| mercoledì 27 marzo 2002 - (dalla "Provincia
Pavese") Pavia, non ci sono
svolte in vista per l'azienda. Nulla di fatto dalla riunione d'urgenza convocata in
prefettura
/smaller> Ancora niente stipendi alla Erc e i lavoratori assediano per 4 ore gli uffici della
direzione
/smaller>/fontfamily>
PAVIA. Esplode la rivolta alla Erc dopo che l'azienda non ha
mantenuto la promessa di pagare gli stipendi. Ieri oltre duecento lavoratori hanno preso
d'assalto gli uffici della dirigenza, occupati per più di quattro ore. Sono intervenuti
sindaco, presidente della Provincia e assessori per cercare di riportare la calma. In
serata, poi, si è svolto un incontro in prefettura, convocato d'urgenza.
----------
PAVIA. Un assedio negli uffici della direzione durato più di quattro ore, dalle 13.30
fino alle 18. Così oltre duecento lavoratori della Erc hanno sfogato ieri pomeriggio la
loro rabbia, dopo che l'azienda aveva detto di non essere in grado di pagare in giornata
gli stipendi di febbraio, come promesso. Poi alle 18 è cominciata una riunione convocata
d'urgenza in prefettura, che è proseguita fino alle 21. Ma anche in questa occasione
l'azienda non è riuscita a dare reali garanzie sul futuro produttivo, ribadendo soltanto
una generica volontà di proseguire l'attività.
Di fronte all'esasperazione degli operai, poco hanno potuto anche i tentativi di
mediazione dei rappresentanti delle istituzioni, che si sono precipitati in fabbrica
appena avuta notizia della rivolta degli operai: il sindaco Andrea Albergati con
l'assessore Cesare Bozzano, il presidente della Provincia Silvio Beretta assieme
all'assessore Vittorio Poma.
Il clima è talmente surriscaldato che ai dipendenti non sono bastate nemmeno le
rassicurazioni del sindaco, che ha cercato di spiegare che la Banca Popolare di Lodi per
conto dell'azienda avrebbe pagato domani gli stipendi. La tensione è così alta che anche
un giorno più diventa insopportabile per dei lavoratori stremati da una situazione che va
avanti da mesi. In fabbrica, durante la protesta, è arrivato anche il segretario generale
della Cgil, Gian Mario Santini.
"I lavoratori non ne possono più, l'azienda non ha mantenuto gli impegni presi -
dice Pasquale Di Tomaso, leader del sindacato di base Flmu, che insieme al segretario
generale della Fiom, Michele Fucci, ha organizzato la protesta - li abbiamo costretti a
fare un incontro immediatamente dal prefetto. Ma è chiaro che se la situazione non si
sbloccherà metteremo in campo altre iniziative. Per oggi abbiamo convocato un'altra
assemblea".
La riunione dal prefetto con i rappresentanti delle istituzioni, dell'azienda e dei
lavoratori ha confermato che la situazione della Erc è ormai a un pericoloso punto di
stallo: la cassa integrazione, sulla quale l'azienda contava, è bloccata dal ricorso
presentato da Inps e Direzione del lavoro.
E senza gli ammortizzatori sociali che hanno accompagnato la Erc fin dall'inizio della sua
attività (ereditata due anni fa dalla Necchi Compressori) l'azienda non pare in grado di
continuare. La Erc è in gravissima difficoltà con i fornitori e non si sa nemmeno se
abbia pagato con regolarità i contributi previdenziali all'Inps.
Dopo lo stop alla cassa integrazione la dirigenza indiana ha di fatto svuotato la
fabbrica, ordinando ai dipendenti di non venire in fabbrica, eccetto uno sparuto gruppetto
di operai e impiegati. Solo una quindicina dipendenti in tutto sui 490 che attendono
ancora di sapere quale futuro li aspetta.
|