A RISCHIO I DIRITTI PREVIDENZIALI
DEI LAVORATORI ESPOSTI ALLAMIANTO?
Ormai è una storia infinita e lepilogo
appare ancora incerto. Anche se laddensarsi di tutta una serie di appuntamenti
giudiziari e politici lascia intendere che la vertenza per il riconoscimento del diritto
dei lavoratori esposti allamianto ad usufruire delle maggiorazioni contributive
previste dalla legge n. 257/92 sia entrata nella sua fase conclusiva.
Per molti tra i lavoratori che hanno operato in condizioni di inquinamento a causa dellamianto,
dopo le pronunce favorevoli del Tribunale, alcune delle quali già confermate anche in
sede di appello, sembrava che la questione fosse giunta ad una conclusione positiva con lemanazione
da parte del Ministero del Lavoro di una serie di Atti di indirizzo,
con i quali venivano individuate le figure professionali maggiormente esposte al micidiale
cancerogeno.
E noto a tutti che lINAIL, riconsiderando le sue precedenti valutazioni
negative, ha provveduto a rilasciare le certificazioni di esposizione necessarie allINPS
per poter calcolare le maggiorazioni contributive previste dalla legge e
conseguentemente consentire ai lavoratori ancora in attività di andare in pensione
ed a quelli già pensionati di avere un qualche miglioramento economico.
Mentre si succedevano i casi di lavoratori che venivano manifestando le tipiche malattie
da amianto, sembrava che lo stato di incertezza indotto dalle continue impugnazioni delle
sentenze favorevoli ad opera dellINPS e dellINAIL fosse stato dissolto.
Per molti però non si è trattato di nullaltro che di una pia illusione, in
particolare per i lavoratori dello stabilimento Enichem.
Se la Cooperativa portuale nulla ha avuto da obiettare riguardo allAtto di
indirizzo che la concerneva, ben diverso è stato latteggiamento di altri
datori di lavoro, come lENEL e lENICHEM Spa, i quali hanno contestato la
validità degli Atti di indirizzo, impugnandoli davanti al TAR.
Il prossimo 18 marzo, il Tribunale Amministrativo del Lazio, riunendo in ununica
udienza tutte le cause intentate dai vari datori di lavoro i cui dipendenti risultano
coinvolti dagli Atti di indirizzo , deciderà la sorte di migliaia di
lavoratori, molti dei quali, in ragione dellattestato di esposizione rilasciato dallINAIL
a seguito di tali Atti, oggi si trovano in pensione, dopo essersi licenziati.
Mentre tutti eravamo in attesa della fatidica data del 18 marzo, il 15 Gennaio scorso la
VI^ Sezione del Consiglio di Stato è stata chiamata dallAssociazione Nazionale
Industriali del Vetro (Assovetro) e dalla Zignago vetro S.p.a. a pronunciarsi contro lordinanza
con la quale il TAR Lazio aveva respinto il ricorso presentato dalla medesima Associazione
nellintento di ottenere la sospensione degli effetti dellAtto di
indirizzo riguardante due stabilimenti della Zignago vetro S.p.a..
La pronuncia emessa dal Consiglio di Stato desta sconcerto e provoca una forte
inquietudine.
Innanzitutto, per lovvia ragione che il Consiglio di Stato, decidendo diversamente
dal TAR Lazio, ha disposto la sospensione degli effetti dell Atto di indirizzo
in questione. Ma ciò che inquieta sono anche i tempi, le modalità ed i motivi addotti a
sostegno di tale decisione.
Per quanto riguarda la tempestività della pronuncia, basta far presente che il TAR Lazio
aveva respinto la domanda di sospensiva il 17 Dicembre 2001. In modo ultra rapido il
Consiglio di Stato si è espresso a meno di un mese di distanza, festività natalizie e di
fine danno comprese.
Rispetto poi alle modalità della decisione, non si può non rilevare la stranezza di una
decisione articolata su due stadi. Infatti, lordinanza del Consiglio di Stato, se da
un lato sospende lAtto di indirizzo del Ministero, dallaltro
rinvia alludienza del prossimo 5 marzo per la decisione definitiva. Come a dire che
per il momento lAtto di indirizzo viene sospeso provvisoriamente, salvo
conferma.
Formalmente il motivo viene indicato nella necessità di recepire lopinione di INPS
ed INAIL, che alludienza del 15 Gennaio neanche si sono presentati; nella sostanza,
si ha la sensazione di un rinvio suggerito da una malcelata astuzia politica.
Stiamo a vedere leffetto che fa sembrano dirsi i giudici. Se del caso,
sulla decisione ci si può ritornare.
Vi è, tutto sommato, la consapevolezza che la posta in gioco è alta ed oltrepassa il
ristretto interesse coinvolto dalla causa, che non va oltre i due stabilimenti della
Zignago vetro S.p.a.. Si tratta di vedere, in generale, se le ragioni dellimpresa e
della sua organizzazione aziendale, così come quelle dettate dalle compatibilità del
bilancio INPS, possano prevalere sullapplicazione di un diritto sancito dalla
legge in favore di lavoratori particolarmente svantaggiati rispetto alla normale
popolazione, perché nel corso della loro vita lavorativa sono stati esposti ad un
insidioso e potente cancerogeno, lamianto, che ne ha statisticamente ridotto le
aspettative di vita.
La motivazione della sospensione accampa a proprio fondamento un non meglio precisato
danno irreparabile allorganizzazione aziendale del lavoro. Infatti, con
una certa enfasi, la Zignago vetro S.p.a. lamentava che lapplicazione dell
Atto di indirizzo avrebbe comportato un esodo consistente di lavoratori.
Per il Consiglio di Stato tanto è bastato per neutralizzare e vanificare lapplicazione
di un diritto, che trova un plurimo fondamento costituzionale.
Non si può tacere, che, oltre al diritto dei cittadini lavoratori a godere di un
dignitoso periodo di pensione (art. 38 Costituzione), lordinanza del Consiglio di
Stato travolge e sacrifica alla logica dellimpresa linteresse pubblico ed il
diritto di ciascun lavoratore alla salute (art. 32 Costituzione).
Lo schema del ragionamento dei giudici amministrativi capovolge letteralmente il senso e
lo spirito di unaltra norma costituzionale, quella stabilita dallart. 41 comma
2 della Costituzione, che, anziché funzionalizzare e subordinare alle esigenze dellimpresa
le ragioni della società, individua queste ultime come limite di quelle altre.
Lidea che lesercizio di diritti costituzionali primari sia subordinato alla
sua compatibilità con le esigenze produttive aziendali, come pare suggerire il Consiglio
di Stato, è un principio che non trova conforto nel nostro attuale ordinamento giuridico.
Daltra parte, non si può non rendersi conto che la pronuncia del Consiglio di Stato
proietta la sua ombra cupa direttamente sulludienza del TAR Lazio fissata per il
prossimo 18 marzo.
Se infatti il 5 di marzo il Consiglio di Stato dovesse confermare la decisione presa
il 15 gennaio, è difficile immaginare che i giudici del Tribunale amministrativo del
Lazio se la sentano di pronunciarsi in modo diverso rispetto a chi, in seconda battuta,
nelleventuale giudizio di appello, dovrebbe giudicare il loro operato.
A fronte di una simile situazione, nella quale si profila il rischio per migliaia di
lavoratori di vedersi cancellare un diritto già acquisito, la parola non può che essere
ripresa dal basso, da parte di chi da anni va rivendicando giustizia e verità nel
rigoroso rispetto dello Stato di diritto.
Così come in difesa dellart. 18 dello Statuto laltro giorno sono scesi
in sciopero in tutta Italia 600 mila lavoratori, è giunta lora che linquietudine
e lincertezza che ormai da troppo tempo attanagliano i lavoratori esposti allamianto
si trasformino in ferma volontà di affermazione di un diritto illegittimamente negato e
ostacolato.
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