| IL NOSTRO GIUDIZIO NEGATIVO SUL
CONTRATTO POSTE. I lavoratori delle Poste in questi anni hanno pagato un duro prezzo in termini di condizioni di vita, di lavoro e di salario per risanare lAzienda Poste. Il costo del lavoro è passato dal 89% del 98 al 67% del 2001 e continua a scendere. Non a caso il 16 maggio i lavoratori di Poste hanno reagito con forza (88% di adesione allo sciopero) allarroganza dellAzienda che si contrapponeva alle richieste contenute nella piattaforma contrattuale avanzando una propria piattaforma basata sulla riduzione dei diritti (ferie, malattie, orario di lavoro, ecc.). Le Segreterie Nazionali, invece di cogliere quella spinta per sostenere la propria piattaforma con forza, l11 luglio firmavano (senza né iniziative di lotta, né coinvolgimento dei lavoratori) un accordo che nel merito disattende le aspettative contenute nella piattaforma contrattuale. Veniamo ai punti critici più rilevanti: democrazia: effettuare le assemblee nel periodo dal 20 al 30 luglio, con gran parte del personale in ferie e senza unadeguata informazione, significa svuotare di ogni significato le assemblee stesse e farle divenire un momento di semplice ratifica di decisioni già prese. Per chi, come noi, considera titolari del contratto i lavoratori ciò è una gravissima lesione alla democrazia sindacale. Parte economica e decorrenza: I 100 (ne avevamo richiesti 135) sono meno di quelli prospettati. Ma ciò che è grave è che non viene neppure rispettato laccordo del 23 luglio. La parte economica del contratto passa da 2 a 3 anni (gli aumenti avrebbero dovuto coprire il 2002 e il 2003 invece il 60% verrà erogato nel 2004). Non a caso Sarmi, Amministratore Delegato dichiara laccordo è in linea con gli obiettivi prefissati. Inoltre abbiamo definito i costi del personale per il 2004 evitando lapertura di una nuova vertenza. Proprio nellanno in cui inizia il processo di privatizzazione di Poste SPA si regala allAmministratore Delegato la possibilità di procedere senza conflitto alla ristrutturazione. Inquadramento: Arriva dopo anni di attesa ed un forte risparmio aziendale, nei confronti delle professionalità e della produttività sviluppate dai lavoratori, che hanno permesso allazienda di occupare un ruolo rilevante nel mercato. Ma si tratta di un inquadramento che non risponde alle necessità dei lavoratori. Non vi è alcuna progressione economica né con scatti di anzianità, né automatismo di passaggio tra una categoria e laltra. Per molti lavoratori sarà tuttaltro che facile definire in quali delle nuove categorie vadano effettivamente inseriti. Vi sono poi interi settori di lavoratori le cui professionalità non vengono neppure riconosciute. Flessibilità: Emergono 2 aspetti di rilevanza politica
Ha ben ragione lAmministratore Delegato ad essere soddisfatto delle flessibilità introdotte. Per la prima volta prevedono, a parità di prestazioni lavorative, diversi trattamenti. I primi ad essere colpiti saranno i nuovi assunti per i quali viene introdotto un diverso regime sulle ferie (4 giorni in meno nei primi 5 anni di lavoro) e sullinquadramento (un vero e proprio salario dingresso). Tutto questo, nessuno si illuda, è destinato nel tempo ad avere conseguenze negative anche sui lavoratori attualmente in organico. Altrettanto grave è la disponibilità a discutere nel CCNL le nuove leggi che il governo ha emanato sullorario di lavoro (aumento della flessibilità) e sul mercato del lavoro (Legge 30/2003 con il suo portato di nuove subordinazioni del lavoro col sempre maggiore ricorso al lavoro temporaneo e precario). Le stesse leggi che la CGIL a livello nazionale sta contrastando. Dal CCNL deriva quindi un sistema degli orari sempre più discrezionale per lazienda ed una maggiore divisione tra i lavoratori. Ticket: siamo al ridicolo: dopo oltre tre contratti di promesse si prevede, solo dal 1 luglio 2004, un ticket di 3,10 (6.002 lire) per coloro che fanno più di 7 ore con un intervallo di mezzora tra le 12,00 e le 15,00 per tutti gli altri un contributo di 13,52 mensili (26.178 lire). Relazioni Industriali: Si confermano i 2 livelli di contrattazione, ma quello decentrato resta ancora schiacciato. La RSU continua a non avere ruolo e funzione che gli spetta. La contrattazione decentrata, di parte della produttività, risulterà vanificata non essendo definita la quantità di organico e il fabbisogno. Come si riuscirà a calcolare la produttività? Come e con quale peso si potrà distribuire? Queste ed altre ragioni sono la causa per cui le RSU e lo stesso sindacato periferico sono risultati inefficaci agli occhi dei lavoratori. Queste erano le criticità che andavano rimosse così come chiesto in piattaforma. Per queste ragioni esprimiamo un
giudizio fortemente negativo, sia nel metodo che nel merito dellipotesi di contratto
presentata. Protagonisti dei contratti devono
tornare ad essere i lavoratori. LAVORO E SOCIETA CAMBIARE ROTTA SLC-CGIL
LOMBARDIA Milano, 22.7.2003
|