Pensioni
Il milione fantasma 
di Guido Girolami
Dipartimento Politiche previdenziali Spi Cgil

Pensiamo che i pensionati italiani, nelle ultime elezioni, non si siano fatti influenzare più di tanto dalla promessa di aumentare a un milione le pensioni minime. Sono stati saggi, perché si trattava dell’ennesima promessa destinata a non essere mantenuta. Ora che il testo del disegno di legge finanziaria per il 2002 è stato presentato al Senato, è possibile capire di cosa si tratta veramente e, soprattutto, di cosa non si tratta. Bene, non si tratta dell’aumento del trattamento minimo. 

È possibile affermarlo con certezza basandosi sul limite posto allo stanziamento nello stesso art. 26 della Finanziaria: 4.200 miliardi di lire. Si tratta di una somma molto lontana da quella che servirebbe se davvero si intendesse alzare il minimo di pensione. Basta fare due conti: la pensione al minimo è a circa 740mila lire al mese, e sarà a 760mila l’anno prossimo per effetto della perequazione automatica; per arrivare a un milione ci vogliono 240mila lire, che vanno moltiplicate per 13 (il numero di rate mensili di pensione in un anno) e poi per 4.400.000 (il numero delle pensioni a carico dell’Inps che risultano integrate al minimo al 1° gennaio 2000); risultato, 13.728 miliardi. 

A questo bisogna aggiungere altri 2.130 miliardi, il costo dell’aumento delle pensioni che si trovano fra il minimo e il milione, che sono 2.130.000. Totale, 15.858 miliardi per il 2002. Non occorre andare oltre, anche se la somma è largamente approssimata per difetto: infatti non si è tenuto conto né delle pensioni Inps cristallizzate o parzialmente integrate al minimo (sono 820mila) né delle pensioni integrate al minimo corrisposte da altri enti previdenziali, diversi dall’Inps, né delle 717mila pensioni e assegni sociali in pagamento. Basta questo per escludere che il minimo di pensione venga portato a 1 milione, come invece si è fatto credere o si è lasciato intendere. Di cosa si tratta, allora?

Molto più ragionevolmente, di un aumento delle prestazioni assistenziali (pensione sociale, assegno sociale, maggiorazione sociale) destinato a chi già le percepisce e ad altri strati di anziani che vivono in condizioni economiche disagiate. Una manovra necessaria, e tanto più utile se costituisse – come i pensionati di Cgil, Cisl e Uil auspicano – un primo passo verso l’istituzione del minimo vitale anche in Italia, come in altri paesi europei. Ma è una manovra che non ha niente a che vedere con le aspettative suscitate fra i pensionati al minimo.

Dunque, non tutti i pensionati al minimo avranno la maggiorazione fino al milione; anche fra loro ci saranno, per così dire, i sommersi e i salvati. Basandosi sui pochi dati certi disponibili, e sulle molte e contrastanti versioni del milione fornite pubblicamente dai diversi esponenti della maggioranza, il dipartimento Politiche previdenziali dello Spi Cgil ha prodotto un’ipotesi di come potrebbero essere ripartiti questi 4.200 miliardi. Se venisse spesa tutta la somma stanziata (non si dimentichi che si tratta solo di un limite massimo), secondo questo studio potrebbero beneficiare della maggiorazione circa 2 milioni e 600mila pensionati, numero che coinciderebbe – grosso modo – con quello finalmente indicato dal ministro del Lavoro Maroni il 17 ottobre scorso.

(L'articolo integrale, con l'analisi completa del provvedimento sulle pensioni, si può leggere su Rassegna sindacale, n. 40, 6 novembre 2001).

(Rassegna sindacale, n. 40, novembre 2001)