| uno scambio di opinioni tra
scienziati del gruppo "Scienziate e scienziati contro la guerra" sulla possibile
nuova guerra contro l'Iraq. Da Angelo Baracca (Scienziate e scienziati Contro la Guerra) 10.9.02 Saddam ha la bomba: certo, gliela ha data Washington! Ecco lannuncio mediatico che il mondo attendeva: lIraq può costruirsi la bomba atomica in brevissimo tempo se qualche paese gli fornirà il materiale fissile. Che scoperta! Anche se non si vede come e perché dovrebbe lanciarla sugli Usa, o su Israele (che ne ha più di 200) per venire poi cancellato dalla carta geografica! Semmai potrà essere incoraggiato ad usarla proprio se risulterà che sarà fatto fuori comunque. Si dimentica troppo facilmente che il solo paese che ha usato latomica sono stati gli Usa, in modo cinico e inutile. Quanto alla bomba di Saddam, non sarebbe un mistero per nessuno se lopinione pubblica mondiale non fosse oggetto di una delle più colossali mistificazioni della storia. È ben noto, e non da oggi, che Baghdad può facilmente costruirsi la bomba, come altri 43 paesi, ed altre armi di distruzione di massa, con le tecnologie fornitele negli ultimi due decenni da Washington o da paesi terzi: la Francia era la costruttrice della centrale nucleare di Tamouz, che proprio per questo Israele bombardò nel 1981; già nel 1980 Parigi aveva fornito un primo quantitativo di 12 kg di uranio altamente arricchito; la tecnologia della centrifugazione per larricchimento delluranio è di origine tedesca, e veniva collaudata dai nazisti già durante la seconda guerra mondiale; Saddam fu armato in funzione anti-ayatollah negli anni 80 (la lunga, sanguinosa, inutile guerra tra Iraq e Iran) da Washington e dai suoi fedeli sudditi, i quali gli fornirono evidentemente anche le tecnologie per gli aggressivi chimici che usò contro gli iraniani ed i kurdi; appena dieci mesi prima della guerra del Golfo furono intercettati allaeroporto di Londra 41 detonatori nucleari di fabbricazione americana destinati a Baghdad. LIran, per fare un altro esempio attuale, la bomba ce lha realmente, e lha sperimentata negli ultimi due test eseguiti nel 1998 dal Pakistan, a cui la bomba è arrivata dagli Usa, attraverso i suoi alleati. Luranio arricchito lo ha direttamente, dato che dai tempi dello Scià ha una partecipazione al 10 % nel Consorzio europeo Eurodif di arricchimento delluranio, che gli dà il diritto di prelevare regolarmente la sua quota: quando Washington e Parigi - preoccupate dalla piega che avevano preso gli Ayatollah, da loro stessi messi al potere per rovesciare lo Scià divenuto scomodo - cercarono di estrometterlo dal consorzio, Teheran scatenò il terrorismo della Jihad islamica, che per tutti gli anni 80 insanguinò il Medio Oriente e la Francia (le vicende degli ostaggi americani e francesi, unimpressionante serie di attentati, lIrangate, ecc.). Tutte queste cose risultano in documenti ufficiali dellOnu, negli articoli dei giornali, nelle memorie dei capi di stato: basta leggere lesplosivo saggio di Dominique Lorentz, Affaires Nucleaires (Parigi, Les Arénes, 2001). Lultimo mezzo secolo è stato caratterizzato da una politica di proliferazione nucleare, con la copertura del Tnp (Trattato di Non-Proliferazione) e dellAgenzia per lEnergia Atomica, come hanno dichiarato candidamente a Le Monde (16/05/98) i dirigenti indiani: il Tnp "costituisce più un trattato di proliferazione nucleare che di non-proliferazione". Ma la versione ufficiale della storia ha rovesciato la verità. Già nel 1976 Le Monde rilevava "se il Tnp proibisce il possesso di armi nucleari, non impedisce di percorrere tranquillamente tutto il cammino che conduce ad esse, e questo fino agli ultimi cinque minuti" (12/08/76). Documenti ufficiali dellOnu, il Ctbt (Comprehensive Test Ban Treaty), riconoscono esplicitamente che ben 44 paesi "dispongono delle capacità tecniche per sviluppare un armamento atomico" (Le Monde, 15/10/99; almeno i 35 paesi contrassegnati con un asterisco hanno avuto la tecnologia, direttamente o indirettamente, da Washington): Algeria*, Argentina*, Australia*, Austria*, Bangladesh*, Belgio*, Brasile*, Bulgaria, Canada*, Cile*, Cina*, Colombia*, Corea del Nord, Corea del Sud*, Egitto*, Finlandia*, Francia*, Gran Bretagna*, Germania*, Giappone*, India*, Indonesia*, Iran*, Israele*, Italia*, Messico*, Norvegia*, Olanda*, Pakistan*, Peru*, Polonia, Repubblica del Congo*, Romania, Russia, Slovacchia, Spagna*, Stati Uniti*, Sud Africa*, Svezia*, Svizzera*, Turchia*, Ucraina, Ungheria, Vietnam. Si, anche la Cina, come lIndia e il Pakistan, hanno ricevuto la bomba tramite Washington: "la logica infernale della dissuasione nucleare conduceva gli Americani a dotare lIndia della bomba atomica perché non fosse minacciata dalla Cina; a fornire unarma nucleare al Pakistan perché si proteggesse dallAfganistan; a rafforzare il potenziale nucleare della Cina perché non fosse aggredita dai sovietici; a fornire la bomba atomica a Taiwan per bilanciare la potenza della Cina; a fornirla al Giappone per proteggerlo dalla Cina, dalla Corea del Sud e dalla Corea del Nord; a fornirla alla Corea del Sud per metterla al riparo dalla Corea del Nord" (Lorentz, pp. 169-70). È veramente il corollario della strategia ossessiva e proterva di Washington! Vale bene un "prezzo di sangue", no? Da Marco Cervino (Scienziate e scienziati Contro la Guerra) 11.9.02 Caro Angeloovviamente emozioni e ragionamenti si accavallano in questo periodo. Riprendo "pezzi" della sollecitazione che ci hai mandato per chiarire e chiarirmi alcune cose. (...) si, vengono girati molti messaggi sull'argomento, ma se il nostro ruolo si limitasse a far circolare analisi e documenti, non varrebbe molto la pena che esista Scienzaepace. Noi che vogliamo fare? Aspettare inerti che venga sferrato l'attacco all'Iraq, per poi semmai farci sopra un altro brillante Convegno? Sia chiaro, mi rendo conto che non è per nulla facile proporre qualcosa di concreto per contrastare i venti di guerra che soffiano e rischiano di travolgere tutto e tutti. Ma la strada del pacifismo non è mai stata facile. Credo che bisognerebbe muoversi in qualche modo (...) Il cosa fare e in che modo e' mi sembra il problema principe di scienzaepace (e di molte organizzazioni di rispetto). E' senz'altro utile il tuo richiamo al denominatore comune (minimo, ma mica tanto) di contrastare la guerra: pratica, ideologica, culturale, economica. (...) Per lo meno il ruolo di contro-informazione (o meglio, proprio di informazione) potremmo cercare di giocarlo anche ora, e non solo dopo. (...) Miei cari, è in corso una delle più colossali mistificazioni a cui sia mai stata soggetta l'opinione pubblica mondiale! Non sto a dilungarmi molto, perché ho già cercato di spiegare la questione in un pezzo che ho inviato al Manifesto (sia pure con scarse speranze che lo accolgano!) e che vi allego (file "Iraq"). Vorrei inviare anche una lettera al Direttore de La Repubblica (con ancora più scarse speranze), se ce la farò. Mi chiedo se, movendoci tutti insieme, potremmo cercare di svolgere un ruolo un po' più incisivo. Tra l'altro, chi oggi prendesse un'iniziativa sull'argomento, potrebbe anche raccogliere un arco di adesioni molto ampie. Con il collega Lau della IALANA stiamo cercando di contattare il movimento No-Global per vedere se potessimo sensibilizzarli sull'argomento in vista dell'European Social Forum di novembre.(...) Dunque: io credo che il problema dell'informazione sia fondamentale. Due riflessioni ridotte all'osso. Ho l'impressione che le info, i contenuti, ci siano (in rete, nei canali alternativi ecc.) e che il cittadino (almeno di un paese ricco) responsabile e che vuole informarsi oggi più che in passato possa accedervi. I problemi colossali sono: la manipolazione dell'informazione di massa e l'irresponsabilità' di massa. Secondo me questi temi superano di gran lunga le attuali (e penso future a breve-medio) forze del comitato. L'unico progetto serio sarebbe lavorare in rete col movimento e dintorni, facendo la nostra parte specifica di scienziat*. (Mi pare che i risultati migliori il comitato li abbia raggiunti proprio in questo modo). E la tua proposta IALANA/ESF va in questa direzione. By the way, perché la tua lettera al Manifesto verrà censurata ? Sei su una lista nera o cosa? (..) che so, una conferenza stampa; una lettera ai giornali come "scienziati" (anche se so che alcuni arricceranno il naso, ma così vanno le cose al mondo: e lo dico io che con la "Scienza" di punta ho rotto i ponti da tempo).(...) Io credo che non possiamo permetterci di improvvisare. Agire da sesicg e basta sul tema dell'informazione mi sembra tempo perso. Bisognerebbe fare un progetto serio, trovare le alleanze, le risorse, definire gli obiettivi. E' così che preparano e fanno le guerre, per contrastarli non possiamo permetterci solo la buona volontà. (...) Aggiungo a questo proposito solo una considerazione ulteriore. Posso sbagliare, ma temo molto che nelle prossime settimane o mesi, prima dell'attacco all'Iraq, "scoppi" qualcosa di grosso, tipo Twin Towers, abilmente orchestrato per distrarre l'opinione pubblica e ricompattarla sul terrorismo e l'assoluta necessità della guerra all'Iraq. Se ho qualche ragione, vogliamo essere presi di sorpresa? E ancora, se ci sarà l'attacco, non credete che andrà a finire come in Afganistan? E allora, in ogni caso, non varrebbe la pena organizzarsi e cercare di alimentare (anche di idee, informazioni, analisi) una corrente dell'opinione pubblica? (...) Credo che la "profezia" sia semplice. L'angoscia e' tanta, soprattutto quando riflettiamo che per il miliardo di persone più sfigato sul pianeta ogni giorno (ogni minuto) e' l'11 settembre, 8,46 ora di NYC. Immagino che sontuosi centri di ricerca (si', di ricerca) stiano calcolando gli scenari da sottoporre agli esperti delle amministrazioni per orientare i prossimi massacri in funzione al flusso di petrolio e di energia e commercio, alla reazione pubblica, alla promotion delle tecnologie militari, ecc ecc ecc. Non siamo preparati e ignoranti su questo, solo dobbiamo sapere che tutto ciò non si ferma con un colpo di frusta o di genio. Ci vuole tempo, e saper fare. Io mi aspetto che da (e con) questo manipolo (metafora guerresca) di scienziat* escano fuori proposte sul fare; oltre che l'agire in rete sull'informazione, mi sembrano prioritari due altri filoni. - Serie iniziative e progetti di formazione al contrasto della guerra, dallo sporadico al permanente, orientate alle fasce d'età' dagli zero ai vent'anni. - Costruzione di progetti di scienza war-free su cui vecchi professori e giovani speranzosi si ritrovino a fare ricerca e produzione culturale insieme. Facendo di questo "Scienza di punta". Da Antonino Drago (Scienziate e scienziati Contro la Guerra) 11.9.02 Ma perché i commenti dei giornali anche di estrema sinistra seguono la tematica che viene impostata a priori dalla propaganda USA e rispondono solo in reazione ad essa? Perché non risalire direttamente alle cause della situazione attuale? E' da mesi che si è visto che Bush non ce la può con Sharon, anche se per tele3fono gli dice "Immediatamente, capito?"e la gente nel mondo lo viene a sapere. Gli USA ormai si sono incastrati nel dare il loro tipo di seguito all'11 settembre (una loro vendetta, così è stata giudicata dal papa sin dal primo momento). Sharon, che alla fine di settembre in questa lotta temeva di essere sacrificato sull'altare delle amicizie USA - paesi arabi, è riuscito a ribaltare questo pericolo, ha preso lui in mano il coltello della lotta al terrorismo, applicandolo al suo problema locale come se fosse il terrorismo cruciale nel mondo e giungendo ad efferatezze mai viste, senza che gli USA abbiano potuto tirarsi indietro nel sostenerlo fino a dove ha voluto. Il che ha completato il carattere assunto dallo Stato di Israele: associato alla UE (il che è più degli USA), finanziato massicciamente dagli USA più che qualsiasi altro suo Stato interno (in media 500 $ al mese per ogni israeliano), dotato delle armi più avanzate degli USA, primo suo partner in tutto (dal commercio alla ricerca scientifica alla lotta contro il Tribunale Penale Internazionale), ora Israele è lo Stato che dirige la politica internazionale degli USA: il nano si è seduto sulle spalle del gigante e ne guida la vendetta. Perciò Saddam non ha altro torto che quello di poter minacciare in futuro Israele. Per questo Sharon ha "comandato" Bush di dichiarargli guerra. E Bush gliela vuole fare perché solo così sulla scena mondiale potrà far dimenticare il suo fallimento contro Bin Laden e potrà tornare ad avere una sua iniziativa da leader nella lotta al terrorismo mondiale, non più oscurata dalla lotta di Sharon. Se questa è l'analisi giusta, i tempi sono ancora più bui di quello che l'Europa dice di vedere. Berlusconi, poco che capisca, si stringe ai capi; gli altri cercano vie di mezzo che non ci sono al loro livello, ma solo alla base e negli organismi di autorità morale (sindacati, chiese, ONG ). I danni ai popoli potranno essere ancor più grandi di quelli visti in Afganistan: qui si parla di bomba atomica, attribuendola a Saddam, perché così Israele sarà libera di usarla (con la licenza che il Senato USA ha già dato al Presidente da anni) anche contro Stati senza, come è attualmente l'Iraq. E sarà un'altra giro di vite molto duro sulla pelle dei popoli. Qual il nostro ruolo? Antonino Drago Da Angelo Baracca (Scienziate e scienziati Contro la Guerra) 14.9.02 Carissimi, Da Massimo Zucchetti (Scienziate e scienziati Contro la Guerra) 14.9.02 Cari compagni e compagne, ( ) Vado per punti perché ho molto da dire: * Approvo l'iniziativa di riunirsi a tambur battente martedì, prima che inizino a cader le bombe. Essendo torinese non ci sarò, ma data la fiducia che ho nei partecipanti, li invito a decidere di fare qualcosa, qualunque cosa, purché qualcosa. Io per quel che conta approverò e parteciperò al meglio che posso. Visto lo stato pietoso di questo Comitato acefalo, comunque vada sarà un successo. * Sono molto amareggiato, oltre che per quanto tutti sappiamo e che è inutile ripetere, anche per un motivo "professionale". Pensate se quello di cui vi occupate per professione venisse utilizzato come bugia e mistificazione per giustificare un massacro. E' quanto sta accadendo con la bomba atomica di Saddam, e in qualità di ingegnere nucleare e di cosiddetto "esperto" mi sento particolarmente preso in causa. * Molte delle cose dette sull'atomica in questa lista sono giuste, ma vorrei precisare un punto di partenza di base: l'Iraq NON ha la bomba atomica, non l'ha mai avuta, mai potrà averla con le attuali condizioni al contorno. Non ha il materiale nucleare, non ha la tecnologia per costruire gli impianti per fabbricarlo, né nucleari né di arricchimento, non può procurarselo perché in giro - fino a prova contraria - non ce n'è. Non ha i vettori per lanciarla. * Per l'ennesima volta, si sfrutta la paura dell'ignoto e l'ignoranza per agitare questo ormai trito spauracchio nucleare. E' un gioco vecchio e sporco che è stato smentito da decenni di bufale e false notizie; gli USA ci sguazzano a piene mani, traendo almeno un vantaggio dall'avversione e dalla paura che di queste cose si ha nel mondo. Assumiamo PER FAVORE un atteggiamento netto e privo di ambiguità su questo punto. Le cose in questo campo sono allo stesso tempo sporche e limpide: sporche, perché sono in mano a chi sappiamo e con gli interessi che sappiamo, limpide perché si sa quasi tutto di tutto: il resto lasciamolo ai libri gialli, ma da leggersi in tempo di pace e non adesso. * Se volete, davanti a una lavagna, vi posso raccontare come e qualmente uno stato come il Pakistan è riuscito ad entrare nel club nucleare abusivamente, grazie alle connivenze di chi, mentre tutti sapevano. L'Iraq non è neppure al primo dei dieci passi necessari. Non sono cose che si nascondono in cantina o che si improvvisano. Pensate al capo degli ispettori ONU licenziato perché aveva detto la verità, ovvero che in Iraq l'unica cosa radioattiva è l'uranio impoverito lanciato nel '91. * Sulle armi chimiche, posseggo ancora la maschera antigas usata da mio nonno nella guerra del 15-18. Non parliamo quindi di novità, per favore. Ce le hanno tutti, da sempre. Ricordiamoci sempre il napalm, per esempio. * Le armi batteriologiche non funzionano. Ricordatevi gli atti dei nostri convegni. E vediamo di ricordare sempre la vergognosa bufala delle lettere all'antrace spedite da Bin Laden, per favore. Concludo con una battuta. Forse dovrei autosospendermi per un po' da un Comitato contro la guerra perchè, credetemi, sono così *imbelvito* per quel che sento, che mi viene la tentazione di mettere un po' di libri in valigia, fare qualche telefonata a certi amici colleghi russi senza stipendio, e fare tutti insieme un bel viaggetto in Iraq. Tempo una quindicina d'anni, con un po' di fortuna, qualcosa si potrebbe combinare. Pensate la faccia del futuro Bush di turno quando le bugie diventassero, per una volta, realtà. E non sono loro a sostenere di poter usare "con perdite contenute" le bombe atomiche di teatro? Verrebbe quasi da accontentarli. Va be', scherzavo. Saluti, Massimo Da Andrea Martocchia (Scienziate e scienziati Contro la Guerra) 18.9.02 USA: in un documento il progetto per sottomettere l'umanità http://www.kelebekler.com/occ/pnac.htm Con un titolo così si rischia di fare la figura di chi grida al lupo. Invece, come vedrete, non si tratta di un'esagerazione. Quello che riportiamo è infatti un testo terribile nella sua chiarezza, che spiega esattamente cosa sia la "Guerra del Bene contro il Male". Il settimanale scozzese, Sunday Herald, ha pubblicato il 15 settembre scorso il sunto di un documento redatto due anni fa per conto di alcuni dei principali esponenti dell'attuale governo statunitense, che descrive in dettaglio un progetto per la sottomissione militare del pianeta al dominio statunitense. Un progetto che - tra molte altre cose - descrive con apparente favore la possibilità di creare armi biologiche capaci di sterminare "specifici genotipi". Il documento, intitolato Rebuilding America's Defences: Strategies, Forces And Resources for a New Century, fu scritto nel settembre del 2000 - quando Bush non era ancora presidente - dal Project for the New American Century (PNAC), uno dei numerosi think-tank della destra statunitense. Il testo fu redatto per un gruppo specifico di persone, che oggi ricoprono incarichi non indifferenti: Dick Cheney, attuale vicepresidente degli Stati Uniti; Donald Rumsfeld, attuale segretario alla difesa; Paul Wolfowitz, attuale vicesegretario alla difesa; Jeb Bush, fratello del presidente; e Lewis Libby, capo dello staff di Cheney. Di seguito, troverete la traduzione integrale dell'articolo del Sunday Herald. Legandosi all'attualità, il giornalista scozzese ha insistito su un dettaglio, il progetto per rovesciare il governo iracheno. Ma il documento va visto in un contesto molto più ampio. Già alla fine degli anni Cinquanta, un vecchio conservatore, il presidente Eisenhower, metteva in guardia contro la struttura mostruosa che cominciava a dominare il suo paese: una coalizione sempre più stretta tra immense imprese legate alle commesse militari, uno Stato che aveva come funzione principale la conduzione della guerra e una sterminata catena di laboratori dove scienziati, sociologi, tecnici di ogni sorta lavoravano anno dopo anno per affinare gli strumenti del dominio, a prescindere completamente dalla pur vivace società civile del paese. Il testo che leggerete è un esempio, nemmeno tanto insolito, di ciò che si produce in questi laboratori. Questa simbiosi, in nome della "guerra duratura", tra alcune gigantesche corporations, lo Stato e la ricerca sembra una riedizione di un aspetto fondamentale del nazionalsocialismo dell'epoca dei Krupp e di Peenemünde. Il parallelo è ovviamente tecnico e non demonizzante: è inutile elencare le profonde differenze tra il sistema statunitense e quello della Germania degli anni Trenta. Ma è inevitabile che una struttura di questo tipo porti non solo a uno stato di Enduring War, ma anche - come è successo con il Patriot Act - all'abolizione di alcuni elementi fondamentali di democrazia. La sede del "progetto per un nuovo secolo americano" (un nome, un programma) coincide con quella di un giornale di proprietà del miliardario dei media, Murdoch, cosa che può indurre a utili riflessioni sulla libertà di stampa. Il direttore del PNAC, William Kristol, è il figlio di Irving Kristol, il principale ideologo della nuova destra americana, che è riuscito a prendere in mano le redini di alcune ricchissime fondazioni americane, tra cui spicca la Olin Foundation, creata dalla principale impresa di armi da fuoco degli Stati Uniti. Queste fondazioni hanno versato milioni di dollari per trasformare anche la produzione di idee in un annesso dell'industria bellica. Grazie a Irving Kristol, ad esempio, Samuel Huntington ha potuto incassare finora ben cinque milioni di dollari da varie fondazioni come premio per aver creato la famosa nozione di "scontro di civiltà". Che prima ancora di essere un libro è uno slogan, ormai noto anche ai meno colti. Miguel Martínez - Neil Mackay: "Bush aveva pianificato il 'cambio di regime' in Iraq prima ancora di diventare presidente" Sunday Herald - Scozia - 15 settembre 2002 Un progetto segreto per il dominio globale statunitense rivela che il Presidente Bush e il suo governo avevano pianificato un attacco premeditato contro l'Iraq per imporvi un "cambio di regime" addirittura prima del suo ingresso alla presidenza nel gennaio del 2001. Il progetto - scoperto dal Sunday Herald - per la creazione di una "Pax Americana globale" è stato redatto per Dick Cheney (attualmente vicepresidente), Donald Rumsfeld (segretario alla difesa), Paul Wolfowitz (il vice di Rumsfeld), il fratello minore di George W Bush, Jeb e per Lewis Libby (il capo dello staff di Cheney). Il documento, dal titolo "Rebuilding America's Defences: Strategies, Forces And Resources For A New Century" ("ricostruire le difese dell'America: strategie, forze e risorse per un nuovo secolo"), è stato redatto nel settembre del 2000 dal think-tank di destra [neo-conservative], il Project for the New American Century (PNAC) ["progetto per un nuovo secolo americano"]. Il piano mostra che il governo Bush intendeva assumere il controllo militare del Golfo a prescindere se Saddam Hussein fosse o no al potere. Il testo dice 'gli Stati Uniti hanno cercato da decenni di svolgere un ruolo più permanente nella sicurezza regionale del Golfo. Mentre il conflitto irrisolto con l'Iraq fornisce una giustificazione immediata, l'esigenza di avere una sostanziosa presenza delle forze americane nel Golfo va oltre la questione del regime di Saddam Hussein.' Il documento del PNAC presenta 'un progetto per conservare la preminenza globale degli Stati Uniti, impedendo il sorgere di ogni grande potenza rivale, e modellando l'ordine della sicurezza internazionale in modo da allinearlo ai principi e agli interessi americani'. Questa 'grande strategia americana' deve essere indirizzata 'il più lontano possibile verso il futuro', dice il rapporto. Che invita poi gli Stati Uniti a 'combattere e vincere in maniera decisiva in teatri di guerra molteplici e contemporanei', come una 'missione cruciale' [core mission]. Il rapporto descrive le forze armate statunitensi all'estero come la 'cavalleria lungo la nuova frontiera americana'. Il progetto del PNAC dichiara il proprio sostegno a un documento scritto in precedenza da Wolfowitz e Libby, in cui si affermava che gli Stati Uniti dovrebbero 'dissuadere le nazioni industriali avanzate dallo sfidare la nostra egemonia (leadership) o anche dall'aspirare a svolgere un ruolo regionale o globale maggiore'. Il rapporto del PNAC inoltre:
- anche se gli Stati Uniti minacciano la guerra contro l'Iraq per aver sviluppato armi di distruzione di massa, gli USA potrebbero prendere in considerazione, nei prossimi decenni, lo sviluppo di armi biologiche - che pure sono state messe al bando. Il testo dice: 'nuovi metodi di attacco - elettronici, 'non letali', biologici - diventeranno sempre più possibili. .. il combattimento si svolgerà in nuove dimensioni, nello spazio, nel ciberspazio, forse nel mondo dei microbi... forme avanzate di guerra biologica in grado di prendere di mira genotipi specifici potranno trasformare la guerra biologica dal mondo del terrorismo in un'arma politicamente utile'; - il testo prende di mira la Corea del Nord, la Libia, la Siria e l'Iran come regimi pericolosi, e sostiene che la loro esistenza giustifica la creazione di un 'sistema mondiale di comando e di controllo'. Tam Dalyell, deputato laburista [nel parlamento di Londra] e una delle principali voci di ribellione contro la guerra all'Iraq, ha dichiarato: 'si tratta di immondizia proveniente da think tank di destra pieni di falchi-coniglio - gente che non ha mai visto gli orrori della guerra, ma è innamorata dell'idea della guerra. Gente come Cheney, che è riuscita a sfuggire al servizio militare ai tempi della guerra del Vietnam. 'Si tratta di un progetto per il dominio mondiale statunitense - un nuovo ordine mondiale creato da loro. Questi sono i processi mentali di americani fantasticanti, che desiderano controllare il mondo. Sono sconvolto dal fatto che un primo ministro laburista inglese vada a letto con una banda di gente di una tale bassezza morale.' Andrea Da Angelo Baracca (Scienziate e scienziati Contro la Guerra) 18.9.02 Carissimi, ( ) 1) Dunque, siamo tutti d'accordo che le armi di
distruzione di massa (ADM) di Saddam (le abbia o no) sono solo un pretesto. Però a me
sembra che accanirsi a negarle recisamente non sia ne' corretto in linea di principio, ne'
utile ad uscire dalla questione. Se fosse necessario bombardare chi (1) ha sicuramente ADM
e (2) potrebbe realmente usarle, allora i primi da "bombardare" (?!) sarebbero
proprio gli USA, che DICHIARATAMENTE si preparano all'<<attacco
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