Bozza di Decreto Legislativo in materia di orario di lavoro

Il Governo ha avviato la discussione per l’adeguamento della normativa italiana sulla materia dell’orario di lavoro da regolare alla luce delle direttive europee n.93/104/ce e 2000/34/ce.

Già la Cgil ha ricordato al Governo che sull’orario di lavoro era stato già sigglato un avviso comune di Cgil – Cisl – Uil e Confindustria nel 1997 e che sul lavoro notturno e lo straordinario esiste specifica normativa di Legge.

Il Governo non ha tenuto in alcun conto di queste posizioni e, nello schema di Decreto Legislativo introduce modifiche normative preoccupanti e non accettabili in quanto complessivamente antitetiche al quadro preesistente determinato dall’avviso del 1997 e dalle Leggi sul lavoro notturno e sullo straordinario.

Fra i molti contenuti negativi della bozza di decreto legislativo sicuramente il peggiore è la previsione sulla cessazione di validità delle norme contrattuali alla scadenza dei CCNL o alla validità delle stesse sino al 31-12-2004, nel caso di contratti già scaduti.

vai al testo del decreto governativo

  

Prime osservazioni della CGIL sullo schema di decreto legislativo per il recepimento delle Direttive su “orario di lavoro”.

Il Governo procede, come è già accaduto con la legge 368/01 sul lavoro a tempo determinato, ad un mutamento surrettizio del modello contrattuale, con il progressivo indebolimento del CCNNLL.

E’ esplicito, infatti, nello schema di decreto legislativo che le norme oggi contenute nei CCNNLL cessano di avere efficacia alla loro scadenza. Nel caso dei contratti già scaduti le norme di cui sopra restano valide fino al 31.12.2004. Si realizza così un lento svuotamento del ruolo e delle prerogative del contratto nazionale di lavoro il quale potrebbe al massimo intervenire per deroghe peggiorative ai contenuti della legge che sono già fortemente penalizzanti rispetto alla media delle attuali normative.

Lo schema di decreto legislativo ha valore, inoltre, per tutto il mondo del lavoro pubblico e privato con esclusione unicamente delle forze dell’ordine ed in generale degli apparati di sicurezza.

Da una prima analisi dello schema di decreto, le osservazioni di merito sono le seguenti:

Art. 2 - campo di applicazione.

  • Estensione alle attività pubbliche con contemporanea esclusione di alcuni settori delle stesse senza salvaguardia delle garanzie di tutela per i lavoratori.
  • Estensione agli apprendisti maggiorenni di tutte le norme comprese quelle relative al lavoro straordinario e notturno.

Art. 3 – orario normale di lavoro

  • Soppressione della salvaguardia delle vigenti disposizioni contrattuali.
  • Soppressione delle norme su criteri di computo (leggi e contratti).

Art. 4 – durata massima orario di lavoro.

  • Comunicazione all’Ispettorato del lavoro limitata alle imprese con almeno 10 dipendenti.
  • Comunicazione quadrimestrale.

L’avviso comune del 1997 prevede tutti i datori di lavoro entro 24 ore e dopo la 48^ ora.

La legge 409/1998 le imprese industriali dopo la 45^ ora.

Art. 5 – lavoro straordinario.

  • Viene soppresso il limite di 80 ore trimestrali che insieme a quello di 250 ore annuali era indicato - dall’Avviso comune del 1997 - in assenza di disciplina contrattuale.

Art. 6 – criteri di computo.

  • Esclusione delle assenze per malattia / ferie dal computo – ai fini della media plurisettimanale – nel calcolo della durata massima dell’orario di lavoro.
  • Esclusione del computo – ai fini della media di cui sopra – delle ore di lavoro straordinario qualora fossero “remunerate” tramite riposi compensativi.

Art. 7 – riposo giornaliero.

  • Cancellazione dei riferimenti alle disposizioni contrattuali contenuti, invece, nell’avviso comune del 1997.

Art. 8 – pause di lavoro.

  • Cancellazione del richiamo alle ragioni di sicurezza e ai lavori faticosi.

Art. 11 – limitazioni al lavoro notturno.

  • Viene superato il riferimento – nell’ambito dei divieti – al lavoratore dichiarato inidoneo.

Art. 13 – durata del lavoro notturno.

  • Superamento del limite di 24 ore come arco di tempo massimo – entro il quale collocare le 8 ore di lavoro notturno – nel caso di lavori con rischi particolari o rilevanti tensioni fisiche o mentali (previsto dall’avviso comune del 1997 e dai CCNNLL).
  • Il rinvio alla contrattazione collettiva a identificare riduzioni di orario / maggiorazioni retributive non viene posto come contestuale intervento, ma in alternativa. Non è sufficiente il richiamo a prassi contrattuali.

Art. 15 – trasferimento al lavoro diurno.

  • E’ fortemente attenutato l’obbligo così come previsto dalla legge 532/1999 e dagli stessi contratti.

Artt. 16 e 17 – deroghe ai vari “istituti”.

  • I casi sono molto più numerosi di quelli previsti dalle direttive.
  • Tutta la materia è affrontata senza che sia esplicitamente preservato l’obbligo di garantire tutele a tutti i lavoratori e quindi, destinare le accezioni alle modalità di applicazione.

Art. 18 – abrogazioni.

  • Le vigenti disposizioni contrattuali in materia di orario – sono valide fino alla loro scadenza.
  • Validità fino al 31/12/2004 nel caso di contratti scaduti.

 

 

Schema di decreto legislativo, da adottare ai sensi dell'articolo 22 della legge n. 39 del 2002 (legge comunitaria 2001), per l'attuazione della direttiva n. 93/104/CE in materia di orario di lavoro, come modificata dalla direttiva n. 2000/34/CE

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Visti gli articoli 76 e 87, quinto comma, della Costituzione;

Visti gli articoli 1, commi 1 e 3, e 22 della legge 1^  marzo 2002, n. 39, recante disposizioni per l'adempimento degli obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle Comunità europee (legge comunitaria 2001);

Vista la direttiva n. 93/104/CE in materia di orario di lavoro, come modificata dalla direttiva n. 2000/34/CE;

Vista la preliminare deliberazione dei Consiglio dei Ministri adottata nella riunione

del ......... ;                                                                                                                                          

Acquisiti i pareri delle competenti Commissioni della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica;

Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri adottata nella riunione del .......;

Sulla proposta del Ministro per le politiche comunitarie, del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro per la funzione pubblica di concerto con i Ministri degli affari esteri, della giustizia, dell'economia e delle finanze e per le pari opportunità;

 

EMANA

il seguente decreto legislativo

 

Titolo I

 

Dísposizioni generali

 

Art. 1

Finalità e definizioni

 

1.       Le disposizioni contenute nel presente decreto, nel dare attuazione organica alla direttiva n. 93/104/CE dei Consiglio, del 23 novembre 1993, così come modificata dalla direttiva n. 2000/34/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 2000, sono dirette a regolamentare in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, e nel pieno rispetto del ruolo della autonomia negoziale collettiva, i profili di disciplina del rapporto di lavoro connessi alla organizzazione dell'orario di lavoro.

2.       Agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto si intende per:

a)      «orario di lavoro»: qualsiasi periodo in cui il lavoratore sia al lavoro, a

        disposizione dei datore di lavoro e nell'esercizio della sua attività o delle sue

        funzioni;

b)      «periodo di riposo»: qualsiasi periodo che non rientra nell'orario di lavoro;

c)      «lavoro straordinario»: è il lavoro prestato oltre l'orario normale di lavoro così

        come definito, all'articolo 3 dei presente decreto;

d)      «periodo notturno»: periodo di almeno sette ore consecutive comprendenti

        l'intervallo tra la mezzanotte e le cinque dei mattino;

e)      «lavoratore notturno»:

-          qualsiasi lavoratore che durante il periodo notturno svolga almeno tre ore del suo tempo di lavoro giornaliero impiegato in modo normale;

-          qualsiasi lavoratore che svolga durante il periodo notturno almeno una parte del suo orario di lavoro secondo le norme definite dal contratto collettivo nazionale di lavoro. In difetto di disciplina collettiva è considerato lavoratore notturno qualsiasi lavoratore che svolga lavoro notturno per un minimo di ottanta giorni lavorativi all'anno; il suddetto limite minimo è riproporzionato in caso di lavoro a tempo parziale;

f)           «lavoro a turni»: qualsiasi metodo di organizzazione del lavoro a squadre in base al quale dei lavoratori siano successivamente occupati negli stessi posti di lavoro, secondo un determinato ritmo, compreso il ritmo rotativo, che può essere di tipo continuo o discontinuo, e il quale comporti la necessità per i lavoratori di compiere un lavoro a ore differenti su un periodo determinato di giorni o di settimane;

g)         «lavoratore a turni»: qualsiasi lavoratore il cui orario di lavoro sia inserito nel quadro dei lavoro a turni;

h)         «lavoratore mobile»: qualsiasi lavoratore impiegato quale membro del personale viaggiante o di volo presso una impresa che effettua servizi di trasporto passeggeri o merci su strada, per via aerea o per via navigabile;

i)           «lavoro offshore»: l'attività svolta prevalentemente su una installazione offshore (compresi gli impianti di perforazione) o a partire da essa, direttamente o indirettamente legata alla esplorazione, alla estrazione o allo sfruttamento di risorse minerali, compresi gli idrocarburi, nonché le attività di immersione collegate a tali attività, effettuate sia a partire da una installazione offshore che da una nave;

j)           «riposo adeguato»: il fatto che i lavoratori dispongano di periodi di riposo regolari, la cui durata è espressa in unità di tempo, e sufficientemente lunghi e continui per evitare che essi, a causa della stanchezza della fatica o di altri fattori che perturbano la organizzazione del lavoro, causino lesioni a se stessi, ad altri lavoratori o a terzi o danneggino la loro salute, a breve o a lungo termine;

k)            «contratti collettivi di lavoro»: contratti collettivi stipulati da organizzazioni sindacali dei lavoratori comparativamente più rappresentative.

 

Art. 2

Campo di applicazione

 

1 .           Le disposizioni contenute nel presente decreto si applicano a tutti i settori di attività pubblici e privati con le uniche eccezioni dei lavoro della gente di mare di cui alla direttiva 1999/63/CE, del personale di volo nella aviazione civile di cui alla direttiva 2000/79/CE e dei lavoratori mobili di cui alla direttiva 2002/15/CE.

2.            Nei riguardi delle forze armate e di polizia, dei servizi di protezione civile, ivi

              compresi quelli del Corpo nazionale dei vigili dei fuoco, nonché nell'ambito

              delle strutture giudiziarie, penitenziarie e di quelle destinate per finalità

              istituzionali alle attività degli organi con compiti in materia di ordine e

              sicurezza pubblica, delle biblioteche, dei musei e delle aree archeologiche

              dello Stato le disposizioni contenute nel presente decreto non trovano

              applicazione in presenza di particolarità inerenti alla attività lavorativa o di

              ragioni di ordine e sicurezza pubblica, così come individuate con decreto del

              Ministro competente, di concerto con i Ministri del lavoro e delle politiche

              sociali, della salute, dell'economia e delle finanze e per la funzione pubblica e

              per il coordinamento dei servizi di informazione e sicurezza, da emanarsi

              entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

3.          La disciplina contenuta nel presente decreto si applica anche agli apprendisti maggiorenni.

4.          Nei riguardi dei lavoratori a domicilio e nelle ipotesi di tele-lavoro le norme dei presente decreto si applicano nei casi espressamente previsti.

 

 

Titolo Il

 

Principi in materia

di organizzazione dell'orario di lavoro

 

 

Art. 3

Orario normale di lavoro

 

1.  L'orario normale di lavoro è fissato in 40 ore settimanali.

 

2. I contratti collettivi di lavoro possono stabilire, ai fini contrattuali, una durata minore e riferire l'orario normale alla durata media delle prestazioni lavorative in un periodo non superiore all'anno.

 

Art. 4

Durata massima dell'orario di lavoro

 

1. I contratti collettivi di lavoro stabiliscono la durata massima settimanale dell'orario di lavoro. ­

2. La durata media dell'orario di lavoro non può in ogni caso superare, per ogni periodo di sette giorni, le quarantotto ore, comprese le ore di lavoro straordinario.

3. Ai fini della disposizione di cui al comma 2, la durata media dell'orario di lavoro deve essere calcolata con riferimento a un periodo non superiore a quattro mesi.

4. l contratti collettivi nazionali di lavoro possono in ogni caso elevare il limite di cui al comma 3 fino a sei mesi ovvero fino a dodici mesi a fronte di ragioni obiettive, tecniche o inerenti all'organizzazione del lavoro, specificate negli stessi contratti collettivi.

5. In caso di superamento delle 48 ore di lavoro settimanale, attraverso prestazioni di lavoro straordinario, per le unità produttive che occupano più di dieci dipendenti il datore di lavoro è tenuto ogni quattro mesi a informare la Direzione provinciale del lavoro - Settore Ispezione del lavoro competente per territorio. I contratti collettivi nazionali di lavoro possono stabilire le modalità per adempiere al predetto obbligo di comunicazione.

 

Art. 5

Lavoro straordinario

 

l.        Il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario deve essere contenuto.

 

2.      Fermi restando i limiti di cui all'articolo 4, i contratti collettivi di lavoro regolamentano le eventuali modalità di esecuzione delle prestazioni di lavoro straordinario.

3.     In difetto di disciplina collettiva applicabile, il ricorso al lavoro straordinario è ammesso soltanto previo accordo tra datore di lavoro e lavoratore per un periodo che non superi le duecentocinquanta ore annuali.

4.     Salvo diversa disposizione dei contratti collettivi il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario è inoltre ammesso in relazione a:

      a)             casi di eccezionali esigenze tecnico-produttive e di impossibilità di

                     fronteggiarle attraverso l'assunzione di altri lavoratori;

b)              casi di forza maggiore o casi in cui la mancata esecuzione di

                    prestazioni di lavoro straordinario possa dare luogo a un pericolo

                     grave e immediato ovvero a un danno alle persone o alla produzione;

      c)             per eventi particolari, come mostre, fiere e manifestazioni collegate

                     alla attività produttiva, nonché allestimento di prototipi, modelli o simili,

                     predisposti per le stesse, preventivamente comunicati agli uffici

                     competenti ai sensi dell'articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241,

                     come sostituito dall'articolo 2, comma 10, della legge 24 dicembre

                     1993, n. 537, e in tempo utile alle rappresentanze sindacali in

                     aziendali.

 

5.           Il lavoro straordinario deve essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro. I contratti collettivi possono in ogni caso consentire che, in alternativa o in aggiunta alle maggiorazioni retributive, i lavoratori usufruiscano di riposi compensativi.




Art. 6

Criteri di computo

 

1 .    I periodi di ferie annue e i periodi di assenza per malattia non sono presi in considerazione ai fini dei computo della media di cui all'articolo 4.

2.     Nel caso di lavoro straordinario, se il riposo compensativo di cui ha beneficiato il lavoratore è previsto in alternativa o in aggiunta alla maggiorazione retributiva di cui al comma 5 dell'articolo 5, le ore di lavoro straordinario prestate non si computano ai fini della media di cui all'articolo 4.

 

Titolo III

 

Pause, riposi e ferie

 

Art. 7

Riposo giornaliero

 

1.      Ferma restando la durata normale dell'orario settimanale, il lavoratore ha diritto a undici ore di riposo consecutivo ogni ventiquattro ore.

 

Art. 8

Pause

 

1 .    Qualora l'orario di lavoro giornaliero ecceda il limite di sei ore il lavoratore deve beneficíare di un intervallo per pausa, le cui modalità e la cui durata sono stabilite dai contratti collettivi di lavoro, ai fini dei recupero delle energie psico-fisiche e della eventuale consumazione dei pasto anche al fine di attenuare il lavoro monotono e ripetitivo.

2.      Nelle ipotesi di cui al comma che precede, in difetto di disciplina collettiva che preveda un intervallo a qualsivoglia titolo attribuito, al lavoratore deve essere concessa una pausa, anche sul posto di lavoro, tra l'inizio e la fine di ogni periodo giornaliero di lavoro, di durata non inferiore a dieci minuti e la cui collocazione deve tener conto delle esigenze tecniche dei processo lavorativo.

3.      Salvo diverse disposizioni dei contratti collettivi, rimangono non retribuiti o computati come lavoro ai fini dei superamento dei limiti di durata i periodi di cui all'articolo 5 R.D. 10.9.1923, n. 1955 e successivi atti applicativi e dell'articolo 4 del R.D. 10 settembre 1923, n. 1956 e successive integrazioni.

 

Art. 9

Riposi settimanali

 

1 .    Il lavoratore ha diritto ogni sette giorni a un periodo di riposo di almeno ventiquattro ore consecutive, di regola in coincidenza con la domenica, da cumulare con le ore di riposo giornaliero di cui all'articolo 7.

2.       Fanno eccezione alla disposizione di cui al comma che precede:

a)                  le attività di lavoro a turni ogni volta che il lavoratore cambi squadra e

                    non possa usufruire, tra la fine del servizio di una squadra e l'inizio di

                    quello della squadra successiva, di periodi di riposo giornaliero o

                    settimanale;

b)                  le attività caratterizzate da periodi di lavoro frazionati durante la

                    giornata;

c)                  per il personale che lavora nel settore dei trasporti ferroviari: le attività

                    discontinue; il servizio prestato a bordo dei treni; le attività connesse

                    con gli orari dei trasporto ferroviario che assicurano la continuità e la

                    regolarità dei traffico ferroviario;

d)               i contratti collettivi possono stabilire previsioni diverse, nel rispetto delle condizioni previste dall'articolo 17, comma 4.

3. Il riposo di ventiquattro ore consecutive può essere fissato in un giorno diverso dalla domenica e può essere attuato mediante turni per il personale interessato a modelli tecnico-organizzativi di turnazione particolare ovvero addetto alle attività aventi le seguenti caratteristiche:

a)                   operazioni industriali per le quali si abbia l'uso di forni a combustione o

                     a energia elettrica per l'esercizio di processi caratterizzati dalla

                     continuità della combustione ed operazioni collegate, nonché attività

                     industriali ad alto assorbimento di energia elettrica ed operazioni

                     collegate;

b)                   attività industriali il cui processo richieda, in tutto o in parte, lo

                     svolgimento continuativo per ragioni tecniche;

c)                   industrie stagionali per le quali si abbiano ragioni di urgenza riguardo

                     alla materia prima o al prodotto dal punto di vista del loro

                     deterioramento e della loro utilizzazione, comprese le industrie che

                     trattano materie prime di facile deperimento ed il cui periodo di

                     lavorazione si svolge in non più di 3 mesi all'anno, ovvero quando nella

                     stessa azienda e con lo stesso personale si compiano alcune delle

                     suddette attività con un decorso complessivo di lavorazione superiore

                     a 3 mesi;

d)                   i servizi ed attività il cui funzionamento domenicale corrisponda ed

                     esigenze tecniche ovvero soddisfi interessi rilevanti della collettività

                     ovvero sia di pubblica utilità;

e)                   attività che richiedano l'impiego di impianti e macchinari ad alta

                     intensità di capitali o ad alta tecnologia;

f)                    attività di cui all'articolo 7 della legge 22 febbraio 1934, n. 370;

g)                   attività indicate agli articoli 11, 12, 13 dei decreto legislativo 31 marzo

                     1998, n.114.

 

4. Sono fatte salve le disposizioni speciali che consentono la fruizione del riposo settimanale in giorno diverso dalla domenica nonché le deroghe previste dalla legge 22 febbraio 1934, n. 370.

 

5. Con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, adottato sentite le organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative nonché le organizzazioni nazionali dei datori di lavoro, saranno individuate le attività aventi le caratteristiche di cui al comma 3, che non siano già ricomprese nel decreto ministeriale 22 giugno 1935, e successive modifiche e integrazioni, pubblicato nella G.U. n. 161 dei 12 luglio 1935, nonché quelle di cui al comma 2, lett. d), salve le eccezioni di cui alle lettere a), b) e c). Con le stesse modalità il Ministro dei lavoro e delle politiche sociali provvede all'aggiornamento e alla integrazione delle predette attività. Nel caso di cui al comma 2, lett. d), e salve le eccezioni di cui alle lettere a), b), e c) l'integrazione avrà senz'altro luogo decorsi trenta giorni dal deposito dell'accordo presso il Ministero stesso.

 

Art. 10

Ferie annuali

 

1 .     Fermo restando quanto previsto dall'articolo 2109 dei Codice Civile, il prestatore di lavoro ha diritto a un periodo annuale di ferie retribuite non inferiore a quattro settimane. I contratti collettivi di lavoro possono stabilire condizioni di miglior favore.

2.      Il predetto periodo minimo di quattro settimane non può essere sostituito dalla relativa indennità per ferie non godute, salvo il caso di risoluzione dei rapporto di lavoro.

3.      Nel caso di orario espresso come media ai sensi dell'articolo 3, comma 2, i contratti collettivi stabiliscono criteri e modalità di regolazione.

 

Titolo IV

 

Lavoro notturno

 

Art. 11

Limitazioni al lavoro notturno

 

1 .     L'inidoneità al lavoro notturno può essere accertata attraverso le competenti strutture sanitarie pubbliche.

2.      1 contratti collettivi stabiliscono i requisiti dei lavoratori che possono essere esclusi dall'obbligo di effettuare lavoro notturno. E' in ogni caso vietato adibire le donne al lavoro, dalle ore 24 alle ore 6, dall'accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età dei bambino. Non sono inoltre obbligati a prestare lavoro notturno:

a)                  la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in

                    alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;

b)                  la lavoratrice o il lavoratore che sia l'unico genitore affidatario di un

                    figlio convivente di età inferiore a dodici anni

c)                  la lavoratrice o il lavoratore che abbia a proprio carico un soggetto

                    disabile ai sensi della legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive

                    modificazioni.

 

Art. 12

Modalità di organizzazione

dei lavoro notturno e obblighi di comunicazione

 

1 .     L'introduzione dei lavoro notturno deve essere preceduta, secondo i criteri e con le modalità previsti dai contratti collettivi, dalla consultazione delle rappresentanze sindacali in azienda, se costituite, aderenti alle organizzazioni firmatarie dei contratto collettivo applicato dall'impresa. In mancanza, tale consultazione va effettuata con le organizzazioni territoriali dei lavoratori come sopra definite per il tramite dell'Associazione cui l'azienda aderisca o conferisca mandato. La consultazione va effettuata e conclusa entro un periodo di almeno sette giorni.

2.      Il datore di lavoro, anche per il tramite dell'Associazione cui aderisca o conferisca mandato, informa per iscritto i servizi ispettivi della Direzione provinciale dei lavoro competente per territorio, con periodicità annuale, della esecuzione di lavoro notturno svolto in modo continuativo o compreso in regolari turni periodici, salvo che esso sia disposto dal contratto collettivo. Tale informativa va estesa alle organizzazioni sindacali di cui al comma che precede

 

Art. 13

Durata del lavoro notturno

 

1       L'orario di lavoro dei lavoratori notturni non può superare le otto ore in media nelle ventiquattro ore, salva l'individuazione da parte dei contratti collettivi, anche aziendali, di un periodo di riferimento più ampio sul quale calcolare come media il suddetto limite.

2)     E' affidata alla contrattazione collettiva l'eventuale definizione delle riduzioni

        dell'orario di lavoro o dei trattamenti economici idennitari nei confronti dei

        lavoratori notturni. Sono fatte salve le disposizioni della contrattazione

        collettiva in materia di trattamenti economici e riduzioni di orario per i

        lavoratori notturni anche se non concesse a titolo specifico.

3.      Entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore dei presente decreto, con decreto dei Ministro dei lavoro e delle politiche sociali, previa consultazione delle organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative e delle organizzazioni nazionali dei datori di lavoro, viene stabilito un elenco delle lavorazioni che comportano rischi particolari o rilevanti tensioni fisiche o mentali il cui limite è di otto ore nel caso di ogni periodo di ventiquattro ore.

4.      Il periodo minimo di riposo settimanale non viene preso in considerazione per il computo della media quando coincida con il periodo di riferimento stabilito dai contratti collettivi di cui al comma l.

 

Art. 14

Tutela in caso di prestazioni di lavoro notturno

 

1       La valutazione dello stato dì salute dei lavoratori addetti al lavoro notturno deve avvenire attraverso controlli preventivi e periodici adeguati al rischio cui il lavoratore è esposto, secondo le disposizioni previste dalla legge e dai contratti collettivi.

2.      Durante il lavoro notturno il datore di lavoro garantisce, previa informativa alle rappresentanze sindacali di cui all'articolo 12, un livello di servizi o di mezzi di prevenzione o di protezione adeguato ed equivalente a quello previsto per il turno diurno.

3.      Il datore di lavoro, previa consultazione con le rappresentanze sindacali di cui all'articolo 12, dispone, ai sensi degli articoli 40 e seguenti dei decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, per ì lavoratori notturni che effettuano le lavorazioni che comportano rischi particolari di cui all'elenco definito dall'articolo 13, comma 3, appropriate misure di protezione personale e collettiva.

4.      I contratti collettivi di lavoro possono prevedere modalità e specifiche misure di prevenzione relativamente alle prestazioni di lavoro notturno di particolari categorie di lavoratori, quali quelle individuate con riferimento alla legge 5 giugno 1990, n. 135, e alla legge 26 giugno 1990, n. 162.

 

Art.15

Trasferimento al lavoro diurno

 

1.      Qualora sopraggiungano condizioni di salute che comportino l'inidoneità alla prestazione di lavoro notturno, accertata dal medico competente o dalle strutture sanitarie pubbliche, il lavoratore verrà assegnato al lavoro diurno, in altre mansioni equivalenti, se esistenti e disponibili.

2.      La contrattazione collettiva definisce le modalità di applicazione delle disposizioni di cui al comma precedente e individua le soluzioni nel caso in cui l'assegnazione prevista dal comma citato non risulti applicabile

 

 


 

Titolo V

 

Disposizioni finali e deroghe

 

Art. 16

Deroghe alla disciplina della durata settimanale dell'orario

 

1.      Fatte salve le condizioni di miglior favore stabilite dai contratti collettivi nazionali, sono escluse dall'ambito di applicazione della disciplina della durata settimanale dell'orario di cui all'art. 3

a) le fattispecie previste dall'art. 4 del R.D. n. 692/1923 e successive modifiche;

b) le fattispecie di cui al R.D. n. 1957/1923 e successive modifiche, alle condizioni ivi previste, e le fattispecie di cui agli artt. 8 e 10 dei R.D. n.1955/1923;

c) le prestazioni rese dal personale con funzioni direttive o da altre persone aventi potere di decisione autonomo sul proprio tempo di lavoro, tenendo comunque conto di eventuali limiti fissati dalla contrattazione collettiva;

d) le prestazioni rese nell'ambito di rapporti di lavoro a domicilio;

e) le industrie di ricerca e coltivazione di idrocarburi, sia in mare che in terra, di posa di condotte ed installazione in mare;

f) le occupazioni che richiedono un lavoro discontinuo o di semplice attesa o custodia elencate nella tabella approvata con R.D. 6 dicembre 1923, n.2657, e successive modificazioni ed integrazioni, alle condizioni ivi previste;

g) i commessi viaggiatori o piazzisti;

h) il personale navigante impiegato nella navigazione marittima, aerea e interna, nonché il personale viaggiante dei servizi pubblici di trasporto;

i) gli operai agricoli a tempo determinato;

j) i giornalisti professionisti, praticanti e pubblicisti dipendenti da aziende editrici di giornali, periodici e agenzie di stampa, nonché quelli         dipendenti da aziende pubbliche e private esercenti servizi radiotelevisivi;

k) il personale poligrafico (operai ed impiegati) addetto alle attività di composizione, stampa e spedizione di quotidiani e settimanali, di                          documenti necessari al funzionamento degli organi legislativi e    amministrativi nazionali e locali, nonché alle attività produttive delle agenzie di stampa;

l) il personale addetto ai servizi di informazione radiotelevisiva gestiti da aziende pubbliche e private;

m) i lavori di cui all'art. 1 della legge 20.4.1978, n. 154 e all'art. 2 della legge 13.7.1966, n. 559;

n) le prestazioni rese da personale addetto alle aree operative, per                        assicurare

la continuità dei servizio, nei settori appresso indicati:

-             personale dipendente da imprese concessionarie di servizi nei

             settori delle telecomunicazioni, delle poste, delle autostrade, dei

             servizi portuali ed aeroportuali, nonché personale dipendente da

             aziende che gestiscono servizi pubblici di trasporto;

-             personale dipendente da aziende pubbliche e private di produzione,

             trasformazione, distribuzione, trattamento ed erogazione di energia

             elettrica, gas, calore ed acqua;

-      personale dipendente da quelle di raccolta, trattamento,

-      smaltimento e trasporto di rifiuti solidi urbani;

-             personale addetto ai servizi funebri e cimiteriali limitatamente ai casi

             in cui il servizio stesso sia richiesto dall'autorità giudiziaria, sanitaria

             o di pubblica sicurezza;

o) personale dipendente da gestori di impianti di distribuzione di                          carburante

non autostradali;

p) personale non impiegatizio dipendente da stabilimenti balneari, marini, fluviali, lacuali e piscinali.

 

2. Le attività e le prestazioni indicate alle lettere da a) a p) dei comma precedente verranno aggiornate mediante decreto del Ministero dei lavoro e delle politiche sociali da adottarsi sentite le organizzazioni sindacali nazionali maggiormente rappresentative nonché le organizzazioni nazionali dei datori di lavoro.

 

Art. 17

Deroghe alla disciplina in materia di riposo giornaliero, pause, lavoro notturno, durata massima settimanale

 

1 . Le disposizioni di cui agli articoli 7, 8, 11, 12, 13, 14, 15 possono essere derogate mediante contratti collettivi o accordi conclusi a livello nazionale tra le organizzazioni sindacali nazionali comparativamente più rappresentative e le associazioni nazionali dei datori di lavoro firmatarie di contratti collettivi nazionali di lavoro o, conformemente alle regole fissate nelle medesime intese, mediante contratti collettivi o accordi conclusi al secondo livello di contrattazione.

2. In mancanza di disciplina collettiva, il Ministero dei lavoro e delle politiche sociali, su richiesta delle organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative o delle associazioni nazionali di categoria dei datori di lavoro firmatarie dei contratti collettivi nazionali di lavoro, adotta un decreto, sentite le stesse parti, per stabilire deroghe agli articoli 7, 8, 11, 12, 13, 14 e 15 con riferimento:

a) alle attività caratterizzate dalla distanza fra il luogo di lavoro e il luogo di residenza dei lavoratore, compreso il lavoro offshore, oppure dalla distanza fra ì suoi diversi luoghi di lavoro;

b) alle attività di guardia, sorveglianza e permanenza caratterizzate dalla necessità di assicurare la protezione dei beni e delle persone, in particolare, quando si tratta di guardiani o portinai o di imprese di sorveglianza;

c) alle attività caratterizzate dalla necessità di assicurare la continuità dei servizio o della produzione, in particolare, quando si tratta:

 

1. di servizi relativi all'accettazione, ai trattamento o alle cure prestati da ospedali o stabilimenti analoghi, comprese le attività dei medici in formazione, da case di riposo e da carceri;

2. del personale portuale o aeroportuale;

3. di servizi della stampa, radiofonici, televisivi, di produzione cinematografica, postali o delle telecomunicazioni, di servizi di ambulanza, antincendio o di protezione civile;

4. di servizi di produzione, di conduzione e distribuzione dei gas, dell'acqua e del l'elettricità, di servizi di raccolta dei rifiuti domestici o degli impianti di incenerimento;

5. di industrie in cui il lavoro non può essere interrotto per ragioni tecniche;

6.      di attività di ricerca e sviluppo;

7.       dell'agricoltura;

8.       di lavoratori operanti nel settore del trasporto di passeggeri nell'ambito di

         servizi regolari di trasporto urbani.

             d)   in caso di sovraccarico prevedibile di attività, e in particolare:

 

1 . nell'agricoltura;

2. nel turismo;

3. nel servizi postali.

             e)   per personale che lavora nel settore dei trasporti ferroviari:

1. per le attività discontinue;

2. per il servizio prestato a bordo dei treni;

3. per le attività connesse al trasporto ferroviario e che assicurano la regolarità

dei traffico ferroviario.

             f)    a fatti dovuti a circostanze estranee ai datore di lavoro, eccezionali e

                   imprevedibili o eventi eccezionali, le conseguenze dei quali sarebbero

                   state comunque inevitabili malgrado la diligenza osservata;

             g)   in caso di incidente o di rischio di incidente imminente.

3.     Alle stesse condizioni di cui al comma 2 si può derogare alla disciplina di cui

       all'articolo 7:

a)     per l'attività di lavoro a turni tutte le volte in cui il lavoratore cambia squadra e

non può usufruire tra la fine del servizio di una squadra e l'inizio di quello della

squadra successiva di periodi di riposo giornaliero;

b)     per le attività caratterizzate da periodo di lavoro frazionati durante la giornata,

in particolare dei personale addetto alle attività di pulizie.

4.    Le deroghe previste nei commi che precedono possono essere ammesse soltanto a condizione che ai prestatori di lavoro siano accordati periodi equivalenti di riposo compensativo o, in casi eccezionali in cui la concessione di tali periodi equivalenti di riposo compensativo non sia possibile per motivi oggettivi, a condizione che ai lavoratori interessati sia accordata una protezione appropriata.

5.    Nel rispetto dei principi generali della protezione della sicurezza e della salute dei lavoratori, le disposizioni di cui agli articoli 3, 4, 5, 7, 8, 11, 12, 13, 14, 15 del presente decreto legislativo non si applicano ai lavoratori la cui durata dell'orario di lavoro, a causa delle caratteristiche dell'attività esercitata, non è misurata o predeterminata o può essere determinata dai lavoratori stessi e, in particolare, quando si tratta:

a)                di dirigenti , di personale direttivo delle aziende o di altre persone aventi

                  potere di decisione autonomo;

b)                di manodopera familiare;

c)                di lavoratori nel settore liturgico delle chiese e delle comunità religiose.

 

 

Art. 18

Disposizioni transitorie e abrogazioni

 

Le clausole dei contratti collettivi in materia di orario di lavoro vigenti alla data di entrata in vigore dei presente decreto mantengono, in via transitoria e salve diverse intese, la loro efficacia fino alla data di scadenza dei contratti collettivi stessi. Nelle ipotesi di contratti scaduti o di specifici accordi tra le parti, le clausole dei contratti collettivi in materia di orario di lavoro hanno efficacia fino al 31 dicembre 2004.

 

Dalla data di entrata in vigore dei presente decreto legislativo sono abrogate tutte le disposizioni legislative e regolamentari nella materia disciplinata dal presente medesimo decreto, salve le disposizioni espressamente richiamate.