| SENATO DELLA
REPUBBLICA 295a SEDUTA PUBBLICA RESOCONTO SOMMARIO E STENOGRAFICO VENERDÌ 6 DICEMBRE 2002 _________________ Presidenza del presidente PERA PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Malabarba. Ne ha facoltà. MALABARBA (Misto-RC). Signor Presidente, la ringrazio soprattutto per la tenacia con cui ha insistito nel coinvolgere il Governo in questo dibattito parlamentare sulla FIAT. Ringrazio un po meno il signor Ministro e la maggioranza, per non aver acceduto alle richieste di discussione di mozioni di indirizzo prima dello show-down. Comunque, signor Ministro, le porto i saluti dei miei compagni di lavoro, che sono, in questo momento, nel duomo di Milano, a colloquio con il Vicario del Cardinale. Vede, signor Ministro, lei era presente in Aula quando si insediò, un anno e mezzo fa, il Governo Berlusconi e io intervenni, a nome del Gruppo Rifondazione comunista, per esprimere le ragioni della nostra opposizione. Mi rivolsi al signor Berlusconi (mi permisi una licenza discreta, in proposito, accolta dall'interessato) per dire che contro quel programma di Governo ci saremmo comportati come in una vertenza sindacale tra operai e padroni e che la voce del lavoro e del conflitto sociale sarebbe entrata in queste Aule con il peso delle sue incomprimibili esigenze. Si sa che nelle trattative non c'è sempre bisogno di gridare, a volte ci si arriva, ma sapendo bene che non ci si convince sulla base delle urla. Come lei ben sa, sono un operaio della FIAT, dipendente dello stabilimento Alfa Romeo di Arese, in aspettativa per mandato parlamentare, licenziato e reintegrato nel mio posto di lavoro grazie all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori; immagino che da lunedì mi troverò nella condizione di alcune migliaia di lavoratori che FIAT e Governo, insieme, hanno deciso in modo premeditato e consapevole di mettere alla porta. Non so da quanto tempo lei segua la vicenda di questa azienda; anche se lei può contare su strumenti incomparabilmente più grandi dei miei, oltre un quarto di secolo passato alla catena di montaggio ti fa capire molte cose, peraltro assai ben percepibili da chiunque abbia solo un po di attenzione e si dedichi ogni tanto a qualche buona lettura. Quando il professor Guidalberto Guidi parla di saldo positivo rispetto agli oneri contributivi per la FIAT in materia di cassa integrazione, mi verrebbe da rispondere con la nota espressione di un comico napoletano di successo, perché i dati del finanziamento pubblico all'impresa, che integralmente nessun Governo - non solo il suo, per carità - ha mai voluto fornire ufficialmente, sono perfettamente ricostruibili. Il dato relativo al finanziamento della sola cassa integrazione, da quando ci lavoro, ammonta a 280.000 miliardi di vecchie lire, escludendo sgravi fiscali, incentivi, finanziamenti per la ricerca usati per pagare gli stipendi - come è accaduto nel mio stabilimento e lei dovrebbe saperlo - stanziamenti a fondo perduto e via dicendo. Per uno di questi stanziamenti a fondo perduto - come lei ben sa, ma forse dimentica - è intervenuta anche la Commissione europea per violazione delle leggi sulla concorrenza. Allo stabilimento di Melfi, per un accordo sindacale del 1990, in cui tutti gli attori erano ben consapevoli di dire una bugia, risultava occupazione aggiuntiva e perciò scattò la sanzione comunitaria; non si può favorire un produttore con i soldi dello Stato perché questa è concorrenza sleale, come lei mi insegna. A Bruxelles si disse allora una verità diversa da quella dell'accordo sindacale, e cioè che si trattava di occupazione sostitutiva di quella delle aziende del Nord, ossia era un processo di ristrutturazione e innovazione legittimo che, casualmente, coincideva con le condizioni poste dalle banche - in primis allora Deutsche Bank - per entrare nel capitale FIAT: la chiusura progressiva di tutti gli stabilimenti del Nord in una decina di anni (Maserati di Lambrate, Autobianchi di Desio, Lancia di Chivasso, Alfa Romeo di Arese, Rivalta e Mirafiori di Torino) e la garanzia ai creditori, qualora l'accordo inevitabile con un grande produttore mondiale non avesse potuto sostenere l'industria nazionale, di un'efficace svendita. A metà degli anni '90, il ridimensionamento del settore auto è un dato che risulta in tutta evidenza dalla rinuncia della ricerca sul prodotto e da trasferimenti di capitale in altra direzione, mentre continuava, come se nulla fosse, il finanziamento pubblico. La Commissione Tabacci ha tranquillamente evidenziato - questa relazione, Ministro, forse l'ha letta - che con i 10.000 miliardi arrivati al Lingotto negli ultimi anni la FIAT ha distribuito i dividendi agli azionisti. Non sono accuse degli operai, sono i dati di un'indagine parlamentare. Non ho il tempo di fare altre considerazioni, ma con l'accordo di integrazione di FIAT in General Motors nel 2000, del tutto analogo, direi fotocopiato da quello tra General Motors e Daewoo, si sancisce che la FIAT ha un periodo di quattro anni per restringere la produzione e per ridurre l'occupazione a circa 10.000 lavoratori dei 35.000 addetti dell'auto ancora attualmente alle sue dipendenze e a poco più di uno stabilimento e mezzo. Alla multinazionale americana, così come a qualsiasi altra, Toyota compresa, fautrice di queste grandi scelte giapponesi e che pure ha fatto i transplant in Europa e negli Stati Uniti per aggirare il protezionismo - che ora però non c'è più, signor Ministro - interessa soltanto il marchio o meglio i marchi che fanno capo a FIAT e le quote di mercato. Per questo non c'è alcuna possibilità di modificare il piano dettato dalle banche e da General Motors nel quadro dell'accordo del 2000. Chi lo sostiene, se conosce la materia, mente sapendo di mentire. Quindici anni di ritardo tecnologico e soprattutto di ricerca sul prodotto, insieme ad altri fattori che non ho il tempo di enumerare e che attengono alle economie di scala e all'articolazione internazionale del gruppo, nonché alle condizioni di mercato, rendono impossibili accordi o integrazioni paritarie della FIAT oggi. Se dunque si vuole mantenere un'industria dell'auto in Italia, dopo aver perso chimica, farmaceutica, informatica, energia, avionica, ciò può avvenire esclusivamente sulla base di un intervento pubblico prevalente nel capitale FIAT. Lo dico anche ai colleghi del centro-sinistra: "prevalente". Non basta, cioè, semplicemente un intervento, ma esso deve essere prevalente per garantire un indirizzo da parte della mano pubblica; altrimenti, se non cè un indirizzo, sono altri quattrini regalati. Per fare cosa? "Produzioni ecocompatibili per il trasporto individuale e collettivo, commissioni per ognuno degli attuali stabilimenti": Arese, proposta in sei punti dei lavoratori, approvata nellAssemblea. Spero che qualche sindacato dia anche retta a quello che emerge dalle proposte che possono venire da parte operaia, per rilanciare le produzioni e non il nulla che lei ha proposto, presentando questo piano. La presenza nel capitale FIAT, contrariamente ad altri aiuti governativi, non è in contrasto con le norme dellUnione europea, ma voi non avete voluto ascoltare neanche il commissario Monti, che qui qualcuno aveva modestamente invitato per discutere in una qualche Commissione. Avete, invece, rifiutato di discutere con i sindacati ed anche con le forze politiche in questa sede e lo avete fatto per avere mani libere per trattare con la FIAT, tentando di dividere i lavoratori e i sindacati, così come avete fatto con il Patto per lItalia. Siete arrivati al tavolo con un accordo separato con FIAT, sulla base del piano delle banche e di General Motors, anche perché il management FIAT è quello che è, come dice il Presidente imprenditore; tuttavia, al di là delle chiacchiere, la FIAT è tornata, alla grande, governativa. Grazie di questa novità, ne sentivamo veramente il bisogno! Potevate intervenire, come la legge prescrive, signor Ministro (forse lo dovrei dire al suo collega Maroni), per impedire la cassa integrazione a zero ore ed imporre quella a rotazione, quando esigenze tecniche e produttive non la rendono inevitabile. Si trattava di rotazione tra tutti gli stabilimenti e non tra gli esuberi; su questo cè unamplissima giurisprudenza che dà solo tale interpretazione. Non ve ne è unaltra, signor Ministro. È lunica misura funzionale (insieme ai contratti di solidarietà) al rilancio delle produzioni, anche secondo quello che voi scrivete fumosamente in questo accordo con la FIAT e, tra laltro, con costi notevolmente più bassi. Chi pagherà la mobilità lunga? Non è chiaro come reintroducete questa cosa che era sparita dal nostro ordinamento. Chi la pagherà? Nei prossimi giorni avremo occasione di sapere chi pagherà la mobilità lunga e che costo avrà anche per i contribuenti. Se FIAT avesse proceduto unilateralmente, il non riconoscimento della cassa integrazione da parte del Governo avrebbe portato non ai licenziamenti, ma al pagamento integrale dei salari, signor Ministro, così come più volte abbiamo ottenuto già nella mia fabbrica (giurisprudenza, fatti, accordi e sentenze, da questo punto di vista), più volte, finché non cambierete le leggi in vigore, anche se qualcuno ha intenzione di farlo, esattamente sugli ammortizzatori sociali. A chi la dà a bere il Governo? La FIAT provi ad utilizzare i licenziamenti collettivi secchi e vediamo cosa succede sul piano sociale in questo Paese e vediamo che fine fa, non la FIAT, ma anche questo Governo, signor Ministro. Provi, unazienda come la FIAT, a fare licenziamenti secchi da un giorno allaltro, a fare misure di licenziamento collettivo in questi termini. Quante volte sono state applicate nel nostro Paese dal 1966, da quella legge, ad oggi? Me lo dica! Ebbene, avete concordato anche la tattica antisindacale con la FIAT, ma su questo non avrete la vita facile. Termini Imerese è una proposta di assistenza - mi rivolgo soprattutto ai colleghi siciliani - e poi di collocazione esterna: questo vuol dire programma di formazione, che avete scritto lì dentro. Per lAlfa Romeo: zero. E su questo eviti anche le provocazioni di dire che rimarranno allinterno di quellarea industriale 2.000 persone più o meno di riferimento di varie aziende, comprese quelle del CRAA, che non è mai stata azienda della FIAT. Dentro quel perimetro ci metta anche un pezzo del comune di Arese, così può arrivare anche a 20.000 persone! Non si tratta di niente, però. Meno male che non ci sono altri lavoratori. Ci sarebbe veramente da arrabbiarsi: anche Mirafiori e Cassino non hanno alcuna prospettiva. Non ho il tempo di argomentare. Il gioco è troppo scoperto e la vertenza oggi diventa - mi creda - non più solo contro la FIAT, ma contro il Governo, perché siano sospese non le procedure, ma le sospensioni già avviate, come misura immediata. Si discuta del trasferimento di denaro a perdere e per chiudere gli stabilimenti che voi vorreste applicare in questi termini per accontentare le banche in direzione, invece, del mutamento dellassetto del capitale aziendale. Non avrete altra scelta, perché le lotte di queste ore di tutti i sindacati e lo sciopero generale a cui si arriverà vi costringeranno a cambiare strada, perché vedremo tutti le conseguenze del piano presentato; lei dovrà tornare qui a dimostrarci come sta funzionando quel piano nei prossimi mesi. Sarebbe meglio che ci pensaste in fretta, perché la crisi di questo Governo non sarà né sul conflitto di interessi né su altre gravi, gravissime amenità, ma sul lavoro e sui conflitti del lavoro. Signor Presidente, la ringrazio anche per il tempo maggiore che mi ha concesso. (Applausi dai Gruppi Misto-Com, DS-U, Mar-DL-U, Misto-SDI e Verdi-U. Congratulazioni). |