l'Ulivo, voterò a favore della
partecipazione italiana all'operazione "Libertà Duratura", con l'auspicio che
questa rappresenti veramente l'ultimo passo per arrivare alla pace duratura (Applausi dei
deputati del gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo).
PRESIDENTE. Sono così esaurite le dichiarazioni di
voto sulle risoluzioni presentat
VOTO
PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Avverto che le due risoluzioni presentate recano dispositivi parzialmente coincidenti. In
particolare, gli impegni recati dalla risoluzione Vito ed altri n. 6-00009 sono tutti
contenuti, con identica formulazione, anche nella risoluzione Rutelli ed altri n. 6-00010.
Avverto, inoltre, che sono state formulate, dal gruppo dei Democratici di sinistra-l'Ulivo
e dal gruppo Misto, richieste di votazioni per parti separate, ai sensi dell'articolo 87,
comma 4, del regolamento, riferite, rispettivamente, alla motivazione della risoluzione
Vito ed altri n. 6-00009 ed al dispositivo della risoluzione Rutelli ed altri n. 6-00010.
Ciò considerato e valutata, in particolare, la descritta parziale identità dei
dispositivi delle due risoluzioni, la Presidenza procederà alla votazione nel seguente
ordine: saranno posti in votazione anzitutto il primo, il secondo, il terzo, il quinto ed
il sesto capoverso della motivazione della risoluzione Vito ed altri n. 6-00009;
successivamente, sarà posto in votazione il quarto capoverso della motivazione della
risoluzione Vito ed altri n. 6-00009; poi verrà posta in votazione la motivazione della
risoluzione Rutelli ed altri n. 6-00010; indi, saranno posti in votazione i primi tre
capoversi del dispositivo della risoluzione Rutelli ed altri n. 6-00010; in seguito, sarà
posto in votazione il quarto capoverso del dispositivo della risoluzione Rutelli ed altri
n. 6-00010; infine, verranno posti in votazione il dispositivo della risoluzione Vito ed
altri n. 6-00009 e gli ultimi due capoversi del dispositivo della risoluzione Rutelli ed
altri n. 6-00010, i quali, come già detto, sono identici al dispositivo della risoluzione
Vito ed altri n. 6-00009.
Pongo quindi in votazione i capoversi primo, secondo, terzo, quinto e sesto della
motivazione della risoluzione Vito ed altri n. 6-00009, sui quali il Governo ha espresso
parere favorevole.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 565
Votanti 390
Astenuti 175
Maggioranza 196
Hanno votato sì 336
Hanno votato no 54).
La Presidenza prende atto che l'onorevole Mussi ha
erroneamente espresso voto favorevole mentre voleva astenersi dal voto.
Pongo in votazione il quarto capoverso della motivazione della risoluzione Vito ed altri
n. 6-00009, sul quale il Governo ha espresso parere favorevole.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 567
Votanti 565
Astenuti 2
Maggioranza 283
Hanno votato sì 333
Hanno votato no 232).
Pongo in votazione la motivazione della risoluzione
Rutelli ed altri n. 6-00010, sulla quale il Governo si è rimesso all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 551
Votanti 264
Astenuti 287
Maggioranza 133
Hanno votato sì 213
Hanno votato no 51).
Pongo in votazione i primi tre capoversi del
dispositivo della risoluzione Rutelli ed altri n. 6-00010, sui quali il Governo si è
rimesso all'Assemblea.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Commenti del deputato Valpiana)
(Vedi votazioni).
(Presenti 563
Votanti 278
Astenuti 285
Maggioranza 140
Hanno votato sì 237
Hanno votato no 41).
Pongo in votazione il quarto capoverso del
dispositivo della risoluzione Rutelli ed altri n. 6-00010, sul quale il Governo ha
espresso parere favorevole.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).
(Presenti 554
Votanti 257
Astenuti 297
Maggioranza 129
Hanno votato sì 227
Hanno votato no 30).
Pongo in votazione il dispositivo della risoluzione
Vito ed altri n. 6-00009 e gli ultimi due capoversi del dispositivo della risoluzione
Rutelli ed altri n. 6-00010, su cui il Governo ha espresso parere favorevole.
(Segue la votazione).
Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione:
Presenti 550
Votanti 548
Astenuti 2
Maggioranza 275
Hanno votato sì 513
Hanno votato no 35.
(La Camera approva - Vedi votazioni. Applausi dei
deputati dei gruppi di Forza Italia, di Alleanza nazionale, del CCD-CDU Biancofiore, della
Lega nord Padania, Misto-Nuovo PSI e di deputati dei gruppi dei Democratici di
sinistra-l'Ulivo e della Margherita, DL-l'Ulivo).
La Presidenza prende atto che l'onorevole Giovanni
Bianchi ha erroneamente partecipato al voto, mentre non intendeva partecipare. |