| Rosa Rinaldi Aprendo questa assemblea mi preme sottolineare che la difesa dei diritti e delle
condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori migranti metalmeccanici, a partire
dal riconoscimento dei diritti nel lavoro e nel contratto non è da considerarsi come la
difesa di una categoria speciale di lavoratrici e lavoratori, ma la messa in luce che
questa è la parte più sfruttata, più in pericolo, meno garantita, meno pagata della
popolazione che vive e lavora in Italia. Che su questa parte
di lavoratrici e lavoratori si sperimentano le forme più bieche di sfruttamento nel
lavoro. Vuol dire per la Fiom essere sindacato di tutte e tutti, così come richiesto nella lettera aperta alla Cgil dal comitato provvisorio immigrati: essere sindacato di tutte e tutti senza distinzioni, riconoscendo chi è più svantaggiato, chi vive peggio, chi ha più difficoltà, attivando una politica vera e propria di inclusione. Assumere, insomma, fattivamente la difesa dei diritti e delle aspirazioni delle lavoratrici e dei lavoratori migranti. Ciò rappresenta per la Fiom una sfida culturale. Non pensiamo che sia un lavoro semplice, rappresenta un cambiamento di comportamenti e di pensiero capace di permeare il muro della diffidenza, della indifferenza e degli atteggiamenti emarginanti che spesso ritroviamo anche nei posti di lavoro, nelle nostre fabbriche. E unassunzione di responsabilità, una presa in carico; sta anche nelle nostre mani il compito di tentare di invertire la tendenza rispetto allequazione largamente utilizzata: immigrazione/sicurezza. Anche noi non ce la possiamo cavare dicendo che poi le nostre iscritte, i nostri iscritti, le lavoratrici, i lavoratori, la pensano così. Cè bisogno di unazione culturale di comunicazione, di confronto, di comprensione, se vogliamo invertire, appunto, quella tendenza. Equazione immigrazione/sicurezza che ha alimentato e nutrito gli atteggiamenti più xenofobi riconducendo un problema sociale sotto legida dellordine pubblico. Inquietanti, in questo senso, sono stati i programmi elettorali anche del centro sinistra tutti pregni di garanzia sulla sicurezza nelle città laddove si dovevano invece trattare questioni sociali legate al problema di una parte della nostra società. Uno degli aspetti più preoccupanti delle politiche sui flussi migratori è la tendenza a costruire vere e proprie fortezze legislative e repressive a difesa delle economie dei paesi più ricchi. E quanto accade, in questi giorni anche in Francia, laddove il ministro degli Interni sta inasprendo le leggi sullimmigrazione decidendo di chiudere il campo umanitario di Calais che consentiva di passare dalla Francia allInghilterra decidendo di espellere gli immigrati che stanno occupando una scuola. A tal proposito il leader dellUlivo in una intervista a le Figaro dichiara che: mettere il problema della sicurezza e quello dellimmigrazione sullo stesso piano è giusto perché permette di condurre una politica efficace. La domanda di sicurezza non è appannaggio della destra ma unesigenza sociale profonda, non è un approccio reazionario, gli immigrati devono rispettare le regole delle nostre società. Se, non stupisce questa posizione, assolutamente coerente con il principale argomento di tutte le elezioni politiche e dei programmi dei partiti anche di centro sinistra, fa però impressione di come si siano smarrite le categorie interpretative dei fenomeni sociali, come non vedere che quegli argomenti trovano un terreno fertile in un tessuto sociale devastato nelle sue certezze dalle politiche liberiste di compressione dei salari e dei diritti, di precarizzazione continua delle condizioni di vita e di lavoro, di smantellamento del carattere pubblico ed universale dellintervento sociale. Bisognerebbe dismettere questo linguaggio di guerra e prodursi in uno di accoglienza e di comprensione. La Legge Bossi-Fini è vessatoria e inefficace, un mix di incoerenza e ipocrisia, anche se, purtroppo, è più radicata di quanto si pensi, la convinzione che le migranti e i migranti possano arrivare fin che servono, magari per ricoprire posti vacanti che non si trovano sul mercato interno, come ad esempio gli infermieri, o per mansioni nocive, pesanti e indesiderate. Quello che va messo in evidenza, una volta per tutte, è che non cè alcun riconoscimento del diritto allimmigrazione, della legittimità del progetto migratorio che spinge moltitudini di persone a cercare per sé stesse, una chance, una opportunità di riscatto di fuga dalloppressione o da un destino senza speranza. Perché possa emergere dallirregolarità, limmigrata e limmigrato deve diventare il soggetto di diritto, nella Bossi-Fini accade lesatto contrario, accade che il portatore di diritto è il padrone e non limmigrato, come in una sorta di restaurazione delle servitù medievali. Quel che non viene riconosciuta è luguaglianza. Lintroduzione del contratto di soggiorno, subordina lingresso in Italia al contratto di lavoro, trasformando per questa via, il licenziamento in foglio di via; viene cancellato il reato di interposizione di manodopera, oggi trasformata in attività lecita ed estesa alle società di lavoro temporaneo e in affitto. E prevedibile la tendenza alla specializzazione di queste agenzie, magari reperendo forza lavoro direttamente nei paesi di origine, e quale speculazione queste stesse agenzie possano attivare in termini di tariffe di iscrizione in quei paesi. L11 novembre sono scaduti i termini per la richiesta di regolarizzazione previsti dalla Bossi-Fini sono 550/600mila le domande presentate, e, che non è affatto detto si trasformino in altrettante regolarizzazioni. Certo va pur detto che è la prima volta da diversi anni che si registra un fenomeno di sanatoria così ampio. Non era mai accaduto negli anni precedenti. Abbiamo giudicato positivamente, ma tardiva, la circolare del ministero degli Interni del 31 ottobre 2002 sullemersione dal lavoro irregolare, proprio perché essa rovescia linterpretazione della legge che escludeva la possibilità di regolarizzazione per chi denunciava il rifiuto del datore di lavoro alla regolarizzazione; prevedendo che, laddove, una migrante o un migrante non assunto regolarmente, decidesse di avviare una vertenza, una denuncia contro il proprio datore di lavoro, a questi potesse essere riconosciuto un permesso di soggiorno di sei mesi. Una circolare, questa, uscita pochissimi giorni prima della scadenza, che rischia, se non prorogata come richiesto da Cgil, Cisl, Uil, dallArci, dalla Caritas e da tantissime altre associazioni, di trasformarsi in una beffa, oltre il danno che già ha prodotto, perché sono moltissime le persone che resterebbero tagliate fuori se non si ottiene la proroga. La segreteria nazionale ha deciso di avviare un lavoro permanente sullimmigrazione, relativamente alle lavoratrici e lavoratori migranti metalmeccanici e la costituzione di un coordinamento nazionale che preveda la costruzione di una rete di coordinamenti territoriali. Io non penso affatto a un coordinamento delegato alle politiche dellimmigrazione, non penso affatto a un coordinamento che è fatto solo dalle lavoratrici e dai lavoratori migranti, penso, invece, a un coordinamento che intrecci le responsabilità politiche, come è in Fiom la rappresentanza dei soggetti nei territori, che è il modo più efficace. Nelle prime riunioni
abbiamo constatato che nella maggioranza delle strutture Fiom non vi sono né
responsabilità specifiche né coordinamenti, ed è in questo senso, che dalla riunione è
emersa la necessità di dotarsi di coordinamenti anche a livello di struttura. Non intendiamo produrre doppioni rispetto agli uffici immigrati delle Camere del lavoro, abbiamo bisogno di più risorse, non di risorse che si sovrappongono, ma piuttosto sviluppare una vera e propria attività sindacale di categoria per costruire linee sindacali e contrattuali che trovino spazio nelle politiche generali della Fiom. Lanciare, come facciamo con la piattaforma contrattuale, una stagione dei diritti e di sindacalizzazione tra le lavoratrici e lavoratori migranti. I temi affrontati, nelle prime riunioni sono stati, prevalentemente, quelli relativi alla piattaforma contrattuale approvata nellassemblea nazionale delle delegate e dei delegati del 30 e 31 ottobre. Obiettivo principale della piattaforma contrattuale è la lotta alla precarietà
e lallargamento dei diritti, è facile intuire come proprio questi due temi
rappresentino una connessione strettissima con la condizione di lavoratrice e lavoratore
migrante. Una questione importante dalla quale siamo partiti è quella relativa alla
capacità di comunicare sia della Fiom che delle aziende nei confronti delle lavoratrici e
dei lavoratori migranti: se non cè la conoscenza dei propri diritti questi non
possono essere agiti. In questo senso è necessario che le piattaforme contrattuali e gli stessi
contratti siano divulgati in più lingue, così come i materiali informativi che
attengono, in modo particolare, a vertenze e accordi; così come rivendichiamo alle
aziende lagevolazione della conoscenza della lingua italiana anche con appositi
corsi formativi o agevolando la partecipazione ad essi. In generale sarebbe utile prevedere ed organizzare un sistema di comunicazione
strutturato (bollettini mensili, ecc..), finalizzati alla diffusione delle conoscenze e
alla messa in rete dei esperienze, vertenze e accordi. Cè è una forte sensibilità alla politica dei tempi in quanto, valga solo
come esempio, il semplice rinnovo del permesso di soggiorno comporta a volte
la necessità di dedicarvi più giorni; come ben sappiamo questa procedura è un
prerequisito fondamentale per le immigrate e gli immigrati, ma spesso è anche motivo di
conflitto con i datori di lavoro e con gli stessi colleghi. Per questa ragione prevediamo
la possibilità di assentarsi dal lavoro per poter fare fronte a tutte le incombenze
burocratiche, a partire dalle pratiche per il permesso di soggiorno; ed è in tal senso
che nella piattaforma sono previsti: tempi compensativi, la possibilità di accumulo di
permessi e straordinari attraverso il pieno utilizzo della Banca delle ore,
così come la possibilità di accumulo delle ferie e di tempi compensativi finalizzati ad
un maggior agio per il ricongiungimento famigliare. In sintesi bisognerà prevedere la possibilità di accumulo di: par, straordinari
e ferie, tutti quegli strumenti che consentono un tempo dedicato e finalizzato. Per quanto
attiene al problema serissimo della casa, ci proponiamo di responsabilizzare i datori di
lavoro, e, in questo senso va rivendicato un impegno di Federmeccanica. Abbiamo verificato che ci sono diverse esperienze nei territori, che andrebbero
utilizzate virtuosamente e, soprattutto messe in rete come ad esempio: la costituzione di consorzi di imprese; versamento di oneri indiretti per la costituzione di casse o fondi finalizzate al
sostegno per laffitto o per lacquisto della casa; la banca degli spazi (case affittabili); rete di garanti per laffitto. Queste sono esperienze che già si stanno producendo in alcuni territori. Tali
questioni, però, è necessario evitare di farle diventare un ulteriore problema di
conflitto tra le lavoratrici e i lavoratori, perché la casa è una questione che
interessa più in generale tutte le lavoratrici e i lavoratori, le cittadine e i cittadini
italiani. Ma in questo caso cè un valore aggiunto, un problema di inaffidabilità:
la casa non viene data in affitto. E questo è un problema molto serio. Dovremo anche noi farci carico che nella contrattazione territoriale siano
raccolte le istanze delle lavoratrici e lavoratori migranti, specie per quanto attiene
alla politica della casa, nel rapporto con le istituzioni, con i consorzi di aziende per
lutilizzo di aree disponibili, e con le cooperative edilizie che operano in regime
di Legge 167. Sarà necessario che nella contrattazione territoriale entrino a far parte
diffusamente le istanze delle e degli immigrati, per esempio per quanto attiene alle
politiche della casa, nel rapporto con le istituzioni e con le cooperative che operano in
regime di Legge 167. Sono ancora diffusi i problemi di erogazione e preparazione dei pasti. Infatti
non solo vi è un problema di tipologie di alimenti ma anche di modalità con cui vengono
preparati, specialmente per quanto attiene al trattamento delle carni. Questo aspetto, peraltro, costituisce più una presa in carico del problema che
non di una questione di costi, ed è unaltra delle richieste della piattaforma. Cè una questione generale, che non riguarda solo la Fiom ma più in
generale il sindacato, che attiene ai contributi da riversare nel paese di origine, sono
ancora molti i paesi con cui non ci sono accordi. Cè stato segnalato un fenomeno sul quale prestare attenzione, ci sarebbe
un pullulare di cooperative, gestite da immigrati stessi, che trattano
lintermediazione di manodopera in cui si verificano da un lato, livelli di
sfruttamento inaccettabili, dallaltro, fenomeni di illegalità; sarà utile vigilare
su questi fenomeni, così come a fronte della ripresa di atti di violenza contro gli e lo
immigrate, ci sarà bisogno certamente della nostra solidarietà, ma anche di azioni
concrete che prevengano tali manifestazioni. E stata ribadita da tutti la necessità che le politiche che si scelgono
per queste lavoratrici e lavoratori possano rappresentare unopportunità di
miglioramento per tutti, ed in questo senso le lavoratrici e i lavoratori immigrati
rappresentano anche per noi una risorsa positiva. Concludo questa relazione dicendo che così come noi siamo tutti per una scuola
che sia di tutti e non per la scuola di fedi religiose, che quindi divide la società,
siamo anche per un sindacato che sia di tutte e tutti e siamo per non costringere le
lavoratrici e i lavoratori migranti a trovare proprie forme di rappresentanza. Questa è una sfida vera, non ce la caviamo con questa assemblea, ma forse
avviando proprio un anuova pratica politica, una capacità di interrelazione tra i
soggetti, una sfida che muoviamo al nostro interno, ma soprattutto una ricerca di
relazione nei posti di lavoro perché laccoglienza, la conoscenza, la curiosità, la
capacità di comprendere che cosa è laltra e laltro tuo compagno/a di lavoro,
possa essere un lavoro efficace verso il quale noi cominciamo a dedicarci. Rosa Rinaldi
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