Un diritto di civiltà:

estendere a tutte e tutti le tutele dell’Art. 18

 

Tra qualche mese gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi sul Referendum per l’estensione dell’Art.18 ai lavoratori delle imprese con meno di 15 dipendenti.

L’obiettivo è quello di ampliare la sfera dei diritti a quella parte del mondo del lavoro che oggi neè priva, e cioè impedire il licenziamento discrezionale, senza giusta causa.

Si tratta di un obiettivo di grande rilevanza, di civiltà e democrazia, perché riduce il ricatto del licenziamento ed offre la formidabile opportunità di unire i lavoratori.

Non è l’Art.18 l’impedimento allo sviluppo economico ed alla crescita dell’occupazione, come dimostrano le vicende nazionali e pure locali: la crescita o il declino di un’azienda non dipendono dall’Art.18.

Riteniamo quindi che il Referendum rappresenti un’occasione eccezionale ed irripetibile su di un obiettivo concretissimo, largamente condiviso, come dimostrato dai tre milioni di lavoratori che hanno partecipato a Roma alla manifestazione della CGIL e allo sciopero generale unitario del 16 aprile.

Ovviamente ci siamo posti degli interrogativi: una affermazione del SI al Referendum rende più forte o più debole il mondo del lavoro? Facilita o rende più difficile la soluzione dell’allargamento de diritti ai lavoratori atipici? Darà più forza o renderà più difficoltosa la difesa dell’Art.18 per tutti i lavoratori?

Per questo riteniamo del tutto condivisibili ed esprimiamo pieno appoggio alle iniziative di tipo legislativo presentate da diverse forze, con l’obiettivo di migliorare per via parlamentare le condizioni di tutti i lavoratori, compresi gli atipici.

Non possiamo però dimenticarci dei rapporti di forza esistenti oggi in parlamento: accoglieremmo con grande favore l’esito positivo di una legge che muovesse in questa direzione, ma siamo altresì pienamente convinti che solo la mobilitazione per la vittoria del Referendum possa rappresentare il sostegno di massa necessario al superamento degli ostacoli che al momento rendono impraticabile la via parlamentare.

Come donne e uomini che ritengono che il livello di democrazia di una società si misuri in primo luogo dai diritti dei lavoratori e dei cittadini, ci schieriamo convintamene per il SI, costituendoci nel comitato livornese per il SI al Referendum.

Rivolgiamo pertanto un appello a tutti i lavoratori, a tutti i cittadini, perché superino divergenze e pregiudiziali e facciano del sostegno al SI un momento di forte unità, di impegno e mobilitazione per l’affermazione di un sacrosanto diritto di civiltà.

 

Prime adesioni:

FIOM Livorno; Lavoro e società-Cambiare rotta (CGIL); SINCOBAS provinciale; Confederazione Cobas; Livorno Social Forum; Giovani Comuniste/i; Partito della Rifondazione Comunista; Verdi; Circolo Comunista libertario-FAI;

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Il comitato livornese per il SI al Referendum sull’estensione a tutti i lavoratori della giusta causa nei licenziamenti, diritto sancito dall’Art.18 della legge 300/70 invita tutti i cittadini al dibattito  che si terrà

 

Giovedì 13 marzo alle ore 17

c/o sala della Provincia g.c.

 

introduce :             Lorenzo Centenari, segretario generale FIOM Livorno

partecipano :             Paolo Sabatini, coordinatore nazionale SINCOBAS

Flavia D’Angeli, Social Forum

Rossano Rossi, comitato promotore Referendum, segretario Cgil Toscana

conclusioni :             Giorgio Cremaschi, segreteria nazionale FIOM