Tre giorni fa il ministro dell'Economia Giulio
Tremonti - anche per placare la platea poco benevola dell'Assemblea dei delegati Cisl -
aveva annunciato una lieta "sorpresa" nelle tredicesime dei pensionati italiani.
Oggi sono intervenuti d'autorità i tecnici dell'Inps a spiegare che quell'aumento
promesso dal ministro ammonterà sì a 70 euro di media, ma che sarà semplicemente
l'effetto di un rimborso tardivo causato da deduzioni fiscali troppo basse applicate sulle
pensioni degli italiani nell'ultimo anno. In parole povere: non sarà un regalo ma la
restituzione di importi dovuti.
Come ha spiegato Beniamino Lapadula, responsabile economico della Cgil, "i pensionati
prenderanno mediamente 70 euro in più sulla tredicesima perché ne hanno ricevuti 6 in
meno per ognuno dei 12 mesi dellanno". Insomma - chiosa sempre Lapadula -
Tremonti " non è un generoso Babbo Natale, ma piuttosto unarcigna Befana che
regala ai pensionati solo cenere e carbone.
I tecnici dell'Inps hanno calcolato che l'operazione - legata all'attuazione del primo
modulo della riforma fiscale - costerà alle casse dello Stato circa 700 milioni di euro.
L' aumento della tredicesima mensilita' per tutti i pensionati e' frutto del meccanismo
adottato nell'applicare il primo modulo della riforma fiscale del ministro Tremonti. In
pratica, le deduzioni previste dalla riforma sono state spalmate su tredici mensilita'
invece che su dodici: con il risultato che le singole mensilita', dal mese di gennaio 2003
in poi, sono state leggermente piu' basse del dovuto; di conseguenza, le tredicesime
saranno piu' pesanti. In media - affermano i tecnici dell'istituto di previdenza - di 70
euro per pensionato.
Per i pensionati cosiddetti 'incapienti', invece, sempre secondo quanto comunica l'Inps ci
sara' un aumento di 155 euro. L'insieme delle voci comportera' nel 2003 una maggiore spesa
di 1.235 milioni di euro per il pagamento delle tredicesime ai pensionati (il 7,7% in piu'
rispetto al 2002). I tecnici dell'Inps, quindi, spiegano come e' cambiata dall'inizio
dell'anno la platea dei pensionati che beneficiano di agevolazioni fiscali. Prima della
riforma Tremonti i pensionati che non pagavano tasse (quelli che rientravano nella
cosiddetta 'no tax area') erano 5.300.000; dopo la riforma sono 730.000 in piu', che fino
alla fine del 2002 pagavano in media 90 euro l'anno di tasse. Complessivamente - spiega
ancora l'Inps - per effetto dell'applicazione del primo modulo della riforma fiscale,
entrato in vigore nel gennaio 2003 - ci sono 8.700.000 pensionati (non solo dell'Inps) che
da gennaio pagano in media 193 euro in meno l'anno; 3.700 invece, pagano 7 euro l'anno in
piu', con la possibilita' di recuperarli - grazie a un dispositivo della scorsa
Finanziaria - in sede di dichiarazione di redditi.
E finalmente lINPS svelò larcano circa il regalo ai pensionati promesso
dal prodigo Ministro Tremonti per Natale". Questo il commento, a caldo, della
segretaria confederale della Cgil responsabile per la previdenza Morena Piccinini.
"Come avevamo denunciato - spiega Piccinini -, non di regalo si tratta bensì di un
rimborso tardivo di deduzioni fiscali già previste che, anziché essere attribuite nel
corso dellanno, sono state spostate sulla tredicesima mensilità. Anziché
ringraziare per un falso regalo, i pensionati si stanno accorgendo della truffa subita nel
corso dei dodici mesi del 2003, in quanto ogni mensilità, come riconosce lINPS, è
stata erogata con un importo più basso del dovuto. Dal cosiddetto primo modulo di riforma
fiscale del Ministro Tremonti, gli attuali pensionati hanno ancora dei crediti: dovrebbe
infatti spiegare perché le deduzioni per essi previste sono inferiori a quelle
riconosciute al lavoro dipendente. E che dire della beffa per quei pensionati che si
trovano a pagare unimposta superiore a quella dellanno precedente (nonostante
la promessa che ciò non sarebbe avvenuto) che si troveranno costretti a presentare la
dichiarazione dei redditi per recuperare ben sette euro dal momento che la burocrazia
fiscale e previdenziale non delibera di conguagliarli in modo automatico. Ciò
significherà che rischieranno di spendere per la compilazione della dichiarazione ben
più del credito esigibile. Ancora una volta conclude Piccinini - operazioni di
facciata, sempre più inaccettabili perché accompagnate da una reale e progressiva
perdita per potere dacquisto che colpisce i salari, ma ancor più le pensioni.
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