La crisi Fiat e' arrivata
al punto critico. L'azienda ha dichiarato 8mila cassintegrati a partire da dicembre, primo
passo nell'applicazione del piano di ristrutturazione voluto da Agnelli e dalla General
Motors. Il piano della Fiat equivale alla morte di questa azienda. Chi, come il ministro Maroni, parla di prospettive di rilancio, chi dice che in futuro i cassintegrati rientreranno non fa che gettare fumo negli occhi dei lavoratori. In base alle logiche di mercato non c'e' futuro per questa azienda. Le cifre parlano chiaro: Termini Imerese chiudera', Arese chiudera', Cassino e Mirafiori verranno duramente ridimensionate. Ma a medio termine e' in gioco il futuro di tutta la Fiat. Il taglio della produzione a Mirafiori mettera' in discussione la stessa esistenza della fabbrica, poiche' e' impensabile che uno stabilimento cosi' grande possa restare aperto per una produzione inferiore a 150mila veicoli all'anno. Con questo piano di ristrutturazione la Fiat verra' portata sotto la "soglia critica" di produzione che fa vivere un gruppo automobilistico. Ne' si deve pensare che dopo la "cura" arrivera' il rilancio dell'occupazione grazie all'ingresso della GM. Al contrario, tutte le grandi case automobilistiche nel mondo sono impegnate a tagliare gli organici e a distruggere gli impianti in eccesso. Basti dire che nel settore auto su scala mondiale esiste una sovracapacita' di circa 20 milioni di veicoli all'anno. Esisterebbe la capacita', in base agli impianti gia' esistenti, di produrre 20 milioni di auto che non possono pero' essere vendute. In questa situazione le misure di "rilancio" produttivo e le diverse fusioni e acquisizioni (Fiat-GM, Renault-Nissan, Daimler-Chrysler, ecc.) si fanno non per aumentare l'occupazione, ma al contrario per chiudere le fabbriche, per mangiare i pesci piccoli, per conquistare quote di mercato. Queste sono le vere cause della crisi Fiat. Tuttavia e' possibile vincere solo a due condizioni: Non esistono vie di mezzo: o lasciamo che Agnelli e la GM vedano salvaguardati i loro profitti, o salvaguardiamo la vita e il lavoro di migliaia di lavoratori. Non c'e' accordo possibile. L'unica soluzione e' quindi
quella di togliere la Fiat dalle mani di Agnelli, nazionalizzarla senza indennizzo e porla
sotto il controllo dei lavoratori. Una Fiat pubblica e controllata dai lavoratori potrebbe allora applicare tutte le misure necessarie a tamponare la crisi: riduzione dell'orario di lavoro a parita' di salario, investimento sulle nuove tecnologie, sull'auto ecologica, sul trasporto pubblico, orientando la capacita' produttiva delle fabbriche Fiat e dei lavoratori Fiat verso la soluzione il soddisfacimento di bisogni sociali che il mercato capitalista non ha alcun interesse a soddisfare. Nel corso dei decenni la Fiat ha intascato cifre
astronomiche dallo Stato. Solo per restare agli anni recenti, basti dire che solo di Cassa
integrazione tra il 1977 e il 2002 ha intascato 120 miliardi di euro, cioe' 238mila
miliardi di vecchie lire! Una cifra pari a tre o quattro volte il suo fatturato annuale! Il 2 dicembre, nei piani della Fiat,
iniziera' la cassa integrazione. e' chiaro che una volta vuotati i reparti, faranno tabula
rasa. Il momento decisivo si avvicina. - In tutti gli stabilimenti Fiat si apra una
discussione democratica che coinvolga tutti i lavoratori per discutere la parola d'ordine
della nazionalizzazione; Queste sono le prime adesioni: Romano Andreoli (delegato Ferrari Modena,
comitato centrale Fiom-Cgil) - Paolo Brini
(delegato Fiom-Cgil Smalti Modena) - Domenico Minadeo (delegato Filcea-Cgil Rsu Irce
Imola) - Davide Bacchelli (delegato Fiom-Cgil Rsu Ima Ozzano-Bo) - Giampietro Montanari
(delegato Fiom-Cgil Rsu Cesab Bologna) - Orlando Maviglia (delegato Fiom-Cgil Rsu
Minarelli Bologna) - Ivan Serra (delegato Fiom-Cgil Rsu Rcm Bologna) - Annamaria Quadrelli
(delegata interinale Nidil-Cgil Tim Bologna) - Samira Giulitti e Sara Cimarelli (delegate
Fisac-Cgil Direct-Line Milano) - Nunzio Vurchio (delegato Fiom-Cgil D'Andrea Milano) -
Fabrizio Parlagreco (delegato Fiom-Cgil Amisco Milano) - Stefano Pol (coordinamento
nazionale Nidil-Cgil) - Rsu Ups (Milano) - Rsa Ups (Vimodrone-Mi) - Lorenzo Esposito
(delegato Fisac-Cgil Banca d'Italia Milano) - Vincenzo Longhi (delegato Filcea-Cgil
General Detergent Milano) - Laura Bassanetti (delegata Fisac-Cgil Aci Global Milano) -
Sara Parlavecchia (coordinatrice nazionale Comitati in difesa della scuola pubblica) -
Paolo Grassi (La nostra voce).
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