I Social forum: «Diritto di parola»
Lettera alla Cgil
Gruppo di lavoro nazionale  per il 23 marzo del Social Forum
La Cgil, in una lettera inviata a vittorio Agnoletto, ha ribadito che dal palco del 23 marzo non ci sarà nessun intervento per i social forum.

La manifestazione sarà conclusa solo da interventi di persone che lavorano, studiano o sono in pensione e dal segretario della Cgil, Sergio Cofferati. Nella lettera, seguita a una conversazione telefonica tra Cofferati e Agnoletto, si apprezza comunque l'adesione e la partecipazione di cittadini e come di tante organizzazioni e movimenti politici. Di seguito pubblichiamo invece la lettera inviata ieri dai social forum alla Cgil.

A Bologna, il 2 e 3 marzo, l'Assemblea nazionale dei Social Forum ha deciso di partecipare alla manifestazione del 23 marzo indetta dalla Cgil: è una decisione coerente con lo spirito unitario del movimento, che è stato capace di mettere insieme Arci, Lilliput e sindacalismo di base, Fiom e centri sociali, Rifondazione e Disobbedienti, Legambiente e aree cattoliche, associazioni ambientaliste e femministe. Fin da Genova questa capacità di dialogo è stata una caratteristica costante. Proprio a Genova questa capacità di parlare al paese intero e di mobilitare ampi settori della società ha bloccato una crudele repressione, che, con l'assassinio di Carlo Giuliani, ha provato a distruggere il movimento: non ci sono riusciti perché centinaia di migliaia di persone hanno risposto con la forza delle idee all'apparato repressivo. Non ci hanno tacitato. Anzi, da allora in Italia si sviluppano movimenti di lotta contro il liberismo, contro la guerra, a sostegno delle rivendicazione dei migranti, contro lo smantellamento dello stato sociale e dei diritti del lavoro perseguito con le leggi-delega di Berlusconi, a difesa della scuola pubblica, per il reddito sociale e l'ampliamento dei diritti al lavoro precario. Due scioperi generali sono stati effettuati dal sindacalismo di base; una grande manifestazione di studenti ha contestato la privatizzazione della scuola perseguita dalla Moratti; trecentomila persone, senza distinzione tra migranti e non, hanno detto no alla legge Bossi-Fini. Di tutte queste lotte il movimento dei movimenti è stato parte attiva, per alimentare la lotta contro il governo Berlusconi e la Confindustria, uniti nel disegno di affermare il dominio degli interessi dell'impresa, e per "costruire un altro mondo". Contro la guerra e il neoliberismo, queste indicazioni scaturite da Porto Alegre 2 volevamo e vogliamo portare nella manifestazione del 23 marzo.

Alla nostra richiesta di prendere la parola dal palco del Circo Massimo, la Cgil ha risposto con un no. Non si vuole che il movimento dei movimenti faccia sentire la sua voce e le sue proposte al popolo della Cgil? Si teme che i lavoratori e le lavoratrici in sciopero si contaminino con il movimento dei movimenti? Si teme che le nostre analisi e le nostre indicazioni possano raccogliere un vasto consenso e impegnare il vertice del sindacato in lotte che mettano fine alla concertazione ed esprimano senza "se e ma" no alla guerra, che, non solo difendano l'art. 18 dello Statuto dei lavoratori, ma estendano i diritti sindacali alle lavoratrici e lavoratori precarie/i, che siano volte a introdurre il reddito sociale e i diritti di cittadinanza per i migranti?

A Porto Alegre si è consolidato un rapporto con i popoli del Sud del mondo che richiedono nuove politiche di solidarietà che cancellino il debito, controllino i flussi finanziari con la Tobin tax e avviino un'economia alternativa ecocompatibile, per difendere i beni pubblici naturali - dalla terra all'acqua, all'aria alle foreste - e quelli sociali - dalla salute all'istruzione, alla previdenza.

Tutto questo non si vuole che sia ascoltato nel comizio del 23 marzo, credendo che, togliendoci la parola, il movimento dei movimenti sia tacitato nella società? Noi il 23 marzo faremo sentire la nostra voce, per chiedere lo sciopero generale, che per noi deve coinvolgere non solo il lavoro dipendente ma l'intera società italiana: il 5 aprile lo sciopero deve essere generalizzato, dal lavoro precario fino ai lavori domestici. Il 5 aprile l'intero paese deve fermarsi.

Perché non si vuole farci parlare? Si vuole segnare una rottura con il movimento? Si vuole perseverare nell'errore di Genova quando la Cgil non volle essere presente, mentre tante realtà sindacali e la Fiom furono presenti nella grandissima manifestazione di risposta all'assassinio di Carlo Giuliani? Ormai dappertutto i Social Forum si mobilitano insieme alle Camere del lavoro e ai sindacati di categoria, si ha l'intenzione di bloccare il dialogo e la collaborazione per la manifestazione e lo sciopero generale? Il 23 marzo faremo sentire la nostra voce, per dire "no alla guerra", "basta con la concertazione": "un altro mondo è possibile".