LOTTA AL TERRORISMO E A TUTTI I FANATISMI, PER CREARE LA PACE E NON LA GUERRA
Gli spaventosi attentati terroristici di New York e Washington hanno già cambiato la storia e cambiano il quadro mondiale. Abbiamo espresso, e la rinnoviamo, la nostra piena solidarietà al popolo degli Stati Uniti e alle famiglie colpite dallattentato. La lotta al terrorismo "globale" è diventata la priorità per quasi tutti i Governi e i popoli del mondo. Siamo convinti che occorre individuare e colpire con precisione i mandanti ed ogni eventuale copertura, che si dovrà intensificare la lotta internazionale e nazionale a tutti i terrorismi e ai fanatismi utilizzati dalla politica e dai poteri per interessi economici e geopolitici complessi e per il controllo delle risorse energetiche. Siamo altrettanto convinti però che occorrono equilibrio e senso di responsabilità da parte dei Governi e delle forze politiche. Occorre riflettere e usare saggezza nellaffrontare il terrorismo criminale, in quanto problema complesso non solo sul piano militare ma soprattutto su quello politico. Ci preoccupano i Governi, le forze politiche, i Ministri e le associazioni padronali che diffondono un clima di stupida "guerra santa", che assimilano la religione islamica al terrorismo, che straparlano e si vantano di una presunta "superiorità" della civiltà occidentale, che alimentano xenofobie e razzismi contro gli immigrati, che utilizzano con cinismo la situazione per giustificare e attuare politiche economiche tese a colpire i diritti, a scaricare sui lavoratori le conseguenze di una recessione che si è accentuata con levento terroristico e a ridurre le libertà democratiche dei cittadini. Il sostegno alla lotta nazionale e internazionale contro il terrorismo in quanto nemico della civiltà, dellumanità, dei lavoratori di tutto il mondo, non deve trasformarsi in un'adesione incondizionata a qualsiasi azione militare e politica unilaterale, alla trasformazione di questa lotta in una ritorsione e in una guerra, come sembra voglia pericolosamente spingersi la politica americana. LEuropa, il nostro Paese, devono esercitare la loro autonoma politica di alleati nel dissuadere gli Stati Uniti dallavventura senza sbocco della guerra, per attuare una più efficace politica! La R.S.U. esprime forte preoccupazione rispetto allutilizzo superficiale, sul piano mediatico, della parola guerra e la propria contrarietà ad un ricorso al conflitto armato contro popolazioni inermi nella battaglia contro il terrorismo. No alla guerra perché non cè uno Stato o una nazione nemica, perché sarebbe aggiungere alla tragedia altra tragedia. E una spirale che potrebbe divenire incontrollabile e colpirebbe popolazioni, come quella afgana, già provate da anni di miseria e di guerra e sottomesse ad una dittatura fascista e medioevale imposta dai Talebani. No alla guerra perché farebbe il gioco dei terroristi, sarebbe unavventura ingiustificata con effetti devastanti su tutti i popoli belligeranti e di poca utilità ai fini della sconfitta del terrorismo e dei fanatismi. Questi fanatici terroristi, addestrati in passato in funzione antisovietica e antiiraniana dagli americani, hanno anche solide coperture finanziare. I terroristi come i mafiosi usano ciniche e compiacenti banche americane ed europee e i "paradisi fiscali" costruiti, utilizzati e giustificati da molti "insospettabili" finanzieri e industriali. Occorre asciugare queste risorse e togliere ogni copertura! In conformità a queste necessità non dovrebbe essere la NATO, ma unalleanza di forze e di stati e di governi più ampia, che restituisca ruolo e nuova funzione allONU, a governare e organizzare una lotta militare, economica e politica internazionale contro il terrorismo. Cè ormai la necessità di ripensare e rafforzare le istanze internazionali nella gestione di conflitti e di crisi. Un fatto positivo nella lotta al terrorismo sarebbe la ripresa del dialogo per risolvere il contenzioso palestinese-israeliano, affermando il principio della garanzia del territorio, della sicurezza, della libertà e dellindipendenza per i due popoli. La mancata soluzione di questo problema offre argomenti per ingrossare le fila dei fanatici. Per questo è fondamentale che si eserciti una seria riflessione critica sulle scelte passate e sia rivista la politica estera da parte americana. Una parte consistente dellumanità vive in condizioni disumane al limite della sopravvivenza, senza la speranza di un futuro. Le cause di tanta miseria e di morte, che non possiamo continuare ad ignorare, sono da ricercare principalmente nelle politiche economiche e nel modello di espansione e di sfruttamento di questi anni. La "globalizzazione liberista" delleconomia occidentale ha prodotto sviluppo sociale ed economico per pochi, ma dipendenza, asservimento, nuove povertà ed ulteriore indebitamento dei paesi poveri e non industrializzati del mondo. Bisogna che si ritorni alla "politica", allesercizio di un impegno capace di governare ed indirizzare nel senso della giustizia e della ridistribuzione equa delle ricchezze lo sviluppo dei paesi e del mondo, capace di delineare un nuovo e positivo equilibrio mondiale, togliendo la regia alle "corporations" e al loro incontrollato oligopolio oppressivo sulla finanza e sul mercato. La R.S.U. ritiene necessario lottare con determinazione contro tutti coloro che usano la cultura del terrore e la pratica della violenza e della sopraffazione delle libertà; ritiene indispensabile la lotta per la PACE e la convivenza tra i popoli, per le libertà e la democrazia, per i diritti dei lavoratori e per affermare un modello di sviluppo sociale ed economico più solidale e giusto. Con queste convinzioni, con questo spirito e con queste aspirazioni organizzeremo la partecipazione alla tradizionale e significativa marcia della Pace Perugia-Assisi del 14 ottobre. Si raccolgono le adesioni, Tel. RS.U. 87300/87015 Milano, 4 ottobre 2001 LA R.S.U. ITALTEL Castelletto |