RITORNO DALLA ZASTAVA DI KRAGUJEVAC

Viaggio dell’ottobre 2002

(resoconto di viaggio a cura di un compagno del gruppo ZASTAVA Trieste)

 

Questa relazione e’ suddivisa in quattro parti:

A)    Cronaca del viaggio

B)    Alcune considerazioni generali

C)    Informazioni supplementari

D)    Situazione occupazionale, livelli salariali, necessita’ vitali e sindacalizzazione: i dati attuali

 

Cronaca del viaggio

 

Vi inviamo un resoconto del viaggio appena concluso alla Zastava di Kragujevac per consegnare le adozioni a distanza, fatto dal Coordinamento Nazionale Rsu e dal Gruppo Zastava di Trieste.

Per i titolari delle nuove adozioni: stiamo procedendo ad organizzare la spedizione delle schede relative ai bambini adottati.

 

Siamo partiti da Trieste venerdi’ 11 ottobre alle 17, con un pulmino a nove posti. La delegazione era formata da 8 persone: Angelo e Vittorio da Lodi, Gilberto, Giorgio e Marvida da Trieste, Marco da Roma, Enzo da Padova e Laura da Milano.

Il pulmino ci e’ stato prestato (gratuitamente) da un associazione di solidarieta’ internazionale Triestina e così ci siamo potuti accollare le sole spese del viaggio.

Da segnalare inoltre che parte delle spese di viaggio sono state coperte con un generoso contributo del personale della Trattoria Sociale di Contovello-Trieste.

Avevamo una trentina di scatole di aiuti, soprattutto alimentari e molto materiale scolastico. Quest’ultimo in gran parte e’ stato fornito da una associazione Udinese, nell’ambito di una loro campagna di solidarieta’ “Dammi una penna per scrivere”.

Ricordiamo che le spese di viaggio sono state direttamente sostenute dai partecipanti, senza alcuno storno dai fondi ricevuti per le quote di adozione a distanza da distribuire in questa occasione (come del resto in tutti i precedenti viaggi effettuati).

 

Siamo arrivati a Kragujevac alle 8 del mattino di sabato, senza alcun problema durante il viaggio. Dopo un primo incontro con i delegati della Zastava, abbiamo pranzato da una delle famiglie in cui e’ in corso una adozione. Cibo eccellente, in quantita’ pantagrueliche, ospitalita’ calorosissima.

Nel pomeriggio abbiamo visitato due delle famiglie adottate. In una di queste abbiamo potuto verificare con mano gli effetti nefasti sulle condizioni materiali di vita dei lavoratori jugoslavi e delle loro famiglie del nuovo corso in atto dall’ottobre del 2000: di fronte a una gravissima patologia cerebrale di una delle figlie la sanita’ pubblica si lava le mani e costringe al pagamento delle medicine e delle visite specialistiche (ultima, una TAC a 200 euro). In questo caso i membri della delegazione hanno coperto la spesa con una colletta immediata.

 

Il mattino di domenica abbiamo distribuito le quote delle adozioni. Erano 43, di cui 7 nuove, provenienti da lavoratori italiani che fanno riferimento alla campagna del coordinamento RSU e di ZASTAVA Trieste.

Durante l’assemblea c’e’ stato il solito scambio di regali tra famiglie italiane e jugoslave e viceversa.

Alla fine il bagagliaio del pulmino risulta pieno, quasi quanto alla partenza.

Nel pomeriggio di domenica abbiamo visitato il parco della rimembranza, eretto a ricordo della piu’ feroce strage di civili che i nazisti hanno perpetrato in Europa: il 21 ottobre 1941, in risposta ad una azione partigiana, sono stati trucidati piu’ di 7000 abitanti di Kragujevac, tra cui gli studenti del locale liceo insieme ai loro professori e circa 300 bambini rom.

Il mattino dopo siamo partiti; a Belgrado abbiamo consegnato un farmaco necessario a curare una bambina ricoverata nel locale ospedale pediatrico; la sera tardi siamo arrivati a Trieste.

 

I resoconti di tutti i viaggi precedenti sono reperibili su diversi siti.

Il piu’ completo e’ il sito del coordinamento RSU, all’indirizzo:

http://www.ecn.org/coord.rsu/

seguendo il link Solidarietà con i lavoratori della Jugoslavia:

http://www.ecn.org/coord.rsu/guerra.htm

 

 

 

Alcune considerazioni generali

 

Quello che abbiamo potuto verificare è, purtroppo come nei viaggi precedenti, un peggioramento continuo della situazione materiale in cui versano le famiglie in relazione ad un continuo inarrestabile aumento dei prezzi, soprattutto delle tariffe e degli affitti, ma anche una tenuta della  capacità di iniziativa da parte del sindacato in difesa dei diritti dei lavoratori e per conquistare prospettive produttive per la fabbrica.

 

La grande difficolta’ dei lavoratori rispetto alle forniture di servizi essenziali (soprattutto l’elettricita’) risiede nel fatto che l’attuale Governo aveva promesso una sanatoria rispetto alle bollette non pagate nel passato; ora invece passa all’incasso di cifre astronomiche relativamente ai redditi disponibili, e per chi non paga sono pronte le forbici.

 

Per quanto riguarda la scuola, una volta sostanzialmente gratuita, sono state introdotte tasse di iscrizione che nulla hanno da invidiare alle nostre; e’ tutto un proliferare di nuove scuole e Universita’ private; si nega cosi’ l’accesso all’istruzione superiore ad un popolo che vantava in passato un altissimo tasso di scolarita’.

 

I dati ufficiali affermano che circa i 2/3 della popolazione serba spende meno di 1 euro al giorno pro-capite, e che un terzo spende meno di mezzo euro al giorno; il 60% della spesa e’ per il cibo.

 

Per quanto riguarda le abitazioni, il continuo aumento dei prezzi costringe le famiglie in affitto a cercare case sempre piu’ piccole, oppure alla coabitazione, in ambienti fatiscenti, spesso privi di riscaldamento e con servizi igienici pessimi, se non addirittura mancanti.

 

Non possiamo e non dobbiamo lasciare soli, abbandonati e invisibili, i lavoratori jugoslavi e le loro famiglie.

Dobbiamo intensificare i nostri sforzi affinche’ giunga a loro la nostra solidarieta’ e fratellanza materiale e politica.

 

 

 

 

 

Informazioni supplementari

 

Durante il nostro soggiorno sono avvenute due cose importanti:

 

-         il mancato raggiungimento del quorum nell’elezione del Presidente della Repubblica serba, che avra’ sicuramente ripercussioni politiche abbastanza significative nel futuro del Paese;

 

-         l’annuncio da parte del Ministro dell'Economia e delle Privatizzazioni Vlahovic della firma di un pre-accordo tra i rappresentanti del gruppo "Zastava Automobili" di Kragujevac e quelli di una societa' statunitense guidata da un tale di nome Malcom Bricklin. I termini essenziali del pre-accordo sono recuperabili dal sito:

http://it.groups.yahoo.com/group/crj-mailinglist/message/1992

 

 

 

Situazione occupazionale, livelli salariali, necessita’ vitali

e sindacalizzazione: i dati attuali

 

 

Quelli che seguono sono dati raccolti in una conversazione con il vice-presidente del Sindacato dei lavoratori Zastava Jedinstvene Sindakalna Organizacija Zastava.

 

Ricordiamo che Kragujevac e’ una citta’ di circa 250.000 abitanti, sita in una zona collinare  a circa 120 Km. a sud-ovest di Belgrado.

I suoi abitanti sono distribuiti in una ventina di diversi gruppi linguistici e sono presenti tutte le religioni balcaniche; non si sono mai verificati scontri inter-etnici.

E’ stata sede di importanti industrie, specialmente metalmeccaniche, a partire dalla seconda meta’ dell’800.

 

Il gruppo Zastava attuale nasce nel secondo dopoguerra, quando nel 1952 inizia l’autogestione e in collaborazione con la FIAT parte la produzione di automobili e camion.

 

Nel 1999 la Zastava di Kragujevac aveva 36.000 dipendenti.

 

E’ stata bombardata molto pesantemente dagli aerei NATO il 9 e il 12 aprile 1999, con la distruzione pressoche’ totale dei reparti di produzione delle auto, dei camion, della centrale termica (che forniva il riscaldamento a molti complessi abitativi della citta’) ed il danneggiamento del centro sanitario, che era uno dei punti di riferimento ospedaliero per tutta la regione.

I reparti di produzione sono stati distrutti per circa l’80%. Il centro di calcolo e progettazione e’ stato raso al suolo. Il bombardamento dello stabilimento è alla base di una grave  contaminazione ambientale dovuta a varie tonnellate di PCB che si sono sparse sul terreno finendo nelle numerose falde acquifere sottostanti e nei canali.

Ricordiamo che la NATO ha bombardato le fabbriche Zastava malgrado fosse nota la presenza al suo interno di numerosissimi lavoratori, 120 dei quali sono rimasti feriti.

 

Dopo la fine dell’aggressione militare della NATO, nell’estate del 1999 e’ iniziata la ricostruzione, suddivisa in tre fasi:

-         rimozione delle macerie; sono stati necessari 3 mesi di lavoro e l’impiego di centinaia di mezzi tra camion e ruspe.

-         ricostruzione dei reparti e degli impianti; tanto per dare un’idea dei danni subiti e’ stato necessario ricostruire vetrate per 186.000 metri quadrati;

-         ripresa della produzione.

 

In realta’ ci si e’ fermati alla seconda fase, poiche’ dopo il 5 ottobre 2000 (data delle elezioni che portarono al governo la DOS e Kustuniza alla presidenza della Repubblica) sono cessati i finanziamenti del governo centrale.

 

Il gruppo Zastava di Kragujevac e’ costituito da 38 unita’ distinte (viene ad esempio chiamata unita’ anche il servizio mensa od il centro medico).

 

Di queste 14 fanno parte della holding Zastava vetture, le altre 24 sono del tutto autonome e solo due sono completamente in funzione: la Zastava utensili (800 lavoratori) e la Fucina (450 lavoratori).

Anche la centrale termica e’ una unita’ indipendente; nel piano di ricostruzione era stata in priorita’ uno, anche perche’ fornisce riscaldamento a molti complessi abitativi di Kragujevac.

 

Le piu’ importanti unita’ del gruppo sono Zastava automobili (13.500 lavoratori) e Zastava-Iveco camion (3.500 lavoratori).

 

Va ricordata anche l’esistenza di una fabbrica Zastava in Voivodina (citta’ di Sombor) che produce vetture speciali e che occupa circa 500 lavoratori.

 

La situazione occupazionale non si discosta al momento significativamente dai dati riportati nelle relazioni scritte dopo i viaggi di marzo e luglio 2002.

 

I lavoratori attualmente impiegati in totale sono circa 17.000 ma non lavorano tutti i giorni. Sono praticamente in una sorta di cassa integrazione a rotazione che li impegna nei pochi reparti attivi. La produzione di auto e camion è praticamente simbolica ed a oggi non ha prospettive di ripresa anche perchè con le nuove leggi del Governo è stata liberalizzata l'importazione di auto nuove ed usate. (noi stessi abbiamo incontrato ad ogni viaggio  alla frontiera e lungo l'autostrada decine di Tir carichi di auto che venivano sopratutto dall'Italia e dalla Germania).

Il livello medio salariale per questi lavoratori e’ di 8.100 dinari (1 euro = 60 dinari all’ottobre 2002), corrispondente a circa 130 euro, con punta massima a 150.

 

Oltre a questi, per effetto della ristrutturazione in corso, altri 9.200 lavoratori sono stati collocati in esubero presso l’ufficio di collocamento Zastava (quindi pur mantenendo la titolarità del posto di lavoro non sono mai chiamati a lavorare e rimangono in una situazione paragonabile alla nostra cassa integrazione a zero ore). I’indennità percepita da questi lavoratori e’ di 50 euro al mese, fino a che rimarrò aperta la lista di mobilità.

Al momento della stesura di queste note circa 2.000 di questi lavoratori si sono dimessi a causa dei problemi che vengono posti dalla direzione o perché hanno optato per la strada della emigrazione.

Ne restano quindi circa 7.000, di cui 4.500 residenti a Kragujevac e dintorni, gli altri sparsi un po’ dovunque in Serbia e Montenegro.

A titolo di esempio della situazione di questo gruppo di lavoratori riportiamo il caso di una lavoratrice, che ricopriva la mansione di collaudatrice di automobili. Ha trovato (ovviamente in nero) un lavoro in un baracchino di vendita di pesce fritto per 50 euro al mese; proprio durante la nostra permanenza la direzione aziendale l’ha richiamata per due mesi per guidare l’ambulanza del centro medico. Tornerebbe quindi a guadagnare circa 150 euro al mese, ma solo per due mesi. Se  rifiuta, e’ automaticamente licenziata, se accetta deve rinunciare definitivamente al lavoro di vendita del pesce.

 

Circa 8400 sono stati licenziati definitivamente nell’agosto 2001, e sono quindi nelle liste di collocamento pubblico. Hanno ricevuto una indennita’ di licenziamento di circa 100 euro per anno di lavoro svolto.

 

A questi si aggiungono gli oltre 800 lavoratori della Zastava di Pec (in Kosovo) che, in quanto di nazionalità serba, sono stati allontanati con vari sistemi (anche violenti) dalla fabbrica di Pec oggi occupata dal contingente Italiano in Kosovo (che ha trasformato la fabbrica in una caserma) e che, per le poche attività rimaste, occupa oggi solo lavoratori di etnia albanese, ed è controllata da un sindacato “etnico” direttamente controllato dall’UCK.

Oggi questi lavoratori (praticamente senza reddito) sono assistiti dal sindacato Zastava di Kragujevac e dalla nostra campagna di solidarietà.

 

Le adozioni oggi attive in tutta Italia sono 1.200 (in certi periodi siamo arrivati a 1.500) e sono spesso l’unica fonte di sostentamento per molte famiglie che grazie a queste adozioni possono sperare almeno di resistere, rimanendo legati alla fabbrica ed al sindacato, nella speranza di conquistare (grazie anche alle lotte in corso) una prospettiva di lavoro e di ripresa di attività della loro fabbrica.

Una speranza a qui sono legati anche i destini dell’intera popolazione di Kragujevac. Kragujevac è infatti una tipica città operaia dove tutto dipendeva dall’unica grande fabbrica e dall’indotto che questa favoriva, dal salario che i lavoratori percepivano. Il bombardamento della Zastava ha portato alla chiusura di molte altre piccole e medie attività industriali ed alla crisi del commercio in città e nei dintorni.

 

Una famiglia media ha bisogno di circa 200-220 euro al mese per sopravvivere, contando solo i generi di primissima necessita’, senza includere le bollette per le varie utenze. Il livello di inflazione ufficiale attuale e’ del 5%; va pero’ ricordata una violentissima impennata del prezzi che si è generata tra il 1999 e il 2001 che tutt’ora pesa sull bilancio delle famiglie e sulla loro disponibilità all’acquisto.

Riportiamo a questo proposito alcuni dati dei prezzi di prima necessita’ espressi in dinari e rilevati al mercato di Nis dall’associazione ABC Solidarieta’ e Pace nel novembre 2001, comparati con i prezzi delle stesse merci a dicembre 1999 (riportati in parentesi).

 

patate 1 Kg 12 (7)

zucchero 1 Kg 50 (25)

carne bovina 1 Kg 300 (60-150)

olio di mais al litro 70 (30),

scarpe 1.500 – 2.500 (850 - 1000)

 

Un elenco molto piu’ dettagliato sulla dinamica dei prezzi nell’immediato dopoguerra puo’ essere trovato all’indirizzo

http://digilander.libero.it/zastavatrieste/Documenti/Resoconto_viaggio_marzo2002.html

 

A questo proposito vorrei riflettere sul fatto che, quando la campagna delle adozioni a distanza parti’ tre anni fa, la quota mensile versata dagli adottanti permetteva di coprire le necessita’ vitali di una famiglia per circa 15 giorni; oggi non basta che per qualche giorno.

 

Per quanto riguarda i livelli di sindacalizzazione dei lavoratori, ricordiamo innanzitutto che le campagne da noi condotte sono in collaborazione con il sindacato dei lavoratori metalmeccanici jugoslavi Jedinstvena Organizacija Samostalnog Sindikata, noto anche come Samostalni Sindikat (Sindacato Autonomo).

Un altro piccolo sindacato presente in Zastava è Nesavisnost (Indipendenza).

Dopo il 5 ottobre 2000 (elezioni che portarono al governo la DOS e Kustuniza alla presidenza della Repubblica), vi fu tutto un fiorire di piccoli sindacati, emanazioni delle varie anime della DOS, tra i quali il più attivo è l’ASNS Nevavisni (Associazione dei sindacati Indipendenti) di chiara ispirazione filogovernativa, infatti il segretario generale di quest’ultimo e’ l’attuale ministro del lavoro! Nel loro ultimo congresso (il mese scorso) questo sindacato ha aperto una discussione al suo interno sulla possibilità di trasformarsi anche in partito politico legato alle componenti liberiste dell’attuale coalizione di Governo.

 

Il tasso di sindacalizzazione nelle diverse unita’ produttive e’ del 97% dei lavoratori; In occasione della recente verifica sulla rappresentatività l’85% dei lavoratori sindacalizzati ha riconfermato l’adesione al Samostalni facendo di questo sindacato il più rappresentativo dei lavoratori Zastava. Per questo motivo, e per la condivisione che abbiamo potuto verificare del loro modo di fare sindacato e della loro piattaforma sindacale abbiamo sin da subito costruito relazioni forti con Samolstalni.

 

Per quanto riguarda i lavoratori collocati a zero ore presso l’ufficio di collocamento Zastava, la loro iscrizione al sindacato era stata cancellata e quindi dovevano operare una re-iscrizione. Molti lavoratori precedentemente iscritti al Samostalni hanno scoperto, tramite le buste paga, di essere stati a loro insaputa iscritti al sindacato filogovernativo Nevavisni. E’ attualmente in corso una vertenza legale da parte di questi lavoratori per cancellare questa arbitraria iniziativa che ha il sapore di essere stata progettata nei palazzi del Ministero del Lavoro a sostegno di un sindacato che ha come segretario proprio il Ministro del Lavoro in carica.

 

La situazione sindacale in Jugoslavia è ovviamente molto problematica. Oltre alla Zastava sono centinaia le fabbriche bombardate e sono oggi oltre 600.000 i lavoratori licenziati a causa delle bombe della NATO. La Classe lavoratrice Jugoslava è quindi oggi in condizioni di oggettiva debolezza  e deve fare i conti con la necessità di una ricostruzione post-bombardamenti che assume ormai una chiara direttrice iper-liberista.

Lo Stato, governato da una coalizione di centro destra e fortemente allettato e subordinato alle promesse di aiuto occidentali, ha lasciato al libero mercato ogni decisione. Così i prezzi aumentano, le scuole e la sanità diventano prestazioni disponibili solo per i più ricchi, le fabbriche, le zone industriali sono all’asta di profittatori occidentali che comprano tutto a prezzi bassi e ponendo condizioni di lavoro inaccettabili.