| Ma il prezzo di queste sanzioni è stato
pagato da milioni di civili innocenti, non dal regime o dai suoi leader. Lembargo ha
reso difficile per lIraq riprendersi dalla guerra del Golfo del 1991, indebolendo la
sua capacità di ricostruire i sistemi per lo smaltimento e il trattamento delle acque
designati come obiettivi e distrutti dai bombardamenti Usa. Quei bombardamenti intenzionali hanno violato larticolo 54 del Protocollo
addizionale alla Convenzione di Ginevra del 1977.
Benché lallora Presidente George Bush affermasse nel
1991 che "noi non vogliamo
punire il popolo iracheno per le decisioni e le
politiche dei suoi leader .. (e) stiamo facendo il possibile e con grande successo per
ridurre al minimo i danni collaterali " (New York Times, 6 febbraio 1991), gli
effetti necessariamente devastanti di tali bombardamenti sui civili furono compresi allepoca
e in effetti voluti dai pianificatori Usa.
Il Washington Post scrisse poco dopo la guerra che
"i pianificatori adesso dicono che la loro intenzione era quella di distruggere o
danneggiare impianti di gran valore che Baghdad non potesse riparare senza un aiuto dallestero"
(23 giugno 1991). Non si sa se queste comprendessero gli impianti per il trattamento delle
acque, la cui mancanza si capì "avrebbe portato, se non a epidemie, a maggiori
incidenze di malattie" (Defense Intelligence Agency, "Iraq Water Treatment
Vulnerabilities", 21 gennaio 1991, citato in Thomas Nagy, "The Secret Behind the
Sanctions: How the U.S. Intentionally Destroyed Iraqs Water Supply", The
Progressive, settembre 2001).
Distruggere questi impianti e impedire la loro riparazione
avrebbe dato un maggiore potere di contrattazione ,intensificando gli effetti sfavorevoli
delle sanzioni sul benessere dei civili .
Come messo in evidenza nel recente rapporto di oltre 12
gruppi religiosi e per i diritti umani, "Iraq Sanctions: Humanitarian Implications and
Options for the Future" (6 agosto 2002),
"I protocolli del 1977 alle Convenzioni di Ginevra sul diritto bellico comprendono un
divieto di assedi economici contro i civili come metodo di guerra." Nelle loro azioni
rispetto allIraq, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, e le Nazioni Unite hanno
violato queste leggi di guerra in un modo che non ha precedenti nella storia.
In un articolo su Foreign Affairs ("Sanctions
of Mass Destruction", 78: 3, maggio-giugno 1999), John e Karl Mueller sostengono che
"le sanzioni economiche possono benissimo essere state una causa essenziale della
morte di più persone in Iraq di quante siano state uccise da tutte le cosiddette armi di
distruzione di massa in tutta la storia." LUNICEF ha documentato un aumento del
tasso mortalità infantile sotto i cinque anni in Iraq dal 56 al 131per mille negli anni
delle sanzioni che vanno dal 1990 al 1998, con un tributo di vite di bambini stimato in
diverse centinaia di migliaia.
Dopo aver contribuito a queste morti di massa attraverso
una guerra economica, le Nazioni Unite ora rimangono in silenzio di fronte a una guerra di
aggressione contro lIraq apertamente pianificata.
La guerra sarà sanguinosa e avrà ripercussioni molto più
ampie, potenzialmente disastrose. Se il Segretario Generale e i membri delle Nazioni Unite
non alzano la voce, non si oppongono, e tentano di fermare quella che sarebbe una
aggressione flagrante, non sarà chiaro che le Nazioni Unite non sono una istituzione che
serve a impedire la guerra ma piuttosto uno strumento politico degli Stati Uniti e di
alcuni loro alleati?
Esortiamo il Segretario Generale e i membri delle Nazioni
Unite ad agire adesso o a essere condannati come complici di aggressione, nel disprezzo
sia del chiaro linguaggio della Carta dellOnu che dei
desideri della vasta maggioranza dei popoli del mondo.
DUE NUOVI RAPPORTI SULLE SANZIONI
ALLIRAQ
di Ornella Sangiovanni
Sono stati pubblicati di recente due rapporti sulle
sanzioni allIraq.
I. Il primo, dal titolo "Iraq Sanctions: Humanitarian Implications and
Options for the Future" (Sanzioni allIraq:
implicazioni umanitarie e opzioni per il futuro), è uscito simultaneamente a New York,
Londra, Parigi e Berlino il 6 agosto scorso, in coincidenza con il 12° anniversario dellimposizione
delle sanzioni allIraq.
Redatto da un gruppo di 12 Ong, del quale fanno parte il Global
Policy Forum, il Mennonite Central Committee, il Quaker UN Office, Fellowship
of Reconciliation, l Arab Commission for Human Rights e Save the
Children UK, il rapporto 55 pagine provviste di accurate note e riferimenti
analizza in dettaglio le sanzioni economiche che da 12 anni colpiscono lIraq,
esaminandone i gravissimi effetti sulla situazione umanitaria della popolazione civile e
le responsabilità internazionali, per concludere con alcune raccomandazioni per il
superamento della situazione attuale.
Particolarmente duro, nella parte relativa alle
responsabilità, lattacco al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Anche se il governo iracheno ha una gran parte di
responsabilità per la sofferenza della sua popolazione dice il rapporto - il
Consiglio di Sicurezza è in chiara violazione dei suoi obblighi in base al diritto
internazionale "specialmente per il fatto di non aver protetto i bambini che hanno
sofferto in modo sproporzionato sotto le sanzioni."
"Il Consiglio di Sicurezza ha commesso violazioni sia
procedurali che sostanziali, non conducendo valutazioni periodiche sullimpatto
umanitario delle sanzioni, e violando direttamente diversi diritti importanti, compreso il
diritto dei bambini alla protezione e lo stesso diritto alla vita."
Un duro attacco anche a Stati Uniti e Gran Bretagna
"che usano il loro potere di veto [allinterno del Consiglio] per prolungare le
sanzioni" e che "hanno una particolare responsabilità nel perpetuare le
sanzioni contro i desideri della grande maggioranza dei 15 membri del Consiglio di
Sicurezza".
Secondo gli estensori del rapporto, è la sofferenza della
popolazione civile irachena che deve avere la priorità: il Consiglio di Sicurezza non
dovrebbe continuare a perseguire obiettivi di controllo degli armamenti attraverso un
meccanismo che esige un tributo umano così alto.
Quanto alla sofferenza della popolazione, essa non è stata
sostanzialmente migliorata dal programma Oil for Food, che è oggetto di una
discussione dettagliata, come pure le cosiddette "sanzioni intelligenti".
Il programma si legge nel rapporto - non ha risolto
la crisi umanitaria, e tanto meno fornito una soluzione a lungo termine per lIraq.
Esso non ha migliorato a sufficienza la situazione alimentare e sanitaria degli iracheni,
che continuano a soffrire di condizioni drasticamente peggiori di quelle del periodo
precedente le sanzioni.
Anche la risoluzione 1409 (2002) approvata di recente (vedi
Notizie dal Ponte no.6) è largamente inadeguata come soluzione alla crisi irachena,
mentre una disputa sui meccanismi per i prezzi del greggio ha ridotto drasticamente i
fondi del programma umanitario. Tutto questo, in un momento in cui Stati Uniti minacciano
di attaccare lIraq e imporre un cambio di regime.
Secondo gli autori del rapporto, una soluzione della crisi
irachena deve essere basata su un accordo globale fra le Nazioni Unite e il governo dellIraq
che affronti molti problemi importanti e collegati fra loro.
Dal canto loro le Nazioni Unite dovrebbero iniziare con
cinque provvedimenti:
- Togliere le sanzioni economiche totali
- Eliminare lescrow account [è il conto bancario
vincolato sotto supervisione Onu in cui lIraq deve depositare i fondi che provengono
dalle vendite del suo petrolio NdR]
- Ripristinare il libero commercio (fatta eccezione per le
merci a carattere militare)
- Permettere gli investimenti stranieri in Iraq e
- Sbloccare i fondi iracheni congelati allestero in modo
da permettere al paese di normalizzare le sue relazioni economiche con lesterno.
Al tempo stesso occorrerà reintrodurre un vigoroso
monitoraggio sugli armamenti, per assicurare il disarmo ed eliminare la produzione di
programmi per armi di distruzione di massa e completare il disarmo dellIraq con
approcci regionali al disarmo, in particolare leliminazione di armi di distruzione
di massa (e programmi relativi) negli altri stati della regione.
Inoltre, se lIraq deve tornare alla normalità e se
deve essere persuaso a dare il suo consenso ad accordi internazionali, esso deve essere
liberato da una pressione militare costante, da minacce e intimidazioni.
Le decisioni del Consiglio di Sicurezza, conclude il
rapporto, non una azione unilaterale da parte di una o due potenze, devono prevalere.
Per il testo integrale del rapporto: http://www.globalpolicy.org/security/sanction/iraq1/2002/paper.htm
II. "Iraq, Sanctions and the War on Terrorism" (LIraq, le sanzioni e la guerra al terrorismo),
pubblicato il 9 agosto scorso, è un Policy Paper della CAFOD (Catholic Agency for Overseas Development Agenzia Cattolica
per lo sviluppo estero).
Esso contiene per cominciare una dura critica al nuovo
meccanismo delle sanzioni introdotto con la risoluzione 1409 (2002) approvata dal
Consiglio di Sicurezza il 14 maggio 2002 (vedi Notizie dal Ponte no.6).
I cambiamenti al meccanismo delle sanzioni introdotti 10
settimane fa scrive il rapporto stanno sortendo leffetto contrario a
quello dichiarato: rendere più difficile per Saddam Hussein procurarsi armi di
distruzione di massa, alleggerendo limpatto delle sanzioni sulla popolazione
irachena. Il risultato della nuova politica di sanzioni sono carenze che colpiscono ogni
aspetto della vita del popolo iracheno: - le famiglie, le strutture per listruzione,
la produzione agricola e lindustria.
Secondo il rapporto, con il nuovo meccanismo introdotto in
maggio, il numero di merci considerate "a duplice uso" [civile e militare NdR]
è raddoppiato. Lelenco di queste merci è di ben 332 pagine e comprende
scaldabagni, turbine, pompe, compressori, cavi, trasformatori e altri articoli vitali per
la manutenzione delle forniture elettriche irachene. Anche i prodotti chimici e le
attrezzature per il trattamento delle acque sono vietati.
"Le interruzioni di elettricità sono particolarmente
pericolose in strutture come ospedali e impianti per il trattamento delle acque",
dice il rapporto, aggiungendo che lIraq attualmente opera a meno della metà delle
sue necessità energetiche.
Mentre il programma Oil for Food non funziona,
sostiene il CAFOD, "Le sanzioni imposte allIraq (
) hanno provocato
sofferenze indicibili a milioni di persone fisiche, mentali e culturali (
)
Gli effetti delle sanzioni anche se venissero tolte
oggi si farebbero certamente sentire per molti anni a venire. Sono impressi in modo
indelebile nella psiche degli iracheni. Una nazione un tempo prospera che ha le
seconde riserve petrolifere del mondo viene sistematicamente de-sviluppata, privata
delle sue competenze e ridotta alla povertà".
Le conclusioni del rapporto denunciano con forza la
prospettiva di una azione militare contro lIraq.
"Il pericolo di una azione unilaterale, sotto forma di
un attacco preventivo da parte degli Stati Uniti (forse con il sostegno della Gran
Bretagna) non può essere sottovalutato. Sarebbe difficile immaginare un modo più
efficace di infliggere ulteriori devastazioni a un paese già devastato e di creare
una grave crisi umanitaria con centinaia di migliaia di vittime innocenti."
CAFOD che ha sede in Gran Bretagna - ha iniziato a
lavorare in Iraq, assieme allagenzia-sorella francese Confrerie de la Charité,
durante la guerra del Golfo. Negli ultimi cinque anni si è occupata principalmente di
programmi di nutrizione rivolti in particolare ai gruppi vulnerabili, come i bambini e i
neonati affetti da malnutrizione.
Per il testo integrale del rapporto: http://www.cafod.org.uk/policy/iraq_sanctions20020809.shtml
IRAQ: ECONOMIA IN REGRESSO NEL 2002
Malgrado la consistenza delle riserve petrolifere del
paese, i dati dicono che nel 2002 leconomia irachena ha fatto passi indietro. Il
Prodotto Nazionale Lordo si è ridotto del 6% lo scorso anno e probabilmente si ridurrà
ancora questanno, secondo le previsioni dellEconomist Intelligence Unit.
Ciò significa che per i 23 milioni di iracheni il reddito
pro capite è oggi inferiore a quello che era tre anni fa.
Ad aggravare le prospettive sfavorevoli è il tasso di
inflazione, che è attualmente al 50% lanno: un miglioramento rispetto al 100% di
cinque anni fa, ma pur sempre un pesante salasso del potere dacquisto.
Secondo il Dipartimento allEnergia Usa, la produzione
petrolifera media irachena lo scorso anno è stata di 2,45 milioni di barili al giorno. Il
periodico specializzato Middle East Economic Survey ha scritto di recente che questanno
la produzione è stata sinora inferiore ai 2 milioni di barili al giorno.
Gli esperti ritengono che oggi lIraq sia in grado di
produrre circa 2,8 milioni di barili al giorno: cifra di molto inferiore ai 3,5 milioni di
barili del luglio 1990, prima dellinvasione del Kuwait.
Per aumentare la produzione il paese avrebbe bisogno di
ammodernare la sua industria estrattiva, che ancora porta le conseguenze dei danni subiti
durante la guerra del Golfo: cosa che è resa assai difficile dalle sanzioni economiche
tuttora in vigore.
BAKER: USA CHIEDANO RISOLUZIONE ONU
SULLIRAQ
New York, 25 agosto 2002 Gli Stati Uniti non
dovrebbero attaccare lIraq senza un sostegno internazionale, e dovrebbero chiedere
una risoluzione dellOnu "semplice e diretta" che imponga allIraq
ispezioni "invasive" sugli armamenti, con la minaccia di una azione militare in
caso di inadempienza.
E la proposta di James A. Baker III, Segretario di
Stato Usa sotto la presidenza di Bush padre, che ne scrive sul New York Times.
Baker, favorevole alluso della forza militare, che
definisce "lunico modo realistico per provocare un cambiamento di regime in
Iraq", scrive tuttavia che "anche se gli Usa potrebbero certamente vincere,
dovremmo fare del nostro meglio per non farlo da soli, e il Presidente dovrebbe rifiutare
i consigli di coloro che lo consigliano in questo senso." Questo perché
prosegue "i costi in tutti i campi sarebbero assai maggiori, come pure i
rischi politici, sia interni che internazionali, se finissimo per farlo da soli o assieme
a uno o due altri paesi soltanto."
Secondo Baker, gli Usa "dovrebbero sostenere ladozione
da parte del Consiglio di Sicurezza dellOnu di una risoluzione semplice e diretta
che ordini allIraq di sottoporsi a ispezioni invasive in qualunque momento, in
qualsiasi luogo, senza eccezioni, e che autorizzi tutti i mezzi necessari per
imporla."
ARCIVESCOVO DI CANTERBURY: OPINIONE
PUBBLICA SI MOBILITI CONTRO LA GUERRA
Londra, 25 agosto 2002 La mobilitazione dellopinione
pubblica può impedire una guerra contro lIraq.
Lo ha dichiarato il nuovo arcivescovo di Canterbury, Rowan
Williams, intervenendo a un festival darte cristiano a Cheltenham.
"Penso che già nelle ultime due o tre settimane
abbiamo visto uno spostamento piuttosto significativo in quella che si pensava fosse una
corsa automatica verso la guerra", ha detto Williams, aggiungendo che coloro che sono
contrari a una azione militare hanno "una straordinaria opportunità" ora che le
divisioni e la mancanza di chiarezza nella politica americana sono diventate più chiare.
"E chiaro che lopinione pubblica qui e
negli Stati Uniti può cambiare, sta cambiando e può cambiare ancora", ha detto fra
gli applausi di fronte a centinaia di presenti. Gli organizzatori del festival stanno
pensando di lanciare una petizione contro la guerra fra i 10.000 partecipanti al festival
da consegnare al Primo Ministro Tony Blair.
Fonte: Sunday Times
SONDAGGIO USA: CALA SOSTEGNO A
GUERRA IRAQ
Washington, 23 agosto 2002 Cala notevolmente il
sostegno degli americani a una azione militare contro lIraq. Secondo i risultati di
un sondaggio Gallup, lappoggio allimpiego di truppe di terra per rimuovere
Saddam Hussein è sceso al 53% dal 74% del novembre 2001. Inoltre solo il 20% degli
americani appoggerebbe un attacco condotto senza sostegno internazionale, mentre il 75% è
contrario.
Fonte: Usa Today
BLIX (UNMOVIC): DISARMO IRAQ PRIMO
PASSO PER DISARMO MEDIO ORIENTE
Cairo, 22 agosto 2002 Lo smantellamento delle armi
di distruzione di massa dellIraq deve essere un primo passo verso la creazione di
una zona libera da armi di distruzione di massa in tutto il Medio Oriente.
Lo ha dichiarato il capo dellUNMOVIC Hans Blix
in una intervista alla televisione egiziana, precisando che le risoluzioni dellOnu
applicate nel breve termine allIraq dovranno, a lungo termine, essere applicate
anche a Israele.
Una iniziativa per la creazione di una zona libera da armi
di distruzione di massa in Medio Oriente (secondo quanto previsto dal paragrafo 14 della
risoluzione 687 del Consiglio di Sicurezza) era stata proposta dal presidente egiziano
Hosni Mubarak già nel 1991, assieme alla convocazione di una conferenza internazionale
sullargomento.
Fonte: Agenzia di stampa MENA (Egitto)
STRAW (MINISTRO ESTERI): ISPEZIONI
PRIORITA DELLA GRAN BRETAGNA
Londra, 22 agosto 2002 - La ripresa delle ispezioni sugli
armamenti e non un "cambiamento di regime" in Iraq è la priorità della Gran
Bretagna. E quanto dichiarato dal ministro degli esteri britannico, Jack Straw, in
una intervista radio alla BBC.
"La questione cruciale sono le ispezioni", ha
detto Straw, sottolineando che il problema è la minaccia posta da Saddam Hussein alla
sicurezza della regione e del mondo, e che il modo migliore "per cercare di isolare e
ridurre questa minaccia è lintroduzione di ispezioni sugli armamenti". Ne
deriva che lobiettivo primario della Gran Bretagna è far tornare gli ispettori in
Iraq.
"Dobbiamo dire che lazione militare rimane una
opzione
data la minaccia posta da Saddam Hussein. Ma se cè un altro modo di
affrontare questa minaccia allora la giustificazione per una azione militare chiaramente
si allontana", ha dichiarato.
Fonte: Reuters
GENERALE SCHWARZKOPF: MEGLIO NON
FARE LA GUERRA DA SOLI
Sydney, 20 agosto 2002 - Gli Stati Uniti non dovrebbero
fare la guerra allIraq da soli. A sostenerlo è il generale Norman Schwarzkopf,
comandante delle forze alleate durante la guerra del Golfo, citato dal quotidiano
australiano The Australian. Secondo Schwarzkopf, il successo delloperazione Desert
Storm fu dovuto quasi interamente allesistenza di una ampia coalizione
internazionale contro lIraq.
"Non sarà una battaglia facile ma sarebbe molto più
efficace se non dovessimo farla da soli", ha detto, sottolineando i pericoli di una
invasione Usa priva di consenso e sostegno militare internazionale.
GENERALE CLARK: GUERRA ALLIRAQ,
NON DA SOLI MA CON LA NATO
Washington, 20 agosto 2002 Anche Wesley Clark, il
generale americano che guidò la guerra della NATO contro la Jugoslavia nel 1999, ha messo
in guardia contro leventualità di una invasione dellIraq da parte degli Usa
senza un sostegno internazionale.
"I primi successi (in Afghanistan NdR) sembrano avere
rafforzato la convinzione di alcuni allinterno dellamministrazione americana
secondo cui la guerra al terrorismo si fa meglio al di fuori delle strutture delle
istituzioni internazionali. Questo è un giudizio fondamentalmente errato. Più questa
guerra si prolunga
più il nostro successo dipenderà dalla cooperazione volontaria
e dalla partecipazione attiva dei nostri alleati", ha scritto in un articolo pubblicato
sul numero di settembre della rivista The Washington Monthly.
Nel caso dellIraq, scrive Clark, "Non abbiamo
necessariamente bisogno del pieno sostegno militare dellEuropa per una guerra contro
Saddam. Ma abbiamo bisogno del suo sostegno diplomatico ora e della sua assistenza nel
periodo successivo."
Non sorprendentemente, tuttavia, l "istituzione
internazionale" a cui Clark pensa è nientemeno che la NATO.
Una NATO conclude che non è troppo tardi per
coinvolgere nella guerra al terrorismo, e la cui partecipazione si deve chiedere in una
eventuale operazione militare contro lIraq.
CONTRO LA GUERRA: "GENERAZIONI
PER LA PACE" IN IRAQ
I Christian Peacemakers Teams (gruppi cristiani di
costruttori di pace) una organizzazione americana sostenuta da vari gruppi di
ispirazione cristiana, fra cui i mennoniti e la Church of Brethen, hanno lanciato,
in cooperazione con Voices in the Wilderness, la proposta di inviare delegazioni di pace in Iraq, in previsione di un attacco
militare Usa.
I partecipanti staranno a Baghdad o in altre città
irachene e, in caso di attacco, si posizioneranno a difesa delle strutture necessarie alla
vita civile, come ospedali, scuole, ponti, mercati impianti per il trattamento delle
acque. Essi inoltre viaggeranno sulle strade che collegano le varie città.
Liniziativa, chiamata "Generazioni per la
pace" vuole coinvolgere persone di tutte le età (limite minimo per la partecipazione
21 anni, nessun limite massimo), ma si rivolge in particolare ai più anziani,
riconoscendo che il fatto che "nonne e nonni" siano disposti a sfidare le bombe
Usa assume un diverso peso morale.
NUOVA PETIZIONE USA CONTRO LA
GUERRA
Lorganizzazione americana MoveOn ha lanciato una petizione contro la guerra allIraq.
" Senza prove concrete che lIraq costituisce una
minaccia chiara e attuale per gli Usa, il Congresso deve agire per impedire una guerra allIraq",
dice il testo rivolto ai parlamentari Usa.
La petizione, che in una settimana ha già raccolto 115.000
firme, verrà consegnata in occasione della "giornata nazionale di azione",
indetta per il 28 agosto 2002, nel corso della quale in tutti gli Stati Uniti si terranno
incontri fra delegazioni di attivisti e i senatori, che si trovano attualmente nei loro
collegi per il periodo delle vacanze.
PACIFISTI USA: UNA PAGINA (A
PAGAMENTO) CONTRO LA GUERRA PER COMMEMORARE 11 SETTEMBRE
L8 settembre prossimo sul quotidiano americano San
Jose Mercury News, allinterno di un inserto speciale in commemorazione dell11
settembre, comparirà una intera pagina a pagamento promossa dal Peninsula
Peace and Justice Center, una organizzazione
pacifista che ha sede a Palo Alto, in California.
Il testo, dal titolo "Onorateli con la pace", si
propone di avere un impatto significativo sul dibattito in corso sulla guerra allIraq
e la "guerra al terrorismo" nel suo insieme.
Secondo la Columbia Journalism Review, il San
Jose Mercury News con circa 380.000 lettori - è fra i primi 10 quotidiani
degli Usa in termini di influenza, pubblico e qualità.
Di seguito il testo del messaggio, nella traduzione italiana:
Il nostro dolore non è un grido di guerra
Mentre il nostro paese ricorda le vittime dei terribili
eventi dell11 settembre, invitiamo i nostri vicini e i rappresentanti da noi eletti
a fermarsi e a riflettere su quanto è accaduto nellanno trascorso, e su ciò che
riserva il futuro.
Non possiamo proteggere la nostra libertà limitando le
nostre libertà civili.
Non possiamo celebrare la nostra diversità con lodio
e la paura.
Non possiamo conquistare alleati attraverso lazione
unilaterale.
Non possiamo trovare la pace con i fucili e le bombe.
Il futuro dipende da noi . Alzate la voce oggi contro la
guerra.
Onorateli con la pace
RAMSEY CLARK IN IRAQ
Lex-ministro della giustizia Usa, Ramsey Clark, è
arrivato in Iraq alla guida di una delegazione di cinque persone .
Scopo della delegazione è raccogliere dati sugli effetti
più recenti delle sanzioni e portare solidarietà al popolo iracheno in un momento in cui
esso ha di fronte la prospettiva di una guerra di aggressione lanciata dagli Usa.
La delegazione, oltre a visitare ospedali e centri per la
distribuzione del cibo, incontrerà anche alti esponenti governativi. A Bassora, Clark e
gli altri quattro componenti del gruppo hanno fatto visita in ospedale ai feriti durante
il recente bombardamento del 26 agosto, che ha ucciso otto civili. E previsto anche
un incontro con i familiari delle vittime.
DallIraq, Clark ha lanciato un forte appello per una
azione urgente che fermi una nuova guerra contro lIraq prima che questa inizi. Ha
esortato i cittadini americani a partecipare alle azioni organizzate dalla Coalizione
Internazionale A.N.S.W.E.R. (Act
Now to Stop War & End Racism Agire adesso per fermare la guerra e porre fine al
razzismo) in tutto il paese dal 14 al 16 settembre prossimo, e alla giornata
internazionale di protesta indetta per il 26 ottobre.
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