| La notizia è contenuta in un breve passaggio di
un documento di sei pagine prodotte dall'amministrazione Bush: «Gli Usa continueranno a
sostenere che si riservano il diritto di rispondere con una forza schiacciante, incluso il
ricorso a tutte le opzioni, all'uso di armi di distruzione di massa contro il loro
territorio, le loro forze all'estero e i loro amici e alleati». "Tutte le
opzioni", vale a dire armi nucleari comprese, come spiega la frase successiva:
«Oltre alla nostra capacità di risposta convenzionale e nucleare e alle capacità di
difesa, la nostra dissuasione globale contro la minaccia della armi di sterminio di massa
è rafforzata da un'intelligence efficace e dalla sorveglianza, dalla interdizione e
dall'applicazione delle leggi sul territorio internazionale».
Con questo passaggio il documento aggiorna - per la prima volta dal '93 - la strategia
di Washington contro le armi bio-chimiche e nucleari. La strategia di dissuasione rivista
e corretta prevede stavolta anche la minaccia esplicita dell'uso dell'atomica. Minaccia
peraltro anticipata in occasione della guerra in Afghanistan quando il segretario alla
Difesa Donald Rumsfeld disse di «non escludere» il ricorso alle armi nucleari, qualora
fosse stato «necessario». Stavolta il monito è rivolto in particolare al prossimo
obiettivo americano, l'Iraq di Saddam Hussein, ma il nuovo concetto di deterrenza secondo
la Casa Bianca è declinabile a tutti i futuri conflitti contro i paesi dell'"asse
del male" e i nemici a vario titolo degli Stati Uniti.
Un salto di qualità evidente, un tassello fondamentale nella dottrina dell'attacco
preventivo adottata dalla Casa Bianca. Una posizione assunta oramai da parecchi mesi a
Washington, ma formalizzata ora non solo nelle dichiarazioni estemporanee dei membri
dell'amministrazione Bush, ma anche in un documento ufficiale distribuito alla stampa.
Ma non basta. Secondo il quotidiano "Usa Today", infatti, gli Stati Uniti
sarebbero pronti ad impiegare nella guerra contro l'Iraq anche quelle mine anti-uomo messe
al bando da 146 paesi, e responsabili della morte e della mutilazione di 20mila persone -
l'80 per cento civili e soprattutto bambini - ogni anno. Nella lista ci sono tutti i paesi
della Nato, ad eccezione della Turchia e degli Usa che non hanno firmato il trattato del
1997 per la messa al bando. Un anno dopo, nel '98, l'ex presidente Bill Clinton accettò
di procedere alla graduale eliminazione di queste armi in dotazione alle forze
statunitensi. «Sarebbe un grande errore per noi usare le mine anti-uomo in Iraq», ha
subitop detto il senatore Patrick Leahy, in questi anni figura di primo piano della
campagna contro l'uso di queste armi «superate e indiscriminate». Ma, secondo il
quotidiano, il Pentagono ha già provveduto a depositare scorte di mine nelle basi
americane di Bahrein, Qatar, Oman, Kuwait, Arabia Saudita e a Diego Garcia. E si prepara
ad usarle, come peraltro ha già fatto nella prima guerra del Golfo. |