SICOPERO GENERALE EUROPEO CONTRO LA GUERRA

14 MARZO SCIOPERI E ASSEMBLEE IN TUTTI I POSTI DI LAVORO

 

dichiarazione di LUCIANO MUHLBAUER

Segreteria Nazionale SinCobas

 

Lo sciopero generale europeo contro la guerra può diventare una realtà. Nato al Forum Sociale Europeo di Firenze lo scorso novembre fu ritenuto da molti un’idea velleitaria. Ma la forza e l’estensione straordinaria del movimento contro la guerra ha cambiato le cose.

Oggi non è più soltanto il sindacalismo di base e la Fiom a volerlo ma è la stessa Confederazione europea dei sindacati (CES) a prenderlo seriamente in considerazione.

Il 14 marzo la CES ha proclamato 15 minuti di fermata preventiva contro la guerra a livello continentale. Non era mai accaduto. Questa positiva novità va colta come occasione in tutti i settori, pubblici e privati, per organizzare in quel giorno assemblee dei lavoratori e delle lavoratrici e far avanzare dal basso la costruzione dello sciopero generale contro la guerra.

Il SinCobas, infatti, in accordo con tutto il sindacalismo di base, ha dato indicazione alle sue strutture e ai suoi delegati di organizzare scioperi preventivi e assemblee, ovunque possibile, per la giornata di venerdì 14 marzo, al fine di preparare lo sciopero generale contro la guerra, impegnandosi affinché quelle assemblee siano il più unitarie possibile.

Il SinCobas e tutto il sindacalismo di base invitano anche i delegati e i lavoratori a promuovere fermate e scioperi nel giorno in cui la guerra dovesse scoppiare, senza preavviso (come previsto dall’art. 2 della legge 146/90). 

E’ fondamentale costruire lo sciopero generale europeo tempestivamente. Il sindacalismo di base è pronto a proclamare lo sciopero generale contro la guerra entro pochi giorni dall’inizio dell’attacco USA contro l’Iraq.

Il SinCobas ritiene essenziale che sia una sciopero che blocchi il paese, con il coinvolgimento di tutto il movimento per la pace. Per questo motivo lavoriamo per il massimo di convergenza con tutte le organizzazioni sindacali, a livello italiano ed europeo, che vorranno essere coerenti con le dichiarazioni di contrarietà alla guerra, senza nessun se e senza nessun ma.

Il governo Berlusconi intende trascinare l’Italia in guerra senza esplicitarlo nemmeno di fronte al parlamento. Voci autorevoli del governo hanno già annunciato che infrastrutture civili e militari saranno comunque a disposizione della guerra di Bush, come peraltro sta accadendo ormai da mesi.

Sciopereremo contro la guerra e sciopereremo perché infrastrutture, basi e spazio aereo italiani vengano negate alla macchina della morte. Sciopereremo perché questa, come tutte le guerre, è una guerra contro i lavoratori che provoca precarizzazione e impoverimento, fatta per garantire “libero mercato e libero commercio”, che fa lievitare nel bilancio statale le spese militari a discapito della spesa sociale, delle pensioni e dei soldi per i contratti, perché con la guerra si restringono gli spazi di democrazia, per l’opposizione e la mobilitazione sociale. Chi parlerà più di diritti e cosa subiranno lavoratrici e lavoratori migranti, già oggi indicati come terreno fertile per il “terrorismo”?

 

 

Livorno, 11 marzo 2003

 

Luciano Muhlbauer : 338.4290610