DOCUMENTO POLITICO CONCLUSIVO

DELL’VIII CONGRESSO DELLA CGIL LOMBARDIA

 

 

 

PREMESSA

Le delegate e i delegati all'VIII congresso della CGIL svolto nei giorni 14,15 e 16 gennaio ’02 a Cernobbio, assumono la relazione del segretario generale Susanna Camusso, i contributi emersi dal dibattito, le conclusioni del segretario generale della CGIL Sergio Cofferati e approvano, a conclusione dei lavori, il seguente documento.

Il dibattito congressuale e le ragioni di un documento unitario

La discussione che si è sviluppata in Lombardia, nei luoghi di lavoro con il coinvolgimento di migliaia di lavoratrici, lavoratori e pensionati, e la conclusione unitaria della generalità dei congressi di categoria e confederali territoriali ha rappresentato un momento importante di confronto dialettico e di democrazia all’interno della nostra organizzazione.

Si è trattato di un dibattito non finalizzato ad annullare le diverse opzioni strategiche, che costituisce però un importante punto di riferimento per la costruzione di un documento unitario su elementi comuni propri dell'identità della confederazione e sui più significativi aspetti che investono la sfera internazionale, le istituzioni, i diritti, il lavoro e la politica economico-sociale del Paese.

Lo scenario internazionale, la globalizzazione e i rischi per la pace mondiale

Ciò che è accaduto negli Stati Uniti con l'attentato terroristico dell'11 settembre 2001 e le conseguenti stragi di New York e Washington ha reso più evidente quello che è cambiato nel mondo negli ultimi anni ed in particolare dopo la caduta del muro di Berlino ed il crollo dell’Unione Sovietica.

L'uso globale del terrorismo, la guerra in Afghanistan, i conflitti etnici e religiosi sparsi sul pianeta mostrano la condizione di grande precarietà del rapporto tra i popoli e la instabilità del quadro internazionale.

Il Pianeta è tormentato da conflitti in Algeria, Angola, Birmania, Burundi, Cecenia, Columbia, Filippine, Indonesia, Israele, Nepal, Repubblica Centro Africana, Congo, Sierra Leone, Somalia, Srilanka, Sudan ed altri ancora; conflitti che perdurano da anni e che hanno procurato devastazioni, conseguenze drammatiche sulle popolazioni civili, ingiustizie e l'annullamento delle fondamentali libertà sancite dalla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo.

In Afghanistan è oggi ancora più urgente un vasto piano di aiuti umanitari per rispondere ai più elementari bisogni delle donne e degli uomini di quel Paese; per realizzare condizioni di benessere, diritti, democrazia è necessario che la parte ricca del mondo si faccia carico di un piano di investimenti per consentire le condizioni dell’avvio di uno sviluppo economico.

E’ in questo nuovo contesto che diventano ancor più indispensabili ed urgenti la cessazione dei bombardamenti sul territorio afgano. Facendo proprie le posizioni più volte espresse dalla Cgil Nazionale , il Congresso chiede che la presenza militare internazionale, compreso il contingente italiano, si qualifichi in forza di pace che agisca sotto l’egida dell’ONU.

Si pone inoltre inderogabilmente il riconoscimento dello Stato Palestinese nel quadro di un accordo di pace con Israele, che ponga fine alle violenze e alle sofferenze di quel popolo e di tanti civili israeliani. Un’iniziativa pressante, nei confronti della CES e dello stesso Governo italiano, deve essere promossa dalla CGIL affinché si esiga che l’UE abbandoni il silenzio e la reticenza nell’azione diplomatica perché sia impedito ad Israele di continuare l’occupazione dei territori palestinesi, la sistematica distruzione dei presidi e delle infrastrutture dell’ANP, in spregio al diritto internazionale e alle stesse risoluzioni dell’ONU. La Cgil, facendo propria la proposta dell’ANP, chiede che sotto l’egida dell’Onu siano inviati osservatori internazionali, sia definita una forza di interposizione, venga prevista una Conferenza internazionale di pace cui partecipino lo Stato di Israele e lo stato palestinese.

Di fronte a tanti drammi e sofferenze, come non è possibile alcuna giustificazione del terrorismo che va combattuto, isolato e sconfitto, allo stesso modo il congresso respinge l'uso della guerra e chiede siano affrontati i temi relativi alla necessità di un diverso ordine mondiale in grado, tra l'altro, di evitare ulteriori fratture e divisioni con parti importanti del mondo islamico e nuove tensioni xenofobe anche nel nostro contesto sociale.

Una globalizzazione dettata esclusivamente dai processi di liberalizzazione dei mercati, in un quadro internazionale caratterizzato dal terrore e dalla guerra, porta inevitabilmente il mondo verso sbocchi di tipo autoritario, con la conseguente mortificazione delle legittime rivendicazioni volte a migliorare le condizioni di vita e al riconoscimento di nuovi diritti in intere aree del globo, comprese le società industriali avanzate.

Tutto questo impone una profonda e reale riforma dell’ONU come organismo di governo transnazionale in grado di rispondere in modo adeguato alla domanda di pace e di riscatto nel segno della giustizia proveniente dalla generalità del pianeta, superando definitivamente quelle logiche di colonizzazione economica e di esportazione del modello liberista, che non hanno consentito uno sviluppo sociale e produttivo fondato sulla pace e l'esercizio del diritto dei popoli.

Si tratta di obiettivi e percorsi che devono realizzarsi a partire dalla messa in discussione di una pratica che ha portato alla affermazione di organismi ristretti di governo transnazionali come il G8, il WTO o l’OCSE e il Fondo Monetario Internazionale. Organismi che si sono sviluppati attraverso una visione esasperata e non condivisibile del processo di globalizzazione, sottratto ad ogni controllo democratico fondato invece solo ed esclusivamente sui valori del libero mercato e dell’arricchimento dei paesi già ricchi e sviluppati senza accogliere anzi molto spesso contraddicendo le richieste dei paesi poveri, a partire dall’azzeramento del loro debito.

La crisi argentina è emblematica di come le ingiustizie di un processo di globalizzazione senza regole, senza modalità di governo, senza la politica ma affidato al libero mercato produca solo la crescita del divario tra paesi ricchi e paesi poveri e chiuda solo le porte alle speranze di sviluppo della maggior parte del mondo.

Ed è proprio a partire dalla denuncia forte di queste contraddizioni che si è sviluppato un nuovo quanto inedito movimento di dimensione planetaria. Un risveglio, in particolare, della soggettività giovanile che va guardato con grande interesse e con il quale la CGIL Lombardia forte di una propria capacità di analisi di proposta e di iniziativa deve interloquire, confrontarsi.

Il movimento sindacale può infatti offrire e ricevere un contributo importante per la stessa strategia rivendicativa: contenuti, qualità e fini della contrattazione, soprattutto quando questa investe le grandi imprese multinazionali.

Avere coscienza delle interconnessioni che esistono nei mercati mondiali, imparare a comprendere e a capire i fenomeni economici e sociali che si sviluppano e nascono nei processi planetari, non può e non deve voler dire che ci si affidi acriticamente ad una presunta e falsa capacità salvifica di questo sistema.

Si affermano quindi due modi fra loro alternativi di intendere ed affrontare la globalizzazione. Il primo affida esclusivamente al mercato e alle sue regole il compito di creare la ricchezza e il lavoro per tutti. Il secondo invece si fonda sulla convinzione che nel processo di globalizzazione non vi possa essere pace senza uguaglianza, né sviluppo senza il riconoscimento dei diritti politici e sociali delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti.

Dunque, ad una globalizzazione governata dal capitale finanziario, alla vorace dilapidazione delle risorse ambientali, allo sfruttamento del lavoro umano occorre contrapporre una globalizzazione dei diritti, una rifondazione e una democratizzazione dei poteri sovranazionali, retta sulla ricerca della cooperazione egualitaria, l'affermazione della giustizia e della democrazia, del rispetto delle persone e delle condizioni di riproduzione dell'ambiente naturale e della vita.

Per queste ragioni il congresso si impegna a sostenere la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare sulla Tobin Tax.

Il ruolo e la funzione dell’Europa

In questo scenario e situazione internazionale, il congresso, considera fondamentale il ruolo e la funzione dell’Europa.

La costruzione di un’Europa unita non solo in termini monetari ed economici ma soprattutto politici e sociali deve rappresentare un obiettivo verso il quale vanno indirizzati tutti gli sforzi.

Noi siamo favorevoli ad un progetto di unificazione dell’Europa, che porti alla costituzione di un vero e proprio Stato federale.

E’ quindi con crescente preoccupazione che assistiamo ad un’involuzione delle politiche comunitarie espresse in più occasioni dal governo Berlusconi.

La posizione del governo sulle rogatorie internazionali e più in generale sulla giustizia, il considerare l’unità europea più come un fastidio che come un’opportunità, rappresentano un insieme di pernicioso opportunismo dettato dai problemi giudiziari e dagli interessi aziendali del Presidente del Consiglio.

Si tratta di posizioni politiche il cui segno il congresso della CGIL Lombardia non condivide e respinge con fermezza e contro le quali ritiene ci si debba battere con determinazione.

Il rischio non è solo l’isolamento internazionale, queste scelte nascono da un’idea di giustizia che deve essere piegata agli interessi personali e da un’idea di Europa che viene misurata sulle convenienze economiche e sui localismi.

Noi riteniamo indispensabile, dopo la "Carta dei diritti" sancita dal vertice di Nizza e dopo la realizzazione dell’unità monetaria, che si debba procedere alla redazione della Costituzione Europea.

L’iniziativa sindacale degli ultimi anni, in particolare le manifestazioni di Nizza e recentemente a Laeken, hanno reso palese la necessità di un’Europa sociale, nella quale i temi del lavoro e dei diritti diventino prioritari nell’azione del Parlamento europeo.

Un’Europa forte politicamente ed economicamente è la condizione, inoltre, per affrontare in modo diverso e con una nuova autorevolezza i temi internazionali, acquisendo una più forte capacità di influenza per l’affermazione della pace e per la soluzione dei conflitti.

Analogamente per quanto riguarda la necessità di un intervento nei processi di globalizzazione, occorre partire dal problema della povertà che coinvolge tanti paesi del mondo e che produce fame e malattie per una moltitudine di uomini e donne, e che faccia dell’affermazione dei diritti civili e sociali delle persone il proprio terreno di iniziativa.

Quindi una scelta che punti alla estensione dei diritti degli individui, alla salvaguardia dell’ambiente, alla diffusione dei saperi e della conoscenza.

In questo contesto si riconferma l’impegno della Cgil nella valorizzazione delle esperienze contrattuali europee portate avanti dai CAE che devono trovare uno sbocco progettuale e negoziale nel "nuovo sindacato europeo", capace di interpretare e intervenire nei processi di trasformazione economica e sociale.

Un’idea così forte di unità europea non è in contrasto, anzi valorizza, una più forte politica territoriale che si basi su poteri e risorse disponibili a regioni, province e comuni.

Noi puntiamo ad un federalismo solidale e condiviso, che poggi sull’universalità dei diritti, dove le differenze territoriali riguardano le politiche, gli strumenti, i modelli organizzativi, non i fondamenti costituzionali dei diritti di cittadinanza, i quali, al contrario, hanno bisogno in un nuovo contesto internazionale di una più forte affermazione a livello sovranazionale.

Le politiche del governo Berlusconi

Il carattere liberista dei programmi e delle misure del governo uscito vincitore dalle elezioni del 13 maggio, appoggiato da Confindustria e dai grandi poteri economici, ha come obiettivo di fondo lo smantellamento del modello di protezione sociale. Siamo di fronte a un disegno organico teorizzato e dispiegato a partire dal patto di Milano e compiutamente definito nel corso dell'assemblea confindustriale di Parma.

Misure classiste come l'abolizione della tassa di successione sui grossi patrimoni, la depenalizzazione del falso in bilancio, il premio fiscale per il rientro dei capitali, le norme come quelle che frappongono ostacoli alle rogatorie internazionali, si accompagnano agli attacchi insistenti alla magistratura, che determinano un vero e proprio allarme democratico e contribuiscono alla distruzione di quella diffusa coscienza di legalità e di rispetto delle regole che sono state i fattori vincenti nella lotta alla corruzione politica ed hanno consentito di isolare e combattere il terrorismo e la criminalità. Tali attacchi si configurano ormai come un attentato all’indipendenza di uno dei pilastri fondamentali su cui si articola l’edificio costituzionale su sui è fondato lo stato di diritto.

La Cgil Lombardia esprime piena solidarietà alla magistratura italiana di cui va difesa l'autonomia prevista dalla Costituzione e denuncia i gravi rischi di involuzione democratica, sociale e civile che si stanno vivendo in Italia.

Il governo sulla base delle stime di crescita contenute nella legge finanziaria 2002, è orientato a sostenere la tesi confindustriale fondata sull’assunto che la crescita occupazionale può essere possibile solo se cambia l’intero quadro di riferimento legislativo e contrattuale del nostro Paese.

In questo contesto si collocano le richieste al Parlamento per la delega ad emanare nuovi provvedimenti, sul versante sia dei diritti sindacali, e del divieto di licenziamento (art.18 l. 300/70), sia della la decontrattualizzazione dei rapporti di lavoro.

Il Congresso giudica gravi gli atti politici che sono alla base delle scelte del Governo con la regia di Confindustria su: legge delega sulla previdenza, introduzione del doppio regime con sgravi contributivi per le nuove assunzioni, liberalizzazione del Tfr per rimetterlo sul libero mercato, liberalizzazione del part-time. Inoltre la finanziaria abolisce gli accordi sindacali sul fiscal- drag sottoscritti l’anno scorso, introduce nuovamente i tickets sanitari, diminuisce la spesa sociale e no n prevede la copertura finanziaria per i contratti del pubblico impiego.

I contenuti del Libro Bianco, l’abolizione dell’art.18 della legge 300 in particolare, esplicitano la volontà del governo di sostenere una politica di divisione generazionale del mondo del lavoro, fra giovani che trovano lavoro con contratti precari e senza diritti e resto dei lavoratori dipendenti, esplicita un attacco diretto ai contratti collettivi e nazionali di lavoro, che dalla validità erga omnes, verrebbero trasformati in semplici strumenti di riferimento, derogabili da forme contrattuali di tipo individuale.

Questo tentativo va respinto a partire dalla contrattazione collettiva che deve chiudere ogni spazio a politiche di flessibilità come sinonimo di precarietà. Si deve pertanto escludere con estremo rigore la pratica negoziale dei doppi regimi negoziale (tra vecchi e nuovi assunti) e si deve perseguire una strategia di ricomposizione dei diritti e delle tutele del lavoro frantumato.

In questo scenario s’inseriscono le provocazioni del Ministro Maroni, che venendo meno al ruolo di Ministro invoca la divisione del sindacato e l’isolamento della Cgil. L’immediata risposta di Cgil-Cisl-Uil dall’assemblea di Palermo, hanno confermato il merito delle proposte avanzate unitariamente e respinto il ricatto di Governo e Confindustria.

A questi provvedimenti si aggiungono scelte di accompagnare la legge finanziaria con una politica di riduzione e modificazione dei diritti individuali e collettivi dei lavoratori e degli stessi diritti di cittadinanza, con provvedimenti che introducono la " devoluzione" per cambiare la legislazione sociale in materia educativa, previdenziale, sanitaria e assistenziale.

Dopo la straordinaria assemblea unitaria di Palermo sui temi del mezzogiorno, decisivo e grande deve essere l’impegno per la piena riuscita di tutte le iniziative di sciopero già definite unitariamente che coinvolgeranno tutti i settori produttivi che si protrarranno per tutto il mese nel Paese sino a culminare nello sciopero di 4 ore e nelle manifestazioni previste in Lombardia per il 29 gennaio, nello sciopero generale dei trasporti, del pubblico impiego e della scuola con una concomitante manifestazione già prevista per il 15 febbraio.

Il congresso considera la battaglia per il ritiro delle leggi delega decisivo per la difesa dei diritti dei lavoratori.

Pertanto ritiene che le iniziative di lotta proclamate dovranno proseguire, consolidandosi unitariamente attraverso tutte le azioni necessarie fino allo sciopero generale nazionale prima del voto del Parlamento sulla legge delega. Obiettivo esplicito è impedire la manomissione della legislazione di tutela (art. 18), per riaffermare il mantenimento dei 2 livelli contrattuali, difendere e rinnovare i contratti nazionali, raggiungere in definitiva l’insieme degli obiettivi che il sindacato ha costruito in questi mesi sui temi della previdenza e del sistema di protezione sociale.

La difesa dell’art. 18 della Legge 300 passa anche attraverso l’innalzamento del livello di tutele attualmente previsto per i lavoratori delle piccole imprese.

La Cgil nel riaffermare il proprio impegno finalizzato all’estensione dei diritti individuali e collettivi delle lavoratrici e dei lavoratori intende cogliere le novità che le trasformazioni sociali e del mercato del lavoro hanno prodotto in questi anni .

A fronte del divario che si è manifestato in questi anni fra andamento dei redditi da lavoro e quella rendita finanziaria e dei profitti il congresso afferma la necessità di una politica salariale capace di incrementare il potere d’acquisto dei redditi da lavoro assegnando al ccnl il recupero dell’inflazione reale e la ridistribuzione dell’andamento di settore. Per il pubblico impiego laddove non è quantificabile la produttività il riferimento può essere desunto dall’incremento del PIL.

Il governo ha posto fine unilateralmente ad ogni livello di confronto, ad ogni tavolo negoziale effettivo, producendo un arretramento delle relazioni sindacali che esporrà il paese, nel prossimo futuro, a gravissimi rischi.

In questo quadro va rilanciata la prospettiva di confronto negoziale, contrastando l’orientamento del governo e della Confindustria che tende a marginalizzare la funzione del sindacato, prevedendo solo momenti di informazione, senza nessun vincolo per l’azione governativa. Per ciò è indispensabile ribadire l’esigenza di una politica capace di concordare gli obiettivi generali della politica economica nell’interesse dei lavoratori e pensionati e del paese.

Sul versante più propriamente sociale e in rapporto alle scelte che i governi regionali stanno compiendo in tema di scuola, sanità, assistenza, mercato del lavoro, immigrazione e sicurezza dovranno intrecciarsi precise e adeguate iniziative di mobilitazione.

In particolare tutta la Cgil deve appropriarsi del tema dell’immigrazione. L'iniziativa di apertura del congresso di un incontro con gli studenti sui temi della multiculturalità e contro il disegno di legge Bossi-Fini a Como è propedeutica al fatto che sul tema si sviluppi una iniziativa più incisiva.

E’ indubbio che continuiamo a pagare un ritardo e antiche reticenze che, con l'esclusione di poche realtà, lasciano gli immigrati a lottare e sostenere da soli sacrosanti diritti che anche per la civiltà e la democrazia di questo Paese sono di tutti. Una svolta si impone, il congresso impegna tutte le strutture a promuovere iniziative, a partecipare a quelle già previste per impedire che il DDL del governo vada in porto.

Occorre prevedere a partire dalla negoziazione di 2 livello inserimenti lavorativi che impediscano che gli immigrati siano mano d'opera di riserva fruibile a buon mercato. Più in generale, occorre promuovere e sostenere progetti che partendo dalla scuola valorizzino la multiculturalità per l’affermazione di una reale convivenza sociale.

Per la Cgil, finalizzato al potenziamento del proselitismo organizzativo, vanno previsti impegni precisi tesi a promuovere quadri sindacali immigrati.

 

Il Sistema educativo e l'azione del governo di centro destra in Lombardia

La Cgil, nel riaffermare che il diritto costituzionale all’istruzione non può essere negoziato o ridotto, riafferma una idea si istruzione pubblica, universalista, interclassista.

La proposta della ministra Moratti non si configura come solo una ipotesi emendativa o un nuovo piano di attuazione della riforma dei cicli, ma rappresenta una diversa idea di scuola.

Il progetto ministeriale assume, infatti, come strategia centrale il "bonus", nel quale lo Stato si limita a fornire contributi finanziari ridotti e saperi minimi, il resto lo deve dare la famiglia.

L’abolizione dell’obbligo di istruzione è inaccettabile. La separazione tra scuola elementare e scuola media determina una prevalente funzione selettiva del ciclo primario, il 50% degli studenti che usciranno dalla scuola media verrà, di fatto, costretto a percorrere i canali separati della formazione.

I due canali nella secondaria produrranno l’aumento dell’abbandono scolastico, già rilevante in Lombardia, determinando inoltre un declassamento dell’istruzione tecnica e professionale rispetto al proseguimento all’università.

Molto forti e gravi sono le scelte del neo-centralismo della Regione Lombardia che è stato sperimentato nell’istruzione attraverso il "buono scuola".

Il tema del diritto allo studio è stato un argomento molto contrastato, tale da venire giudicato dal Direttivo Regionale dirimente per decidere la firma del Patto per lo Sviluppo. Consideriamo il nuovo provvedimento della Regione sul buono scuola, nonostante qualche miglioramento, in violazione delle intese pattuite. Proporremo quindi a Cisl e Uil di verificare anche sul piano giuridico di verificare come dare esigibilità ai criteri previsti dall’accordo che il provvedimento della Giunta mette in discussione.

Si teorizza e si pratica la costruzione di modelli di servizi basati su un rapporto diretto con i cittadini/clienti dei servizi privatizzati, cresciuti tramite una progressiva penalizzazione del sistema pubblico ed un sostanziale esautoramento degli enti locali sul diritto allo studio e sulla creazione del doppio mercato anche nell’istruzione.

La Cgil è impegnata a definire il sistema regionale per l’educazione degli adulti e quello della formazione continua con una pieno raccordo con i fondi interprofessionali.

Risulta fondamentale la costruzione di una più forte iniziativa per difendere ed estendere gli obiettivi dell’integrazione tra istruzione, formazione e lavoro, che consenta la revisione del piano d’azione regionale per l’occupazione e la definizione del piano triennale per la formazione, ed una corretta programmazione territoriale dell’offerta scolastica e dell’offerta formativa, integrata con le politiche del lavoro ed i servizi all’impiego.

Il tema della scuola e della formazione vede in campo attivamente gli studenti in tutta Italia e nella nostra Regione, la convergenza di giudizio e le iniziative comuni già sviluppate in passato indicano la possibilità di un terreno di iniziativa che dovrà proseguire attivamente proprio a partire dalla proposta che il Governo sta definendo sul diritto allo studio.

 

LA LOMBARDIA E IL FUTURO DEL WELFARE

In questi anni la Lombardia è stata teatro di uno scontro politico di fondo relativo a quale progetto di sviluppo e di coesione sociale e a quale rapporto debba intercorrere fra crescita economica e sviluppo sociale in una delle più importanti regioni d’Europa.

La Lombardia è una regione in cui convivono vecchio e nuovo, decentramento industriale e concentrazione finanziaria, il taylorismo più consolidato accanto ad isole di nuove frontiere produttive, una rete universitaria in trasformazione ed il più alto abbandono scolastico, un hub internazionale come Malpensa caratterizzato, purtroppo, anche da incidenti mortali sul lavoro e dal clamoroso intensificarsi del lavoro precario di ogni tipo.

In queste elementi contraddittori dello sviluppo della Lombardia si alimenta uno scontro di grande portata, il cui esito ha già avuto effetti rilevanti ed è destinato a pesare sulle vicende nazionali complessive.

Di fronte alle nuove domande poste da lavoratori e cittadini, e di fronte alle nuove sfide della trasformazione sociale come la non autosufficienza e la cronicità conseguenti ai più elevati livelli di sviluppo sociale, i tradizionali modelli di welfare entrano in forte tensione per la scarsa capacità inclusiva. Il Centro Destra lombardo ha assunto, però, questi dati di crisi come base per una operazione politica di trasformazione del welfare che ha nel mercato il motore e l’orizzonte fondamentale, infarcito da un familismo di ritorno che scarica in definitiva sulle donne e sulla famiglia i costi di una presa in carico che spetterebbe alle istituzioni.

Lo scontro sulla LR 31/97, ad esempio, che è intervenuta sugli assetti del sistema sociosanitario e più in generale sul welfare, infatti, è stato originato da un inconciliabile dualismo tra una concezione universale dei diritti di cittadinanza promossi e garantiti dalle istituzioni pubbliche e una proposizione della sussidiarietà che ha sempre più assunto il volto privatistico di Formigoni

Per la CGIL resta invece integro l’obiettivo della diffusione della cultura della salute e del suo perseguimento partendo dal concetto di prevenzione collettiva, ambientale e nei luoghi di lavoro, ed il mantenimento delle condizioni di salute della popolazione deve essere sostenuto da una riproposizione della centralità del territorio e del ruolo delle autonomie locali.

IL FALLIMENTO DELLE SCELTE DI FORMIGONI E IL NUOVO PIANO SOCIO SANITARIO

Dopo anni di esperienza sul campo del modello di welfare lombardo di Formigoni, sono mature le condizioni per una svolta nel sistema sociosanitario della Lombardia. Perché la propaganda su un sistema nuovo più aperto e in grado di rispondere meglio alle domande dei cittadini e dei diversi territori, è sostanzialmente fallita.

Cresce la delusione per la scarsità dei i risultati e la presa di coscienza di un sistema sanitario che, abbandonato alla logica della pura concorrenza fra produttori, è oggi esposto a pericolosi processi di involuzione e di schiacciamento al ribasso che tendono a produrre processi di dequalificazione diffusa della rete dell’offerta dei servizi.

In definitiva da uno scenario che ha puntato tutto sulla espansione indiscriminate dei servizi si passa oggi a uno scenario apertamente recessivo in termini di risorse e di servizi.

In Lombardia negli ultimi anni è stato accumulato un disavanzo notevole, la rete dei servizi territoriali è stata profondamente indebolita, permangono squilibri territoriali, e le sperimentazioni più innovative come, ad esempio, la messa in rete degli ospedali milanesi per la programmazione comune del sistema unico di prenotazione e gli acquisti di apparecchiature di alta tecnologia non appena hanno iniziato a dare risultati sono state brutalmente interrotte.

Per queste ragioni le confederazioni unitamente alle associazioni dei medici e dei dirigenti sanitari hanno indicato la necessità di una radicale modifica del piano, a partire dalla necessità di riconfermare il ruolo primario pubblico delle aziende sanitarie locali e delle politiche sanitarie nel campo della prevenzione, di riconfermare il ruolo del distretto, per impedire la sostanziale privatizzazione delle Aziende ospedaliere, il superamento della medicina di base e l’apertura alle assicurazioni private.

Per quanto riguarda le politiche sociosanitarie e socio assistenziali è stata rivendicata unitamente ai pensionati l’attuazione coerente della riforma dell’assistenza e la necessità di realizzare un fondo per l’intervento a favore degli anziani non autosufficienti.

La sostanziale indisponibilità della Giunta ad un confronto con il sindacato impone la necessità di una risposta di mobilitazione a sostegno del documento unitario durante tutto l’iter di discussione in Consiglio regionale; in assenza di risposte positive sulla piattaforma la CGIL proporrà a CISL e UIL di proclamare lo sciopero generale regionale.

La cgil lombardia e i processi di trasformazione

Le analisi che la CGIL Lombardia ha prodotto in relazione alle trasformazioni del lavoro e alla evoluzione economico-sociale della regione, arricchite dalle conclusioni dei congressi di categoria e delle camere del lavoro, le iniziative di mobilitazione che sono state prodotte dai territori, devono costituire un punto di riferimento non soltanto per l'elaborazione di politiche sindacali finalizzate a rendere universali, efficaci ed equi i sistemi di protezione sociale, poiché gli obiettivi di garantire l'esigibilità di diritti fondamentali come la salute, il lavoro o la formazione devono necessariamente accompagnarsi con una rinnovata capacità del sindacato di raggiungere e rappresentare i soggetti potenzialmente titolari dei diritti e delle aspettative legittime.

In questi anni, in particolare in Lombardia, gli effetti della globalizzazione, il cambio del modello produttivo, la perdita di qualità e stabilità del lavoro hanno prodotto un indebolimento della coesione sociale nel quale ha potuto insinuarsi e diffondersi la cultura leghista.

La nostra iniziativa ci consente oggi di presentarci, in un nuovo assetto istituzionale, con un progetto politico forte, nel quale coesione sociale e universalità dei diritti sono i tratti salienti.

In particolare, visto il triste primato che la nostra regione detiene in tema di infortuni sul lavoro, causati anche dall’aumento dei ritmi e della precarietà, è indispensabile un impegno più marcato in materia di sicurezza, per l’applicazione piena della legge 626, per condizioni di lavoro più giuste, per un sistema produttivo compatibile con l’ambiente.

Intanto occorre considerare che il territorio è sempre meno un luogo di complemento della grande fabbrica manifatturiera, sempre più invece assume la funzione di indicatore della qualità dello sviluppo: ambiente, salute, servizi e perfino il tempo dipendono - più che nel passato - dalla qualità dell'organizzazione sociale e istituzionale presente a livello territoriale.

Vanno quindi richiesti alle istituzioni, a tutti i livelli, piani sociali locali, che utilizzando tutti gli strumenti di legge e con il concorso delle straordinarie risorse che possono venire anche dal mondo associativo e del volontariato, rispondano a questa esigenza.

E’ necessario rafforzare la nostra presenza nel settore dell’artigianato, così come il confronto con gli enti locali, i comuni in particolare, sulla grande questione dell’efficacia ed efficienza dei servizi sociali attraverso una adeguata applicazione della legge sull’assistenza.

In Lombardia soprattutto per opera del governo di centrodestra, la dimensione regionale tende sempre più apertamente ad assumere una funzione gerarchica rispetto al territorio ed a diventare il luogo intorno al quale si organizzano interessi politico-economici che spesso negano l'autonomia territoriale.

Inoltre, sul piano più generale , i processi che interessano le istituzioni e le ricadute che i fenomeni di trasformazione hanno nella divisione sociale del lavoro indicano, come già accennato, la necessità di riflettere sul nostro modello organizzativo, perché per buona parte non è più corrispondente alle nuove esigenze della realtà così trasformata.

La confederalità e il carattere generale della CGIL, nel quadro indicato, vengono posti a dure prove, ben sapendo che si tratta di elementi fondanti della nostra organizzazione che vivono solo in presenza della capacità di rappresentare l'intero mondo del lavoro.

 

Non si tratta di un tema sconosciuto, ma di problematiche discusse nell'ultimo congresso a Rimini, in particolare qui in Lombardia sono state avviate esperienze nei territori e nelle categorie volte a fronteggiare - sul versante delle politiche di insediamento - la progressiva riduzione della dimensione d'impresa e la diffusione di nuovi rapporti di lavoro.

Sia in settori tradizionali come le costruzioni, sia nei servizi, sia nei settori manifatturieri e dell’artigianato, sempre più la CGIL va ponendosi l'obiettivo di una maggiore capacità di presidiare il territorio e di assumere strategicamente - in particolare nelle attività dei servizi (INCA; CAAF, Assistenza legale, Associazioni a tutela degli utenti e dei consumatori) anche la dimensione della tutela individuale delle lavoratrici e dei lavoratori e dei pensionati anche attraverso le politiche dell’Auser.

In questo quadro si è sviluppata negli ultimi anni anche l'attività confederale verso le nuove identità del lavoro (NIDIL), anche se ancora scarsa capacità di rappresentanza e di iscrizione alla CGIL si manifesta tra queste figure professionali, sia nelle attività di tipo tradizionale sia in quelle dell'universo della "new economy", anche quando si tratta di aziende di consistenti dimensioni.

Inoltre, occorre prendere atto che sempre più marcatamente interi settori economici indicano interdipendenze nuove rispetto alla vecchia dimensione merceologica e la necessità di produrre sul versante sindacale reti organizzative originali, capaci di allargare la rappresentanza e favorire una crescita del potere contrattuale.

la CGIL Lombardia deve dedicare un particolare impegno di elaborazione con il contributo dell'insieme delle sue strutture di direzione confederali e di categoria. Non si tratta di partire da zero, in Lombardia negli ultimi anni la CGIL ha dovuto confrontarsi con processi politici e sociali di straordinaria rilevanza. Le politiche secessioniste della Lega Nord sono state sconfitte e l'insediamento della CGIL non si è indebolito, al contrario si sono registrati segnali di rafforzamento fra gli attivi e si è ulteriormente consolidata la rappresentatività della CGIL fra i pensionati.

Nelle ultime elezioni delle RSU, nel pubblico impiego, nelle ferrovie, nei settori della scuola e delle poste anzitutto, ma anche nella generalità delle aziende private, il voto ha superato il numero degli iscritti e la Cgil si è affermata come sindacato maggiormente rappresentativo.

La conferenza dei servizi regionale, insieme alle conferenze dei servizi tenutesi nella generalità dei territori, ha prodotto risultati importanti sia in direzione dell'avvio di politiche di promozione e d'integrazione dei servizi a livello regionale e territoriale, sia in rapporto con le categorie in relazione al riconoscimento della necessità strategica di una tutela individuale delle lavoratrici e dei lavoratori.

Tre sono le direzioni di marcia da seguire. Innanzi tutto occorre costruire un rinnovato rapporto con le strutture confederali territoriali e con le categorie regionali, con l'obiettivo esplicito di associare queste realtà alla direzione regionale. Le interdipendenze tra la dimensione territoriale e quella regionale costituiscono una occasione straordinaria di convergenze, per lo sviluppo di politiche sindacali integrate. Mobilità, infrastrutture, politiche sociali e - rispetto questi elementi dello sviluppo - la dimensione del lavoro, costituiscono un terreno per una sfida da lanciare, in particolare qui in Lombardia, sul terreno della qualità con la contrattazione e negoziazione regionale e territoriale.

Insieme ad un investimento politico-culturale sul modello di direzione occorre ridefinire profondamente il ruolo del sindacato nei confronti della Regione Lombardia. Non si tratta soltanto di attrezzarsi per contrastare gli aspetti più invisi della politica di Formigoni. Bisogna ragionare e assumere decisioni in linea con la ridefinizione dei poteri regionali, a partire dalla scadenza relativa alla stesura dei nuovo Statuto regionale, nel quadro dei nuovi poteri derivanti dalla riforma del titolo V della Costituzione, da sottrarre definitivamente al rischio di una egemonia della destra politica.

Tutto questo pone il problema di ripensare la struttura organizzativa della CGIL Lombardia, in riferimento ai nuovi compiti sopra delineati.

Il Congresso impegna il Comitato Direttivo Regionale della CGIL Lombarda a formulare, entro sei mesi, una proposta di redistribuzione delle risorse complessive dell’organizzazione verso i sindacati di categoria territoriali impegnati nell’attività di sindacalizzazione dei lavoratori.

Si tratta di problemi che impongono contestualmente di riflettere sulla necessità di valorizzare il territorio, intorno ai confini attuali delle categorie, sulla dimensione che va assumendo il ruolo del sindacato nelle grandi città, di fronte a fenomeni come la mobilità, la sicurezza, l'immigrazione, le nuove povertà e i servizi. Si tratta della necessità di riscoprire la dimensione regionale, sia per sostenere sul fronte sindacale un federalismo solidale sia per fronteggiare con adeguate e condivise politiche sindacali territoriali i caratteri che va assumendo il governo regionale in Lombardia.

L'evoluzione delle relazioni sindacali con la Regione Lombardia nel corso degli ultimi anni è stata influenzata dai processi politico-istituzionali che a partire dalla prima metà degli anni '90 hanno investito il tessuto socioeconomico della regione più sviluppata del Paese. Posta al centro di processi molto complessi venuti alla luce con la crisi del sistema politico indotta da "Tangentopoli", la Lombardia ha rappresentato a partire dalla seconda metà degli anni '90 uno straordinario laboratorio politico-sociale che ha dato forma e sostanza ad esperienze inedite in campo politico e in campo sociale tuttora in corso. La sussidiarietà con il volto privatistico di Formigoni si è intrecciata con il populismo reazionario di Bossi, l'efficientismo aziendalistico di Albertini e il neoliberismo affaristico di Forza Italia.

Necessita, di fronte ad un tale quadro politico, un sistema di relazioni sindacali esigibile e una capacità di proposta da parte del sindacato nei confronti della Regione che ha accresciuto in modo significativo i suoi poteri sul piano istituzionale e la capacità di decisione in campo economico-finanziario e fiscale.

Una maggiore capacità di proposta e di contrasto - quando ci si trova di fronte a scelte non condivise - nel merito, deve accompagnarsi con una valorizzazione nei nostri apparati di competenze e velocità di iniziativa.

Alla luce delle precedenti considerazioni è opportuno tracciare anche. un primo bilancio del recente accordo con la Regione in particolare sul terreno delle regole definite nel "Patto per lo sviluppo" e della loro esigibilità .

Occorre rimarcare innanzi tutto che l’attivazione delle sedi di confronto non ha comportato il contestuale avvio di una reale volontà di far decollare un metodo di negoziazione e di concertazione. Nel merito delle problematiche più squisitamente sindacali invece, sui principali provvedimenti politico-programmatici della regione CGIL, CISL e UIL hanno manifestato insoddisfazione e in diversi casi dissensi o aperta contrarietà, come nel caso del piano triennale per l'occupazione, del Buono scuola. L'equazione, invocata da Formigoni, tra privatizzazione, qualità ed economicità dei servizi non funziona e l'unico rimedio proposto è l'aumento delle tasse regionali, con l’inasprimento dell’Irpef.

Confederalità, autonomia, unità sindacale

I mutamenti politici ed istituzionali, le trasformazioni economiche e sociali devono essere affrontate dal movimento sindacale avendo compiuto due scelte precise: l’autonomia dalle forze politiche, siano esse di governo che di opposizione; il sindacalismo confederale, unica possibilità di coniugare bisogni individuali e interessi generali.

Per la CGIL l’unità con CISL e UIL è una scelta strategica.

Premesso che per la Cgil la democrazia di mandato resta un punto fermo, la storia, anche recente, ha prodotto stagioni di forte tensione unitaria ed altri nei quali forti divisioni politiche e la sottoscrizione di accordi separati hanno evidenziato diverse opzioni strategiche che hanno contribuito ad un forte indebolimento del tessuto unitario.

Dobbiamo, senza rinunciare alle nostre ragioni, agire per superare le divisioni, per consolidare il rapporto con i lavoratori e i pensionati ai quali vanno presentate idee e proposte insieme a modalità di discussione e di validazione degli accordi che li renda protagonisti. Tale obiettivo è perseguibile attraverso il pieno dispiegamento della democrazia, vale a dire attraverso la consapevole adesione di tutti i soggetti sindacali a regole che non esautorino, ma esaltino la partecipazione dei lavoratori a tutte le scelte del sindacato, attraverso il ricorso irrinunciabile al voto su piattaforme, mandati e accordi che li riguardino.

A tal fine, le delegate e i delegati impegnano il gruppo dirigente che uscirà dal congresso a proporre a CISL e UIL della Lombardia di avviare una comune riflessione sulle politiche da approntare per il confronto con la Regione Lombardia e per individuare regole condivise nel rapporto con i lavoratori e i pensionati.

Cernobbio, 16 gennaio 2002