Si inasprisce il dibattito sulle pensioni. In
attesa della verifica di governo di venerdì, dalla quale dovrebbe emergere una linea
"vincente" tra la difesa della delega da parte
del ministro del Welfare Maroni e l'intenzione di intervenire su disincentivi e anzianità
manifestata dal ministro dell'Economia Tremonti, oggi è scesa in campo la Corte dei
Conti. Esattamente come poco meno di un mese fa,
la magistratura contabile ha chiesto di ritoccare i livelli di anzianità, innalzandoli di
almeno 5 anni. "Dalla metà degli anni '90, l'azienda Italia sta percorrendo la via
di un costante declino, non solo nel mondo, ma anche in confronto con i principali paesi
europei". Questo il giudizio espresso dal procuratore generale della Corte dei Conti,
Vincenzo Apicella, sul rendiconto generale dello Stato. E dopo aver sottolineato l'impasse
economica e produttiva del nostro paese, Apicella si è soffermato sulla questione
previdenziale, spiegando che 'occorre alzare, almeno con serrata gradualità, il tetto del
pensionamento di almeno 5 anni, con la sola esclusione per le attività usuranti e per i
casi di invalidità; ciò inizialmente in forma volontaria, attraverso l'introduzione di
un sistema di incentivi e di disincentivi'. Apicella ha anche ricordato che nei
prossimi dieci anni, ove non si dovesse ricorrere a drastici rimedi, la situazione non
potrà che peggiorare, vulnerando ad un tempo gli interessi dei lavoratori e quelli delle
future generazioni, nonché l'equilibrio della spesa pubblica. In questo senso ha
sottolineato che "la delega chiesta al Parlamento, per essere risolutiva, non potrà
che essere radicale"; anche se L'iter "si presenta, sino ad ora, contrastato e
laborioso: ciò rappresenta ulteriore motivo di preoccupazione".
Gli ha fatto eco il presidente della Confindustria, secondo il quale la riforma delle
pensioni 'é un capitolo da portare finalmente a compimento'. In un'intervista
radiofonica Antonio D'Amato ha ribadito che c'è 'bisogno di affrontare la riforma
delle pensioni con grande serietà e serenità, non tanto per diminuire la pressione sulla
spesa corrente, ma anche per dare più garanzie e certezze ai giovani di domani'. La
ricetta di Confindustria 'non è una ricetta all'americana. La spesa sociale in Italia è
più o meno in linea con la media europea; il problema è che è squilibrata. Due terzi
della spesa sociale sono destinati alle pensioni e poco alla sanità. E quello che tocca
alla sanità è per altro squilibrato. Insomma, ci sono molti sprechi".
Di fronte a tante e tali sollecitazioni ad intervenire sulla previdenza il fronte
sindacale si sta compattando in un'opposizione unitaria che difficilmente concederà spazi
di trattativa come accadde l'anno scorso per l'articolo 18. Cgil, Cisl e Uil in questo
frangente sono unite nel dire no a un intervento che sarebbe il quarto in dieci anni. E in
particolare si oppongono a ulteriori peggioramenti della delega (che ha già molti punti
che i sindacati contestano) non motivati da esigenze strutturali di tenuta del sistema
pensionistico, ma da necessità contingenti di fare cassa con la prossima Finanziaria.
"E' immorale scaricare sui lavoratori e sui pensionati i dissesti finanziari del
governo". Così Morena Piccinini, segretario confederale della Cgil, replica alle
affermazioni di Apicella e D'Amato. 'A loro occorre rispondere chiaro - sottolinea
Piccinini - che se il Governo pensa di risanare il bilancio dello Stato tagliando le
pensioni, si va dritti allo scontro sociale, poiché nessun lavoratore o pensionato sarà
disponibile a rinunciare ai propri diritti previdenziali per riparare gli errori fatti in
questi due anni dal Governo stesso. La manovra che viene ipotizzata - spiega - non ha
nulla a che vedere con la sostenibilità del sistema previdenziale che, dalla riforma in
poi, contrariamente a quanto sostenuto da Apicella e da D'Amato, ha dato e dà ampie
garanzie per una sostenibilità sia a breve che a lungo termine'. Parlare 'di
disincentivi, o di accelerazione della riforma Dini, di estensione del calcolo
contributivo, o di contributo di solidarietà a carico di chi è già in pensione di
anzianità - conclude la dirigente sindacale - è del tutto fuori luogo: altre sono le
strade del risanamento delle finanze e altri i provvedimenti necessari, basti ricordare
che il sistema previdenziale in essere ha già comportato e sta comportando sacrifici sia
per lavoratori che per pensionati'.
E anche il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, si è detto contrario alla richiesta
della Corte dei conti, sostenendo che "non è praticabile, non è possibile e non
sono d' accordo". "Mi sembra che sulle pensioni - ha aggiunto Pezzotta parlando
al termine di una serie di incontri al Comitato economico e sociale di Bruxelles - ci sia
una sorta di accanimento terapeutico che non ha ragione di esistere".
(26 giugno 2003) |