| C'è molta euforia tra quei sindacalisti della Cgil che hanno preso fin
da subito una posizione netta a favore dei referendum. La Fiom, per esempio, che ha
partecipato alla raccolta delle firme. Liberazione ha intervistato uno dei segretari
nazionali, Giorgio Cremaschi.
Quale è il tuo commento a caldo?
E' una decisione importantissima che mette al centro della vita politica italiana i
diritti dei lavoratori.
Quale sarà la posizione della Fiom?
Per quanto riguarda la Fiom, proprio oggi (ieri, ndr) in segreteria abbiamo deciso di
dare continuità all'impegno della raccolta delle firme. E quindi la Fiom sarà per il
sì.
Come cambia lo scenario?
Nei prossimi mesi la questione dei diritti del lavoro sarà il tema centrale del
dibattito politico. Qui c'è la vera discussione della riforma istituzionale. Finalmente
il referendum scalza l'incredibile discussione sul premierato e tutto il resto e mette al
centro del confronto i dritti concreti delle persone concrete.
Quindi intravvedi una ricaduta generale. Ma nello specifico del dibattito politico e
sindacale?
Per quanto ci riguarda la questione è chiara. E non bisogna stancarsi di ribadirlo.
Estendere a tutti e a tutte l'articolo 18 non significa impedire i licenziamenti, bloccare
l'economia ma impedire i licenziamenti ingiusti. Quando è stato fatto lo Statuto dei
lavoratori le aziende sotto i 15 dipendenti erano davvero un altro mondo. Oggi con la
destrutturazione delle imprese che decentrano, terziarizzano in posti diversi e appaltano
può capitare che un'azienda di 5 dipendenti sia in realtà l'ultima catena di una
multinazionale. Inoltre, l'attaco del governo con la flessibilità selvaggia, con le
deleghe che accentuano una precarizzazione, già in atto da tempo e rispetto alla quale
noi abbiamo messo molte richieste nella piattaforma contrattuale, ci dice che oggi c'è
bisogno di una tutela forte contro la precarietà. L'articolo 18 per tutti rappresenta
dunque una rete di protezione proprio di fronte alla nuova struttura dell'impresa. Il
grande movimento di lotta che c'è stato a difesa dell'articolo 18 non è stato il
movimento dei cosiddetti garantiti che volevano conservare quel diritto solo per sé. Le
piazze e le manifestazioni dicevano con chiarezza: vogliamo che questo diritto vada ai
giovani, che sia un diritto per tutti. A questo punto in Italia si apre una grande
battaglia di civiltà.
Sono in molti parlare di civiltà, giustamente. Ma ce ne sono altrettanti che subordinano
questo argomento a una lettura fortemente politica.
A tutti coloro che hanno lottato per la difesa dell'articolo 18 voglio dire che è il
momento della coerenza. Non potete dire che un diritto vale per tutti e poi rinunciare ad
affermare questo principio quando se ne presenta un'occasione irripetibile. A tutti gli
altri, diciamo con chiarezza che devono interrogarsi davvero sul ruolo e sul peso dei
lavoratori nella società italiana. Tanti in Italia parlano di garanzie e di diritti, ma
si fermano sulla soglia dei luoghi di lavoro. La domanda che fa questo referendum ai
cittadini italiani è: di fronte a una ingiustizia il lavoratore ha diritto di essere
tutelato come qualsiasi altro cittadino oppure no? E' una grande battaglia di uguaglianza
e di solidarietà. Ed è anche una battaglia sul futuro del paese. Ho già visto Maroni
dire che siamo fuori dell'Europa con questo referndum. Detta dal minsitro della Padania fa
ridere. Ma la verità è che i paesi più civili dell'Europa hanno tutele molto forti
contro i licenziamenti e in Germinia, ad esempio, la reintegra nel posto di lavoro arriva
fino a cinque dipendenti. Quindi prepariamoci a una battaglia vera, forte e entusiasmante.
Noi parteciperemo ed organizzeremo insieme agli altri i Comitati per il sì e chiederemo
un voto di coscienza a tutti.
Cosa dovrebbe fare secondo te la Cgil?
Penso che la Cgil debba dire sì. Potrà fare la sua proposta, ma non c'è dubbio che
il referendum è una grande aiuto alla lotta che la Cgil ha intrapreso per l'estensione
dei diritti. Nei 5 milioni di firme raccolte erano sotto un testo che chiedeva di
estendere l'articolo 18. Troverei priva di senso rispetto all'obiettivo non sostenere il
referendum. A questo punto ci sono milioni di lavoratoril che possono raggiungere un
nuuovo livello di dignità e anche di sicurezza. D'altra parte è chiaro che il referendum
rafforza la battaglia contrattuale. Il 29 cominciamo la vertenza ed è chiaro che la
vittoria del sì ai referendum ci darebbe un bel po' di carica in più in tutte le
vertenze.
E adesso avanti tutta. Non diamo per scontato nessuna posizione. E' a tal punto giusta
questa battaglia che chiunque si schieri contro di essa deve spiegarlo davvero perché
stiamo parlando di un diritto fondamentale per chi manda avanti la baracca.
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