Manca la copertura finanziaria, e così i lavoratori esposti all'amianto
non avranno i benefici previdenziali previsti dal disegno di legge all'esame della
Commissione lavoro del Senato.
Il provvedimento - che fissa un ampliamento dei benefici a un numero più
vasto di lavoratori rispetto alla situazione attuale - è stato bloccato dalla Ragioneria
generale dello Stato, che ha espresso parere "assolutamente contrario"
all'approvazione della legge. Di conseguenza il ministero dell' Economia e delle Finanze
ha stabilito che non vi è copertura finanziaria e ha bloccato tutto.
Oggi, dopo le vibranti proteste dei senatori dell'opposizione, è stata resa nota la
lettera del ragioniere generale dello Stato che di fatto blocca una riforma che interessa
più di un milione di persone. Le stime più recenti elaborate dall' Istituto superiore di
sanità indicano una cifra compresa tra un milione e un milione e 200 mila lavoratori, in
gran presenti nei settori navali, della chimica, delle ferrovie e dell' edilizia. Ma vi
sono anche calcoli di altri enti che allargano questa platea fino a tre milioni di
persone.
Nella sua lettera il ragioniere generale dello Stato afferma che "il provvedimento,
ampliando il numero dei destinatari dei benefici previdenziali previsti per i lavoratori
esposti all'amianto, determina rilevanti oneri per la finanza pubblica, che non risultano
né quantificati, né coperti". E quindi "lo scrivente esprime parere
assolutamente contrario all' ulteriore corso del provvedimento".
L'amianto è stato messo fuori legge in Italia da 11 anni, ma sul territorio italiano,
secondo i dati emersi qualche mese fa in un convegno organizzato dal Cnr, sono presenti
ancora 2,5 miliardi di metri quadri di coperture di eternit, pari a 32 milioni di
tonnellate di cemento amianto e molte tonnellate di amianto friabile, per un totale di
circa 8 milioni di tonnellate di metri cubi di amianto puro. La legge 257 del 1992, che ha
bandito l' amianto, riconosce anche una maggiorazione dell' anzianità contributiva
(compensativa della pericolosità del lavoro svolto a contatto con il minerale
cancerogeno) per tutti i lavoratori esposti per più di dieci anni. Il periodo di
esposizione è moltiplicato, ai fini pensionistici, per il coefficiente di 1,5. L' ultimo
rapporto dell'Istituto superiore di sanità segnala che 9.094 persone sono morte per
tumore maligno alla pleura (malattia causata proprio dall' esposizione all' amianto) nel
periodo 1988-1997: 5.942 uomini e 3.152 donne. Piemonte, Liguria, Lombardia e Friuli
Venezia Giulia sono le regioni definite come aree ad 'alta esposizione', con tassi di
mortalità superiori a quello nazionale. E il rapporto sottolineava che i dati relativi
agli ultimi anni suggeriscono che la curva è ancora in una fase ascendente, o perlomeno
stazionaria.
"Il comportamento del ministero - sottolinea il senatore Natale Ripamonti dei Verdi -
è vergognoso: non si trovano i soldi per far fronte al dramma di questi lavoratori, dopo
averli illusi. Il governo fa il gioco delle tre carte, perché l'accantonamento previsto
in finanziaria per la copertura della norma relativa alla tutela dei lavoratori esposti
all' amianto é stata sicuramente scippata dallo stesso governo per garantire il
finanziamento di qualche altro provvedimento".
(19 giugno 2003)