di John Pilger John Pilger, giornalista australiano
trapiantato a Londra, è stato inviato di guerra in molti paesi, fra cui il Vietnam, la
Cambogia, Timor Est. Lattacco americano e britannico allIraq è già cominciato. Mentre il governo Blair continua a sostenere in parlamento che "non è stata presa nessuna decisione definitiva", la Royal Air Force e i bombardieri americani hanno cambiato segretamente tattica e intensificato i loro "pattugliamenti" sullIraq fino a un assalto generalizzato su obiettivi sia militari che civili. I bombardamenti americani e britannici sullIraq sono aumentati del 300%. Fra marzo e novembre, secondo le repliche del Ministero della Difesa ai parlamentari, la RAF ha sganciato più di 124 tonnellate di bombe. Da agosto a dicembre, ci sono stati 62 attacchi di aerei americani F-16 e di Tornado della RAF una media di un bombardamento ogni due giorni. E stato detto che questi erano mirati alle "difese aeree" irachene, ma molti sono caduti su aree densamente popolate, dove le morti di civili sono inevitabili. Secondo la Carta delle Nazioni Unite e le convenzioni belliche e il diritto internazionale, gli attacchi equivalgono ad atti di pirateria: non differiscono, in linea di principio, dal bombardamento della Lutwaffe tedesca in Spagna negli anni 30, che fu il preludio della sua invasione dellEuropa. I bombardamenti sono una "guerra segreta" che raramente ha fatto notizia. Dal 1991, e specialmente negli ultimi quattro anni, sono stati incessanti e adesso sono considerati la più lunga campagna anglo-americana di bombardamenti aerei dalla seconda guerra mondiale. I governi americano e britannico la giustificano sostenendo che essi hanno un mandato dellOnu per sorvegliare le cosiddette "no-fly zone" da essi dichiarate dopo la guerra del Golfo. Essi dicono che queste "zone", che danno loro il controllo della maggior parte dello spazio aereo iracheno, sono legali e sostenute dalla risoluzione 688 del Consiglio di Sicurezza. Ciò è falso. Non ci sono riferimenti alle no-fly zone in nessuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza. Per essere sicuro di questo, lho chiesto al dr. Boutros Boutros-Ghali, che era Segretario Generale dellOnu nel 1992, quando venne approvata la risoluzione 688. "La questione delle no-fly zone non venne sollevata e perciò non fu discussa: non una parola", ha detto. "Esse non offrono alcuna legittimità a paesi che mandano i loro aerei ad attaccare lIraq." Nel 1999, Tony Blair sostenne che le no-fly zone consentivano a Stati Uniti e Gran Bretagna di svolgere "un ruolo umanitario vitale" nel proteggere i kurdi nel nord dellIraq e gli "arabi delle paludi" nel sud. In realtà, gli aerei americani e britannici hanno effettivamente fornito una copertura alle ripetute invasioni del nord Iraq kurdo da parte della vicina Turchia. La Turchia è decisiva per l "ordine mondiale" americano. Sentinella dei giacimenti petroliferi del Medio Oriente e dellAsia Centrale, è un membro della Nato e il destinatario di miliardi di dollari in armi e attrezzature militari americane. E anche il luogo in cui si trovano le basi dei bombardieri americani e britannici. Una insurrezione di lungo periodo da parte della popolazione kurda di Turchia è considerata da Washington come una minaccia alla "stabilità" della "democrazia" turca, che è una copertura per il suo esercito che è fra i peggiori violatori di diritti umani al mondo. Centinaia di migliaia di kurdi di Turchia sono stati costretti alla fuga e 30.000 secondo le stime sono stati uccisi. La Turchia, a differenza dellIraq, è "nostra amica". Nel 1995 e 1997, 50.000 soldati turchi, appoggiati da carri armati e aerei da combattimento, hanno occupato quello che lOccidente chiama "rifugio sicuro kurdo". Essi hanno terrorizzato villaggi kurdi e ucciso civili. Nel dicembre 2000, sono tornati, commettendo le atrocità che lesercito turco commette con immunità contro la propria popolazione kurda. Per entrare nella "coalizione" Usa contro lIraq, il regime turco verrà ricompensato con una mazzetta di 6 miliardi di dollari. Delle invasioni della Turchia si parla di rado in Gran Bretagna. La collusione del governo Blair è così grande che, praticamente allinsaputa del parlamento e del pubblico britannico, la RAF e gli americani hanno, di quando in quando, sospeso intenzionalmente i loro pattugliamenti "umanitari" per permettere ai turchi di continuare a uccidere i kurdi in Iraq. Nel marzo dello scorso anno, piloti della RAF che pattugliano la "no-fly zone" nel Kurdistan iracheno hanno protestato pubblicamente per la prima volta per la complicità loro imposta nella campagna turca. I piloti si lamentavano del fatto che veniva loro frequentemente ordinato di rientrare alla base in Turchia per permettere allaviazione turca di bombardare proprio la gente che essi dovevano "proteggere". Parlando in condizioni di anonimità con il dr. Eric Herring, docente di politica allUniversità di Bristol e specialista delle sanzioni allIraq, i piloti hanno detto che, ogni qualvolta i turchi volevano attaccare i kurdi in Iraq, le pattuglie della RAF venivano richiamate alla base e al personale di terra veniva detto di spegnere i radar, in modo che gli obiettivi dei turchi non fossero visibili. Un pilota britannico ha riferito di aver visto la devastazione dei villaggi kurdi provocata dagli attacchi una volta ripreso il suo pattugliamento. Anche ai piloti americani che volano in tandem con quelli britannici viene ordinato di invertire la rotta e tornare in Turchia per permettere ai turchi di devastare i "rifugi sicuri" kurdi. "Si vedevano arrivare F-14 e F-16 turchi, caricati al massimo di munizioni", ha detto un pilota al Washington Post. "Poi uscivano mezzora dopo con le munizioni esaurite." Quando gli americani tornavano nello spazio aereo iracheno, ha detto, vedevano "villaggi in fiamme, molto fumo e fuoco." I turchi non fanno molto di più degli aerei americani e britannici nella loro finzione umanitaria. La vera portata dei bombardamenti anglo-americani è sorprendente, con la Gran Bretagna socio di minore importanza. Nei 18 mesi fino a gennaio 1999 (lultima volta che sono stato in grado di confermare cifre ufficiali americane) gli aerei americani hanno effettuato 36.000 sortite sullIraq, comprese 24.000 missioni da combattimento. Il termine "combattimento" è assai ingannevole. LIraq non ha praticamente aviazione né difese aeree moderne. Perciò, "combattimento" significa sganciare bombe o lanciare missili su infrastrutture che sono state devastate da 12 anni di embargo. Il Wall Street Journal, la vera voce dellestablishment americano, lo ha descritto eloquentemente quando ha scritto che gli Usa avevano di fronte "un autentico dilemma" in Iraq. Dopo otto anni di imposizione di una no-fly zone nel nord (e nel sud) dellIraq, rimanevano pochi obiettivi. "Siamo arrivati allultima capanna", protestava un funzionario americano. Ho visto i risultati di questi attacchi. Mentre andavo in macchina dalla città di Mosul, nel nord, tre anni fa, ho visto i resti di un serbatoio dacqua agricolo e di un camion, crivellati di fori di proiettili, frammenti di missile, una scarpa e la lana e gli scheletri di circa 150 pecore. Una famiglia di sei persone, un pastore, suo padre e sua moglie e quattro figli erano stati fatti a pezzi qui. Era aperta campagna, senza alberi: un paesaggio lunare. Il pastore, la sua famiglia e le sue pecore sarebbero stati chiaramente visibili dal cielo. Il fratello del pastore, Hussain Jarsis, acconsentì a incontrarmi nel cimitero in cui è sepolta la famiglia. Arrivò su una vecchia Toyota con la vedova, curva per il dolore, col volto coperto. Teneva la mano dellunico figlio rimasto, e si misero a sedere accanto ai cumuli di terra che sono le tombe dei quattro bambini. "Voglio vedere il pilota che ha ucciso i miei figli", urlò verso di noi. Il fratello del pastore mi disse: "Ho sentito delle esplosioni, e quando sono arrivato per cercare mio fratello e la sua famiglia, gli aeroplani volteggiavano sulle nostre teste. Non avevo raggiunto la strada principale quando cè stato il quarto bombardamento. Gli ultimi due missili li hanno colpiti. Allora non potevo capire cosa stava succedendo. Il camion era in fiamme. Era un camion grande, ma era fatto a pezzi. Non ne restava nulla, tranne i pneumatici e la targa. Abbiamo visto tre cadaveri, ma il resto erano solo parti di corpi. Con lultimo missile, ho potuto vedere le pecore saltare in aria." Non si è saputo se a fare questo siano stati aerei americani o britannici. Quando particolari dellattacco furono riferiti al Ministero della Difesa di Londra, un funzionario disse: "Ci riserviamo il diritto di compiere azioni vigorose se minacciati." Questo attacco fu importante, perché venne indagato e verificato dal più alto funzionario delle Nazioni Unite in Iraq allepoca, Hans von Sponeck, che si recò là in macchina appositamente da Baghdad. Egli confermò che niente nelle vicinanze somigliava a una installazione militare. Von Sponeck registrò le sue conclusioni in un documento interno confidenziale intitolato "Attacchi aerei sullIraq", preparato dalla Sezione Sicurezza delle Nazioni Unite (UNOHCI). Egli confermò inoltre dozzine di attacchi simili e questi sono documentati: attacchi a villaggi, a un molo da pescatori, nei pressi di un deposito di derrate alimentari dellOnu. Gli attacchi erano così regolari che von Sponeck ordinò di sospendere i convogli umanitari dellOnu tutti i pomeriggi. Per questo motivo, von Sponeck, un alto funzionario delle Nazioni Unite con una carriera onorevole in tutto il mondo, si fece nemici potenti a Washington e a Londra. Gli americani chiesero che Kofi Annan, il Segretario Generale dellOnu, lo licenziasse e rimasero sorpresi quando Annan sostenne il suo principale rappresentante in Iraq. Tuttavia, alcuni mesi dopo, von Sponeck sentì che non poteva più gestire un programma umanitario in Iraq che era minacciato sia dai bombardamenti illegali che da una politica americana che intenzionalmente bloccava le forniture umanitarie. Si dimise per protesta, come aveva fatto il suo predecessore, Denis Halliday, assistente Segretario Generale delle Nazioni Unite. Halliday definì lembargo a guida Usa-Gb "genocida". Adesso è chiaro dai documenti ufficiali che gli Stati Uniti si stanno preparando a un possibile massacro in Iraq. La "Dottrina per operazioni urbane congiunte" del Pentagono dice che, a meno che Baghdad non cada rapidamente, essa deve essere oggetto di una "potenza di fuoco schiacciante". La resistenza di Stalingrado nella seconda guerra mondiale viene data come "lezione". Bombe a frammentazione, bombe "bunker" a penetrazione profonda e uranio impoverito verranno quasi certamente usati. Luranio impoverito è unarma di distruzione di massa. Impiegato per il rivestimento di missili e granate da carro armato, la sua forza esplosiva spande radiazioni su unarea vasta, specialmente nella polvere del deserto. Il professor Doug Rokke, il fisico dellesercito americano incaricato di bonificare il Kuwait dalluranio impoverito, mi disse: "Sono come la maggior parte della gente del sud dellIraq. Ho 5.000 volte in corpo il livello di radiazioni raccomandato. Quello che vediamo adesso, problemi respiratori, problemi ai reni, tumori sono il risultato diretto. La discussione sul fatto che esso sia o no la causa di questi problemi è fabbricata. La mia stessa cattiva salute ne è un testamento." Larma di distruzione di massa più devastante è stata brevemente fra le notizie la settimana scorsa, quando lUnicef, il Fondo delle Nazioni Unite per linfanzia, ha pubblicato il suo rapporto annuale sulla condizione dellinfanzia nel mondo. Il costo umano dellembargo a guida americana allIraq è spiegato chiaramente in statistiche che non hanno bisogno di commenti. "Il tasso di mortalità infantile in Iraq è quasi triplicato dal 1990 a livelli che si trovano in alcuni dei paesi meno sviluppati del mondo", dice il rapporto. "La regressione del paese nellultimo decennio è di gran lunga la più grave dei 193 paesi esaminati. LUnicef dice che un quarto dei bambini iracheni sono oggi sottopeso e che più di un quinto hanno un arresto della crescita da malnutrizione." In base alle normative dellembargo agli iracheni è consentito meno di 100 sterline a persona con cui sostenersi per un anno intero. A oggi, il costo degli attuali bombardamenti "segreti" e illegali britannici dellIraq è di un miliardo di sterline IRAQ: IL PUNTO SULLE ISPEZIONI
9 gennaio 2003: E previsto il rapporto finale di Hans Blix e Mohammed El Baradei al Consiglio di Sicurezza sulla dichiarazione irachena.
(a cura di Ornella Sangiovanni) USA: MAGGIORANZA AMERICANI NON E CONVINTA DI UN ATTACCO ALLIRAQ Washington, 17 dicembre 2002 - Più di due terzi degli americani ritengono che il presidente Bush non abbia dato una motivazione sufficiente per giustificare una guerra allIraq. Secondo i risultati di un sondaggio del quotidiano Los Angeles Times, la schiacciante maggioranza degli intervistati il 90% - non ha dubbi sul fatto che lIraq stia sviluppando armi di distruzione di massa: tuttavia, in assenza di nuove prove portate dagli ispettori dellOnu, il 72% - compreso il 60% di repubblicani ha detto che il presidente non ha addotto prove sufficienti a giustificare linizio di una guerra allIraq. Il sondaggio mostra inoltre che il sostegno a una possibile guerra sta scendendo: il 58% degli intervistati infatti si è detto a favore di un attacco di terra contro lIraq, contro il 64% di un sondaggio fatto dal medesimo quotidiano nellagosto scorso. In gennaio, quando il presidente Bush denunciò per la prima volta Saddam Hussein nel suo discorso sullo stato dellUnione il sostegno, secondo sondaggi fatti dal Los Angeles Times e da altri, era superiore al 70%. Scarso anche il sostegno alla tesi del presidente secondo cui qualunque errore o omissione da parte dellIraq nella dichiarazione sui suoi programmi di armi di distruzione di massa consegnata allOnu è sufficiente a giustificare la guerra. Per il 63% degli intervistati la guerra sarebbe giustificata solo se le Nazioni Unite scoprissero delle gravi violazioni da parte dellIraq. Solo il 22% è daccordo con le posizioni dellamministrazione, mentre il 6% dice che dipenderebbe dalla natura delle omissioni e il 9% si è dichiarato incerto o ha rifiutato di rispondere. Se le ispezioni dellOnu non dovessero trovare prove dei programmi di armamenti iracheni, quasi la metà degli intervistati ha risposto che si opporrebbe alla guerra. Solo il 41% sarebbe a favore, e il 10% si è detto incerto. Infine, solo il 26% sarebbe disposto ad appoggiare un attacco allIraq condotto unilateralmente dagli Stati Uniti, mentre il 68% vuole che esso avvenga solo con il sostegno della comunità internazionale. Il sondaggio è stato condotto dal 12 al 15 dicembre su un campione di 1305 adulti in tutti gli Stati Uniti. Il margine di errore è di 3 punti percentuali. RAPPORTO USA: IRACHENI CONTROLLINO RICOSTRUZIONE DOPO SADDAM Washington, 18 dicembre 2002 Gli Stati Uniti devono garantire che siano gli iracheni a scegliere il loro governo e a controllare la loro industria petrolifera nel caso in cui Saddam Hussein venga rimosso da una azione militare. Queste le raccomandazioni di un gruppo di esperti che mette in guardia sul fatto che "una mano pesante da parte americana" convincerebbe solo gli iracheni nonché "il resto del mondo, che loperazione contro lIraq è stata intrapresa per ragioni imperialistiche anziché di disarmo." Il loro rapporto, sponsorizzato dal Council on Foreign Relations e dal James A. Baker III Institute for Public Policy della Rice University, sottolinea le difficoltà politiche ed economiche inerenti alla ricostruzione dellIraq e la necessità di un approccio cauto nei confronti delle risorse petrolifere del paese. Secondo il gruppo di esperti, guidato da due ex-diplomatici americani, Edward P. Djerejian e Frank G.Wisner, è necessario fornire pari opportunità perché tutti gli attori internazionali possano partecipare ai futuri sforzi di riparazione, sviluppo ed esplorazione del settore petrolifero. I proventi del petrolio sostiene il rapporto potrebbero rivitalizzare leconomia irachena, ma sono necessari ingenti investimenti per ricostruire una industria in difficoltà: le stime sono di 5 miliardi di dollari per riparare le strutture per lesportazione del petrolio e altri 20 miliardi di dollari per ricostruire la sua rete energetica. Lindustria petrolifera irachena, inoltre, avrà bisogno di attrarre dai 30 ai 40 miliardi di dollari di nuovi investimenti esteri per riabilitare i pozzi attivi e sviluppare nuovi giacimenti. "Lattrattiva del petrolio iracheno è allettante", ha dichiarato Amy Myers Jaffe, consigliere per lenergia al James A. Baker III Institute for Public Policy, "ma è anche potenzialmente destabilizzante se non viene gestita in modo corretto." GB: GRUPPO PACIFISTA RICORRE CONTRO IL GOVERNO SU GUERRA ALLIRAQ Londra, 17 dicembre 2002 LAlta Corte britannica ha respinto il tentativo di un gruppo pacifista di far dichiarare una guerra allIraq illegale in base al diritto internazionale. La Campagna per il disarmo nucleare (CND) aveva presentato istanza il 28 novembre attraverso i propri legali contro il Primo Ministro Tony Blair, il ministro degli esteri Jack Straw, e il ministro della difesa Jeff Hoons, richiedendo una udienza urgente per il 6 dicembre per impedire al governo britannico di dichiarare guerra o di usare la forza contro lIraq dopo l8 dicembre [data per la presentazione del dossier iracheno sui programmi di armi di distruzione di massa secondo la risoluzione 1441 (2002) NdR]. Un panel di tre giudici ha detto di non avere il potere di dichiarare che una azione militare contro lIraq sarebbe illegale a meno che non venga autorizzata da una risoluzione delle Nazioni Unite, e che linterpretazione delle decisioni dellOnu va al di là dellambito della legge britannica. La CND aveva basato la sua sfida su un parere di legali appartenenti a Matrix Chambers, il gruppo che ha fra i suoi partner la moglie di Tony Blair, Cherie. Due di essi, Rabinder Singh e Charlotte Kilroy, avevano sostenuto che la risoluzione 1441 (2002), approvata dal Consiglio di Sicurezza l8 novembre, non autorizza luso della forza per disarmare lIraq. I giudici non hanno concesso alla CND il permesso di presentare appello, anche se essa può rivolgersi alla Corte di Appello. E la prima volta che un governo viene sfidato da un gruppo o da un singolo su una dichiarazione di guerra. Fonte: Associated Press UNICEF: MORTALITA INFANTILE QUASI TRIPLICATA IN IRAQ New York, 12 dicembre 2002 La mortalità infantile sotto i cinque anni in Iraq è quasi triplicata dallimposizione delle sanzioni economiche. Secondo i dati diffusi dallUnicef nel suo rapporto annuale State of the Worlds Children 2003, nel 2001 il tasso di mortalità infantile sotto i cinque anni in Iraq era 133 per mille contro il 50 per mille del 1990, prima dellimposizione delle sanzioni e della guerra del Golfo. LIraq è oggi allultimo posto nel mondo nella riduzione della mortalità al di sotto dei cinque anni. La maggior parte dei paesi mostra una riduzione del tasso di mortalità del 30-40-60% dal 1990. La riduzione dellIraq è 166%: in altre parole, la mortalità sotto i cinque anni è aumentata del 166%. Il dato che più si avvicina (- 90%) è quello del Botswana. La mortalità nel primo anno di vita è di 107 per mille: un valore che colloca lIraq alla pari con la maggior parte dei paesi dellAfrica sub-sahariana. Secondo il rapporto, nel 2001 sono 109.000 i bambini sotto i cinque anni morti in Iraq. GENERALE GB: NUOVA GUERRA SARA SOLO UN MASSACRO INUTILE Londra, 9 dicembre 2002 - Alle numerosissime voci critiche contrarie a una guerra allIraq si è aggiunta quella delluomo che guidò le forze armate alleate durante la Guerra del Golfo. Il Generale di divisione Patrick Cordingley, comandante dei Desert Rats (Topi del Deserto) - la 7 Brigata Corazzata - nel conflitto del 1991, ritiene che una seconda Guerra del Golfo sarebbe inutile perché porterebbe solo alla morte di decine di migliaia di iracheni. Cordingley, che ha espresso le sue forti riserve su un nuovo conflitto nel corso del programma Panorama, trasmesso l8 dicembre dalla BBC, teme che le forze di terra irachene, indebolite da anni di sanzioni, possano soffrire perdite ancora più pesanti di quelle del 1991. Lufficiale inoltre ritiene che alcuni fra i militari britannici potrebbero sentire che la causa per cui combattono non è giusta, in particolare per la mancanza di sostegno dellopinione pubblica britannica. "Se io fossi un comandante sul campo, mi rattristerei per il fatto di venire usati in un modo che non ha il sostegno della nazione", ha dichiarato. RINNOVATO IL PROGRAMMA OIL FOR FOOD Il 4 dicembre 2002 il Consiglio di Sicurezza ha rinnovato per altri sei mesi il programma Oil for Food. La proroga è stata approvata allunanimità dopo una fase intensa di negoziati che in un primo momento avevano portato a un rinnovo di soli 9 giorni, a causa di forti divergenze insorte fra gli Stati Uniti e gli altri membri del Consiglio. Gli Stati Uniti infatti avevano chiesto una proroga di due settimane per poter ampliare la Goods Review List (GRL) la lista delle merci la cui importazione in Iraq, secondo le nuove procedure in vigore da luglio, necessita dellapprovazione scontrandosi con lopposizione degli altri paesi, e in particolare della Russia. Il compromesso che ha portato al rinnovo del programma prevede comunque che la lista venga rivista e aggiornata entro 30 giorni. Secondo quanto dichiarato da uno dei suoi funzionari, gli Stati Uniti vorrebbero aggiungere alla GRL (che già comprende oltre 400 pagine) una cinquantina di articoli fra cui antidoti contro i gas nervini quali latropina, attrezzature per il jamming e il global positioning e altre attrezzature tecniche, che potrebbero avere "duplice uso" (civile e militare). Con lapprovazione di questa proroga, il programma Oil for Food che ha avuto inizio nel dicembre 1996 - entra nella Fase XIII, che si concluderà il 2 maggio 2003. Fonti: Associated Press, Reuters NUOVO RAPPORTO DEL SEGRETARIO GENERALE SULLOIL FOR FOOD E disponibile lultimo rapporto del Segretario Generale dellOnu sul programma Oil for Food. Diffuso il 12 novembre, assieme a una Nota dellOffice of the Iraq Programme (OIP) lufficio delle Nazioni Unite incaricato della gestione del programma che contiene una descrizione dettagliata degli sviluppi della sua attuazione nei vari settori, è stato presentato al Consiglio di Sicurezza il 19 novembre, durante una sessione informale, dal Direttore Esecutivo del programma Benon Sevan. Il rapporto del Segretario Generale è incentrato su tre aree principali: (1) i risultati ottenuti dal programma nel miglioramento della situazione umanitaria in Iraq, nonché il riferimento ad alcune insufficienze e difficoltà incontrate; (2) il persistere della mancanza di fondi per la sua attuazione, che attualmente ammonta a 3,1 miliardi di dollari; (3) una valutazione dellattuazione delle nuove procedure per lapprovazione dei contratti previste dalla risoluzione 1409 (2002), entrate in vigore nel luglio scorso. Nel prossimo numero una scheda riassuntiva. Il rapporto si può consultare al: http://ods-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/N02/681/19/PDF/N0268119.pdf?OpenElement La Nota dellOIP al: http://www.un.org/Depts/oip/background/reports/OIP%20note%20nov%202002.pdf GEN. ZINNI: GUERRA ALLIRAQ NON E UNA PRIORITA, SADDAM PUO ESSERE CONTENUTO Le voci di coloro che sono contrari a una guerra allIraq diventano sempre più numerose e insospettabili. A rinforzare il campo già nutrito dei militari, linviato del Dipartimento di Stato in Medio Oriente, generale Anthony Zinni. Zinni, già capo del Comando Centrale delle forze Usa in Medio Oriente, è un militare decorato con la medaglia al valore che ha combattuto in Vietnam, nella Guerra del Golfo e in Somalia. Il 17 ottobre la rivista americana on line Salon ha pubblicato una sua conversazione con il pubblico in occasione del suo intervento alla conferenza annuale del Middle East Institute a Washington, di cui riportiamo di seguito ampi brani nella traduzione italiana. Che livello di truppe pensa che dovremmo impiegare per condurre una operazione in Iraq? Sono un sostenitore della dottrina di Colin Powell: usare una forza schiacciante. Come militare, mi si rizzano i capelli allidea di far affidamento su forze piccole e forze surrogate ( ) questo può farci risucchiare in città e in luoghi in cui ci sarebbero ancora a combatterci delle unità che normalmente non lo farebbero se avessimo il dominio schiacciante della situazione. ( ) Pensa che la guerra sia inevitabile? Pensa che stiamo correndo verso la guerra allIraq senza studiarne le conseguenze? Non sono convinto che abbiamo bisogno di far questo adesso. Sono convinto che dovremo affrontare Saddam Hussein più in là, ma penso che il periodo sia difficile per le condizioni nella regione e tutti gli altri eventi che stanno accadendo. Penso che Saddam possa essere trattenuto e che sia contenibile in questo momento. ( ) Penso che alla fine bisognerà affrontare Saddam. Questo può avvenire in molti modi. Può accadere semplicemente che si spenga lentamente, che passi a miglior vita, che in Iraq succeda qualcosa che cambi le cose, che egli diventi meno potente, o che gli ispettori che entreranno portino a termine effettivamente qualcosa ed elimino potenziali armi di distruzione di massa ma ne dubito che ci potrebbero essere. Il punto è come ordinare le priorità e affrontarle in modo intelligente in modo da fare per prime le cose che vanno fatte per prime prima di passare a cose che vengono al secondo e terzo posto. Se dovessi darvi le mie priorità fra le cose che possono cambiare per il meglio in questa regione [il Medio Oriente NdR], questo è soprattutto il processo di pace in Medio Oriente e il rimetterlo sulla giusta strada. Secondo, è garantire che la riforma o la moderazione dellIran vadano avanti, cercando di aiutare e sostenere coloro che stanno cercando di effettuare questo cambiamento nel miglior modo possibile. Questo richiederà molta intelligence e lavoro accurato. La terza priorità è essere sicuri che in quei paesi verso il cui cambiamento ci siamo adesso impegnati, come lAfghanistan e quelli dellAsia Centrale, noi investiamo ciò che è necessario in termini di risorse per fare accadere questi cambiamenti. Quarto è aggiustare quelle relazioni che sono diventate tese, e quinto riallacciare i rapporti con la gente. ( ) Vorrei assumere queste priorità prima di questa [LIraq NdR] La mia opinione personale, ed è solo personale, è che ritengo che non sia la priorità numero 1. Può essere la sesta o la settima ( ). Voglio la sua opinione su cosa vogliono gli iracheni. Saluteranno le nostre truppe come liberatori? Penso che, ancora una volta, a seconda di come andranno le cose, se sarà una guerra breve con distruzioni minime, ci sarà una euforia iniziale per il cambiamento. E sempre quello che accade dopo che è duro. Ero con le prime truppe che entrarono in Somalia. Fummo salutati come eroi per le strade. La gente amava vederci; quando veniva distribuito il cibo, data lacqua, fornite le medicine, eravamo eroi. Dopo un mese che eravamo là, venne a trovarmi qualcuno che diceva che cera un gruppo di somali importanti che volevano parlarmi. Li incontrai. La prima cosa che mi chiesero era che eravamo lì da un mese, non avevamo iniziato un programma per loccupazione, e quando avremmo cominciato a sistemare leconomia. Beh, non sapevo che fosse responsabilità della mia unità di marines fare questo. Le aspettative crescono rapidamente. Leuforia iniziale può esaurirsi. La gente pensa che la democrazia jeffersoniana, leconomia imprenditoriale e tutte queste grandi cose verranno. Se non vengono date immediatamente, non sembrano essere in arrivo, e, peggio, se la situazione inizia a deteriorarsi se ci sono vendette tribali, spaccature fra fazioni, ancora elementi violenti nel paese che fanno dichiarazioni che rendono il tutto più difficile, istituzioni che sono difficili da ricostruire, danni alle infrastrutture, penso che leuforia iniziale potrebbe diminuire. Il fatto non è di venire salutati per le strade come eroi; il fatto è se si viene ancora salutati come eroi a distanza di un anno Crede che lIraq sia la partita finale, o è solo il preludio per un impegno in Iran, Siria e Arabia Saudita come alcuni giornalisti hanno ipotizzato? Se cè questo ruolo che si amplia per gli Stati Uniti nella regione, abbiamo le forze militari necessarie e altre risorse per affrontare questo tipo di mega-coinvolgimento? Io ho un paio di eroi. Uno è George C. Marshall, un grande generale che ci ha guidati alla vittoria in una grande guerra. Guardate cosa ha fatto il generale dopo la guerra. Non ha cercato di combattere altre guerre; non ha cercato di lasciare la situazione nella condizione in un posto in cui queste guerre si sarebbero rialimentate da sole. Guardate il Generale MacArthur in Giappone. Era un uomo che aveva sofferto a Bataan e Corregidor [località delle Filippine dove le forze americane subirono fortissime perdite durante la seconda guerra mondiale NdR] e aveva perso le sue truppe contro un nemico orribile. Egli tese la mano al popolo giapponese e usò altri mezzi per ricreare stabilità e prosperità. Guardate i generali Grant e Lee, dove Grant volle la più mite delle rese, in cui fosse mantenuta la dignità e dove potessero esserci lamicizia e il legame, dove Robert E. Lee non volle andare in montagna e combattere guerre di guerriglia. Sapeva che era tempo di guarigione e di far questo al livello migliore. Come questi generali, che erano molto più grandi di me, non penso che la violenza e la guerra siano la soluzione. Ci sono momenti in cui, con riluttanza, come ultima risorsa, si deve andare in guerra. Vi dirò che ai miei tempi non ho mai visto venir fuori dal combattere niente che valesse la battaglia. Sono certo che mio fratello, che ha prestato servizio in Corea, i miei cugini che sono stati nel Pacifico e in Europa nella seconda guerra mondiale, e mio padre che ha combattuto per questo paese nella prima guerra mondiale con laltro 12% di immigrati italiani che hanno prestato servizio nella fanteria tutti possono avere punti di vista diversi sulle loro guerre. Le guerre che ho visto furono gestite male. Porto con me una citazione dal libro di Robert McNamara In Retrospect. Sfortunatamente esso fu scritto 30 anni dopo una guerra che ha messo 58.000 nomi su quel muro [il Vietnam Veterans Memorial di Washington: un muro dove sono scritti oltre 58.000 nomi di militari americani caduti in Vietnam NdR], e ha fatto soffrire a 350.000 di noi ferite che hanno annientato molte vite. Egli disse: "Una ragione per cui le amministrazioni Kennedy e Johnson non assunsero un approccio ordinato, razionale alla questione fondamentale alla base del Vietnam era la varietà e complessità sconcertante di altri problemi che avevamo di fronte. Messa semplicemente, avevamo di fronte una bufera di problemi. Cerano solo 24 ore in una giornata, e spesso non avevamo tempo per pensare in modo giusto." Beh, signor McNamara, le mie 24 ore al giorno e quelle delle mie truppe stavano a sanguinare in una giungla calda da far sudare per questi errori. Quando diede le dimissioni, nel 1968, non volle farlo in modo da opporsi apertamente alla guerra. Di quella guerra restarono ancora molti anni, e vi furono molte altre vittime. Vorrei che egli avesse difeso quel principio. Vorrei dirvi soltanto che se guardiamo a questo come allinizio di una catena di eventi, il che significa che intendiamo risolverlo attraverso una azione violenta, siamo sulla strada sbagliata. Prima di tutto, non credo che ciò sia necessario. Secondo, penso che la guerra e la violenza siano davvero unultima risorsa, e dobbiamo essere accorti su come lapplichiamo, specialmente adesso nella nostra posizione nel mondo. Parlare di ultime risorse è una questione molto difficile e non è una a cui si possa rispondere qui; in realtà tocca a un altro paese. Cosa pensa che dovrebbe fare Israele se venisse colpito con armi non convenzionali? Penso che ogni paese abbia il diritto di difendersi, e che ogni paese abbia quel diritto riservato di proteggere i suo abitanti. Non penso che si possa imporre a nessun paese quale dovrebbe essere la sua reazione. E una decisione politica che deve prendere la sua leadership. Il primo ministro dovrà prendere questa decisione secondo quanto ritiene sia nel migliore interesse del suo popolo e nel suo. Non cè dubbio che questo verrà messo alla prova. Generale, come pensa che influirà la guerra allIraq sugli alleati regionali, in particolare Pakistan, Egitto, Giordania e Arabia Saudita? Penso che il Pakistan sarà estremamente preoccupato che noi si possa essere distratti dal subcontinente [indiano NdR], dallAsia Centrale e dallAfghanistan. Cè la possibilità che esso incoraggi o inciti estremisti in quella regione e nel loro paese a reagire. Guarderanno, penso nervosamente, per vedere se rimaniamo impegnati, se siamo capaci di gestire due o più fronti. Per la Giordania e lEgitto, se la guerra si prolunga, le reazioni della strada saranno molto pericolose per entrambi i regimi e possono presentare problemi notevoli nelle loro capacità di sostenere e affrontare problemi che possono emergere dalla loro gente. Penso che lArabia Saudita ci sosterrà. Penso che avranno molte difficoltà con la decisione di starci, a meno che non venga data una motivazione chiara. In tutti questi paesi sarà di aiuto che ci sia una chiara risoluzione dellOnu a sostenerci: possono farlo in nome delle Nazioni Unite. Penso che in tutti i casi il problema più grosso sarà interno. Le immagini che arriveranno e bruceranno in tutta la regione decideranno i maggiori problemi con cui ognuno di questi dovrà avere a che fare. Può definire il successo e il fallimento nel contesto di una operazione militare? Beh, il successo in una operazione militare non è definito solo in termini militari. Abbiamo cercato di farlo in Vietnam contando i morti e non ha funzionato. Il successo in una operazione militare deve essere misurato dal successo degli obiettivi politici che si vogliono ottenere. Penso che il successo non sarà misurato da ciò che avviene in battaglia. Spererei in un contesto militare che le vittime siano minime in generale, che la distruzione sia ridotta al minimo, e che la rapida conclusione dei combattimenti avvenga in modo da non creare odi duraturi, attriti o problemi di sicurezza nella regione. Ma il successo militare di questo è solo linizio dellinizio. Quello che finirà per essere un fattore decisivo rispetto al fatto che questo sia un successo sarà ciò che accadrà in Iraq in seguito, se lIraq reggerà come una nazione democratica autosufficiente, pluralista, con il territorio intatto, che non minaccia i vicini e ripudia le armi di distruzione di massa. Tutte queste parti componenti saranno difficili da rimettere insieme. Sarà questa la misura del successo. Non credo che abbiamo mai perso una battaglia in Vietnam. Non credo che abbiamo mai perso una battaglia in Somalia. Non credo che abbiamo mai davvero perso una battaglia una volta che ci siamo impegnati in Corea, ma non abbiamo risolto le situazioni politicamente nel modo in cui volevamo in ognuno di questi casi. Così il successo militare, in sé e per sé, non è mai la risposta completa. Il successo dovrà essere misurato non in termini militari ma in termini politici in ciò che si lascia dietro di sé Sarà quello il segno di quello che siamo: quello che ci lasceremo dietro.
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