Cos'è il Tmc-2 di
Cesare Cosi Ufficio sindacale Fiom Piemonte Spiegare in poche parole il più recente
attacco padronale sullintensità della prestazione di lavoro non è possibile senza
un minimo di conoscenza dei sistemi in uso nelle aziende per stabilire i carichi di
lavoro. La sigla Tmc-2 (Tempi dei movimenti
collegati-seconda versione) indica uno dei "modelli cronotecnici" preposti alla
quantificazione dei tempi desecuzione delle mansioni operaie nella produzione di
serie (si parla, naturalmente, di lavoro a cottimo). Quando un lavoratore industriale
(metalmeccanico e non solo) varca la soglia di uno stabilimento, il suo tempo di presenza
in officina viene letto e gestito dagli uffici tecnici (analisi lavoro) in un modo
particolare, così ripartito: tempi attivi o effettivi; fattori di riposo;
fattore fisiologico; pausa/e (dove previste). Assegnando base 100 al tempo
di presenza in officina, detta ripartizione, a prescindere dallentità di ogni
valore, che può variare da ciclo a ciclo, si può suddividere così: tempi attivi, circa
84 per cento; fattori di riposo, 6-8 per cento; fattore fisiologico, 4-6 per cento; pausa,
4 per cento. Gli ultimi tre punti possono essere
contrattati, perché i riferimenti nazionali e internazionali sono diversi e
lentità delle pause per nocività e vincolo sono frutto delle condizioni oggettive,
degli usi e delle consuetudini presenti in azienda e dei rapporti di forza operanti. Il
primo punto (tempo attivo), che è lelemento centrale per la determinazione del
tempo desecuzione, non è contrattabile, perché è scelto dal padrone
(larticolo 11 del ccnl prevede la sola comunicazione del sistema usato, mentre al
sindacato è concessa unicamente la possibilità di contestazione delleventuale
divario tra previsione e realtà applicativa). Ovviamente, la possibilità di
contrattazione si esercita sulluso scorretto del modello stesso. Questo aspetto
dellarticolo 11 del ccnl non è mai stato modificato, perché linsieme dei
modelli usati in Italia nellambito cronotecnico (sistemi cronometrici o sistemi
tabellari) portava (doveva portare) a risultati simili; rendimento 133,33 come massimale,
che significa maggiorare di un terzo la normale velocità desecuzione a 100, scelta
che recupera il più tradizionale rapporto del sistema Bedaux 60-80. Le scelte della Fiat Nel dopoguerra, sullonda del piano
Marshall, la Fiat si attrezza, acquisendo lultima novità prodotta nellambito
cronotecnico: lMtm (Method time mesurement). Questo sistema è una rivoluzione
rispetto al sistema cronometrico basato sulla rilevazione corretta dal giudizio di
velocità soggettivo del cronometrista, essendo basato su tabelle predefinite che in
funzione della microgestualità compiuta per lavorare (raggiungere, afferrare, muovere,
rilasciare, posizionare, movimenti del corpo ecc.) assegna un tempo già incentivato che
non necessita di correzioni o interpretazioni di parte. Naturalmente, per rendere
operativo il sistema bisognava renderlo compatibile con i vincoli operanti in Italia
(60-80; 100-133) e semplificarlo al fine di dotare gli uffici analisi lavoro di uno
strumento veloce, che mantenesse però i vantaggi insiti nellMtm. Nasce il Tmc Alla fine degli anni quaranta nasce così il
Tmc (Tempi dei movimenti collegati), che si diffonde rapidamente in ambito Fiat. È
importante sottolineare che il Tmc non modifica nulla come risultato finale rispetto al
sistema cronometrico (volumi produttivi richiesti), dato che raffrontando una corretta
analisi con il Tmc e una corretta analisi cronometrica non si evidenziano differenze. In
estrema sintesi, linsieme della microgestualità presente nellMtm è stata
raggruppata (per esempio: raggiungere, afferrare, muovere, rilasciare diventa
"spostare"). Lanaliticità dei pagati in relazione alle distanze (un
centimetro nellMtm) è consolidata in tre blocchi da un centimetro a 80 centimetri
(spostare vicino, normale, lungo). I diversi gradi dinterferenza,
difficoltà, ecc., presenti nellMtm sono ridotti a tre soli (f=facile, m=medio,
d=difficile). I pagati dellMtm espressi in Tmu (0,06 centesimi di minuto) sono
trasformati tramite un coefficiente di correzione e operando anche medie varie, in
millesimi di minuto e a rendimento 133,33. Tutti questi passaggi sono ben spiegati nel
manuale edito dal servizio lavoro della Fiat e, dopo anni di verifiche e di
sperimentazioni da parte di decine di sindacalisti e di delegati, non ci sono dubbi
riguardo non allequità del modello, ma alla corretta derivazione dallMtm e
alla coerente rispondenza ai canoni operanti in Italia rispetto ai massimali di rendimento
e, quindi, agli accordi nazionali e aziendali. Questo modello, sempre presente come
momento formativo per gli analisti, nel corso degli anni cinquanta e sessanta era
sostanzialmente inutilizzato in officina, perché sostituito dal deleterio strapotere
della gerarchia. Il Tmc riemerge dopo il 1971, per gestire laccordo di gruppo che
ripristina regole volte a consentire ai consigli di fabbrica di contrattare i carichi di
lavoro, lorganizzazione del lavoro, le saturazioni ridotte, le pause per il disagio
linea ecc. Dal Tmc-1 al Tmc-2 Le regole stabilite nel corso degli anni
settanta sono rimaste sostanzialmente operanti in tutto il gruppo Fiat, fino
allaccordo per i nuovi stabilimenti della Sata di Melfi e dellFma di Pratola
Serra dell11 giugno 1993. Detti stabilimenti pur essendo Fiat a tutti gli effetti,
formalmente sono società autonome e quindi corso Marconi ha preteso che lintero
patrimonio di contrattazione fosse azzerato, imponendo e ottenendo, soprattutto sul tema
della prestazione di lavoro, il completo stravolgimento di razionali modelli di gestione e
di contrattazione operanti da più lustri nel gruppo. Non è questo il momento di
analizzare e comparare gli accordi Fiat con laccordo di Melfi, anche perché troppe
sarebbero le assurdità e gli arretramenti da mettere in evidenza. La cosa eclatante da
denunciare è che per la prima volta in ambito Fiat viene sottoscritto il Tmc-2 in
sostituzione del Tmc-1. Lazienda afferma che le modifiche
apportate non sono altro che un più preciso adeguamento Tmc alloriginario Mtm. Non
è così. Non bisogna certo essere dei cronotecnici per accorgersi che il passaggio da
16-42 millesimi a 9-36 millesimi non è la stessa cosa per il movimento degli spostare,
che è identico nella gestualità con il Tmc-1. E anche per lazione del posizionare,
i tagli sono considerevoli, e anche in questo caso incomprensibili, dato che il movimento
non può subire reinterpretazione alcuna, essendo nel dettato Mtm rigidissimo. Quanto poi
ai movimenti del corpo, pure in questo caso la logica dei pagati è rimasta la medesima,
ma i tempi sono stati tagliati del 20 per cento sul facile (passi) e del 7 per cento sul
difficile (flessioni del tronco ecc.). Durante la trattativa per Melfi abbiamo
sfidato lingegnere che guidava la delegazione Fiat a dimostrare che le due metriche
fossero equivalenti, fornendoci lesempio di rilevazione accluso al manuale del Tmc-1
(montaggio manuale contemporaneo di due pompe alimentazione carburante) con il Tmc-2.
Esempio non contestabile da nessuno, scomposto e analizzato in tutte le sue parti,
paradigma sul quale intere generazioni di analisti si sono formate. Il giorno successivo
ci è stata fornita fotocopia del nuovo rilievo (protocollata dalla Fiat e gelosamente
custodita) che con identica gestualità, prodotto e tecnologia usata prevedeva il
passaggio da 141,5 a 155,54 pezzi allora, con un incremento di 14,04 pezzi, pari al
9,92 dincremento percentuale. Sottoponendo però a esame il rilievo Fiat, questo è
risultato gravato da due grossolani errori (evidentemente voluti, per abbassare i volumi)
e direttamente rilevabili raffrontando sia i rilievi Tmc-1 e Tmc-2 che le logiche Mtm
presenti sui loro manuali. Eliminando gli errori, il volume produttivo
con il Tmc-2 passa, con il loro rilievo, a 171,5 pezzi, con un incremento di 30 pezzi
allora, pari a un 21,2 dincremento percentuale. Da Melfi a Cassino La vicenda di Cassino, nella sua
drammaticità, illumina ulteriormente il sinistro scenario aperto a Melfi. Essendo un
accordo di gruppo a tutti gli effetti, lazzeramento di tutte le intese precedenti
era un compito arduo e la Fiat non ci ha provato. Di tutte le assurdità imposte a Melfi
sul tema della prestazione di lavoro (diminuzione di 20 minuti della pausa linea, recupero
di tutte le fermate, erosione dei fattori di riposo e fisiologici in presenza di
disfunzioni tecnico-impiantistiche) non cè traccia. Linteresse
dellazienda si è concentrata sui due aspetti primari: la metrica del lavoro (Tmc-2)
e le procedure per la contestazione dei carichi di lavoro. Oltre agli evidenti vantaggi
economici e politici, non bisogna dimenticare che lattacco è portato nel cuore del
gruppo, in Fiat Auto. Solo un cieco non vedrebbe il rischio gigantesco per i lavoratori
qualora laccordo separato passasse e si consolidasse. (Rassegna sindacale, n. 34, 25 settembre 2001) La metrica del lavoro finisce sotto
inchiesta La
Procura di Torino sta indagando sul Tmc-2 (che letteralmente significa Tempi
dei movimenti collegati-seconda versione), il sistema di metrica del lavoro adottato
dalla Fiat nei suoi stabilimenti (all'inizio solo a Melfi e Cassino, poi, da quest'anno,
esteso anche nelle altre fabbriche). Oggi gli ispettori della Asl hanno effettuato un
sopralluogo a Mirafiori, il complesso industriale della Fiat a Torino, per verificare se
l'introduzione del Tmc-2 non abbia influito sulle condizioni fisiche degli operai. E per
accertare se non vi siano state violazioni della legge 626 sulla prevenzione e sicurezza
del lavoro da parte della direzione aziendale. 380
fra operai ed ex operai Fiat, infatti, hanno accusato dolorosi disturbi alle mani, alle
braccia e alle spalle: il sospetto è che si tratti della "patologia da sforzo
ripetuto", malattia professionale che di solito colpisce i lavoratori addetti a
mansioni ripetitive. L'apertura
dell'inchiesta è partita da un esposto inoltrato dalla Fiom-Cgil, che ha denunciato
l'aumento dei ritmi di produzione nonostante il ricorso alla cassa integrazione. La Fiom
quantifica in un 15% l'aumento d'intensità dei ritmi di lavoro da quando è stata
introdotta la nuova metrica. Gli ispettori hanno acquisito i fogli di lavorazione in cui
sono indicati i ritmi di lavoro e le tecnologie attuate e stanno confrontando i ritmi del
piano precedente con quelli attuali, e se e' stato modificato il documento di valutazione
dei rischi previsto dalla 626. ''L' esposto - spiega il segretario generale della Fiom di
Torino, Giorgio Airaudo - si e' reso necessario perche' non e' stata aggiornata la
valutazione dei rischi e per il mancato accesso alla documentazione. L' assenza di un
negoziato su questi temi e la mancata tutela degli accordi separati, compreso quello
firmato oggi pomeriggio all' Unione Industriale, richiedono che la magistratura svolga il
suo compito di accertamento ristabilendo regole e diritto a tutela della salute dei
lavoratori''. Il pm Raffaele Guariniello ipotizza il reato di lesioni colpose. Fra gli indagati figurano dirigenti ed ex dirigenti che sono stati anche ai vertici di Fiat Auto negli ultimi vent'anni. I lavoratori operavano in prevalenza alle Carrozzerie, e si ritiene, in ambienti investigativi, che molti di loro siano stati interessati dalla patologia a causa delle condizioni in cui prestavano servizio. "In realtà - ha dichiarato all'Ansa l' avvocato Giovanni Anfora, legale dell' azienda insieme a Vittorio Chiusano e Luigi Chiappero - di certezze non ve ne sono. Sono ancora in corso le consulenze medico-legali per accertare prima di tutto l' effettiva natura dei disturbi, e poi se questi disturbi sono realmente riconducibili all' attività lavorativa. Ricordiamo che Fiat Auto ha sempre esercitato la massima attenzione a questo tipo di problematiche, nel rispetto del principio di tutelare la salute dei dipendenti". La Procura - per una questione di scadenza dei termini - ha chiesto l' archiviazione del procedimento, invitando però il gip Alessandro Prunas Tola, secondo quanto si è appreso a Palazzo di Giustizia, a disporre la prosecuzione degli accertamenti. Anche alcune "persone offese" si sono opposte alla chiusura definitiva del caso. E' prevista un'udienza alla fine di settembre. (22 luglio 2003)
|