Niente soglia e tutti i poteri al giudice

Il conto alla rovescia verso il referendum sull'Articolo 18 ha segnato oggi una nuova tappa. La direzione nazionale della Uil ha infatti approvato una proposta di legge per l'estensione dei diritti nel mondo del lavoro. Due i punti chiave della proposta: abolizione della soglia di 15 dipendenti e massima discrezionalità del magistrato, che in ciascuna vertenza tra dipendente e datore di lavoro potrà decidere tra reintegro, riassunzione o risarcimento.

Per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ''la proposta non e' stata pensata per rendere superfluo il referendum, ma nella convinzione che una riforma del sistema delle tutele e' una questione complessa e quindi le soluzioni non possono che essere modulate a seconda delle condizioni del lavoratore''. 

Angeletti ha anche annunciato che la Uil darà un'indicazione di voto sul referendum solo dopo aver proposto la propria bozza di riforma alle forze politiche e sociali.

Fra gli altri principali elementi che compongono la proposta della Uil, ci sono la valorizzazione ed una maggiore diffusione delle procedure di conciliazione e di arbitrato (istituto ''da ampliare'', ha detto Angeletti) e la conferma dell'attuale normativa sui licenziamenti discriminatori, cioe' quelli operati in base a motivazioni riguardanti la fede religiosa, il sesso, le opinioni politiche, le appartenenze sindacali, etc.

Aumenta, nel progetto della Uil, il peso del magistrato, che oltre a
stabilire la legittimita' del licenziamento dovra' occuparsi anche del tipo di sanzione da applicare. Il sindacato di via Lucullo proporrà anche il rito abbreviato per evitare l'intasamento dei tempi della giustizia. Anche se le cause del lavoro, nel 2000, ammontavano ad appena mille. Nelle sue decisioni, inoltre, il giudice - secondo quanto proposto dalla Uil - dovra' tenere presente di una serie di elementi che differenziano i vari lavoratori, come la dimensione dell'azienda, l'anzianita' del dipendente e l'allocazione geografica dell'impresa.

Discorso a parte, invece, per l'universo dei co.co.co. "Per loro - ha spiegato Angeletti - pensiamo di introdurre alcune modifiche: non siamo d'accordo con una definizione legislativa cosi' generica, che consente alle imprese di stipulare contratti di collaborazione quando il lavoratore e' sostanzialmente un lavoratore dipendente''. Secondo la Uil, per smascherare le false collaborazioni, e' necessario valutare quegli elementi (orario e luogo di lavoro, modello di organizzazione del lavoro, etc.) che caratterizzano le prestazione di chi opera a tempo determinato. ''I Co.Co.Co., che in base a queste caratteristiche sono lavoratori dipendenti - ha detto Angeletti - devono diventarlo. Per gli altri va introdotta una serie di norme di buon senso, come quella di aver diritto a conoscere la motivazione del licenziamento o quella del preavviso''.

Ma la Cgil boccia la proposta della Uil, che, secondo il segretario confederale Giuseppe Casadio, "cambia il pilastro fondamentale della norma sui licenziamenti''. ''Non siamo assolutamente d'accordo - afferma  Casadio - perche' restiamo fermamente contrari a metter mano, in qualunque maniera, alla norma dello Statuto che regola i licenziamenti senza giusta causa. E' chiaro - spiega il dirigente della Cgil - che attribuire al giudice la discrezionalità nel decidere, per tutti i lavoratori, tra il reintegro o il risarcimento o l'indennizzo significa cambiare il pilastro fondamentale dell'articolo 18''.

(13 febbraio 2003)