Contro il commercio di armi
Lavoro Società Cambiare Rotta, Cgil Lombardia
07/03/2002

Il parlamento ha da poco avviato un dibattito in Commissione Difesa sulla riforma della legge n° 185/90 che condiziona l'import e l'export di armi.
Questa modifica è stata promossa dal Governo Berlusconi, in realtà è da molto tempo che se ne discute, e nei fatti allenta le possibilità di controllo del commercio di armi dell'Italia verso i paesi esteri, soprattutto verso i paesi che attualmente stanno combattendo una guerra o che utilizzano quote consistenti del proprio bilancio pubblico per acquistare armi.
Le motivazioni adottate sono invero impressionanti. Secondo il governo Berlusconi sarebbe l'Unione Europea a chiedere una urgente "riscrittura" della legge che controlla il commercio di armi.
L'Unione Europea in realtà ha fatto una raccomandazione tesa ad armonizzare questa legge a livello europeo nel principio di conservare le norme che meglio di altre possono implementare le linee di intervento, cioè non chiedeva di stravolgere la legge esistente, di sostenere la produzione di armi o di sostenere il commercio delle stesse.
Infatti, l'Unione Europea nei precedenti fondi strutturali suggeriva la riconversione delle imprese militari almeno per quella parte che non avevano più nessuna giustificazione economica, ma soprattutto non suggeriva il potenziamento del commercio di armi da guerra.
Semmai, ha sempre sostenuto la necessità di razionalizzare il settore e dare alla Unione Europea una politica della difesa capace di affrancarsi dall’aggressività degli Stati Uniti.
Quindi, l'intervento del governo Berlusconi ha finalità e convincimenti che vanno ben oltre le raccomandazioni suggerite dall’Unione Europea, nel senso che anche in materia di industria per la difesa si privilegiano gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, come a voler segnare la distanza del governo nazionale dalla Comunità Europea.
Lavoro società a cambiare rotta CGIL Lombardia non intende giustificare nessun intervento di modifica della legge 185/90; semmai sostiene la necessità di predisporre degli strumenti normativi adeguati per razionalizzare il settore a livello europeo e un intervento deciso nella direzione della riconversione al civile delle imprese armigere anche per dare uno sbocco occupazionale per i lavoratori coinvolti.
Questo approccio è ancora più dirimente se pensiamo che la Lombardia rappresenta quasi il 30% della produzione di armi in Italia, oltre ad avere sul proprio territorio il primo polo aeronautico della nazione.
Semmai, occorre rivitalizzare la legge regionale per la riconversione dell'industria bellica per affrancare l'umanità e i lavoratori dal dramma della guerra che assorbe ogni anno 900 miliardi di dollari, di cui 750 dei paesi industrializzati e 250 per la sola Europa.

Nicola Nicolosi - Segretario Cgil Lombardia
Lavoro Società Cambiare Rotta