| la relazione che Riccardo Pilato ha letto all'assemblea annuale
della associazione Zastava Brescia. Silenzio, solo silenzio ci giunge dalla Serbia, come se tutto fosse ormai normalizzato, parola bruttissima, tutto passato ..tutto. Del resto agli occhi di chi solo distrattamente o per niente guarda a quanto avviene a pochi chilometri da casa sua, dopo ben 4 anni e mezzo dalla fine dei bombardamenti detti umanitari, perché non dovrebbe essere tutto risolto, le strade rifatte, le aziende riaperte, le scuole attrezzate e ben riscaldate, gli ospedali accoglienti per quanti hanno bisogno di cure, persino le ferite dellanima rimarginate .. E succede così che per molti rappresenti una sorpresa il fatto che in Serbia e Montenegro - è questo il nuovo nome appioppato a quella che fino a poco tempo fa era la Jugoslavia, forse per cancellare completamente quel sogno, tanto umano quanto affascinante di far convivere in ununica entità statale culture slave di origini diverse, pensate proprio in unepoca di grande retorica attorno alla caduta del muro per eccellenza, ma è una sorpresa, dicevo venire a volte magari casualmente a conoscenza che nulla, proprio nulla sia tornato a come era prima dei bombardamenti, prima dell embargo, prima delle guerre balcaniche che hanno portato alla distruzione di quell ambizioso progetto di civiltà e di tolleranza. A cominciare dall economia che continua a trovarsi in uno stato di profonda recessione le cui conseguenze vengono vissute con sempre maggiore difficoltà dalla gente normale, quella per intenderci che la crisi la subisce e non rappresenta come per pochi un occasione di arricchimento, viene subita con sempre maggiore disperazione sia perché essa dura da molto tempo e sia perché di essa non si intravede la fine. Quanti in Jugoslavia come in Europa o in Italia hanno creduto che la stabilizzazione, la liberalizzazione economica e un veloce processo di privatizzazioni avrebbero risolto tutti i problemi, se l hanno pensato in buona fede saranno costretti ad ammettere che si sono è sbagliati. Il problema è che chi ha deciso per la Jugoslavia, ma non solo per questa ma anche per gli altri paesi dellarea, questa terapia d urto sapeva benissimo quali conseguenze avrebbe portato e anzi aveva fatto conto proprio su queste per ottenere la distruzione di queste entità statali per meglio occuparle con quattro soldi. Noi però guardiamo a questa situazione con i nostri occhi, con il cuore e la mente rivolti alla gente che ben conosciamo e che la subisce tutti i santi giorni.. E allora constatiamo che gli euforici annunci di riforme o le grandi promesse di un miglioramento delle condizioni di vita, non si sono per nulla realizzati. I risultati economici sono decisamente negativi e né la gente né gli operatori economici possono più sostenere la terapia shock neoliberista. La produzione industriale ha avuto nei primi sette mesi del 2003 un crollo del 3,5% e quella agricola una recessione del 10% mentre il deficit del commercio estero per gli scorsi 30 mesi ha raggiunto i 9,2 miliardi di dollari, il debito pubblico alla fine di agosto 2003 è giunto a 13,5 miliardi di dollari, dati che da soli fanno pensare ad una condizione di schiavitù da indebitamento. L economia stagnante non sarà in grado di far fronte a impegni che hanno superato la somma della produzione nazionale lorda. Su una popolazione complessiva di circa 10,5 milioni, risultano disoccupate 968.000 persone, altre 1.282.000 sono occupate e lavorano in media 3,5 ore mentre 195.000 lavoratori lo scorso mese di ottobre 2003 non hanno ricevuto lo stipendio. E ancora. Lo sfruttamento delle capacità produttive è inferiore al 40% e l80% delle attrezzature è antiquato. Il tasso di crescita economica anche nel 2003 difficilmente supererà l uno % e secondo il calcolo degli esperti ci vorranno 30 anni per raggiungere il livello del 1989. In particolare 34208 imprese devono cadere in fallimento e altri 468000 lavoratori rimanere senza impiego. Continuando a parlare di una realtà che molti ormai ignorano, scopriamo che secondo gli esperti il 74% della popolazione vive con un reddito giornaliero che va da UNO a DUE dollari, e il 32% di essa si trova in uno stato di povertà grave. Con la privatizzazione dei servizi sociali, una gran parte delle famiglie non ha più luce e riscaldamento, migliaia sono sfrattate e si registra un aumento esponenziale di malattie dovute da un lato alle conseguenze dei bombardamenti all uranio ( tumori, leucemie e malattie della pelle in particolare ) e dall altro alle conseguenze di 10 anni di embargo, sanzioni e guerre. A ciò si aggiunga che il processo di privatizzazione della Sanità impedisce alla quasi totalità delle famiglie di comprare i medicinali ( che hanno prezzi occidentali ) e quindi di potersi curare, mentre la condizione assolutamente obsoleta degli strumenti diagnostici impedisce qualsiasi opera di prevenzione sanitaria seria. E come al solito le prime vittime di questa situazione sono i bambini .. Acqua, luce e riscaldamento hanno subito dal 2000 ad oggi aumenti medi del 60%. La stragrande maggioranza delle famiglie passa gli inverni senza riscaldamento non riuscendo a pagare le bollette e questo in un luogo dove le temperature invernali arrivano anche a 20°. Una delle riforme strutturali è quella che prevede il recupero degli arretrati delle bollette che il precedente governo aveva condonato in quanto riteneva assurdo far pagare i consumi energetici a famiglie che , tra embarghi, sanzioni e conflitti non aveva soldi sufficienti neanche per arrivare a fine mese. Anche la scuola, in fase avanzata di privatizzazione, sta diventando un lusso, non avendo le famiglie soldi per le tasse e il materiale scolastico, che prima erano praticamente garantiti dallo stato o mantenuti a costi bassi. La stessa università ha ormai, a seconda delle facoltà, un costo che va dai 700 ai 1500 di spese. Insomma, alla fine dei conti, i dati ufficiali dicono che i 2/3 della popolazione serba spende meno di un al giorno pro capite e che di questi 1/3 di essi spende 50 cent. di al giorno. Il 60% di questa favolosa cifra viene speso per il cibo. Sulla Serbia incombe una situazione da esplosione sociale simile a quella avvenuta in Argentina, paese dove vi è stata la sperimentazione massima delle dottrine liberiste che hanno prodotto nel giro di 10 anni il tracollo economico. Se lo stato dell economia è drammatico, quello sociale non è da meno. Le ricerche mostrano che solo il 17,7% dei giovani vuole rimanere in patria, gli altri vorrebbero andarsene quanto prima. Ma veniamo a Kragujevac, la città in cui operiamo da più di quattro anni, vediamo cosa succede ai lavoratori ed ex lavoratori della Zastava. In questa città la disoccupazione è diventata endemica. Da tempo ormai dei 36000 lavoratori originari ne restano ufficialmente 17000, gli altri come sappiamo sono stati licenziati o indotti alle dimissioni. Questi 17000 rimasti lavorano a rotazione, cioè 4 o 5 mila al mese e poi ne subentrano altri; quando lavorano percepiscono un salario medio di 165 mensili e quando non lavorano 70/80. Questi salari devono far fronte a una spesa che per i soli generi di primissima necessità per una famiglia di quattro persone è oggi di 250 . La produzione è rimasta ferma da giugno a settembre e fino all interruzione era di 900 vetture al mese, ora è ripresa con lintervento del governo che ha anticipato i capitali per comprare i motori e i pezzi di assemblaggio per tre mesi. Attualmente la grande fabbrica che prima della guerra sfornava migliaia di autovetture e camion riesce a produrre 300 auto al mese. NUMERI, ARIDE CIFRE, certamente, ma noi sappiamo che dietro di esse o meglio dentro di esse ci sono milioni di stomaci non riempiti o male alimentati, corpi mal vestiti e poco coperti, abitazioni fredde e poco accoglienti, la stragrande maggioranza delle quali non ultimate in parti essenziali a causa della mancanza di mezzi e di soldi in seguito all embargo, strade costantemente ora infangate ora impolverate, malati non curati che con grande rassegnazione aspettano la fine delle sofferenze, bambini che hanno dovuto, troppo presto rispetto all età, fare i conti con la prepotenza dei potenti e con i loro esclusivi interessi economici. Ecco cosa vedono i nostri occhi ogni volta che si posano su questa realtà sociale e sempre la conclusione a cui arrivano le nostre menti è la stessa: ancora oggi, nonostante il silenzio della grande maggioranza dei mass-media, la morte e il dolore sono padrone di quelle contrade così vicine a casa nostra ma tanto lontane dall opulenza apparente delle nostre città. Moltiplichiamo questa condizione in cui vivono questi cittadini europei per tutti i paesi in cui ci sono state o ci sono ancora adesso situazioni di guerre con tutte le conseguenze che portano e avremo il totale approssimativo del dolore del genere umano causato dalla sete di potere e di soldi. Guerre ora presenti, Irak, Palestina,Cecenia, guerre da poco passate, Afganistan, guerre ormai dimenticate, Jugoslavia, Somalia, piu una miriade di conflitti cosiddetti locali che durano da decenni e di cui nessuno o quasi sa nulla . In tutti casi è sempre presente l interesse del mondo occidentale o del nord del mondo, direttamente o indirettamente. Fino a qualche anno fa veniva usata la motivazione della lotta al comunismo e ne sono passati di cadaveri di poveri cristi in nome di essa, oggi che il comunismo non cè più trovano comodo e facile appioppare il termine terrorismo a qualsiasi evento purchè riesca a giustificare qualsiasi iniziativa, dalle restrizioni delle libertà personali ai bombardamenti più feroci contro popolazioni civili. Sono azzeccate le argomentazioni di Gino Strada, il fondatore di Emergency, intorno a questo fenomeno. Egli dice che è legittimo che milioni di persone al mondo pensino che ci siano forme di terrorismo ancora più devastanti di unauto-bomba, perfino di un aereo che esplode in un grattacielo. Ad esempio le armi chimiche, usate contro la popolazione. I nostri fratelli curdi pensano legittimamente che i 5000 di loro uccisi nel tempo di unora ad Halabja, città del nord Irak dal gas sparso dagli aerei di Saddam Hussein nel 1988 siano morti per un atto di terrorismo; particolare importante in quel caso le grandi potenze, a conoscenza dellevento, non pensarono affatto né di farlo sapere al mondo né di condannarlo. Ad esempio i vietnamiti ricordano bene le armi chimiche usate dagli aerei americani sulla popolazione del Vietnam negli anni 60. E ricordano bene anche i morti, i malati di tumore e le leucemie e i nati con orrende malformazioni nei decenni successivi. Come si fa a non definirlo terrorismo . Ad esempio gli abitanti di Hiroshima e Nagasaki vivono ancora oggi una tragedia simile per gli effetti delle atomiche sganciate su centinaia di migliaia di civili inermi. Altri nostri fratelli, gli iracheni ad esempio, ritengono che imporre per 10 anni un embargo devastante per la popolazione che ha già prodotto 1 milione di morti, sia unaltra forma di terrorismo generalizzato. Hanno forse torto i vietnamiti, i curdi, gli iracheni e i giapponesi? No anzi, hanno assolutamente ragione, è stata la forma di terrorismo che loro, le loro famiglie e il loro popolo hanno sperimentato. Esattamente come i cittadini di New York identificheranno per sempre il terrorismo con il World Trade Center che va in frantumi con 3000 persone dentro. Molti popoli fra quelli che abitano il pianeta conoscono una forma o l altra di terrorismo, chi ha subito attentati e chi l embargo, chi è stato bombardato e chi gasato, chi è stato vittima della pulizia etnica e chi chiuso nei campi di sterminio, chi è finito nei gulag, chi ha il filo spinato intorno a casa e muore perché non può raggiungere l ospedale e chi invece l ospedale potrebbe anche raggiungerlo se qualcuno non gli sparasse prima. Ed anche chi mangerebbe sassi pur di sopravvivere e chi è malato e non ha medicine e chi è disperato nella sua povertà: VITTIME DEL TERRORISMO , CIASCUNO DEL SUO! E lo stesso sguardo che notiamo in certi visi a noi ben noti appartenenti a genitori dei bambini adottati, disturbato al limite del terrore dalla prospettiva concreta di non sapere domani cosa mettere nel piatto dei propri bambini, come pagare l affitto, come pagare le medicine per la malattia della propria compagna: anche questo è terrore scatenato un brutto giorno da chi ha deciso di mutare definitivamente i destini, le speranze, i sogni di questa normalissima gente. E noi come reagiamo? E efficace il nostro intervento? Cosa potremmo fare per essere più incisivi in una realtà che sempre più spesso sembra diventata immutabile? Sono queste le domande che ognuno di noi si pone quando si trova davanti alla verità, alle centinaia di famiglie che aspettano decorosamente di avere la loro quota di adozione con cui tirare avanti un po, ma soprattutto cercano il contatto che non li faccia sentire completamente isolati dal resto del mondo che li ha prima bombardati, poi dimenticati e abbandonati a se stessi. Mai da nessuno di loro è venuto contro di noi un gesto, una reazione di rabbia pur comprensibile da parte di chi ha perso la speranza nel futuro ma anzi sanno bene che i volontari della solidarietà che hanno davanti non sono della stessa pasta di chi li ha bombardati o ha condiviso le motivazioni dei bombardamenti. La nostra Associazione in quanto ONLUS è tenuta a predisporre ogni fine anno un bilancio preventivo. Ma non è certo solo per rispondere ad un obbligo di legge che noi lo facciamo. Siamo purtroppo consapevoli, come ho cercato di dimostrare con una lunga elencazione di dati e di cifre, che quella che fino a un paio danni fa consideravamo unemergenza, è invece diventata la quotidianità, con l aggravante che ormai nessuno ne parla più. E sappiamo anche che il nostro piccolo aiuto è essenziale alla sopravvivenza di 136 famiglie, e che unitamente a decine di altre associazioni sparse in tutta Italia riusciamo ad alleviare le fatiche della vita grama di migliaia di famiglie, ma siamo ben consapevoli anche che non riusciamo a incidere sulle cause del problema, sull occupazione, sulla sanità, sui servizi sociali ecc. e questo credetemi a me personalmente mi deprime tantissimo .ma se non ci fossimo??? Pertanto il nostro programma per il 2004 prevede da un lato la continuazione del sostegno diretto alle famiglie attraverso le adozioni a distanza dei bambini figli dei lavoratori ed ex lavoratori della Zastava, dall altro lo sviluppo e l incremento di forme sociali di contributo e di aiuto quali possono essere l invio di attrezzature varie ( come abbiamo già iniziato a fare questanno con l invio di biciclette, vestiario, computers) e soprattutto aiutando i ragazzi di Kragujevac a studiare dotandoli dei mezzi didattici di cui mancano in particolare in alcune scuole della periferia cittadina: inizieremo questo progetto già fra pochi giorni con la consegna di materiale scolastico pari a 1500 ad una scuola primaria con 270 alunni. Questa somma è stata raccolta grazie al contributo di tutti voi, di tutti coloro che hanno dimostrato sensibilità al valore della solidarietà. Noi contiamo di proseguire anche in futuro ad aiutare i ragazzi a studiare, in quanto reputiamo che lo studio e la conoscenza siano le vie , forse le uniche a disposizione, per far uscire dall isolamento questi fratelli, soprattutto quelli che adesso sono i più piccoli, i più giovani. In questo progetto chiederemo il contributo anche ad enti pubblici ed associazioni in modo da rendere sempre più efficace ed esteso l intervento. Ragioniamo da tempo circa la possibilità di sviluppare forme di lavoro cooperativo per i disoccupati, magari dotandoli di strumenti di lavoro ( trattori, telai tessili e quantaltro ) ma almeno fino ad oggi abbiamo incontrato grandi difficoltà sia per la mancanza sul posto di interlocutori certi che possano fare da tramite tra noi, i sottoscrittori e gruppi di lavoratori ed anche per una serie di impedimenti burocratici che rendono difficoltoso addirittura l invio di materiale in Serbia. Ci auguriamo che il prossimo ingresso di alcuni stati dell est europeo nell Europa comunitaria riesca a superare almeno questi impedimenti. Concludo invitando tutti a farsi promotori di solidarietà nei propri luoghi di lavoro, presso i propri amici e conoscenti in quanto credo che di essa ci sarà sempre maggiore necessità a causa dell affermarsi della voglia di impero da parte delle nazioni più potenti: noi popolo della pace cercheremo di opporci con tutte le nostre forze a questi progetti criminali, noi popolo della solidarietà saremo accanto a quanti soffriranno a causa di questi.
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