ODG presentato al congresso SNUR-CGIL Piemonte (approvato a maggioranza)

Dagli anni 90 si configura uno scenario di neo-guerre, caratterizzate da uno stesso modello: guerre scatenate dagli Stati Uniti e dall'Europa per il controllo delle risorse energetiche del pianeta, ma giustificate da motivazioni diverse nei vari casi e variabili anche durante il periodo della guerra stessa, in ogni caso tendenti a rendere tali guerre accettabili dall'opinione pubblica dei paesi aggressori (diritti umani, diritto internazionale, autodeterminazione dei popoli, concetti di volta in volta interpretati in maniera differente).

Il controllo delle regioni in cui sono concentrate le fonti di energia e il controllo del percorso del loro trasporto (gli oleodotti) sono un punto essenziale delle cause vere delle neo-guerre. Il petrolio delle regioni del Golfo Persico dove si trova circa un quarto
delle riserve mondiali rimane ancora il problema principale per l'amministrazione americana, ma va via via assumendo importanza crescente la regione del Mar Caspio, in cui si concentrano riserve di petrolio e gas: e' proprio sul problema del trasporto di tali beni che si concentrano gli sforzi delle strategie statunitense ed europea, spesso tra l'altro in contraddizione tra loro .

Tali guerre sono preparate e/o accompagnate da una campagna mediatica che si basa su alcuni punti essenziali:

- Far credere che il governo del paese aggredito sia un pericolo eccezionale per il mondo intero,

- Demonizzare personaggi di tali paesi, attribuendo loro le peggiori nefandezze,

- Trovare un motivo che faccia apparire comunque moralmente giusta, anche se dolorosa, la partecipazione a tali guerre.

Si disse che l'Iraq era una minaccia per l'Arabia Saudita, poi lo si attacco' per liberare il dispotico Kuwait, tacendo il fatto che tal paese da tempo conduceva una guerra economica contro l'Iraq, infine si decise di proteggere i Kurdi del nord (zona ricchissima in petrolio). E cosi' l'Iraq, guidato, e' vero da un personaggio politico ambiguo, ma non un novello Hitler come veniva dipinto, paese comunque laico ed in via di sviluppo, fu devastato.

In seguito fu aggredita la piccola Jugoslavia, ed anche allora si disse che il suo presidente (eletto per ben tre volte) era un sanguinario dittatore. Anche in quel caso si interveniva per nobili motivi: salvaguardare i diritti della minoranza albanese della provincia serba del Kosovo, impedendo la supposta ''pulizia etnica''. Quando dopo i bombardamenti NATO, l'UCK sferro' l'attacco finale alle truppe jugoslave e ci fu un esodo di profughi, in fuga da bombardamenti e combattimenti e in parte spinti dall'esercito serbo che ne temeva la connivenza con i combattenti dell'UCK si grido' allo scandalo.

In questo caso non si ricorse al diritto internazionale, come per l'Iraq, anzi lo si calpesto': la Jugoslavia ha perso al provincia del Kosovo, dove gli uomini dell'UCK, addestrati da consiglieri americani e guerriglieri afgani, considerati in questo caso non terroristi bensi' esercito di liberazione nazionale, hanno ''ripulito'' la zona da Serbi e Rom, facendo del Kosovo uno staterello etnico guidato da narcotrafficanti.

Attualmente gli stessi si preparano ad annettersi altre parti della ex-Jugoslavia (pezzi di Montenegro, Serbia e Macedonia).

Fra breve l'Iraq verra' di nuovo bombardato perche' stato canaglia con le armi batteriologiche puntate direttamente contro l'Occidente.

Attualmente gli stati piu' ricchi del mondo fanno la guerra ad uno tra i paesi piu' poveri del mondo.

E' stata la CIA a creare l'organizzazione di Osam bin Laden negli anni '80, per combattere i Sovietici e il governo comunista di Kabul. Gli uomini di bin Laden hanno fatto arretrare l'Afganistan, dal punto di vista materiale e culturale, hanno assassinato intellettuali e mortificato le donne, in questo modo sono stati solerti alleati degli Stati Uniti, che hanno da sempre il vezzo di cercare di ricacciare indietro nella storia paesi invia di sviluppo che cercano una loro strada autonoma (Iraq, Jugoslavia), nella speranza che tutto il mondo diventi cortile dello zio Sam, secondo la definizione di Noam Chomsky.

Ma attualmente sull'antica alleanza hanno prevalso gli interessi geopolitici: Madeline Albight ha detto di recente che lavorare per il futuro dell'area del mar Caspio e' un compito molto eccitante. Del resto la stessa signora aveva detto che un milione di bambini iracheni morti per embargo era un prezzo giusto da pagare per il controllo dell'altra area vitale per gli Stati Uniti.

Anche le modalita' e le conseguenze di tali guerre sono simili:

- Bombardamenti a tappeto dell'intero territorio, da quote estremamente elevate per evitare combattimenti aerei, che potrebbero causare la morte dei piloti americani su obiettivi strategici per l'economia e la vita stessa del paese aggredito: ponti, ferrovie, centrali elettriche, fabbriche (con particolare predilizione per quelle di medicinali), ospedali, scuole…,

- Combattimenti da terra con truppe locali (UCK, Alleanza del nord,…), - Un gran numero di vittime, quasi esclusivamente civili, nonche' di profughi, - Un territorio devastato dal punto di vista ambientale, che produce tra l'altro ulteriori effetti catastrofici nel tempo sulla salute della popolazione,

- Presenza sul territorio di contingenti armati degli stati aggressori, a tempo indeterminato.

Vengono calpestate cosi' le regole del diritto internazionale, alcune Costituzioni europee, e perfino le convenzioni di guerra (uso di certi tipi di armi proibite da alcuni accordi, trattamento dei prigionieri, …).

La nostra Costituzione e' stata violata per ben tre volte, almeno per ora. L'Italia si e' resa complice di aggressioni ed embarghi che ricordano molto da vicino un tentativo di genocidio.

Queste guerre continueranno, la lista e' lunga: Iraq, Iran, Siria, Colombia, Bielorussia,…

L'aggressione alla Jugoslavia e' stata la sconfitta della classe operaia europea: i lavoratori italiani non devono piu' rendersi complici di crimini contro l'umanita', della violazione della loro Costituzione e perche' no, di questa continua offesa alla ragione che sono le bugie della propaganda di guerra.

I lavoratori elaborino le loro ragioni e la loro cultura, non si appiattiscano di fronte alla propaganda di media e intellettuali che non fanno piu' il loro lavoro. Per questo proponiamo, proprio in quanto lavoratori dell'Universita' e della Ricerca, luoghi deputati a produrre sapere e coscienza critica, una mobilitazione permanente contro questa guerra infinita, perche' i lavoratori italiani non siano piu' complici dei loro governi colonialisti, come purtroppo e' accaduto già altre volte nel corso della storia.

Tale mobilitazione dovrebbe svilupparsi in due direzioni:

- Da un lato un'elaborazione culturale continua, un'analisi tendente a smontare la propaganda di guerra, a ricercane le vere cause, e a collegare tali guerre alle conseguenze materiali sulla vita dei lavoratori dei paesi aggrediti e dei paesi aggressori (in genere dopo i bombardamenti arriva il liberismo selvaggio, FMI, Banca mondiale,…e tutto cio' si ripercuote anche sulle regole del lavoro nei paesi aggressori)

- Dall'altro una mobilitazione politica, coinvolgente tutti i lavoratori, nelle forme piu' svariate, ma che dovrebbero trovare comunque sbocco nella proclamazione di uno sciopero contro la guerra.

Torino, 7 dicembre 2001