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NOTIZIE DALLA SERBIA JUGOSLAVA - A CURA DI E. VIGNA DI SOS JUGOSLAVIA DI TORINO
Note di viaggio a cura di E. Vigna, di ritorno dall'Ultimo viaggio di solidarietà
per l'ssociazione "S.O.S. Yugoslavia"
APRILE 2002La permanenza è durata più giorni, dal
punto vista conoscitivo e di incontri ufficiali si è trattato di un viaggio molto
producente.
Come tutti coloro che in questi ultimi tempi ritornano da quel paese, la cosa che più
colpisce per drammaticità, è il continuo peggioramento della situazione socio -
economica, delle condizioni di vita dei lavoratori e dell'Intero popolo jugoslavo.
Aumento della povertà e dell'emarginazione, galoppante disoccupazione, incremento degli
aspetti più deleteri del nostro occidente: prostituzione, circolazione di droghe varie
fra i giovani, impressionante aumento di disturbi psichici, di suicidi, di alcolismo ed
altre patologie tipiche della miseria e della disperazione sociale. L'aggressione
economica del FMI e della Banca Mondiale è frontale ed inesorabile. Un copione già visto
negli altri paesi dell'Europa orientale, il processo di privatizzazione e ristrutturazione
è galoppante e selvaggio, ecco alcuni dati che contano più di tante opinioni.
Solo negli ultimi sei mesi sono stati licenziati 60.000 tecnici
o specialisti, lo scorso mese quattro banche sono state chiuse e 8.500 lavoratori
licenziati, un impianto industriale su quattro è fermo, 800 aziende statali o a
partecipazione statale sono state privatizzate negli ultimi mesi (ne restano ancora alcune
centinaia). Secondo l'ONU
sono circa quattro milioni gli abitanti che non raggiungono il livello della sussistenza:
Nella sola Belgrado dove ho incontrato esponenti dell'assistenza sociale facenti parte del
WFF (Fondo Mondiale per il Cibo, organismo ONU per emergenze di paesi usciti da guerre)
sono 220.000 le persone assistite ( più del 20% della città ), cittadini del tutto privi
di reddito o che non raggiungono i 1.500 dinari (circa 25 ) mensili. Negli ultimi 17
mesi hanno perso il lavoro quasi 2.000.000 di lavoratori; la produzione industriale è
inferiore a quella del biennio 1998/99, che pure era un periodo in cui l'economia
jugoslava era sotto embargo e sanzioni, oggi è a livello di paese del
terzo mondo. In seguito ai piani di privatizzazione di riscaldamento, luce, acqua,
telefoni, il nuovo governo pretende dalle famiglie gli arretrati sui pagamenti precedenti,
annullati dal precedente governo come misura dI ammortizzatore sociale. Per questo ho
visto bollette di 20000, 30000e addirittura 45000 dinari, richiesti a famiglie con redditi
sui 1.000/1.500 dinari. Il processo di privatizzazione dell'università è in corso, ma
già da ora i costi sono "occidentali", si può arrivare a ben 60.000 dinari
(circa 1.000 ), fra tasse d'Iscrizione, libri e costi collaterali.. Quanti saranno
"liberi" di iscriversi? Proliferano intanto scuole ed università private,
ovviamente non per i figli del
lavoratori. Intanto sono in gestazione i piani di smantellamento del sistema
previdenziale, dei contratti nazionali collettivi di lavoro, di privatizzazione della
sanità. Un esempio: è già stato ridotto il periodo di retribuzione per lavoratrici in
maternità, ridotto a tre mesi.
In particolare la situazione della più grande fabbrica di
Kragujevac, la Zastava auto, è la seguente:
su 13.500 dipendenti lavorano a rotazione 3.500 in produzione, paga media mensile
150 , il sussidio di disoccupazione è invece di 50 . Tutto ciò, in una
situazione in cui il paniere mensile stimato per una famiglia composta di quattro persone
è di almeno 200 . Due esempi concreti visti di persona: una famiglia
"adottata", composta di sette
persone - con tre bambini -vive con una pensione di 1.800 dinari (60 ); un ex
lavoratore Zastava che era felice per aver trovato impiego (caricare un camion, guidarlo
con propria responsabilità per la merce trasportata, scaricarlo) per 12 ore di lavoro,
per 2,5 (!) al giorno (75 mensili). Lavoro, per altro, perduto pare per la
concorrenza di un altro lavoratore, probabilmente disposto ad accettare tali
condizioni per 2 il giorno.
Questa è la Jugoslavia che vogliono il FMI e la Banca Mondiale, la Jugoslavia prodotta
dalla Nato. La situazione politica è molto complessa, e per molti aspetti delicata, di
certo in continua evoluzione.
All'interno della DOS (Opposizione Democratica Serba) al di là delle profonde e
contraddittorie posizioni tra le varie forze, si acuisce sempre di più lo scontro fra il
Presidente Kostunica ed il primo Ministro Djindjic, in alcuni momenti visibile ma ancor
più profondo nelle stanze del potere. A prescindere dai loro diversi programmi
politici, vi è una grave frizione tra la polizia (la cui direzione è totalmente in mano
alla fazione Djindjic) e l'esercito, dove molti ufficiali non si sono ancora schierati
decisamente, se non proforma, e dove spesso sono attaccati (mediante campagne
diffamatorie) coloro che si ritengono legati alla vecchia Jugoslavia. Si tratta di un
dualismo di potere che regge soltanto perché entrambi sono coscienti dell'impossibilità
di separarsi, pena la reciproca sconfitta.
Il PSS (Partito Socialista Serbo) non è ancora in grado di costituire una alternativa
immediata di potere, dovendo prima ricostruirsi una posizione forte e riconosciuta dai
lavoratori.
Proprio in questi giorni scadeva l'ultimatum della Nato per la consegna di altri ricercati
dall'Aja, ed anche questa è una profonda contraddizione a livello governativo, perché
appena alcune settimane fa in una conferenza stampa Djindjic si lamentava con l'Occidente
per non aver avuto i denari promessi per l'arresto di Milosevic,
ammonendo che se non si farà in fretta, il suo governo non sarà in grado di contenere la
rabbia ed il malcontento, ormai crescenti nel paese. La Nato per tutta risposta continua a
fare ricatti e a porre ultimatum. Prevedibilmente se saranno consegnati i serbi ricercati,
ciò aumenterà le lacerazioni nella società serba, ora per due terzi con
sentimenti decisamente ostili verso il Tribunale dell'Aja.
E proprio in conseguenza dell'approvazione dell'incostituzionale nuova legge , avvenuta il
12 Aprile, che sancisce la totale e piena collaborazione con il Tribunale dell'Aja del
governo DOS, si è verificato un atto drammatico e grave che sarà sicuramente foriero di
conseguenze per la sua tragicità: ed è il suicidio del parlamentare del PSS V.
Stojiljkovic ex Ministro dell'Interno durante i bombardamenti Nato in Kosovo Metohia,
avvenuto all'uscita del Parlamento Federale Jugoslavo, come estremo e radicale atto di
accusa verso i nuovi governanti. In una lettera lasciata a colleghi parlamentari prima di
questo estremo atto egli tra le altre cose scrive : " Con questo gesto, come
membro del Parlamento Federale, intendo protestare contro l'attuale regime di burattini
della DOS e della Coalizione Montenegrina, colpevoli di : - scioglimento della Jugoslavia
in complicità con il peggior nemico del nostro popolo : H.Solana - efferata violazione
della Costituzione e della legalità del nostro paese - responsabili della politica del
tradimento e della capitolazione - violazione della dignità nazionale - distruzione dell'economia
e dell'impoverimento sociale di milioni di cittadini. Per la mia morte dichiaro
responsabili e accuso direttamente : Z. Djindjic, V.Kostunica, D. Mihajlovic, V.Batic.
M.Labus, D. Micunovic, P. Bulatovic,S. Bozovic e D. Pesic. I patrioti di questo paese
sapranno vendicarmi" Vlajko Stjiljkovic - Membro del Parlamento
Sul piano sindacale, il Samostalni (il sindacato maggioritario alla Zastava), nonostante
pressioni, scissioni, manovre truffaldine dei "nuovi" sindacati (una per tutte:
avevano iscritto d'ufficio le migliaia di iscritti all'ufficio di collocamento Zastava
senza dirlo ai lavoratori, che scoprivano improvvisamente di aver cambiato sindacato senza
saperlo), resta il più grande e rappresentativo sindacato. Ma il dato più interessante
che può significare una tendenza di ripresa del movimento operaio jugoslavo (finora più
che altro attestato su di una linea di tenuta contro le ondate devastatrici e disgregative
delle forze reazionarie e golpiste legate alla DOS), è quello che, proprio nel Congresso
dei Sindacati tenutosi a Belgrado nei giorni della mia permanenza in loco, molti esponenti
e quadri sindacali, che erano stati allontanati o costretti alle dimissioni anche con la
forza, sono stati rieletti dai delegati. A Torino avevamo fatto vedere il filmato dell'assalto
alla Camera del Lavoro di Kragujevac da parte di una squadraccia di funzionari e militanti
governativi che malmenavano Dragan Alempjevic, l'allora segretario, costringendolo alle
autodimissioni pubbliche; proprio il mese scorso egli è stato rieletto segretario della
stessa Camera del Lavoro dai voti dei delegati; vice segretario è stato eletto Borislav
Bjeletic, altro segretario Samostalni malvisto dai piani alti governativi.
Anche in altre parti della Serbia, molti vecchi sindacalisti
hanno ripreso il loro posto di veri rappresentanti dei lavoratori. Si tratta di un
processo dai tempi naturalmente lunghi, ma certo questi segnali hanno significati di
tendenza e di una prospettiva in positivo, anche se probabilmente la strada da percorrere,
per una ripresa forte e di massa agli attacchi governativi e per una concreta inversione
di tendenza, sarà lunga e difficile. Ma fondamentale resta l'emergere di spiragli di luce
dopo questi 17 mesi trascorsi sotto le ondate distruttrici rivolte contro l'organizzazione
dei lavoratori.
Molti sono stati gli episodi conflittuali, più che altro di
protesta, come alla fabbrica Partizan, dove oltre cento operai hanno sostenuto uno
sciopero della fame, rientrato solo dopo il rinvio della chiusura totale della fabbrica ed
anche per le precarie condizioni di salute degli scioperanti. O come la cacciata del
Ministro del Lavoro da
Kragujevac, da parte degli operai, o tanti altri episodi avvenuti nel paese. Certo, più
aspetti di semplice rabbia per la situazione, che coscienza organizzata, ma questo dà
comunque il polso di una situazione sociale che bolle come una pentola e che, se non ci
saranno miglioramenti, sarà difficile gestire.
Enrico Vigna - Aprile 2002
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